LABOUR E CORBYN: DOVE VINCE LA SINISTRA

LABOUR E CORBYN: DOVE VINCE LA SINISTRA

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale MovES

Labour e Corbyn, dove la sinistra torna ad essere vera può vincere. Ovvero: dal letame nascono i fior.

Quando Jeremy Corbyn divenne segretario labour portò subito entusiasmo in una base laburista che sembrava ormai resa amorfa da anni di politiche neoliberiste e reazionarie della gestione Blair.

Corbyn dovette affrontare, sostenuto dalla base e soprattutto dai giovani laburisti, un durissimo scontro, forse non ancora terminato, con l’apparato di partito e la maggioranza del gruppo parlamentare che nulla avevano più di sinistra.

In Gran Bretagna in questi anni sono successe cose che hanno ravvivato un entusiasmo alla politica di molte persone, oltre a Corbyn il referendum sulla Brexit, dopo il quale Corbyn si è mosso con abilità riuscendo a dare alla scelta popolare a favore dell’uscita dalla UE una prospettiva sociale e solidaristica e non xenofoba e individualistica come era voluta dalle destre pro-Brexit.

Nonostante avesse tutti contro, dalle destre interne ed esterne al partito, ai mezzi di comunicazione e informazione e all’entourage neoliberista europeo, Corbyn riuscì alle ultime elezioni a far crescere il consenso al partito in modo sorprendente per tutti gli osservatori e i sondaggisti.

Ora, in un momento in cui i conservatori, ogni tanto succede anche a loro, si stanno dividendo proprio su come portare avanti la trattativa con la UE sulla Brexit si profila uno scontro tra la premier Theresa May e il suo rivale, il ministro degli esteri Boris Johnson.

Scontro che potrebbe portare a nuove elezioni entro 6 mesi; i sondaggisti e persino i bookmakers danno molto probabile una vittoria Labour e un Jeremy Corbyn premier.

Persino molti giornali come il settimanale “The Economist”, che avevano contrastato le posizioni del segretario laburista che avrebbero portato, secondo loro, il Labour alla marginalità politica ora scrivono di probabile vittoria elettorale laburista.

“The Economist” scrive: “Sei mesi fa l’opposizione lottava per la sopravvivenza. Adesso si prepara per il governo”.

ANTIFASCISMO MILITANTE COME ELEMENTO DISCRIMINANTE

ANTIFASCISMO MILITANTE COME ELEMENTO DISCRIMINANTE

 

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale MovES

L’antifascismo è una discriminante fondamentale nella Costituzione italiana, ma soprattutto dovrebbe esserlo in tutti i partiti che ci rappresentano.

Sono figlio di un deportato militare italiano, un IMI, uno di quelli che rifiutò di firmare per la RSI rischiando la morte per fame o per fucilazione.

Mio padre era un carrista reduce da El Alamein, tragico teatro di guerra in cui gl’italiani furono trascinati dalla follia mussoliniana, con le pezze ai piedi (quelle vere, attorcigliate attorno alle caviglie) e carri armati risibili se confrontati con quelli “nemici”.

Riuscì a scampare a quell’inferno, ma l’8 settembre venne deportato in un lager satellite di Auschwitz, in territorio polacco, a fare il più temuto e pesante dei lavori: il MINATORE.

Ampia letteratura in merito è stata stilata e raccolta da Primo Levi, anch’egli reduce da simili inferni. Mio padre non si suicidò come lui, ma la sua vita fu segnata per sempre, nel fisico e nel morale, da quei due terribili anni.

Non posso assolutamente tollerare che qualcuno oggi dica “pacifichiamo”, perché HO VISTO COI MIEI OCCHI cos’è un uomo reduce da quell’inferno in terra.
Per questo non lo voglio più. PER NESSUNO. MAI.

L’antifascismo militante dev’essere sempre più forte e chiaro, per impedire che i negazionisti di CasaPound riprendano fiato.

NO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 28 OTTOBRE A ROMA!!!

UNESCO: GLI U.S.A. ABBANDONANO PER RAGIONI POLITICHE

UNESCO: GLI U.S.A. ABBANDONANO PER RAGIONI POLITICHE

 

di Maria MORIGI

Tramite notificazione, avente forza di atto ufficiale, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato all’UNESCO la sua uscita da membro dell’organizzazione.

