CANCELLAZIONE DELLE PROVINCE, OVVERO IL SOLITO GIOCO DELLE TRE CARTE

CANCELLAZIONE DELLE PROVINCE, OVVERO IL SOLITO GIOCO DELLE TRE CARTE

abolizione province
di Ivana FABRIS
 
Infine gli italiani si sono accorti che la cancellazione delle province è stato solo un altro attacco contro i cittadini di tutt’Italia.
 
Il passaggio è stato solo sulla carta ma anche di carta, nel senso che le funzioni a cui erano preposte non sono state trasferite ma gli sono stati tolti i finanziamenti, creando un disagio mostruoso (strade, spazzatura scaricata a lato delle strade intercomunali e provinciali, scuole sempre più malridotte e soffitti che cadono in testa a ragazzi e docenti) oltre al personale deputato a manutenere tali entità.
 
Intanto, però, la vulgata pensa di aver eliminato spese inutile e spese della casta.

E ci siamo cascati ancora.

Di fatto hanno eliminato SOLO LA POSSIBILITÀ per gli italiani di ESPRIMERSI politicamente sull’operato degli amministratori provinciali delegando tutto così ad un potere che si arrocca sempre più e si chiude nelle sue stanze a decidere tutto sulla testa di intere aree geografica, tra l’altro che sono profondamente diversificate le une dalle altre, in questo paese.
 
Un potere accentrato è sempre qualcosa da temere come un’epidemia di peste bubbonica, ma pare che gli italiani, esasperati da un sistema politico ormai degno della decadenza di fine Impero, se ne siano completamente dimenticati.
 
Ancora una volta il sistema neoliberista ha colpito e affondato lo Stato cioè tutto ciò che è PUBBLICO, col solito giochino delle tre carte.
Prima ha ridotto al maggior malfunzionamento possibile l’istituzione pubblica, poi ne ha propagandato a livelli giganteschi i disservizi e infine l’ha affossata col placet dei cittadini stanchi di quel malfunzionamento.
Ma l’aspetto tragico è che quest’altro colpo al funzionamento del paese lo hanno propagandato come cambiamento.
 
Il nostro governo ha di fatto demolito un sistema che si poteva invece SANARE se solo ce ne fosse stata la volontà politica e un sistema consolidato da anni infischiandosene dei disagi che avrebbe comportato.
 
Ma tanto che importa a questa classe politica dello Stato, visto che risponde al neoliberismo che mira proprio allo SMANTELLAMENTO dello Stato?
SCIENZA NON È OMNISCIENZA: IL VERO PROGRESSO NASCE SEMPRE DAL DUBBIO

SCIENZA NON È OMNISCIENZA: IL VERO PROGRESSO NASCE SEMPRE DAL DUBBIO

Charlie Gard

di Antonio CAPUANO

28 Luglio 2017, Charlie se ne è andato.

Ora, comunque la si pensi, questo bambino è stato tragicamente e paradossalmente vittima del progresso.

Qualche anno fa avremmo avuto solo due strade:sarebbe morto o ce l’avrebbe fatta, punto. E nel frattempo avremmo sperato.

Oggi invece possiamo permetterci il lusso di fare la più ardua delle scelte, chi e come può vivere o morire.

Quindi abbiamo deciso che al mondo non c’era posto per Charlie, un bambino che forse avrebbe preferito lottare per il suo posto, come era capitato a me prima di lui.

Charlie non lo meritava e io si? Questo io non lo crederò mai è mai avrei avuto il coraggio di fare giurisprudenza di tale convinzione.

Perché ci sono momenti come disse Socrate in cui l’uomo deve riconoscere che “sa di non sapere”, fare un passo indietro e preferite il dubbio autentico alla verità artefatta.

Soffriva da vivo?

Possibile, ma certamente non era allegro nemmeno mentre moriva, chi ha deciso non saprà mai se poteva avere torto e questo resterà eternamente l’errore più grande.

