VERTICE A QINGDAO DELLA SCO

VERTICE A QINGDAO DELLA SCO

SCO

 

di Maria MORIGI – MovES

 

Il 9 e il 10 giugno a Qingdao, località costiera della Repubblica popolare cinese nello Shandong, si è svolto il summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO): alleanza eurasiatica che dal 2001, sotto la leadership cinese e russa, riunisce nella cooperazione politica, economica e di sicurezza, Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan.

Dal 9 giugno, la SCO annovera tra gli Stati membri anche India e Pakistan, facendo del gruppo di Shanghai un organo che rappresenta più della metà della popolazione del pianeta Terra. L’allargamento a India e Pakistan, già formalizzato durante il meeting di Astana dello scorso anno, segna un risultato in termini di influenza e maturità del meccanismo della SCO, candidata a diventare davvero la sede dove possono essere prese le grandi decisioni del futuro, se i Paesi industrializzati del G7 non sapranno trovare linee e intenti comuni, come purtroppo è successo al G7 del Canada.

Oltre ai paesi membri, nella SCO ci sono i paesi osservatori (Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia) e i paesi dialoganti (Armenia, Azerbaijan, Cambogia, Nepal, Sri Lanka).

L’iniziativa e il timone della SCO sono sempre stati saldi nelle mani di Pechino e Mosca

Xi Jinping, da Qingdao, ha pronunciato parole che l’opinione pubblica occidentale, qualche anno fa, si sarebbe aspettata di sentir uscire dalla bocca dei propri rappresentanti al G7: mettendo in guardia dalle nuove forme che stanno assumendo «l’unilateralismo, il protezionismo commerciale e le risposte anti-globalizzazione», per Xi la comunità internazionale dovrebbe “respingere questa mentalità da Guerra Fredda e blocchi contrapposti, opporsi alla pratica di cercare la sicurezza assoluta per se stessi a discapito di tutti gli altri, ponendosi invece come obiettivo la sicurezza per tutti”. Le parole d’ordine del Presidente Xi, sono “cooperazione, armonia e mutuo beneficio”. Come hanno riferito gli osservatori cinesi, il summit darà nuovo slancio alle relazioni bilaterali, e sostanzialmente porterà avanti i progetti della Nuova Via della Seta e dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU),

Le ombre tuttavia non mancano perché India e Pakistan, sostanzialmente su fronti opposti da una settantina d’anni ancora oggi sono invischiate in un conflitto a bassa intensità lungo il confine kashmiro. Per il ministro degli esteri cinese Wang Yi,, New Delhi e Islamabad potrebbero trovare nella SCO una piattaforma dove risolvere le proprie faide: “Sappiamo che ci sono dei conflitti storici irrisolti tra Pakistan e India. Ma credo che con la partecipazione alla SCO, forse possiamo fornire una piattaforma e opportunità migliori per la costruzione di relazioni tra di loro”. Gli scambi di cortesie tra il premier indiano Narendra Modi e il presidente pachistano Mamnoon Hussain durante il summit di Qingdao si sono limitati a due fugaci strette di mano, mentre dal documento finale del meeting si può già iniziare a pesare meglio l’effetto che la SCO potrebbe avere sui rapporti indo-pachistani.

E in realtà un grande passo in avanti, dall’alto valore simbolico, è rappresentato dall’adesione di New Delhi e Islamabad alle esercitazioni militari congiunte che gli eserciti degli Stati membri della SCO terranno tra agosto e settembre in Russia.

Più complesso unire Pakistan e India nella lotta al terrorismo internazionale, uno dei valori fondanti della SCO: da un lato, New Delhi da anni accusa Islamabad di sovvenzionare, ospitare e addestrare terroristi islamici poi fatti infiltrare oltreconfine per destabilizzare il Paese; dall’altro, Islamabad da sempre rimanda le accuse al mittente – anche, a onor del vero, in presenza di prove talvolta schiaccianti – e anzi magnifica le battaglie condotte dal proprio esercito per debellare il terrorismo islamico transnazionale. La formula adottata nel documento finale del meeting di Qingdao riafferma la condanna al terrorismo transnazionale e incoraggia a aumentare gli sforzi per “l’individuazione e l’eliminazione di fattori e condizioni che facilitino il terrorismo e l’estremismo”.

