Fonzie

di Turi COMITO

C’è Emiliano, il presidente della Regione Puglia, quello che voleva raccogliere le firme per il congresso del Pd da fare in fretta e furia e che ora che Renzi l’ha accontentato, lo vuole fare domani, o dopodomani o forse un giorno, chissà.
E’ lo stesso Emiliano che non perde occasione per dire che lui è sempre stato, sin dalla prima ora, un sostenitore di Renzi e che ora lo sfida perché è cambiato. Renzi.
Un falso storico.
E’ lui, che è cambiato, non Renzi.

Quest’ultimo è uno di parola, invece. Nei “100 punti” della Leopolda 2011 c’era infatti tutto quello che voleva fare se fosse andato al governo: job act, abolizione del senato e sua sostituzione con Camera di rappresentanza delle Regioni, legge maggioritaria con premio di maggioranza, privatizzazioni a gogò, riforma della scuola. Tutto.
Chiarissimamente scritto (vedi qui: http://www.ilpost.it/2011/10/31/le-100-proposte-di-matteo-renzi/).
Quindi le cose sono due: o Emiliano quando sosteneva Renzi non aveva capito chi sosteneva oppure ha cambiato idea e fa finta che le idee le abbiano cambiate gli altri. Anzi l’altro.
Si tratta di un comune caso di sprezzo del ridicolo personificato.

Poi c’è il pettinatore di bambole coi tacchini sul tetto e le mucche nel corridoio. Un incapace malpancista di lungo corso. Tale Bersani.
Famoso per le “lenzuolate liberalizzatrici” (avete presente i vantaggi stratosferici avuti nel comprare le aspirine nei supermercati? Ecco, è lui il gigante del pensiero che ci ha pensato).
E’ lo stesso Bersani che era per il nucleare di quarta o quinta o sesta, non ricordo, generazione e che poi, improvvisamente, una volta allagata Fukushima, si convertì al referendum anti nucleare.
E’ lo stesso personaggio che pigliava per il culo il perplesso Tremonti a proposito del pareggio di bilancio, salvo poi votarlo costituzionalizzandolo – il pareggio di bilancio, non Tremonti – qualche mese dopo, quando, entusiasta come uno che aveva fatto tombola, era al governo con Monti.
E’ lo stesso che votava il job act per “disciplina di partito”, seppellendo nel fango, per disciplina di partito appunto, il famoso articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, un raro esempio di civiltà del lavoro e di dignità umana in Italia.
E’ lo stesso che scriveva – sempre con l’entusiasmo alle stelle – nel suo programma elettorale (vedi qui: http://news.leonardo.it/elezioni-2013-programma-pd-gli-impegni-della-coalizione-di-bersani/) del 2013 che si doveva “– appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona” e che ora, travagliato e depresso “comme d’habitude”, medita sul da farsi scrivendo lettere all’Huffington Post dicendo “Possiamo andare avanti sostanzialmente col pilota automatico delle proposte di vent’anni fa, che allora erano vincenti perché incrociavano la realtà, ma che oggi sono largamente superate?”. Questo personaggio patetico, entusiasta liberalizzatore e pentito (forse) liberista, adesso dice che il liberismo è vecchio di venti anni e fino a tre anni fa, appoggiando incondizionatamente le politiche liberiste comunitarie, chiedeva il sostegno incondizionato per la realizzazione di un governo “politico-economico federale dell’eurozona”.
Un altro esempio, tragico e comico allo stesso tempo, di incarnazione dello sprezzo del ridicolo.

Poi ci sarebbe il baffino d’acciaio, lo Stalin di Gallipoli, quello là insomma, D’Alema. Quello che corteggiava Renzi perché voleva fare il Ministro degli esteri europeo dopo avere imparato l’inglese con Radio Scuola Elettra, e che poi vedendosi preferita un’altra se l’è legata al dito e adesso guida la fronda sotterranea contro il ducetto fiorentino.
Di costui, di D’Alema, è meglio tacere, perché tutto si sa e tutto spinge allo spiaggiamento, a lasciarsi morire come una balena depressa insomma, quando si parla di lui.

Questi sono alcuni tra quelli, più noti, che vogliono un Pd nuovo contro il Pd di Renzi. Che vogliono un Partito che sia “autenticamente” di sinistra.

L’augurio che una persona normale, piddina o non piddina, dovrebbe farsi è uno solo.
Che Renzi, come direbbe lui, li “asfalti”.
Per due ordini di motivi.
Perché è gente che nel migliore dei casi non ha capito quello che fa e che ha fatto (Emiliano) e quindi non dà nessuna affidabilità su quello che farà e nel peggiore è solo gente ipocrita e rancorosa (tutti gli altri).

In Italia c’è già un ampio, sostanzioso, “rassemblement” politico che è tutto e il contrario di tutto, pieno di parvenu manichei a seconda dei casi fascisti, comunisti, liberali, liberisti, protezionisti, assemblearisti, leaderisti. Ed è il partito di Grillo.
Non si sente alcun bisogno di avere un altro partito massiccio con dentro di tutto che sotto le fasulle frasi ad effetto di “ricchezza di posizioni” e di “luogo del pluralismo democratico” nasconde un formicolio di interessi e di posizioni cangianti come i colori di un caleidoscopio.

C’è invece bisogno di chiarezza assoluta.
E solo Renzi è in grado di ottenere questo risultato.
Renzi, per la sua smodata ambizione personale e per le sue (a mio parere) indubbie capacità politiche può rendere un grande servizio all’elettorato italiano portando a termine finalmente un progetto di totale chiarificazione e facendo del Pd il partito che deve essere: un partito di destra liberale e liberista. Rispettabile e coerente. Senza equivoci e senza finzioni. Che raccolga, se non ora entro un paio d’anni, tutto il cascame che c’è alla sua destra moderata (Berlusconi e democristiani di lungo corso) e lasciando ai margini la destra nazionalista e fascistoide, al centro (e all’opposizione) il grande impasto grillino, alla sua immediata “sinistra” (tra virgolette) i vari pappagalli radical chic di Pisapia et similia e all’estrema sinistra quel che resta della sinistra radicale.
Cioè noi, quelli che discettiamo di mondi nuovi e di gloriosi passati su Facebook facendo blog e partitini virtuali litigando come ossessi pure sul festival di Sanremo, tanto solo quello (il litigare) c’è rimasto e tanto vale farne un’arte.
E vinca il migliore.
Cioè, al momento, Renzi.