L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

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“Nella zona UE ci sono quasi 30 milioni di disoccupati, nella sola area Euro 19 milioni. Il tasso di disoccupazione oscilla dal 3,8% della Germania al 21,7% della Grecia. La disoccupazione giovanile under 25 colpisce il 16,5% di quella fetta della popolazione europea, il 18,7% nei paesi dell’Euro ed anche qui si vedono le caratteristiche dell’impero coloniale (6,5% in Germania, 35% in Italia, 23% in Francia, il 44% in Grecia). In Gran Bretagna si attesta sul 12%. Studenti e inoccupati non vengono neanche conteggiati.
Le politiche dei singoli governi obbediscono a un unico disegno europeo.
In Italia il Jobs Act cancella ogni diritto del lavoratore, per anni lo rende totalmente ricattabile con il contratto a tutele crescenti e nel momento dell’agognato contratto a tempo indeterminato lo rende impotente in caso di licenziamento, dato che il reintegro sul posto di lavoro è un miraggio. La svalutazione della contrattazione collettiva è stata il passo preliminare alle politiche di Renzi.
In Francia la recente Loi Travail dà priorità all’accordo aziendale a discapito di quello collettivo, permette di variare le ore di lavoro, di aumentare il monte ore di lavoro settimanale a 46 e a 12 giornaliere con un semplice accordo aziendale. Vengono facilitati i licenziamenti economici. Se il licenziamento è giudicato non corretto il lavoratore ha diritto al reintegro o al risarcimento di 6 mesi di salario e non più di 12 mesi. Il potere decisionale dei sindacati è quasi annullato.
In Gran Bretagna l’Employment Right Act 1996, completata dall’European Work Directive, regola il licenziamento senza giusta causa lasciando ampio margine al datore di lavoro, che potrà licenziare se l’impiegato non è bravo nel suo lavoro, non è una persona piacevole con cui lavorare, sta andando in pensione, è in esubero o il datore è obbligato a licenziare qualcuno a causa di una legge. Resta da verificare quali saranno gli effetti della Brexit sulla situazione.
L’obiettivo perseguito a livello europeo è chiaro: asservire il lavoratore europeo alle logiche del padronato. Il convegno che proponiamo serve a far luce su questi tentativi, sul ruolo e sui metodi di lotta che possono sviluppare le organizzazioni di classe per combattere le politiche europee del lavoro e preparare la rottura della gabbia dell’UE.”

(dalla pagina Facebook dell’evento di Fronte Popolare)

 

Questo era il tema dell’incontro organizzato da Fronte Popolare a cui abbiamo partecipato il 17 febbraio scorso.
Qui sotto il video dell’intervento di Ivana Fabris, Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

 

 

GRAMSCI, LA STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO

GRAMSCI, LA STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO

 

Riscoprire il pensiero e la figura di Antonio Gramsci, diventa ogni giorno di più un dovere.
Lo spessore del suo pensiero politico, culturale e umano, è oggi persino indispensabile per poter ricostruire non solo la coscienza di classe ma anche la coscienza di ogni comunista e di ogni persona che sia francamente di sinistra.

A differenza del potere – che invece conosce a fondo l’opera filosofico-politica di Gramsci, troppo spesso, in questi ultimi trent’anni, abbiamo abbandonato lo studio delle opere e dei concetti, dei fondamenti di uomini come lui che ci hanno lasciato un patrimonio a cui poter attingere continuamente proprio per sapere come e dove andare, a chi rivolgerci per ribellarci allo sfruttamento e al dominio e per realizzare e consolidare il cambiamento.

Abbiamo deciso di pubblicare tutto il materiale disponibile, allo scopo e lo facciamo dando voce ad uno dei massimi studiosi di Gramsci, il Prof. Angelo D’Orsi.

In questo breve video, il Prof. D’Orsi racconta e spiega di Gramsci educatore e il senso di questa parola per Gramsci stesso.

Il Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

 

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UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

Note su un Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle sul Debito Pubblico italiano

 

Grillo, Di Maio, Casaleggio

di Massimo RIBAUDO

Lunedì 3 luglio, a Roma, si è tenuto un interessantissimo Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle presso l’Auletta dei Gruppi della Camera dei Deputati in via Campo Marzio.