Ma si legge in una postilla aggiunta: “Gli Stati membri notano che l’interferenza negli affari interni di altri Stati con la pretesa di combattere il terrorismo e l’estremismo sono inaccettabili, come lo è l’uso del terrorismo, dell’estremismo e dei gruppi radicali per i propri propositi”.

RUSSIA-U.S.A.: QUALCOSA È CAMBIATO

RUSSIA-U.S.A.: QUALCOSA È CAMBIATO

U.S.A.-RUSSIA

 

di Giuseppe MASALA

Mentre tutti i riflettori internazionali erano puntati sul vertice di Singapore tra Kim e Trump che ha sancito l’inizio di un percorso di pace in estremo oriente ieri in Europa si sono incontrati in territorio neutrale (in Finlandia) il Maresciallo Valery Vasilyevich Gerasimov delle Forze Armate Russe e il Generale Joseph Dunford Chairman of the Joint Chiefs of Staff (U.S.A., ndr).

I due sono comandanti in capo rispettivamente delle Forze Armate Russe e di quelle Americane. I dettagli dell’incontro pochissimo pubblicizzato sono coperti da segreto di stato. Però si accompagnano alle dichiarazioni di Trump sul reinserimento della Russia nel G7 e sul riconoscimento della Crimea come parte della Russia.

Pare evidente che siamo al completo ribaltamento di postura diplomatica e militare degli U.S.A. che dialogano con quelli che negli ultimi anni erano i nemici giurati in attesa del confronto militare. Trump in sostanza sta dicendo che non vuole svenarsi per contenere la Russia e la Cina (per interposta Korea del Nord).

Gli unici che non hanno capito l’enormità di quanto sta succedendo sembrano gli europei, completamente spiazzati e forse incapaci di comprendere il ribaltamento di fronte.

Forse pensano di essere ancora sotto l’universo orwelliano obamiano, fatto di guerre (ben 7 quelle combattute dal Premio Nobel per la Pace più guerrafondaio della storia) mascherate da operazioni di pace.
Epoca che prometteva continua crisi economica e stagnazione e continua vessazione dei più deboli. E tutto questo ammantato di delirio ideologico genderista e tutto il resto.

La cecità e la miopia strategica dell’Europa porterà alla sua completa disintegrazione se non ci sarà da parte delle opinioni pubbliche europee (con relativa svolta nelle cabine elettorali) un’immediata comprensione e accettazione del totale cambiamento di postura fatto dagli U.S.A. di Trump.

Con un po’ di fortuna l’epoca buia e infernale di Obama e di tutti i suoi lacchè europei tra un po’ sarà solo un triste ricordo.

 

(a corredo l’unica foto divulgata dell’incontro finlandese tra i due generali)

COLONIALISMI ALLA MICRON ET AL

COLONIALISMI ALLA MICRON ET AL

micron-colonialismo

 

di Claudio KHALED SER

 

Ceuta e Melilla sono territorio spagnolo in Africa.
Voi vi chiederete come mai un pezzo di Europa sta, contro ogni logica, in territorio straniero.
Ce lo chiediamo tutti senza mai trovare una risposta intelligente.

Quest’isoletta felice a pochi km da Tangeri, cuore del Marocco, é stata da sempre presa d’assalto dai marocchini che la ritengono la via più breve per entrare nel Vecchio Continente.
Madrid ha ottenuto dall’Europa poco più di 30 milioni di euro per costruire due muraglie sorvegliate elettronicamente e presidiate con armamento pesante, mitragliatrici con puntatore laser comprese.

RISULTATO: OLTRE 6.000 morti
Seimila PERSONE uccise sul filo spinato,
Seimila UOMINI assassinati dal piombo spagnolo.
Adesso Parigi ci dice che NOI siamo “vomitevoli” (testuale, ndr) e Madrid che NOI siamo rozzi ed incivili, che NOI siamo senza cuore (in buona sostanza, ndr).

