MC’DONALD’S O SPALARE LETAME GRATIS. E NON ERA OBBLIGATORIO?

MC’DONALD’S O SPALARE LETAME GRATIS. E NON ERA OBBLIGATORIO?

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di Cinzia D’ERAMO per “Professione Insegnante”

 

Ore di manovalanza gratuita da McDonald’s, Autogrill e a spalare letame e le ore di alternanza non erano obbligatorie?

Dunque, fatemi capire! Alunni che hanno speso soldi, alunni che hanno fatto alzatacce e viaggi, alunni che hanno svolto ore ed ore di manodopera gratuita, per i McDonald’s, per Autogrill, per Musei, biblioteche, per aziende, per centri massaggi (alcune studentesse hanno persino subìto molestie e violenze sessuali), a spalare letame (eh sì, è successo anche questo!), alunni minacciati di 6 in condotta, alunni che hanno perso ore e ore di preziose lezioni e ore e ore di studio  e il MIUR, in data 24/04/2018 (ma inviata dai DS a noi docenti con classi terminali solo dopo o a mezzo referente ASL), precisa che le ore di alternanza scuola-lavoro non erano obbligatorie?

Infatti nella circolare con oggetto  “Risposte a quesiti in materia di attività di alternanza scuola lavoro” troviamo scritto:

Potranno essere ammessi all’esame di Stato, quindi, anche le studentesse e gli studenti che non hanno completato il numero minimo di 400/200 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno. …
Risulta, tuttavia, fuor di dubbio che le studentesse e gli studenti i quali hanno svolto attività di alternanza scuola lavoro per il monte ore minimo previsto dalla legge 107/2015, abbiano avuto l’opportunità di acquisire una serie di competenze legate al profilo di indirizzo, ovvero trasversali, utili ad incrementare le loro capacità di orientamento e a favorire la loro occupabilità nel momento in cui entreranno nel mondo del lavoro.
Sulla base della certificazione delle relative competenze acquisite entro la data dello scrutinio di ammissione all’esame di Stato, il Consiglio di classe procede alla valutazione degli esiti delle suddette esperienze e della loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari e sul voto di comportamento. Le proposte di voto dei docenti del Consiglio di classe tengono esplicitamente conto dei suddetti esiti.

Sì sì, come no, certamente è come dite: incompetenti, arroganti, saccenti!
Hanno certamente insegnato agi studenti che sono manodopera gratuita, che devono abbassare la testa e zitti, e che sono importanti come un due di coppe quando briscola è denari.

 

Ma quanto ha risparmiato il McDonald’s?

INVALSI? NO, GRAZIE

INVALSI? NO, GRAZIE

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di Barbara MORLEO

Come negli scorsi anni SGB ha fornito ai lavoratori lo strumento dello sciopero delle attività legate ai quiz INVALSI; uno sciopero che permette ai docenti di non interrompere le attività didattiche e, contemporaneamente, boicottare gli odiati quiz della scuola a punti, rinunciando ad un’ora di stipendio.

Dai dati in nostro possesso, quest’anno l’adesione alla protesta è cresciuta in modo sorprendente. Negli scorsi giorni siamo stati contattati dagli insegnanti di centinaia di scuole che ci hanno comunicato l’adesione allo sciopero in tutte o molte classi dei loro istituti. La protesta si è articolata su tutto il territorio nazionale, con punte eccezionali al centro-nord, specie in Veneto, Toscana ed Emilia Romagna.

Il risultato assume maggior valore considerato che solo SGB ha organizzato lo sciopero e sarebbe stato prevedibile scontare l’assenza del resto del sindacalismo di base, nonché l’avversione dei sindacati complici, da sempre in posizione di esplicito appoggio al sistema INVALSI. Abbiamo dovuto poi affrontare i soliti tentativi di alcuni dirigenti di ostacolare la protesta con pressioni e false indicazioni su una presunta illegittimità dello sciopero, senza alcun fondamento normativo.

I lavoratori hanno comunque accolto il nostro appello e reso quindi possibile la difesa del diritto ad uno sciopero che hanno sentito finalmente utile ed incisivo.

Oltre ai quiz saltati per lo sciopero, in diverse scuole la somministrazione non è stata possibile a causa delle difficoltà tecniche, legate alle procedure informatiche della prova di inglese. Nonostante ciò, attendiamo il solito comunicato fotocopia dell’invalsi che vanta percentuali di riuscita improbabili.

Questa protesta incarna la doverosa opposizione al modello della scuola a quiz, che tra l’altro ora, dopo l’emanazione dei decreti sugli esami di Stato, invade il lavoro dei docenti, imponendosi come unico parametro di valutazione, ben più discriminante della valutazione degli insegnanti, minacciando di fatto la fine del principio del valore legale dei titoli di studio, storico obiettivo della cultura più reazionaria e conservatrice del nostro paese.