L’annuncio dell’evento, sul blog di Beppe Grillo, era questo: http://www.beppegrillo.it/2017/06/il_debito_pubblico_italiano_nelleurozona.html

Sarà sicuramente sfuggito a qualche supporter pentastellato, ma il tenore dell’annuncio, il plot, la trama, la narrazione utilizzata dal blog di Beppe Grillo ricalca esattamente quella utilizzata dalla Germania nei confronti della Grecia, e più volte rimarcata dal Governo Monti e dall’allora Ministro Corrado Passera.

Il debito pubblico è un mostro (quindi un qualcosa di cattivo), e bisogna fare di tutto per rientrare nei parametri di Maastricht, attraverso una maggiore produttività (leggi sudore, lacrime e sangue dei lavoratori) italiana.

Poi però il blog di Grillo (entità ultraterrena e salvifica che non è suo, ma è suo) ci avverte che il debito pubblico è come il colesterolo. Esiste quello buono e quello cattivo. Quello cattivo è rappresentato da opere pubbliche che non servono, dai costi della politica e delle istituzioni, quello buono è il welfare, la sanità, la scuola, i progetti innovativi (e chi li elabora, se non la politica e le istituzioni?).

E’ lo Stato a creare il Mercato, e se lo Stato è buono, il debito è buono e il mercato sarà buono. Questo è il “magico mondo di Amelie”. Pardon del blog di Beppe Grillo dove si dimentica che siamo in avanzo primario da anni (come la Germania) e il nostro debito pubblico schizza altissimo per spese di interessi, spese militari e salvataggio di banche private, in quanto non abbiamo più una Banca d’Italia, né banche pubbliche e non abbiamo più sovranità monetaria.

Ma andiamo al Convegno, che merita davvero di essere raccontato. In modo un po’ diverso dal solito, spero mi si permetterà.

Perché è un convegno hegeliano, in fondo. Ha una sua dialettica.

Ed è un convegno completamente in inglese. Come Bocconi (e Mario Monti) vuole. Quindi, io, che sono diversamente europeo, infilo le cuffiette (rigorosamente Bosch e dotate di sistema danese di traduzione) e ascolto la traduzione in italiano molto lenta, e anche approssimativa, devo dire.

Ma tanto ci sono le slide e i curricula dei discussant per meglio intendere.

Quindi, partiamo dalla prima sessione del Convegno.

LA TESI.

(n.b. La traduzione dai testi in inglese è mia e me la gestisco io)

Inizia la prima sessione intitolata “Debito pubblico, crisi bancarie ed economia reale. Come affrontare il triangolo magico”.

Se cominciamo a parlare di triangolo magico è chiaro che siamo in un tempio massonico, direbbero molti esponenti del M5s, ma io a queste cose non ci bado.

Bado invece all’ottimo curriculum del moderatore che introduce i lavori, il Professor Marcello Minenna che ha scritto più di 600 libri, a suo dire, e quindi deve essere uno che sa il fatto suo.

Mi dicono che abbia parlato con Beppe Grillo di Virginia Raggi, ma anche a queste cose io non do la minima rilevanza. E ascolto il professor Minenna: la voce dell’Università Luigi Bocconi di Milano.

Come siamo arrivati a questa crisi?

Ecco che parte la narrazione ripetuta mille volte (se dite una bugia mille volte qualcuno finirà per crederci, e spesso anche chi la dice). Abbiamo importato la crisi dagli esportatori di crisi (e di democrazia) americani con i cattivissimi mutui subprime. Titoli carta straccia che rappresentavano crediti su case vendute e mai pagate dagli americani.

A questa crisi abbiamo risposto male, noi europei. Dovevamo produrre di più, dovevamo essere come la Germania, dovevamo…

Ma Trichet della BCE non ha alzato i tassi d’interesse come risposta alla crisi del 2007-2008, professor Minenna? Ma le banche francesi e svizzere non sono state indagate per ammanchi molto sospetti poi scaricati su improbabili hacker? No, Minenna non ne parla.