Non perdo nemmeno altro tempo per raccontarvi le centinaia di carrette del mare speronate e fatte affondare nelle acque di Gibilterra e nemmeno sto a dirvi le centinaia di persone fatte annegare lungo le ricche coste delle Baleari o le tossicodipendenti spiagge di Ibiza.
Non ne vale la pena.
Ma da voi popolino di toreri e tortillas, non accetto una parola sulla Solidarietà & Accoglienza.

Quello li, si insomma quello che vive all’Eliseo crede che basti il cognome, Macron, per essere macroscopico ed imporre tutta la sua figura sulle scene.
Invece é piccolo, oserei dire Micron.
Vorrei ricordare al micro-presidente la sua politica sull’immigrazione celebrata anche recentemente sulle alture di Ventimiglia.
Ma non solo.

Caro Micron, le faccio un paio di domandine semplici.
Quale bandiera, fiera ed orgogliosa sventola su:

Fortini della Legione Straniera, accozzaglia di delinquenti e criminali, assunta e stipendiata per combattere il Popolo, in Marocco, Algeria, Saharawi?
Quali colori s’agitano nelle foreste del Niger, protette dalle mitragliatrici e dai bazooka?
Quali stendardi stanno al vento in Nigeria, in Togo, in Benin, in Ruanda, in Angola, in Tchad?
A chi appartengono i Mirage e gli elicotteri SA 231 che a volo radente bombardano e sterminano i Tuareg in Camerun?

Potrei continuare presidente Micron, ma dubito che lei sappia o voglia rispondere. a queste.
S’immagini alle altre 769 domandine che potrei rivolgerle.

Siete tra le più oppressive, criminali, antidemocratiche Nazioni del Mondo. Siete colonialisti e venditori di schiavi.

NOI dovremmo prendere lezioni da Voi?
NOI, Italiani, dovremmo parlare di Diritti Umani con gente come voi?

Ma mi faccia il piacere mi faccia….

DUE COSE SUL FRANCO CFA (e sull’euro e l’Africa)

DUE COSE SUL FRANCO CFA (e sull’euro e l’Africa)

franco-fca

 

di GIUSEPPE MASALA

(articolo del 2017 da Contropiano)

 

L’arresto in Senegal del militante panafricano Kemi Seba (nella foto), di nazionalità francese, reo di aver bruciato, durante una manifestazione, alcune banconote di franchi CFA, ha riaperto il dibattito su questa moneta considerata da molti lo strumento principale con il quale la Francia (ma ora tutti i paesi della zona euro) esercitano il neo colonialismo nell’Africa francofona.

Il Franco CFA nasce nel 1945 con gli accordi di Bretton Wood; infatti all’epoca si chiamava Franco delle Colonie Francesi Africane. Successivamente nel 1958 cambia nome e diventa Franco della Comunità Francese dell’Africa.

Fino a qui tutto normale se non per due piccoli particolari. 1) il Franco CFA è una moneta ancorata ad un cambio fisso, prima con il Franco Francese e ora con l’Euro. 2) La piena convertibilitá del Franco CFA è garantita dal Ministero del Tesoro francese, che però chiede il deposito, preso un conto del ministero, del 65% delle riserve estere dei paesi aderenti all’unione monetaria.

Dietro queste due tecnicalità si nasconde il diavolo del colonialismo. Infatti il cambio fisso azzera il rischio di cambio per gli investimenti delle multinazionali occidentali nel paesi dell’Unione monetaria. Non basta, il cambio fisso (per giunta garantito dal Ministero del Tesoro francese) favorisce l’accumulo nei forzieri delle banche occidentali di immensi tesori frutto della corruzione dei governanti locali (spesso dittatorelli amici dei nostri governi).

Come se non bastasse, tutto questo avviene a scapito dell’economia reale locale, soffocata dalla rigidità del cambio con una moneta fortissima come l’Euro.

Il secondo punto probabilmente è anche peggio del primo. Quale nazione sovrana depositerebbe, a garanzia della convertibilitá della propria moneta, ben il 65% delle proprie riserve estere presso il ministero del Tesoro di uno stato estero per giunta quello del paese ex coloniale? Nessun paese sovrano farebbe mai una cosa del genere, che consegna le chiavi dello sviluppo (o del sottosviluppo) ad una nazione straniera.