Dobbiamo ricordarci che Scienza, non è Omniscienza: altrimenti si inizia con il “blastare” la gente su Facebook etichettando tutti superficialmente e senza distinzioni come “NO VAX” e si finisce a giocare a fare le divinità sulla pelle di un bambino e della sua famiglia.

Non c’è progresso, senza coscienza e nessuna macchina può fare il bene, se a muoverla non è il buon senso dell’uomo e la sua capacità di porsi domande anziché limitarsi a dettare risposte.

Se c’è una cosa che può salvare il mondo, ecco, quella è proprio il DUBBIO con il suo patrimonio costruttivo, umile e illuminate, statene certi.

Scusaci piccolo perché siamo sempre certi di avere ragione, ma nel dubbio che potessimo avere torto, io ti chiedo perdono.

Che la terra ti sia lieve e che i tuoi genitori possano presto tornare a vivere.
Riposa in pace…

IL MECCANISMO PERFETTO DEL CAPITALE FINANZIARIO

IL MECCANISMO PERFETTO DEL CAPITALE FINANZIARIO

Buco nero finanziario

di Jean DE MILLE

Un meccanismo perverso e criminale, che permette al capitale finanziario di perseguire i propri interessi, di realizzare enormi profitti, di piegare alle proprie esigenze l’intera economia nazionale e con essa l’esistenza di milioni di persone.

Le banche speculano, privatizzano i guadagni, li rendono invisibili, e continuano in questo modo la loro attività, sistematicamente, finchè le dinamiche stesse della speculazione finanziaria e dell’occultamento di capitale producono una perdita, con conseguente erosione dei risparmi degli azionisti e dei correntisti.

Il fallimento di una banca non è un incidente di percorso, è parte integrante di una strategia a costo zero: quando una banca fallisce lo Stato è costretto a intervenire, a trasferire risorse pubbliche in favore degli istituti privati per evitare il tracollo complessivo dell’economia, legata in maniera ormai indissolubile al destino della finanza.

E il gioco si ripete, immutabile, e tornerà a ripetersi in una spirale devastante.

Recentemente il governo Gentiloni ha regalato la parte sana delle banche venete a Intesa San Paolo: la quale è stata “risarcita” del dono ricevuto con 5 miliardi di euro, prima tranche di quei 20 miliardi messi a disposizione per il salvataggio.
Sono cifre significative, anche per il bilancio di una nazione.

Sono risorse sottratte alla sanità, all’istruzione, alla previdenza sociale.

Sono letti in meno negli ospedali, sono cure negate, sono farmaci non rimborsabili: sono morti in più, una trascurabile variazione statistica di cui non si occuperanno gli economisti, e che non turberà il sonno degli squali della finanza e dei loro valletti seduti al governo e in parlamento.

Sono incentivi per l’occupazione che spariscono, sussidi per i poveri che vanno a farsi fottere, magari insieme agli stessi poveri, materiale di scarto delle nostre società fondate sulla disuguaglianza.

Ciò che è avvenuto nell’ultimo decennio a partire dal fallimento della Lehman Brothers nel 2008, considerato da molti analisti come la causa principale della successiva recessione mondiale, mostra con chiarezza e con abbondanza di riscontri fattuali che il sistema non è riformabile.

Un sistema fondato sul dominio del capitale finanziario non potrà imporre vincoli a quello stesso capitale, sottoporlo a controlli ed a regolamentazioni: non ne ha la convenienza, né i mezzi, né l’opportunità.

I provvedimenti presi in favore delle banche, se ancora ci fosse bisogno di dimostrazioni, indicano la totale inutilità dei piccoli aggiustamenti di rotta, delle riforme di facciata che monopolizzano con la loro vacuità il dibattito quotidiano.

Ciò che occorre è una trasformazione radicale della struttura economica e della sua rappresentanza politica: tutto il resto, gli accordi elettorali, le alchimie di governo, non è che chiacchiera da bar ed elemento ingombrante di distrazione.