Resta il rammarico di non essere riusciti ad organizzare forme di sciopero anche alle superiori, dove però contiamo sul senso civico degli studenti che stanno già costruendo forme di opposizione.

Lo sciopero è anche l’occasione di esprimere lo sdegno per la situazione attuale della scuola e la protesta in particolar modo contro la buona scuola, il nuovo umiliante contratto nazionale e la vergognosa vicenda del licenziamento di migliaia di maestre assunte con diploma magistrale.

La forma di questa agitazione, che si realizza scuola per scuola con la solidarietà tra docenti, si profila anche come un importante esercizio di mobilitazione contro i peggioramenti normativi attuati dalla buona scuola e quelli in arrivo con il nuovo contratto.

Lo sciopero iniziato il 3 maggio è un’altra importante tappa della lotta dei lavoratori della scuola nel percorso di riappropriazione di dignità e diritti e della costruzione anche nel settore dell’istruzione del sindacato utile, conflittuale e improntato ai soli interessi della classe lavoratrice che ancora manca nel nostro paese.

SULLA SQUOLA DEGLI SQUALI

SULLA SQUOLA DEGLI SQUALI

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Il bullismo dilaga.
Ma le responsabilità di questo genere di squali, di questi potenziali sociopatici che la società sta producendo, di chi sono?

 

 

di Potnia THERON – MovES

 

È da qualche giorno che girano questi video  [1 e 2], che – beninteso – rappresentano un caso singolo (non sia mai che si generalizzi…): due cocci non fanno una città, diceva una mia professoressa, ma qualche migliaio di palazzi sicuramente sí!

Sono sempre più numerosi, complici anche i nuovi mezzi di comunicazione, i casi di studenti bulli che esercitano pressioni, intimidazioni e violenze sui professori.

È ora forse di smettere di commentare schifati, indignati, sconvolti e fare invece una riflessione concreta e costruttiva sul fenomeno. Occorre soprattutto che questa riflessione sia portata all’attenzione delle istituzioni e rompa quel silenzio che, attorno al palazzo, si è fatto assordante.

Molto facilmente si attribuiscono le colpe: ora ai genitori, ora ai ragazzi, ora alla scuola.
È, come più verosimile, un concorso di colpe che trova un’unica radice: la pedagogia. Proprio quella pedagogia che il ministero si è affrettato con la Buona Scuola ad inserire nei piani studio dei futuri insegnanti e sotto l’ausbergo della quale intende organizzare la scuola del futuro.
Sempre più divertente, partecipata, paritaria, ma soprattutto – ed è il refrain più indisponente – COCOSTRUITA.

Sarebbe lungo ripercorrere le tappe che dal sessantotto in poi hanno condotto a un costante e progressivo indebolimento dell’autorità scolastica e genitoriale.
L’assunto è sempre pedagogico e la pedagogia è il Vulnus aperto alla base di tutte e tre le cause.

I genitori dei ragazzi ora in età scolare provengono da famiglie cresciute con il dictat dell’educazione morbida, della cooperante sinergia tra agenti educativi per concorrere all’assenza di ogni trauma.
Mai un limite, dunque, ché il pupo si traumatizza.
Guai a parlare di una sberla, per carità… forse diventa masochista.
Il fanciullo deve sperimentare, perché questa è la parola d’ordine, senza limiti e non deve fare fatica.
Tutto gli è perdonato perché è solo alle elementari.

La scuola? La scuola ha abbandonato da tempo i contenuti perché la verità è che le università sfornano perfetti ignoranti (ormai chi non prende 110 e lode, almeno in ambito umanistico)?

Per nascondere la vuotezza dei contenuti si assiste a una superfetazione* ipertrofica della forma, cosicché i tre anni di FIT (Formazione iniziale e tirocinio) sono dedicati per lo più alla programmazione (quella stessa programmazione intuitiva per i maestri e i prof dei secoli precedenti): ora invece ci vuole un percorso di tre anni, bisogna apprendere una molteplicità di ambienti di apprendimento dai nomi che fanno rabbrividire (siamo ancora insegnanti di lettere o esperti marketing da assalto?): CSILE**, knowledge building, community of learners e via dicendo. Perdonate le inesattezze ma cito a memoria… la parola chiave che costituisce il comune denominatore è la parità, lo smantellamento programmatico di ogni spunto cosiddetto “cattedratico”.

L’insegnante diviene un animatore del sapere cocostruito. Gente, dovete saperle queste cose quando andate a votare, perché si gioca il futuro della nostra nazione.

L’insegnante diviene agli occhi del pargolo un animatore che deve ben celare la fatica, il sacrificio, il sudore della mnemotecnica con cui ha appreso i contenuti che ora sta insegnando perché l’apprendimento deve essere una scoperta… non è contemplata la fatica, la noia e l’apprendimento mnemonico perché sono deleteri per la formazione (i greci, dunque, vertice di civiltà, erano tutti cretini!).

