Famiglia di sfrattati nell’hinterland sud di Milano

 

Una famiglia leccese sfrattata da casa propria

Una famiglia leccese sfrattata da casa propria

di Bruno DELL’ORTO

La situazione è spaventosa.

I dati del Ministero dell’Interno parlano di 64.676 sentenze di sfratto emesse nel 2015, mentre le richieste di esecuzione ammontano a 153.658.

L’esecuzione effettiva riguarda invece, preso in esame il medesimo periodo, 32.546 casi.

TRENTADUEMILACINQUECENTOQUARANTASEI famiglie a cui è stato tolto un tetto da sopra la testa!!!

Si tenga presente che il 90% del totale degli sfratti ha come motivazione la morosità cosiddetta incolpevole, cioè dovuta alla impossibilità di far fronte all’affitto o al mutuo a causa di perdita del lavoro, basso salario, ecc.

Ed è a fronte di una vera e propria emergenza nazionale confermata da simili dati, di cui cominciamo ad assumere tutti una certa consapevolezza anche semplicemente osservando ciò che attorno a noi accade, spostandoci per le strade delle nostre città, che sono orgoglioso che ben tre articoli su trenta del programma del MovES riguardino proprio tale questione.

Mi si consenta ora una breve digressione.

Quando si dice che le ideologie non hanno più ragion d’essere e non lo si afferma solo al bar, ma fin dentro a quelle segreterie di partiti che si autodefiniscono con orgoglio post-ideologici, allora, chiunque parta da questo assioma, mi illumini su una questione per me nodale.

Assodato il fatto che le risorse da distribuire non siano illimitate, da quali presupposti partire per determinare la suddivisione delle stesse?

Secondo quali concetti ispiratori?

Il dover operare e quindi decidere in una logica di contingenza che obbliga i parlamenti a scegliere su base prioritaria, in che modo, se non seguendo indirizzi programmatici determinati da una visione prefissata che tende ad una certa società ideale, potrebbero legiferare?

Il sacrosanto diritto alla casa, quale posto dovrebbe occupare in un elenco di obbiettivi da perseguire rispetto, ad esempio, alla tutela di alcuni principeschi diritti acquisiti?

Per quanto fondamentale, il fare sì che ognuno di noi possa usufruire di un riparo decoroso, si riduce quindi a semplice pretesto per l’introduzione di un’analisi ben più ampia, e che considera tutti quelli che potremmo rubricare quali bisogni primari che uno Stato, con una determinata impostazione, dovrebbe garantire.

E credo a qualsiasi costo, attingendo a risorse là dove sono, ribaltando uno status quo che mette al centro della questione inconcepibili, intoccabili benefici.

E cosa può rendere questo possibile se non una aprioristica visione politica? Che altro se non un’ideologia che abbia in sé una visione di modello di società a cui tendere potrebbe guidare tutto questo?

Non è certo amministrando anche in modo perfettamente oculato che si introducono dei cambiamenti virtuosi.

In via puramente teorica, un atteggiamento post ideologico semplicemente tenderebbe a mantenere ciò che è com’è, ed a procrastinare ad libitum tutto ciò che di migliorativo potrebbe introdursi.