LA BUFALA DEL “I DEBITI SI PAGANO PERCHÈ ABBIAMO VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITÀ”

LA BUFALA DEL “I DEBITI SI PAGANO PERCHÈ ABBIAMO VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITÀ”

schiavi del debito

di Massimo RIBAUDO

Si continua, in una parte ancora troppo numericamente considerevole della base di sinistra, ad esporre i numeri falsi di una teoria economica, quella neoclassica come utilizzata a proprio uso e consumo dall’ideologia neoliberista.

Illustri economisti di scuola neoclassica hanno dimostrato da tempo – si veda anche Krugman o Amartya Sen – che non stiamo vivendo una crisi di debito pubblico, come sostenuto ormai solo da Il Foglio e qualche articolo del Corriere della Sera, ma da una crisi di debito privato provocato dal calo della domanda globale, come asserito da tanto tempo dal professor Alberto Bagnai, di scuola Keynesiana (i suoi mastri sono Federico Caffè e Augusto Graziani).

Perchè cala la domanda di beni e servizi?

La teoria neoclassica non ha gli strumenti per rispondere, essendo una teoria basata solo sull’offerta di beni.

Ma qualche sospetto gli stessi neoclassici se lo stanno facendo venire.

Un esempio. Se lo stato non fornisce più i servizi essenziali e ognuno di noi li deve acquistare sul mercato privato, se le pensioni sono da fame, il consumatore, spenderà di meno per una vacanza, o per un cinema, per andare dal dentista.

Se gli stipendi, lo dice Paul Krugman, non la Pravda, sono rimasti fermi da 15 anni, e anzi sono calati, ognuno di noi non solo non potrà vivere “al di sopra delle sue possibilità”, ma non potrà proprio vivere.

Le argomentazioni portate da quella sinistra sono sempre le stesse: se si torna alla moneta nazionale, aumenta l’inflazione.

In più continua a pensare a debiti e crediti tra gli Stati come quelli che può contrarre un singolo cittadino o una famiglia.

Lo Stato NON è una famiglia, o un’azienda.

Non funziona così.

Ce lo hanno fatto credere per 30 anni. E sarà molto difficile uscire da questa assurda illusione che non ha precedenti nella Storia.
In realtà più lo Stato spende più le famiglie sono ricche. Il debito statale, se fosse proprio tutto debito interno potrebbe essere illimitato.

E per quanto riguarda l’inflazione, le analisi da fare sono altre.

Nel passato più recente, l’inflazione fu in gran parte generata da shock esogeni. Tipo l’aumento del petrolio.
Non c’è un solo studio che conferma il passaggio diretto tra svalutazione e inflazione.
E siamo timidamente usciti dalla deflazione, ma la disoccupazione non accenna a scendere. Quindi, la ripresa non esiste. Il paese è morto.

Sicuri che un po’ di inflazione (5-7%) invece non ci farebbe bene?

In più nessuno tra questi sostenitori del neoliberismo, stando a sinistra (sic!), considera mai che il problema è proprio che le banche non sono pubbliche. Mentre il risparmio e il credito sono funzioni pubbliche.
Quando lo capiremo sarà sempre troppo tardi…

Il neoliberismo fonda il suo potere sul debito privato.

Questa parte di sinistra, invece, continua a credere ad un modello che è completamente falso.

Gli Stati non hanno creato debito per i servizi, ma per tre guerre perse (Afghanistan, Iraq e la guerra agli stupefacenti), e per risanare le perdite delle banche per prestiti immobiliari folli.

Hanno dato credito per l’acquisto di case sapendo che gli acquirenti non avrebbero mia potuto ripagare il debito. Poco male, pensavano, ci riprenderemo le case.
Ma poi, vista la crisi di debito mondiale, non sono riuscite a rivenderle.

L’euro è lo strumento per tenere al più basso livello i salari nel sud Europa. La diminuzione dei salari, crea sempre maggior crisi di domanda, e la continua domanda di austerity da parte della BCE e della Commissione Europea eliminano ogni possibilità di rilancio dell’economia nazionale.

Queste sono le cause reali della crisi economica

Otto miliardari possiedono la metà di tutto il reddito mondiale del 50% più povero e c’è ancora chi crede alle favole del neoliberismo?