Per il Dipartimento di Stato statunitense è: “Fondamentale riformare l’organizzazione. Gli Usa manterranno lo status di osservatori, fornendo un contributo di visione, prospettiva ed esperienza.

Ma il vero motivo è che l’organizzazione è ritenuta di “inclinazioni anti-israeliane”.
Il divorzio era nell’aria dal 2011, anno in cui l’UNESCO annunciò l’ingresso della Palestina come 195° Stato membro, suscitando le ire di Israele e degli Stati Uniti, che da quel momento interruppero l’erogazione di fondi a favore dell’Organizzazione. Come noto, Washington si è sempre opposta a qualunque riconoscimento della Palestina come Stato, prima di un patto di pace in Medio Oriente.

La rottura definitiva con USA e Israele è avvenuta al recente Congresso di Cracovia durante il quale l’Unesco aveva dichiarato che Israele è una “potenza occupante”. Inoltre una risoluzione dello scorso luglio, relativa ai Beni Culturali riconosciuti, ha negato l’esclusiva sovranità di Israele su Gerusalemme Vecchia e Gerusalemme Est.

Sempre a Cracovia era stato riconosciuto quale “Patrimonio dell’umanità” il sito della tomba dei Patriarchi a Hebron, definito tuttavia “sito palestinese”. In precedenza era stato negato, con solide argomentazioni archeologiche, il legame culturale tra Israele e il Muro del Pianto.

Conoscendo per diretta esperienza l’ideologizzazione degli archeologi israeliani – anche i più seri sono tenuti a seguire il copione dettato dalla una “politica culturale”, che piega la ricerca scientifica e archeologica all’esigenza di affermare a tutti i costi l’ identità ebraica – non mi rammarico di questa decisione.

LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA ANCORA PERSO

LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA ANCORA PERSO

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale MovES

La nostra generazione ha un compito importante, un compito cui ha come abdicato negli ultimi trentacinque anni.

Le nostre madri, i nostri padri, hanno fatto sì che si creassero i presupposti perché noi tutti, negli anni 60/70 acquisissimo la capacità di guardare con occhio diverso la realtà, immaginassimo una società più equa, agissimo per realizzarla.

Tensioni ideali diffuse si muovevano come un fiume in piena, permeando masse di persone anche molto eterogenee tra loro, unendo nelle piazze movimenti politici, sindacali, studenteschi, operai.

Il disimpegno, l’insensibilità rispetto ai temi politici e sociali, l’individualismo esasperato ancora di là da venire, semplicemente, non erano generalmente contemplati.

Questo per i valori che ci furono trasferiti, che costarono sofferenza e morte a chi ci precedette e che ci furono trasmessi tramite la loro MEMORIA, con le narrazioni del loro vissuto e la concretizzazione di quegli stessi valori nella Costituzione Repubblicana.

Credo quindi, su quell’esempio, che uno dei nostri compiti più importanti sia proprio quello di trasferire alle generazioni ultime, ancora limpide e non contaminate da una visione cinica, fatalistica e centrata esclusivamente sulle proprie personali esigenze, quel bisogno di avvicinarsi ad un modello più giusto ed equo

Recuperare la memoria che si è persa, pertanto, riveste a tale scopo un ruolo fondamentale ed irrinunciabile affinché si apprenda quali terribili esperienze fecero da humus a quel comune sentire.

Sono convinto che fenomeni come CasaPound piuttosto che un sempre più diffuso revisionismo, o la concezione burlesca e caricatural-bonaria di movimenti come il fascismo, possano essere efficacemente contrastati tramite la diffusione di fatti, racconti, esperienze vissute in prima persona e lasciate a noi come preziosa eredità da chi è giunto fino all’estremo sacrificio per tentare di regalare a noi tutti, sopra ogni cosa, una concezione più giusta del vivere.

LORIS, GRAZIE PER AVERCI INSEGNATO A VIVERE

LORIS, GRAZIE PER AVERCI INSEGNATO A VIVERE

 

di Claudia PEPE

 

Loris Bertocco, 59 anni, di Fiesso d’Artico, ha abbondonato questa vita.
L’ha fatto per scelta, per sofferenza, per legittima difesa. Una legittima difesa da una vita che lo aveva reso invalido da anni e, negli ultimi tempi, anche cieco.

