Giuliano Pisapia

di Antonio CAPUANO

Caro Giuliano, ti scrivo per rispondere al tuo appello per “ricostruire il centro-sinistra”, attraverso quello che chiami, in modo, permettimi, risibile “campo progressista”.

Il centro sinistra (con, oppure senza trattino, con o senza spazio, come ti pare) a differenza del centro destra, è una contraddizione in termini e non può esistere. Era chiaro già in linea di principio, ma la storia lo ha più volte palesato in questi anni (solo che dalla storia non imparate mai nulla, purtroppo).

Come, non capisci cosa intendo? Vuoi che ti spieghi il perché? Ci provo, seppur dal “basso” dei miei appena 24 anni vissuti da uomo di Sinistra.

In politica il “centrismo” non è, come volete ancora oggi ed erroneamente far credere alla gente, l’arte di armonizzare gli interessi trovando in un programma condiviso l’ideale punto d’equilibrio.

In politica il fenomeno del centrismo altro non è che una forma acuta di utilitarismo e ingegneria elettorale, è l’ossessione di costruire la governabilità artificiosamente e a tavolino nell’illusione di poter prescindere dall’elettorato, dalla dinamicità degli eventi e dall’impatto inevitabile che essi hanno sul tessuto sociale e l’evoluzione dello stesso e del popolo.

Questo schema non è irreale sia chiaro, ma funziona solo laddove vi è voto clientelare, ovvero in un contesto privo di ideologia, privo di visione programmatica a lungo termine, di solidarietà sociale e nel quale la politica si riduce solo alla soddisfazione dei particolaristici interessi dei più influenti gruppi d’interesse al fine di consolidarne supporto e consenso in ottica elettorale. A destra, sostanzialmente.

A Sinistra infatti, al centrismo preferiamo il pluralismo e il voto ideologico o d’opinione, ed è in questi termini che deve fin d’ora tornare a ragionare un partito di Sinistra che voglia intercettare il proprio elettorato, recepirne istanze ed interessi legittimi e quindi riaccendere in esso la fiamma di una partecipazione costante che veda nel superamento dell’astensionismo selvaggio e nel gioioso ritorno alle urne, il passaggio ultimo di un percorso costante volto a riempire l’esiziale vuoto di rappresentatività che da troppi anni attanaglia la Sinistra di questo paese e i suoi elettori/militanti.

Ci sono, sono tanti (ce lo ha detto il referendum) e aspettano con passione e voglia che si esca dai palazzi tornando nelle piazze, per offrirgli un progetto serio e onesto in cui credere e di cui sentirsi fieramente parte.

A Sinistra sappiamo bene quali interessi legittimi tutelare:
lavoro, welfare, immigrazione, diritti civili, precariato, economia (il sottoscritto ritiene che il modello keynesiano per dire, sia tutto meno che anacronistico, finito e inefficiente, ma questa è un altra storia), classi deboli, rapporto tra sovranità nazionale e istituzioni sovranazionali (UE su tutte).

Tutti settori che abbiamo esizialmente lasciato, nonostante la loro intrinseca natura di sinistra, alla mercé delle destre nonché dei nascenti populismi.

Però possiamo ancora riprenderceli, perché i populismi offrono slogan e non soluzioni reali che sfocino nell’attuazione di concrete politiche pubbliche, quindi lo spazio a Sinistra del Paese è politicamente ancora edificabile, sta a noi andare a costruirci sopra un qualcosa che sia degno di riempirlo, guardandoci bene dal dar vita all’ennesimo inutile ibrido.

Bada bene Giuliano, non sto dicendo che non dobbiamo guardare anche agli altri gruppi d’interesse o agli interessi legittimi a noi non propriamente vicini per chiuderci in un utopico orticello radical-chic, ma semplicemente che: un conto è sedersi al tavolo per contemperare e mediare di caso in caso partendo però da una posizione autonoma e forte, altro invece è ricadere nei soliti errori del passato facendoci sedurre dall’ossessione del partito di governo, accorpando ad un carrozzone figuranti porta voti che di Sinistra non hanno nulla e che poi possono tenere in scacco il partito, l’esecutivo, il parlamento e quindi le sue politiche pubbliche (Mastella ti dice niente?).

Esimio Pisapia, (all’avvocato do del “lei”), il suo errore è paradigmatico: le convergenze e il consenso si costruiscono sui programmi e non sulle coalizioni perché i nostri referenti devono tornare ad essere i cittadini e non le cricche parlamentari con il loro piccolo orticello di voti.

Ed è ai primi che dobbiamo parlare e che vogliamo tornare a rappresentare e tutelare, non più i secondi.

Scusami se sono andato lungo, Giuliano (mi scuso anche con chi avrà avuto la pazienza di leggere tutto e spero ne sia valsa la pena), ma prima di provare a ricostruire la Sinistra, forse dovresti riscoprire cos’è, dato che temo tu l’abbia dimenticato.
La Sinistra è rappresentatività che attraverso la partecipazione diviene governabilità e non viceversa.

Sinistra è:
l’ideologia che supera il tornaconto, il dialogo che arriva alla contemperazione, ma solo se essa non sfocia nell’inciucio e nel tradimento del proprio elettorato e dei propri valori.

Insomma caro Pisapia, se cerci il centro sappi che non puoi trovarlo o costruirlo a Sinistra, almeno non senza cadere in un PD 2.0, fidati (PD che infatti di Sinistra, non è).

Ti assicuro però che ne facciamo volentieri a meno e anzi ci batteremo perché non si ripeta. Ecco perché, se tieni davvero alla Sinistra, ti invito a cambiare nettamente rotta, altrimenti sei fuori strada.

Con affetto, passione e (perché no) finanche uno slancio sognatore,
da un giovane aspirante uomo politico, in cerca di una realtà di Sinistra dove sentirsi finalmente a casa senza il bisogno di dover rinnegare i propri ideali e con la ferma intenzione di lavorare per costruirla.

Perché chiamarsi COMPAGNI torni presto ad essere un valore politicamente riconosciuto,
Smettendo di essere un anacronismo lessicale che ad alcuni fa addirittura storcere il naso.

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(n.d.r. nella foto si può notare come Giuliano Pisapia vorrebbe, in fondo, tornare alla “bocciofila” di Bersani).