Beh, oggi, con tutto quello che si può leggere e sapere – da fonti sia neoclassiche, sia keynesiane, sia marxiste -mi sembra davvero assurdo.

FINE DEL LIBERISMO, THE DAY AFTER

FINE DEL LIBERISMO, THE DAY AFTER

The day after

di Ivana FABRIS

Sono figlia di un marxista, cresciuta a pane e giustizia sociale e con il grande ideale che quella giustizia si potrebbe realizzare solo nel pubblico, quindi attraverso lo Stato.

Noi, generazione degli anni ’60, siamo proprio cresciuti col mantra della vulgata che il settore pubblico fosse dilapidamento delle sostanze dello Stato, lazzaronismo e assistenzialismo ma MAI, MAI, MAI a nessuno che facesse parte della generazione di militanti attivi a sinistra, è PASSATO PER L’ANTICAMERA DEL CERVELLO di dire: “privatizziamo”.

Semmai la lotta era al miglioramento del pubblico convinti, sempre, che non si dovesse recedere da quel principio sacrosanto e se non lo sapevano i nostri padri che venivano da un passato in cui scuola, sanità, servizi erano solo per pochi eletti, chi lo doveva sapere?

Ma il pericolo, come dimostra la Storia, è sempre in agguato perchè alla prima occasione, quando il capitalismo non ha più interesse a darti qualcosa in cambio di qualcosa, ti toglie tutto.

I diritti acquisiti non sono MAI sanciti definitivamente.

E questo perchè l’essere umano non ha sovranità della sua vita, dipendendo dal capitale, dai rapporti di forza-lavoro.

In compenso lo ha trovato il capitale il modo di non dipendere, perchè fino ad un certo periodo storico anch’esso dipendeva dai lavoratori e quindi sapeva di dover concedere qualche vantaggio in cambio.

Con il tramonto del capitalismo industriale in favore di quello finanziario, per la prima volta nella storia dell’umanità il capitalismo si è trovato in larga parte a fare più soldi senza più dover contrattare con i lavoratori. Per la prima volta però anche i lavoratori, in tutta la storia dell’umanità, hanno perso potere rivendicativo.

Quindi, di fatto, i nostri sfruttatori hanno avuto campo libero ma sapevano che qualcosa gli avrebbe impedito di fare man bassa nel nostro paese.

C’era troppa politica e troppo spazio esistenziale nella vita del ceto medio per farla (se non hai bisogni primari da soddisfare ti resta tempo e voglia di pensare a migliorare la qualità della tua vita) ma ad un certo punto della Storia, va giù il muro di Berlino (la sintetizzo molto, lo so) e la sinistra storica in Italia non ha più voglia di stare all’opposizione quindi comincia qualche passo in una certa direzione.

Da lì in avanti è la catastrofe.

Da lì in avanti è un work in progress, anche e soprattutto grazie alla sinistra che lo permette abdicando al suo ruolo storico, per far sì che si riporti la storia dell’umanità indietro così tanto che addirittura il capitalismo è riuscito a realizzare un sistema di sfruttamento che non lo ha mai lambito negli ultimi due secoli: lo schiavismo.
In giacca e cravatta, ma pur sempre schiavismo.

Così arriviamo al passaggio definitivo, cioè alla trattativa Stato-mafia da cui cambia il mondo per noi italiani.

La sinistra evidentemente si rende definitivamente conto che non sarà mai possibile governare mantenendo fede a se stessa e comincia la discesa verso il centro.

Ma come convincere la base che ha sempre creduto fermamente nello Stato Sociale?

Ed ecco che proprio dall’alto verso il basso, parte un’opera di convincimento propagandistica massiccia che sfrutta il desiderio di tutti di smettere di non poter mai contare nelle scelte riguardanti un territorio o l’intero paese: andare al governo.

Si comincia dalle amministrazioni territoriali e si punta al nazionale.