Siamo noi che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità.

Va bene Minenna. Queste cose ce le ha dette Mario Monti. Quindi?

Quindi, dobbiamo stare attenti allo spread.

Cos’è lo spread? E’ un differenziale, una misura di relazione tra il valore di un titolo di credito e un altro. Guarda caso, tra un nostro BTP (Buono del Tesoro Poliennale) e un titolo di Stato decennale in Germania. Perché non possiamo calcolare lo spread con un buono del tesoro spagnolo, o greco? Siamo tutti uniti in Europa, no? No.

L’Europa è dominata dal modello ordoliberista tedesco e quindi i differenziali si calcolano con i buoni del Tesoro tedeschi.

Che cosa misura lo spread secondo i mercati finanziari? La fiducia nello STATO emittente i buoni del Tesoro (l’unica cosa che lo Stato può emettere visto che non ha più una moneta pubblica. La moneta è solo privata e la emette la Banca Centrale Europea).

Lo Spread è:

• una misura indiretta dell’affidabilità (rating) dell’emittente/debitore (ad esempio lo Stato) di restituire il credito e quindi del rischio insolvenza: maggiore è lo spread, minore è la valutazione che il mercato dà a tale affidabilità e maggiore quella che attribuisce al rischio insolvenza;
• una misura della fiducia degli investitori nell’acquisto dei titoli: maggiore è lo spread minore è tale fiducia.

Uno stato buono, che ha un debito buono, che crea un mercato buono nel magico mondo di Amelie, cioè del blog di Beppe Grillo, è uno Stato di cui si fidano gli investitori finanziari PRIVATI.

Tenete bene a mente quest’assunto perché ritornerà sempre fino alla fine del Convegno.

Minenna va veloce e ci dice come affrontare il triangolo magico.

Per salvare le banche e l’economia reale, abbassando il debito pubblico CI VUOLE PIU’ EUROPA.

Un’Europa che non calcoli gli investimenti pubblici nel Fiscal compact, ma che li concerti con gli Stati.

Non solo Banca centrale, ma anche controllo centralizzato dei bilanci dello Stato e del Fisco Statale.

Si deve creare un’Eurozona 2.0.

Io in questi giorni ho visto un’Europa in 3 dimensioni scala 1:1. Ma erano modelli di carrarmati austriaci.

carrarmati al Brennero

Come ha chiesto Confindustria, bisogna dare ogni sovranità dello stato all’Unione Europea. Lo stato serve per la polizia, l’esercito e per dare appalti buoni, che creano un mercato buono…vabbè, oramai l’avete capito.

Quindi lo Stato serve a combattere, con le sue leggi i nemici del triangolo magico. La corruzione, la casta e le cricche.

Vorrei fare una domanda. Ma al pubblico non è permesso fare domande.

Lo scandalo Libor è colpa degli Stati, della corruzione, della casta o delle banche? Minenna non ne accenna minimamente. Come non accenna ai paradisi fiscali, agli affari del Lussemburgo nell’agevolare l’evasione fiscale di svariate multinazionali, alle porte girevoli che permettono a Ministri dell’economia di diventare CEO di importanti istituzioni finanziarie e bancarie e poi di tornare a fare Ministri, e poi..

Ci vuole più Europa, è il suo mantra. Ha scritto 600 – o trecento, avranno tradotto male – libri. Quindi, ne saprà qualcosa.

La parola passa allora a Jochen Andritzky, segretario generale del Consiglio di esperti economici della Germania. Perché lo spread è una cosa seria, e soprattutto tedesca.

“Volete più Europa?”, esordisce l’esperto, bene. Ce l’hanno già pronta, secondo Jocken. Basta affidarsi, come consiglia anche il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble, al Meccanismo di Stabilità Europeo. Il MES, che ti dà tutti i soldi che vuoi, se tu fai quello che dice lui. La regola dell’ESM (o MES in italiano) insomma è: “Chi dà i soldi, ha i diritti”. Nel senso, che li possiede proprio i diritti di vita e di morte dei cittadini degli Stati. Basta disfarsi delle Costituzioni, dei Parlamenti, della democrazia, e il Meccanismo assicurerà tutta la stabilità possibile al triangolo magico.