Viveva con una madre anziana e una sorella malata.
Solo, di fronte ad un mondo che non intravedeva la sua disperazione e la sua afflizione.

Loris era un uomo che nonostante fosse nato sotto una cattiva stella, si era aggrappato alla resilienza.
Quella capacità di reagire nonostante il sole non entrasse più nelle sue stanze senza luci.

Era invalido cieco, ma impegnato nella cultura, nelle radio.
Era un ambientalista convinto e tra i fondatori dei Verdi italiani.
Non aveva mai smesso di partecipare a lotte sia territoriali che di portata globale: contro il nucleare e i mutamenti climatici, per la riconversione ecologica, per la pace.

Loris era una di noi. Un uomo.
E proprio perché uomo senza retorica e senza enfasi, ha deciso la sua morte.
Nessuno può giudicarlo, nessuno deve voler capire.

Della sua morte hanno dato notizia gli esponenti dei Verdi Gianfranco Bettin e Luana Zanella.
Loris aveva sollecitato la Regione Veneto a legiferare in materia, ma non ha trovato risposte alla sua legittima scelta.

Allora ha abbracciato la sua morte e, corteggiandola come una fidanzata, proprio quella del primo banco con il viso più dolce del mondo, le ha dichiarato il suo amore.

Loris ha lasciato parole bellissime, parole che devono farci riflettere, che devono farci sedere un attimo, nonostante le nostre tribolazioni e farci pensare. Perché la sua scelta potrebbe essere la nostra scelta di oggi e di domani. Un giorno che non sapremo mai quando arriverà.

Un uomo, Loris, che ha lasciato alla nostra umanità distorta, il suo amore per la vita, il suo patimento, la sua lotta, e la sua protesta per l’insufficiente assistenza che le persone come lui ricevono dalle istituzioni preposte. La sua morte l’aveva programmata da tempo, ma fino alla fine ha creduto nell’approvazione di questa legge sul testamento biologico e sul fine vita in Italia.

Loris non ce la faceva più.
Desiderava la morte, desiderava non soffrire più, desiderava una morte consapevole.
Non una morte collegata a macchine, leziosa e artificiale.

Perché la morte la possiamo possedere se non abbiamo il coraggio di affrontarla.
E lui, ha deciso di chiudere gli occhi, di dormire, di non soddisfare più la sofferenza, di non darle più soddisfazione.

Ha incominciato ad anelare questa morte dolce, quella morte che nasce dal non poter più vivere.
Ha lasciato uno scritto e tutti noi, adesso, dobbiamo ascoltarlo:

“Credo che sia giusto fare questa scelta prima di trovarmi nel giro di poco tempo a vivere in un istituto e come un vegetale, non potendo nemmeno vedere, cosa che sarebbe per me intollerabile.
Proprio perché amo la vita credo che adesso sia giusto rinunciare ad essa vista la sofferenza gratuita sia fisica che spirituale che stanno progressivamente crescendo senza possibilità di revisione o di risoluzione positiva.
Il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi è più alto che mai e continua a negarmi il diritto ad una assistenza adeguata.
Perché è così difficile capire i bisogni di tante persone in situazione di gravità, perché questa diffidenza degli amministratori, questo nascondersi sempre dietro l’alibi delle ristrettezze finanziarie, anche quando basterebbe poco, in fondo, per dare più respiro, lenimento, dignità?
Per questo il mio impegno estremo, il mio appello, è adesso in favore di una legge sul ‘testamento biologico’ e sul fine vita di cui si parla da tanto, che ha mosso qualche passo in Parlamento, ma che non si giunge ancora a mettere in dirittura d’arrivo Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte, perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità.”

Caro Loris hai scelto di chiudere la tua vita in un Paese non tuo, in una stanza d’ospedale fredda, sterile, senza i profumi della tua infanzia, senza la dolce ninna nanna di chi ti ha accompagnato nella tua vita e ti ha dovuto lasciare andare da solo ad abbracciare la morte.