Pensiamo basti questo per chiarire come il colonialismo sia ancora un fenomeno reale e pervasivo che tarpa le ali di una qualsiasi opportunità di sviluppo dei paesi africani. Con buona pace di tanti soloni che parlano senza sapere di cambi e monete, e che credono che agli africani sia data una grande opportunità nel venire in Europa (spesso a vendere asciugamani e accendini nelle nostre piazze) grazie alla possibilità di inviare nei loro paesi, a tasso di cambio fisso, rimesse che consentono alle loro famiglie in Africa di campare con pochi euro.

Grazie a questo sistema le nostre multinazionali hanno invece l’opportunità, a rischio di cambio pari a zero, di depredare le immense riserve di materie prime dell’Africa Occidentale: uranio, metalli rari, oro, petrolio, gas ma anche legname pregiato e derrate alimentari.

Bell’affare per noi, non certamente per gli africani che ci vendono il “coccobello” sulle nostre spiagge.

Non basta di certo la carità di alcune ONG per sanare questa forma di neocolonialismo monetario, che azzera le possibilità di sviluppo dei paesi dell’Africa francofona.

PECHINO, IL PALAZZO D’ESTATE

PECHINO, IL PALAZZO D’ESTATE

estate-palazzo

 

da una nota di Maria MORIGI, scritrice, studiosa di Storia delle Religioni, archeologa e docente

 

1.Lettera di Victor Hugo al Capitano Butler, 25 novembre 1861

Victor Hugo scrive al Capitano Butler responsabile della spedizione e del saccheggio del Palazzo d’Estate, per dissociarsi da questo preteso trofeo della vittoria della Francia di Napoleone sulla Cina indifesa.
Hauteville House, 25 novembre 1861
“(…) era lì questo monumento. Per crearlo, era stato necessario il lento lavoro di due generazioni. Quest’edificio, che aveva l’enormità di una città, era stato costruito nei secoli, per chi? per i popoli. Poiché ciò che fa il tempo appartiene all’uomo. Gli artisti, i poeti, i filosofi, conoscevano il Palazzo d’estate; Voltaire ne parla. Si diceva: il Partenone in Grecia, le Piramidi in Egitto, il Colosseo a Roma, Notre-Dame a Parigi, il Palazzo d’estate in Oriente. Se non lo si vedeva, lo si sognava. Era una sorta di capolavoro spaventoso, sconosciuto, intravisto da lontano in non so quale crepuscolo, come una silhouette della civiltà dell’Asia sull’orizzonte della civiltà dell’Europa.
Questa meraviglia è scomparsa.
Un giorno, due banditi sono entrati nel Palazzo d’estate. Uno ha saccheggiato, l’altro ha incendiato. Sembra che la vittoria possa essere una ladra. Una grande devastazione del Palazzo d’estate è stata fatta dai due vincitori.
Si vede in tutto ciò il nome di Elgin, che ha la capacità di far ricordare il Partenone. Ciò che era stato fatto al Partenone, è stato fatto al Palazzo d’estate, in modo più completo e migliore, in modo da non lasciare niente. Tutti i tesori di tutte le nostre cattedrali messe insieme non eguaglierebbero questo splendido e formidabile museo dell’oriente. Lì non c’erano solo dei capolavori d’arte, c’era un ammasso di oreficerie. Grande sfruttamento, buon guadagno. Uno dei due vincitori si è riempito le tasche, mentre l’altro ha riempito i suoi bauli; e si è fatto ritorno in Europa, braccia basse, braccia in alto, ridendo. Questa è la storia dei due banditi.
Noi europei, noi siamo i civilizzati, e per noi, i cinesi sono i barbari. Ecco ciò che la civiltà ha fatto alla barbarie. Di fronte alla storia, uno dei due banditi si chiamerà Francia, l’altro si chiamerà Inghilterra. Ma io protesto, e la ringrazio di darmene l’occasione; i crimini di coloro che guidano non sono l’errore di coloro che sono guidati; i governi sono qualche volta dei banditi, i popoli mai. L’impero francese ha intascato la metà di questa vittoria ed oggi espone, con una sorta d’ingenuità da proprietario, la splendida paccottiglia del Palazzo d’estate.
Spero che verrà un giorno in cui la Francia, liberata e ripulita, riconsegnerà questo bottino alla Cina derubata. In attesa, c’è stato un furto e due ladri, io ne prendo atto. Questa è, signore, la quantità di consenso che io do alla spedizione in Cina.”
Victor Hugo
estate-palazzo
estate-palazzo
estate-palazzo
LA PACCHIA CHE DEVE FINIRE È QUESTA!

