di Antonio CAPUANO

La Consulta ha ragionevolmente corretto il tiro sulla legge elettorale, eliminando il diabolico e antidemocratico meccanismo del ballottaggio “a maggioranza bulgara” incentrato “sull’uomo solo al comando” e sul premierato forte.

Questa è l’ultima vigorosa spallata al disegno renziano ed è il tassello che chiude idealmente il cerchio con il 4 dicembre, riconsegnando piena dignità al nomos Costituzionale.
Ringraziamo la Consulta per questo, ma tenendo ben presente che anch’esso rappresenta un punto di partenza e non certamente d’arrivo.

Nella legge elettorale disegnata oggi dalla Consulta, permangono del resto, fatti salvi i ritrovati cardini di costituzionalità, tre criticità che a mio parere gravano sulla forma di governo, sulla democrazia e sulla rappresentatività per come personalmente le concepisco io e sono:

1) i capolista bloccati sono un obbrobrio antidemocratico, non formalmente ma sostanzialmente senza dubbio, quanto il ballottaggio che prevedeva l’Italicum;

2) non possiamo avere (come all’attuale stato dell’arte) due leggi elettorali diverse per Camera e Senato perché ciò vuol dire svuotare entrambe le Camere della piena legittimazione e rappresentatività;

3) chiediamo da anni un proporzionale secco (che sia ovviamente accurato e ben fatto), dato che solo attraverso di esso – soprattutto in considerazione del tessuto socio-culturale e politico italiano, possiamo garantire davvero all’elettorato – una partecipazione, una democrazia, una governabilità (non una GOVERNANCE, occhio al lessico…) e una rappresentanza che siano piene, trasparenti, forti ed efficienti.

Quindi sì, ringraziamo la Consulta e ne rispettiamo ovviamente la decisione, anche perché non spetta certamente a loro (il loro compito era garantire la conformità della stessa al disegno Costituzionale, cosa che hanno fatto), scrivere o promuovere una valida legge elettorale, ma spetta eventualmente a noi come soggetti politici e partiti e quindi anche al MovES di cui faccio parte.

Abbiamo quindi il DOVERE, partendo dalle basi odierne, di uscire finalmente con lucidità e chiarezza da anni di leggi elettorali pasticciate, paludose, dannose e inservibili e alle quali è sempre servita la “pezza a colori” della Consulta per divenire quantomeno passabili non ultima appunto l’Italicum che oggi è mestamente naufragata per fare posto al “Consultellum” (ma come Matteo, non era la legge elettorale più bella, perfetta e invidiata del mondo?) e di consegnare al Paese una legge elettorale degna di questo nome e soprattutto della nostra concezione di democrazia e rappresentatività.

E dovremo iniziare a farlo fin da domani mattina, perché il tempo delle vuote promesse e delle frasi fatte è finito e alle urne bisogna arrivarci con regole chiare, trasparenti e oneste e anche con il Consultellum non siamo ancora in grado.

Adesso il popolo italiano ha bisogno e soprattutto diritto di trovare chiarezza e certezze perché un cittadino fiducioso è la base per arrivare ad essere un elettore appassionato, convinto e consapevole.

Libertà è partecipazione e se non si alimenta la partecipazione piena e consapevole, non può esservi democrazia.

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