Poi, nel prosieguo delle sue argomentazioni e nelle tavole rotonde, Andritzky si correggerà dicendo che voleva parlare in termini generali, non certo fornire ricette pronte all’Italia.

Però, su. Se volete più Europa basta che il MES diventi come il Fondo Monetario Internazionale per tutti gli Stati europei, praticamente sia una troika in casa che controlli tutto, e il gioco è fatto.

L’euro ha sicuramente dei problemi, ma è perché tutti questi popoli europei chiedono ancora troppa democrazia. E democrazia ed Euro sono ossimori. Mica le elezioni possono cambiare i patti dell’eurozona, come disse Schaueble.

Jochen Andritzky ci dice che andiamo verso una Maastricht 2.0 con l’ istituzionalizzazione del MES.

Molto chiaro e definitivo.

Jochen Andritzky

Quindi si è presentato a parlare il professor Rainer Stefano Masera. Chi era costui?
Rainer Stefano Masera è un banchiere, economista e accademico italiano, già Ministro del bilancio e della programmazione economica del Governo Dini

Ha letto delle slide che dimostrano varie incongruenze dell’euro – che presenta rischi endogeni, esogeni e sistemici molto alti, ma tutto sommato ce le dobbiamo tenere. E poi ha asserito che il governo Dini è stato il miglior governo italiano della Seconda Repubblica. I pensionati italiani ne sono certi, credo.

A questo punto, a riequilibrare un po’ il dibattito, che sembrava il canto ordoliberista del trionfante sogno europeo, è giunto un editorialista economico serio e preparato. Un conservatore, Wonfgang Munchau, che dirige il gruppo di analisi Eurointelligence e scrive per il Financial Times e il Corriere della Sera ha ricordato a tutti che il sogno per molti europei, specie per spagnoli, greci, italiani e anche per i francesi, è un incubo e quindi si potrebbe andare verso la fine dell’Euro e della UE, ove la Germania non inverta le sue politiche mercantilistiche e se, quindi, continuerà a essere il paese che esporta di più, a danno di tutti gli altri partner europei.
Cosa l’aiuta a fare questo? L’euro.

Mi auguro di non esagerare nella sintesi, ma la produzione scientifica e mediatica dei partecipanti è così copiosa e diffusa che chiunque potrà controllare le tendenze e gli orientamenti qui appena accennati.

Dopo questo primo panel, arriva la voce della politica.

Giunge sul palco il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.

E se ve lo ascoltate in inglese, e vi ascoltate le sue interviste potrete controllare se la mia sintesi è vera o falsa.

Luigi Di Maio inizia con una metafora che io ho chiamato: “La parabola del giocatore di slot machine”.

Chi preferite? Un padre di famiglia che tutto il giorno, con tanto sudore e sacrificio, si guadagna il pane per sé e per i propri figli, oppure un padre che si gioca tutto il suo stipendio alle slot machine?

Lo stato è come un padre di famiglia (quindi per Luigi Di Maio è un privato, come scritto nel codice civile, che è un regolamento di rapporti fra soggetti privati) che invece di lavorare è andato a giocare alle slot machine della finanza.

Lo Stato? Ma non sono state le banche? Sei sicuro Luigi Di Maio?

E quindi il problema non è l’euro, e la discussione tra “Euro SI ed Euro NO” è una discussione ideologica. Basta ideologie. Lo stato deve essere ETICO e deve pensare solo al bene dei suoi cittadini. E investire in cose buone, che creino un mercato buono, che creino un cittadino buono…Governato dal buon padre di famiglia.

Vi state cominciando a preoccupare? Non è ancora finito, il convegno. Tranquilli.

Dopo queste tesi, ecco che finalmente, come vuole la dialettica hegeliana, arriva

L’ANTITESI

E si presenta con l’autorevolezza scientifica del Professor Alberto Bagnai docente all’Università di Pescara “Gabriele D’Annunzio”, il quale, avendo in curriculum numerosissimi paper pubblicati su varie riviste internazionali, e il successo di pubblico e di riconoscimenti dei suoi volumi “Il tramonto dell’Euro” e “L’Italia può farcela” esordisce in un inglese praticamente perfetto dicendo: “Perché mi avete invitato a un convegno sul debito pubblico, se la causa della crisi mondiale e europea è il debito privato?”. Io volevo applaudire, ma non s’interrompe un “assolo” per eccessivo entusiasmo.