LA PACCHIA CHE DEVE FINIRE È QUESTA!

pacchia-migranti

 

del Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

La pacchia per gli emigranti finirà con questo governo, ha dichiarato il Ministro dell’Interno del nuovo governo gialloverde, Matteo Salvini. Un inizio che, come si prevedeva, non promette nulla di buono: solo altra polvere sotto al tappeto a difesa del sistema, mascherata da proclami a dir poco vergognosi.

Dinnanzi a simili agghiaccianti dichiarazioni del Ministro e al feroce assassinio di Soumayla Sacko, cui qualcuno ha sparato come si sparerebbe nè più nè meno che ad un animale predatore che tenta di rubare una pecora, ci siamo ricordati del video di una quindicina di minuti che trovate più in basso, pubblicato da Fanpage.

Un’inchiesta video di denuncia sul business dei migranti che ha girato un po’ sui social due mesi fa e poi più nulla.
Oggi, cercandolo in rete, ci siamo però imbattuti nel video completo.
Ebbene, quello che mostra l’intero documento d’inchiesta di Fanpage, è molto di più di quanto si era visto ad aprile poichè il video che avevamo visionato allora, già evidenziava l’orrore, ma quello completo è semplicemente sconvolgente e agghiacciante per quello che denuncia.
E la domanda sul perchè non sia stato fatto circolare sui social nella versione integrale, ce la siamo fatta eccome e la risposta la capirete vedendolo.

In pratica, tale Stefano Fuso, imprenditore veneto e non solo imprenditore vista la sua storia personale e gli appoggi che dichiara, fa un excursus completo su come il traffico di esseri umani sia una miniera d’oro con una totale e assoluta indifferenza per le persone ammassate, come merci a perdere, nelle varie strutture che costui gestisce su appalto dello Stato.

“Usiamo immobili che non hanno più valore, ci buttiamo dentro i profughi, li lasci che si comportino come vogliono…Aumenti l’utile eliminando i servizi e sai che 5, 6 euro al giorno a profugo li facciamo. Su mille profughi sappiamo che facciamo 600 mila euro di utili e un giro d’affari da milioni senza esserci rotti i coglioni”

Davanti alle cifre e al modo con cui si fanno montagne di soldi, appare chiaro che non sia tanto perchè gli emigranti diventano quello che in molti definiscono esercito industriale di riserva, attingendo ad una teoria di Marx, anzi, viene da dire che sia l’aspetto marginale del fenomeno…

Il volume di affari e la facilitazione complice con cui si realizza, basta a spiegare la ragione per cui NON esista volontà politica di GESTIRE i movimenti migratori. Altro che pacchia degli emigranti!

E già, ascoltandolo, sconcerta come questo imprenditore parla di loro: come fossero solo ed esclusivamente merce di nessun valore, come esseri inferiori, dunque, ridotti al rango di carne umana da soldi. Il tutto, naturalmente senza battere ciglio sull’aspetto umano della vicenda, Indifferenza assoluta, totale assoluta assenza di empatia. Lui sfrutta e basta. Lui fa soldi, tanti, con la loro disperazione, il loro bisogno di speranza che li spinge al di là del mare. Descrive ampiamente e orgogliosamente con un cinismo ributtante i meccanismi per cui riesce ad ottenere di fare MILIONI DI EURO ogni anno sulla loro pelle.