Man mano ci si addentra nel meccanismo, man mano vengono meno tutti i riferimenti storici, i capisaldi del potersi definire di sinistra e con le segreterie dei partiti con gli stessi pruriti, con la sparizione della classe operaia e l’aumento del terziario, con l’imborghesimento di alcune classi sociali, si arriva a quello che conosciamo tutti: essere sinistra di governo si declina unicamente in subalternità.

Comincia la grande illusione, la bolla in cui siamo stati per decenni in cui davvero abbiamo creduto che fosse cambiato il mondo.

Non sapevamo dove ci avrebbero condotto, i nostri cari dirigenti, e ci siamo affidati.

La grande illusione mistificatoria che fosse giunto il tempo delle socialdemocrazie sul modello scandinavo, è dilagata ovunque tra la base della sinistra ed è così che il sistema ha infiltrato la politica di sinistra di liberismo prima e di neoliberalismo poi e oggi siamo al redde rationem.

Oggi, dopo VENT’ANNI di discorsi martellanti che dovessimo “ammorbidirci”, sappiamo che ci hanno solo preso sonoramente per fessi.

Oggi abbiamo ulteriore certezza che la lotta di classe CONTRO di noi da parte del capitalismo non è mai finita, perciò anche la nostra lotta di classe deve (DEVE) tornare e quindi dev’essere ricostruita.

Oggi sappiamo che il povero Karl così bistrattato proprio a sinistra al grido “Marx è vetero”, aveva non una ma MILLE ragioni ed è attualissimo.

Bene, a questo punto però, si legge che molti hanno una visione altra sul problema, ossia che si debba mirare all’abbattimento totale del sistema capitalistico.

Ma la domanda oggi è, come?

Come lo abbatti un sistema per poi costruirne uno che richiede immani risorse quando tutto il sistema economico-produttivo è andato distrutto?

Uscire dal sistema UEM, così come tornare alla lotta di classe, è indispensabile ma altrettanto lo è sapere DOVE ANDARE il giorno dopo esserne usciti.

È sapere anche che gli esiti del neoliberismo ci saranno e che andranno affrontati avendo subito chiaro e pronto un programma di azioni e di interventi.
Diversamente, nel migliore dei casi sono solo utopie, se non peggio, quindi addirittura solo chiacchiere.

Perchè è vero, lo sappiamo tutti che Keynes NON può essere LA risposta.

Il sistema economico di Keynes sappiamo tutti che è comunque sfruttamento, quindi ovvio che per quelli come noi del MovES non è la risposta definitiva.

Ma OGGI, dato lo stato di fatto, per uscire dal grave stallo dell’economia e della mancanza di occupazione (quindi come risposta nel breve-medio termine), è la sola risposta possibile.

Riteniamo dunque, che quando questo sistema arriverà a fine corsa dovremo ripartire da ciò che ci dà un minimo di respiro quanto basta a riequilibrare le risorse.

Poi il resto sarà tutto da fare e va comunque considerato che il keynesianesimo si possa comunque “contaminare” già nella fase della ripartenza declinandolo sulla giustizia sociale.

Anzi, è proprio quello che nel Manifesto e nel Programma, noi del MovES ci siamo dati come obiettivo.

 

IL “MISTERO” DELLA POVERTA’ ASSOLUTA

IL “MISTERO” DELLA POVERTA’ ASSOLUTA

Poveri assoluti

di Alberto MICALIZZI

L’ISTAT ha appena comunicato che nel 2016 i poveri assoluti in Italia sono saliti a 4,7 milioni, triplicando in 10 anni! (Il Fatto Quotidiano: “Nel 2016 poveri assoluti 4,7 milioni di italiani..in dieci anni sono triplicati”).

Secondo l’ONU, la povertà assoluta si verifica quando “non si dispone – o si dispone con grande difficoltà o intermittenza – delle primarie risorse per il sostentamento umano, come l’acqua, il cibo, il vestiario e l’abitazione“.