Alberto Bagnai

Lo sanno tutti (dovrebbero, almeno) che questa non è una crisi dovuta all’alto debito pubblico, ma al fatto che i salari sono diminuiti, che i tagli imposti dalla dottrina dell’austerità espansiva provocano spese che io, cittadino-utente-elettore, non avrei mai dovuto pagare se la scuola funzionasse, se gli ospedali pubblici fossero di più sui territori e con più personale medico e paramedico, se le pensioni non fossero misere.

E questi aspetti del welfare state, mi permetto di sintetizzare, non sono carenti per la corruzione, o la casta, ma perché dobbiamo salvare le banche che giocano alla slot machine finanziaria per colpa delle regole europee.

Siamo costretti a drogarci di mercati finanziari perché le regole europee asfissiano completamente l’economia reale e quella pubblica. Che è fatta di salari e profitti per la vendita della produzione sui mercati interni e su quelli esteri. Ma non SOLTANTO su quelli esteri. Perché il crollo della domanda interna (questa è anche una crisi di domanda) riduce fortemente il Pil, impedisce ogni crescita, distrugge le capacità manifatturiere del paese che è costretto a produrre, per il mercato estero, a prezzi sempre più bassi.

Quindi non c’è nessuna coesione europea, ma feroce competitività tra gli Stati. Una vera e propria guerra commerciale di tutti contro tutti. E questo è sancito dai Trattati dell’Unione Europea.

Ecco la forza dell’antitesi. La verità è questa. La viviamo ogni giorno. Se guadagno 800 euro tutta la vita, e rischio anche a 50 anni di non guadagnarli più, come faccio a comprare beni e servizi? Se non ho un lavoro sicuro, come posso programmare la mia vita e quella della mia famiglia?

Sono queste le domande che si fanno le persone REALI, perché questi sono i TEMI REALI.

Credete che i sostenitori della tesi iniziale si siano andati a nascondere?

No. I Convegni servono a questo. A sorridersi, a stringersi mani e a rappresentare visioni diverse della realtà.

La tesi iniziale è la realtà di chi ha i soldi. Tanti.

L’antitesi è quella di chi non li ha, o ne ha pochi. O teme che diverranno pochi perché il modello sistemico ordoliberista tedesco erode sempre di più i risparmi, gli stipendi e i redditi da lavoro.

Salto a piè pari l’intervento di Ansgar Belke perché non mi è piaciuto, esalto quello di Heiner Flassbeck che ha detto tutta la verità sull’economia mercantilista della Germania e giungo alla bellissima prolusione della Professoressa Brigitte Granville della Queen Mary University di Londra.

Ascoltatela qui, al Convegno Euro, Mercati, Democrazia del 2015.

E’ stata l’unica donna ammessa a parlare, che con il suo inglese elegante e addolcito dall’incantevole accento francese, ha presentato le cifre incontrovertibili di uno studio elaborato con il Professor Alberto Bagnai et al. il quale dimostra che con la nostra moneta, e con una maggiore spesa pubblica per beni e investimenti la nostra crescita, al terzo anno, può essere del TRE PER CENTO. + 3% in un anno.

Con la nostra moneta e la nostra politica di bilancio pubblico. Con un welfare vero, creando lavoro vero.

Non è una favola. E’ scienza economica. Senza spinte inflazionistiche rilevanti.

Io ci credo. Gli italiani sono in grado di realizzarlo.

Grazie Professoressa Granville.

Brigitte Granville

Sono intervenuti altri professori, ma le parole della Granville, come quelle di Alberto Bagnai, per la loro adesione a principi scientifici dell’economia pubblica, confermati dall’evidenza empirica, mi hanno convinto, quindi non presto molta altra attenzione.

E’ questa la vera opzione, su questo bisogna creare il consenso.