“Sul business dell’immigrazione, io incasso 12 milioni”
“Più profughi metti, più è la massa di guadagno”

Ma è proprio su questo passaggio che la nostra attenzione si focalizza e facciamo letteralmente un salto sulla sedia: le implicazioni delle Istituzioni nel meccanismo di assegnazione; quello di copertura da eventuali controlli; l’interesse delle banche (!) nell’anticipo dei soldi senza nemmeno battere ciglio in quanto soldi sicuri, a pioggia dallo Stato, il ruolo della UE, la connivenza delle Prefetture e, infine, la lunga mano della massoneria.

“Con i migranti la rendita è garantita, un giro d’affari impressionate e senza rischi perché si chiedono i finanziamenti alle banche che i soldi li danno, non hanno problemi a sostenerti perchè sanno che lo Stato pagherà”

Annichilisce e sconvolge capire che l’intreccio fra tutti i poteri dello Stato e i poteri occulti, come la P2 di Gelli, di Flavio Carboni, di Verdini e chissà quanti altri, sia continuamente in piena attività per fare soldi e per definire i rapporti di forza tra i diversi livelli delle cariche dello Stato e dei suoi rappresentanti nelle Istituzioni. Di come e quanto sia complice parte dello Stato in questi traffici e in questi intrecci che, seguendo quanto spiega lo stesso Fuso nel video, appaiono come eversivi rispetto all’ordinamento democratico del nostro Paese. Di fatto sono uno Stato nello Stato ancora oggi, a quanto si evince, e i soli a vigilare su questi sedicenti centri di accoglienza, pare siano i singoli cittadini che si attrezzano, documentano e vanno a denunciare.

“Devi avere un prefetto a favore che te li mette dentro e che fa di tutto perché tu possa vincere”
“Devi mettere dentro un amministratore che conosce perfettamente la situazione e al quale dici: “tu prendi i tuoi soldi, se succede qualcosa sai che sarai difeso”. Gli garantisci soldi, avvocato e copertura per la famiglia. Male che vada patteggia, patteggia e va fuori. I conti comunque li gestiamo noi, lui fa solo le firme”.
Ancora più ripugnante è rendersi conto che, questo imprenditore veneto, è partito dallo smembrare un’azienda di riciclo rifiuti per arrivare ad arricchirsi spaventosamente su qualcosa che lui stesso tratta al pari dei rifiuti da smaltire: EMIGRANTI, ESSERI UMANI, quelli per i quali il Ministro Salvini ha dichiarato che col suo governo sarà finita la pacchia.

A ben vedere (ma non era certo una novità) la pacchia è di chi, sulla pelle della disperazione di povera gente, incassa decine di milioni di euro trattandoli anche meno dell’essere bestie da macello e, nel mentre, sovverte l’ordine democratico.

Ebbene, a fronte di tanto orrore e delle ricadute politiche e sociali di simili fatti, riteniamo che una sinistra all’altezza della sua storia e del suo nome, DEBBA farsi carico del problema gravissimo dello sfruttamento dei movimenti e dei flussi migratori.
È assolutamente inaccettabile che esseri umani che scappano da guerre, fame e miseria terribili, finiscano prede di mercanti di morte come questi imprenditori.
E chiamarli così, non è eccessivo.

Chi vive la condizione di emigrante o profugo, nel momento in cui entra in questa spirale, va incontro ad una morte da vivente.
Mai più rispetto come essere umano in quanto tale, mai più dignità dell’esistenza!
Solo abusi e violenze di ogni genere e forma, reiterati e con la complicità delle Istituzioni.
Riscaldamento tenuto al minimo pur trovandosi nel nord Italia, acqua volutamente non depurata, cibo quasi in scadenza, condizioni igienico-sanitarie spaventose e le donne…le donne USATE per “farli sfogare“, come dice un rappresentante delle Istituzioni al nostro che voleva che venissero trasferite, perchè lamentava che si prostituissero anche solo per 5 euro.

Una sinistra davvero anticapitalista e antiliberista che voglia difendere le fasce più deboli e gli ultimi, che voglia liberare gli sfruttati, NON PUÒ TOLLERARE UN SIMILE ABOMINIO!