Queste statistiche, assolutamente drammatiche per l’Italia, giungono al termine di un decennio nel quale si sono verificati stimoli straordinari all’economia:

1) i tassi di interesse in Italia sono crollati dal 5% all’1%, quindi in teoria il sistema economico avrebbe dovuto avere accesso agli investimenti come mai in precedenza nella storia;

2) la rivoluzione digitale ha provocato incrementi senza precedenti di produttività del lavoro, aumentando i margini di profitto e creando ricchezza per tutti;

3) Il PIL mondiale è cresciuto del 47%, una media del 4% all’anno (da $51.300 a $75.600 miliardi), creando dunque un effetto traino generale che avrebbe dovuto trascinare il nostro Paese in un percorso virtuoso di domanda, investimenti e aumento della produzione e della ricchezza pro-capite.

E invece? Invece negli stessi dieci anni (2007-2016) l’Italia ha visto TRIPLICARE i poveri assoluti, aumentare di 1,5 milioni gli italiani fuggiti all’estero, raggiungere un disoccupazione giovanile del 40% ed arretrare il PIL del -5% (da $1.943 a $1.850 miliardi – tutti i dati sono presi dal sito di Banca Mondiale).

Dunque, mi domando: Di quali condizioni abbiamo bisogno per crescere in linea con il mondo, se questa tragedia si è prodotta nel decennio forse più favorevole che si annoveri nella storia contemporanea?

Una domanda che mi posi già a Marzo del 2016, commentando i risultati tragici del PIL 2015.. (Demolizione controllata del PIL).

Provo ad immaginare di porre la domanda ad uno dei tanti imbonitori del main-stream, chiamati sistematicamente nelle TV di regime per mentire agli italiani. Ed allora immagino di ascoltare le solite menzogne …che dobbiamo fare le riforme, che dobbiamo recuperare competitività, che dobbiamo ridurre la corruzione, che occorre combattere l’evasione fiscale…… ed addirittura che stiamo pagando la mancata riforma della Costituzione!

Bene, all’imbonitore che mi propinasse tutto ciò risponderei allora che dovrebbe spiegarmi quali riforme, quale incremento di competitività, quale lotta alla corruzione e all’evasione fiscale hanno compiuto Turchia, Polonia e Svezia, tanto per citare tre Paesi molto vicini e caratterizzati da dinamiche geo-economiche simili alle nostre.

La domanda è lecita perché negli stessi 10 anni, il PIL della Turchia è cresciuto del 55% (!), quello della Polonia del 36%, quello della Svezia del 22%, ed infine quello USA del 34%….. mentre quello italiano è ARRETRATO del -5% portando il Paese sul baratro della povertà assoluta!

Ma non è finita qui, non basta lo scempio che hanno compiuto.

Nei rapporti di Standard&Poor’s e di Moody’s di inizio 2017 si chiede maggiore austerità e tagli al welfare, da Bruxelles si impone rigidità di bilancio, il FMI dice che non cresciamo abbastanza e la Troika ci chiede di rimborsare quote di debito pubblico in applicazione del fiscal compact….. siamo accerchiati!

Mentre questa immane tragedia viene messa in scena, gestita con meticolosità quotidiana e farcita da messaggi di distrazione di massa, la schiera di servi che ha occupato l’esecutivo del Paese sta scientemente portando a termine la missione più importante affidatagli, cioè il progetto di rafforzamento delle banche private italiane in modo che siano pronte ad entrare nell’Unione Bancaria Europea.

Non solo, ma sta perpetrando il piano di demolizione degli ultimi scampoli di struttura industriale con l’annunciata privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti per rimborsare 5 miliardi di (fittizio) debito pubblico e sta smantellando le strutture di difesa ed i beni demaniali nazionali così da renderci totalmente dipendenti da organismi sovranazionali.

E’ il più grande inganno nel quale il nostro Paese sia mai caduto, un inganno iniziato circa 40 anni fa… Questa non è una crisi come tante altre.

E’ una guerra di occupazione, sia chiaro a tutti, una guerra che sta piegando anzitutto i nostri anziani ed i nostri bambini. Per questo, soprattutto per questo, è la più infame delle guerre che potevano muoverci.

fonte: https://albertomicalizzi.com/2017/07/13/il-mistero-della-poverta-assoluta/