Però voglio farvi notare un altro intervento molto interessante. Quello di Jens Nordvick, il quale ha scritto un bestseller, “La caduta dell’euro”, e prevede la creazione di un nuovo tipo di euro. Un euro 2.0

Il suo nome non vi dirà molto, ma questo quarantenne è uno dei maggiori advisor europei della Goldman Sacks e delle assicurazioni Nomura, imperi bancari e assicurativi.

Ha vinto moltissimi premi come miglior investitore. E ci dice che: “L’Italia in questo momento è il più importante paese europeo, perché da lei dipenderà la continuazione, o la possibile trasformazione, dell’esperimento politico ed economico dell’euro, oppure il suo abbandono”. Dall’Italia dipenderà la scelta di andare verso una maggiore convergenza delle economie europee (finora non realizzata) oppure verso la divergenza e la disgregazione. Moltissimi investitori scommettono sulla divergenza. Lui spera in una convergenza. Et pour cause.
Lui spera di essere tra i pochi a vincere la scommessa. E quindi guadagnare moltissimo.

Perché i mercati finanziari scommettono, come si fa nei Casinò e con i bracci delle slot machines. (Ma si preferisce usare il termine PREVEDONO)

Mettiamo che ci sia una partita tra Juventus e Frosinone. Chi scommette sulla Juventus (risultato quasi sicuro) vincerà poco, ma chi scommette sul Frosinone probabilmente perderà, ma se vince, vince moltissimo.

Jens scommette sul mantenimento dell’Euro, come Luigi di Maio.

Certo, la moneta unica ha dei problemi strutturali, come ha affermato Davide Casaleggio che ha ascoltato gran parte del Convegno (io le chiamerei anomalie sistemiche), ma basta più Europa, probabilmente. Quindi, meno democrazia e meno lavoro.

Davide Casaleggio

Il professor Bagnai ha provato a chiedere a Jens Nordvick e a Minenna come riuscire a incrementare i salari.

Alberto Bagnai è l’unico che ha pronunciato il termine SALARI in tutto il Convegno. Ma non ha ottenuto risposta. Per tutto il mondo finanziario liberista e ordoliberista il lavoro è una commodity. Quindi ha un prezzo (come il cemento armato o il legname), non un valore.
E questo prezzo deve essere il minore possibile.

LA SINTESI

Visto che l’euro non è solo una moneta, qualcuno si è chiesto se non dare ragione a entrambe le parti e non considerare l’ipotesi di creare una moneta fiscale (per il lavoro e i tributi) e una moneta commerciale (l’euro, per gli scambi internazionali).

Mhmm. Andatevi a leggere le proposte, molto ben argomentate dal Professor Gennaro Zezza, docente dell’Università di Cassino. E magari ne parliamo in altre sedi.

Poi, la comunità finanziaria ha confabulato sui risultati del Convegno.

La comunità finanziaria?

Si. I proprietari delle slot machine.

Financial Community

 

 

n.b Per l’intero convegno seguire i video pubblicati da Italia News

EURO NO, EURO SI? ASCOLTIAMO CHI SA

EURO NO, EURO SI? ASCOLTIAMO CHI SA

PORDENONE PENSA 2017 - BAGNAI, GUERRIERI

di Bruno DELL’ORTO

Un confronto svoltosi qualche giorno fa a Pordenone.

Protagonisti due economisti, i Professori Alberto Bagnai e Gianluca Guerrieri.

Nel riconoscere scontatamente l’estrema preparazione ed autorevolezza di entrambi, non posso non rilevare la differenza di approccio e visione tra i due.

Nel caso di Guerrieri, la posizione europeista viene sostenuta con forza e convinzione, riproponendo il mantra delle grave ripercussioni che l’abbandono del sistema euro comporterebbe, e questo pur riconoscendo i gravi errori commessi in passato, contestualmente al suo perfezionamento.