I traffici vanno stroncati, ma occorre la volontà politica di gestione dei movimenti migratori che vada verso la dignità di ogni essere umano, chiunque esso sia, e non contro di esso!
Passare ad una gestione seria, capillare e immediata del fenomeno si può, anzi, si DEVE.
E non significa certo limitarsi ai respingimenti che peraltro non avverranno mai, data la loro entità.
In più, simili condizioni di vita rischiano di innescare un conflitto sociale esteso e davvero pericoloso, ancora e sempre di poveri tra poveri.

C’è una precisa volontà politica di innesco, di un simile conflitto e lo si percepisce chiaramente poichè, i vantaggi che ne deriverebbero per il sistema, sarebbero enormi: da quello più semplice del depistare l’attenzione degli italiani dai veri nemici che li stanno aggredendo economicamente all’arrivare a reprimere violentemente e instaurare norme che un governo come questo, molto verosimilmente, non esiterebbe a promuovere.

Inoltre, il neoliberismo ha bisogno di creare il caos per poter infiltrare a fondo i sistemi democratici e il nuovo  governo potrebbe avere tutte le carte in regola per diventare il guardiano migliore di questo caos in favore del sistema. Nel contempo otterrebbe di spingere ancora di più sul pedale della voglia di securitarismo da parte di una larga fascia di popolazione, con quello che ciò significherebbe.

Le migrazioni sono un fenomeno che nella storia dell’umanità non si arresterà MAI e dichiarare di volerli controllare mettendo la polvere sotto al tappeto come dicevamo all’inizio, è solo demagogia.
Ma neanche come ha fatto finora il PD che ha voluto che si generasse un sistema di sfruttamento che facesse massimo profitto sulla pelle di una marea di povera gente attraverso una totale scellerata – per i suoi effetti – immigrazione totalmente incontrollata, in considerazione alla sua entità.
Una marea che adesso mandiamo a farsi torturare e a morire nei lager libici dove avvengono le peggiori atrocità; che viene lasciata barbaramente morire in mare…il nostro meraviglioso mare Mediterraneo, un tempo culla di civiltà oggi immane fossa comune di uno sconfinato cimitero a cielo aperto.

Una politica seria ed efficace sugli immigrati significa interventi concretamente mirati che prevedano anche che l’Unione Europea non faccia finta di nulla per anni di quanto avviene e si svegli all’improvviso con dichiarazioni che suonano come una totale presa in giro – al pari di ciò che ha fatto la cancelliera Merkel in questi giorni – perchè il governo tedesco ha bisogno di una sponda in Italia contro l’aggressione di Trump.

Ma quello che non smette di sconfortarci è che si evidenzia sempre più come e quanto gli emigranti vengano USATI nel più aberrante dei sistemi, da CHIUNQUE ne abbia la convenienza economica o politica e che lo Stato è vergognosamente parte attiva in questo meccanismo.
Una sinistra degna del suo nome, deve agire al più presto, rompendo ogni tabù e facendosi anche carico del disagio sociale che l’attuale sistema di gestione genera, specialmente in un momento in cui la miseria continua ad aumentare nel nostro paese.

Non vogliamo più morti in mare.
Non vogliamo più avere le mani sporche del sangue delle atrocità che genera il decreto Minniti.
Non vogliamo essere un Paese DISUMANO che non sa più cosa sia la solidarietà.
Ma non dobbiamo permettere MAI più a forze di destra di gestire il fenomeno migratorio perchè lo farà solo reprimendo quindi sfruttando ancora gli emigranti per ottenere consenso politico, generando così altre morti, altra disperazione e una vastità incommensurabile di sofferenza.

La sinistra che perde il solidarismo, non è più sinistra, ma non deve nemmeno più permettere che ad occupare il suo campo anche in questo ambito continui ad esserci solo la destra, la quale ha anche la vergognosa arroganza di dire che per gli emigranti la pacchia è finita!
La sinistra comunista e socialista, nell’accezione più alta di questi due termini, deve assumersi il compito di esigere che la pacchia che deve finire, sia quella di chi usa esseri umani come fossero rifiuti da smaltire o che, per convenienze e interessi politici, li utilizzi all’occorrenza come merce di scambio e di conflitto sullo scenario delle politiche criminali della UE!

 

 

Dimensione carattere
Colors