No so se soffrire di più verso questo Stato che narra di avere la più bella Costituzione del mondo, oppure nella sua negligenza nel non voler applicare uno dei suoi articoli più importanti. Quell’articolo 13 che recita: “La libertà personale è inviolabile”.

Se fossi stata una tua amica, ti avrei accompagnato. Ma questo Paese ammette qualsiasi forma di violenza, e non il tuo amore per la vita.
Perché la tua morte è stato ancora una volta un inno alla vita, un inno all’amore, alla libertà, alla pietà.

Eri immerso in una notte senza fine, in una vita che ti ha visto emigrare per far rispettare la tua dignità.
Se fossi stata una tua amica, quando dicevi che volevi morire senza soffrire, avrei fatto di tutto per accontentarti.

Perché l’amore è più grande dell’egoismo, è più grande del ritornare a casa e vederti interpretare quella vita che non ti apparteneva.
Ti avrei aiutato in tutte le maniere, ma in Italia le leggi le fanno gli obiettori di coscienza, invece di persone che di coscienza vivono.
Se fossi stata una tua amica mentre urlavi i tuoi appelli disperati verso questo Governo che lascia suicidare i precari e fa finte di niente, e mentre il tuo appello sulla legge sul testamento biologico restava inascoltato nelle tenebre di notti senza fine, avrei sperato di guardarli in faccia questi responsabili della nostra esistenza, per farli vivere nei tuoi occhi che hanno cercato fino alla fine di vedere il sole.

Le persone che soffrono, non rientrano nei programmi di questo Stato sordo, cieco e muto.
Non garantiscono la scelta di uomini che vogliono esercitare la loro libertà.

Il tuo viaggio deve essere stato il calvario di un Cristo appeso alla sua croce, nell’interminabile salita verso il Golgota dove ci vede tutti innocenti.
Hai dovuto pagare anche la tua morte, dopo aver pagato la tua vita.
Sei morto in esilio, non sfiorato da dolci carezze e baci sui tuoi occhi.
Se fossi stata tua amica, adesso sarei orgogliosa di te, del tuo coraggio, della tua lotta, del tuo amore.

Per me, per i tuoi amici, per la vita. Io non sono stata una tua amica, ma sono una madre. E questo, per me, è un inno di liberazione.
Perché so che tutti quelli che ti hanno amato, non soffriranno più per il tuo dolore, per lo strazio in cui hai dovuto vivere.

Grazie Loris, oggi mi hai insegnato ad esistere, e se fossi stata una tua amica, oggi come sempre, sarei orgogliosa di te. Ma so che tu sei oltre a me e a tutti.
Essere tua amica deve essere stata una fortuna che non capita a tutti.
Grazie di essere venuto al mondo per insegnarci a vivere.
DAGLI STUDENTI UN FORTE SEGNALE DI LOTTA

DAGLI STUDENTI UN FORTE SEGNALE DI LOTTA

 

di Luca CANGEMI – Segreteria Nazionale PCI, responsabile scuola

Dagli studenti un forte segnale di lotta per il cambiamento

“Dai cortei studenteschi viene un forte segnale di lotta contro l’inaccettabile modello renziano di scuola, Un segnale importante che il mondo dell’istruzione nel suo complesso e tutte le forze, che si battono per una società più giusta devono cogliere” – ha dichiarato Luca Cangemi, responsabile nazionale scuola del PCI.

“I ragazzi e le ragazze hanno, con forza, denunciato una situazione della scuola italiana ormai insostenibile. Problemi antichi e insoluti, come quello dell’edilizia scolastica, si sommano alle disastrose conseguenze della legge 107 del 2015 (e dei decreti attuativi varati recentemente dal governo Gentiloni). Molto importante è la denuncia studentesca della scandalosa realtà dell’alternanza scuola lavoro, matrice di speculazione e sfruttamento.

La volontà di lotta che viene dalle giovani generazioni rappresenta una grande speranza. Adesso bisogna lavorare intensamente per lo sviluppo di un movimento di lotta che veda insieme studenti, lavoratori e cittadini per cambiare profondamente la scuola.
Domenica 15 ottobre, alle ore 10, il PCI organizza a Roma un’Assemblea Nazionale aperta sulla Scuola per individuare le scelte necessarie nei prossimi mesi.”

 

fonte: www.ilpartitocomunistaitaliano.it