In buona sostanza, oltre a classificare quasi fossero un insieme di semplici sviste, e quindi solo incidentalmente sfavorevoli per il Sud Europa ciò che in pratica blinda ed ingabbia alcuni Stati a favore di altri, dottamente argomentando, reitera il mantra dell’oramai “inevitabile solco tracciato”. Solco da cui si uscirebbe solo per subire ripercussioni paragonabili almeno alle sette piaghe d’Egitto

E fino a qui nulla di nuovo.

Se mi permetto quindi di consigliare la visione dello svolgimento di tale incontro è perché colgo invece negli interventi di Alberto Bagnai non solo una serie di acute analisi, ma una capacità non comune di correlare i fatti e che offre interessanti spunti di riflessione.

Sopra tutto:

– il progetto euro NON E’ ECONOMICO ma POLITICO
– le crisi sono indotte ad arte per portare all’accettazione dell’Europa l’elettorato
– il rischio dell’affermazione delle destre nazionaliste riconosciute come ultime garanti dei diritti
– il VINCOLO ESTERNO come gabbia per il Sud Europa
– la deresponsabilizzazione della politica regionale tramite l’alibi dei vincoli imposti dell’eurozona
– la crisi venduta come derivante da debito pubblico quando, in effetti, si tratta di debito privato
– la politica di austerità finalizzata ad una redistribuzione di risorse tra classi ed a una ulteriore estremizzazione dei rapporti di forza tra paesi
– il problema democratico; sovranità sostanzialmente acquisita da parte di un pool di BANCHIERI PRIVATI

MA SOPRATTUTTO:

L’IMPOSSIBILITÀ DI CAMBIARE IL SISTEMA DALL’INTERNO

Ciò che fortemente sconcerta, poi, risiede nell’apprendere che simili analisi erano state effettuate dal Prof. Bagnai a partire da sette anni fa, quando gran parte del mondo composto da blasonati accademici remava in ben altra direzione…

 

CIAO ENRICO

CIAO ENRICO

Enrico Berlinguer

dal Coordinamento Nazionale MovES

DI ENRICO BERLINGUER SI È DETTO MOLTO.
Si è anche mistificato, manipolato e omesso molto.

Oggi qualcuno tenta di fare della sua visione e concezione politica, il capro espiatorio dell’avvento di Renzi e del neoliberismo con una sorta di revisionismo storico.

La verità è che pur con tutte le sue contraddizioni e i possibili errori, Enrico Berlinguer ci ha lasciato un patrimonio di valori e di insegnamento che se sapessimo capire fino in fondo ci permetterebbero di sconfiggere il neoliberismo molto più facilmente di quello che ci aspetta.

Buona parte di quella visione, di quel patrimonio e di quella capacità di cui una sinistra francamente antiliberista ha bisogno, sono in questo video che non tratta solo della Questione Morale ma di molto di più.

Ciao Enrico.
Noi non ti dimenticheremo.

LA SCHIAVITU’ DEL XXI SECOLO

LA SCHIAVITU’ DEL XXI SECOLO

Miniera Coltan

di Massimo RIBAUDO

Su Rai2 nella trasmissione “Nemo – Nessuno escluso” è stato trasmesso questo reportage.

 
Non pensate ai vostri smartphone. E non sentitevi in colpa, per averne uno.

Abbiamo una grande colpa, però.

SAPPIAMO. Sappiamo tutto del colonialismo, sappiamo tutto di come lo stanno attuando oggi anche CONTRO DI NOI.

Ma non reagiamo, non cambiamo mentalità.

Il Belgio, l’Inghilterra e la Francia decidono i prezzi del Coltan.

Ecco perchè baby George può avere i migliori vestiti e questi lavoratori non ricevere una paga, seppure bassissima, per mesi.

Solo se salveremo questi esseri umani riprenderemo a progredire.

Alttrimenti, pagheremo questa colpa.

Le miniere dove nascono gli smartphone, Nemo - nessuno escluso

Tutti i nostri dispositivi elettronici contengono un minerale, il coltan, che viene estratto in #Congo in un inferno di miniere dove lavorano anche bambini. Si parla di "minerali insanguinati", ma nessuno parla di telefoni insanguinati. Il reportage di David Chierchini e Matteo Keffer:

Pubblicato da Nemo - nessuno escluso su giovedì 25 maggio 2017
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