L’insegnante è soltanto uno tra tanti, uno studente tra studenti e sta al di qua della barricata, ammesso che abbia ancora senso questo termine quando pecoroni, a cui hanno rubato anche le mutande, non scendono mai in piazza, non discutono, temono di avere un’opinione diversa dagli altri.

Cade l’auctoritas, quella che ha reso grande la nostra civiltà.
Capitolano le convinzioni certe, tutto è relativo, perché, è proprio questa pedagogia che finisce per teorizzare e suggerire l’assoluta identità ontologica tra un professore universitario e l’ultima concorrente del grande fratello, perché nessuno deve avere conoscenze certe (dubitare sempre)…
Cade il rispetto e la lealtà, che – guai a nominarli – sono concetti fascisti.
Parità è la parola chiave.
Non ce la fai? Non preoccuparti arriva una bella certificazione DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ndr) o BES (Bisogni Educativi Speciali, ndr), così non fai più nulla e hai sei finché ti sbattono fuori con un calcio in culo.
Cade la possibilità di bocciare perché sennò la scuola azienda cade nella valutazione nazionale (poi non vi sgolate contro le paritarie, dato che questa è la Buona Scuola contro cui non avete detto beh!).

Una volta si tornava a casa e si veniva massacrati, da qui il sacro timore dell’insegnante che non deriva allo studente da null’altro che dalla violenza.
In questa totale caduta gli studenti percepiscono l’assoluta vuotezza degli insegnanti, la loro ignoranza (a cui li hanno costretti: chi ricorda ancora la poetessa Corinna, dopo tre anni di puttanate pedagogiche e di circoncisioni Lese?), la mancanza di passione, la maestrinità di chi si limita a correggere apostrofi e accenti.

Ecco gli studenti non sentono più vibrare violenta la passione.
Non sentono più nulla: cade l’autorità e anche l’autorevolezza. Insomma cade tutto.
E poi si spendono soldi pubblici per seminari contro il bullismo in una società di legulei che si appella sempre alla legalità, come fosse un valore assoluto (nel ’38 era legge denunciare l’ebreo, ma era giusto?): impera una logica spionistica di denuncia reciproca, si sono smantellate le bande, fare la spia non è più riprovevole, si denunciano allegramente i bar che non emettono scontrino per un caffè ma si usano a cuor leggero gli schiavi moderni (Foodora e Co.)

Occorre pensare a tutto ciò e non ripetere più che la colpa è dei ragazzi.
Essi sono la nostra speranza e noi la calpestiamo ogni giorno. L’abbiamo privata di ogni trauma e, conseguentemente, di ogni passione…

 

 

 

*superfetazione: fecondazione ulteriore
**CSILE: Computer-Supported Intentional Learning Environments

MANDELA: È L’ISTRUZIONE CHE…

MANDELA: È L’ISTRUZIONE CHE…

L’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale.
È attraverso l’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione.
È quello che facciamo di ciò che abbiamo, non ciò che ci viene dato, che distingue una persona da un’altra.

Nelson Mandela

DAGLI STUDENTI UN FORTE SEGNALE DI LOTTA

DAGLI STUDENTI UN FORTE SEGNALE DI LOTTA

 

di Luca CANGEMI – Segreteria Nazionale PCI, responsabile scuola

Dagli studenti un forte segnale di lotta per il cambiamento

“Dai cortei studenteschi viene un forte segnale di lotta contro l’inaccettabile modello renziano di scuola, Un segnale importante che il mondo dell’istruzione nel suo complesso e tutte le forze, che si battono per una società più giusta devono cogliere” – ha dichiarato Luca Cangemi, responsabile nazionale scuola del PCI.

“I ragazzi e le ragazze hanno, con forza, denunciato una situazione della scuola italiana ormai insostenibile. Problemi antichi e insoluti, come quello dell’edilizia scolastica, si sommano alle disastrose conseguenze della legge 107 del 2015 (e dei decreti attuativi varati recentemente dal governo Gentiloni). Molto importante è la denuncia studentesca della scandalosa realtà dell’alternanza scuola lavoro, matrice di speculazione e sfruttamento.

La volontà di lotta che viene dalle giovani generazioni rappresenta una grande speranza. Adesso bisogna lavorare intensamente per lo sviluppo di un movimento di lotta che veda insieme studenti, lavoratori e cittadini per cambiare profondamente la scuola.
Domenica 15 ottobre, alle ore 10, il PCI organizza a Roma un’Assemblea Nazionale aperta sulla Scuola per individuare le scelte necessarie nei prossimi mesi.”

 

fonte: www.ilpartitocomunistaitaliano.it

AUMENTO DELLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE SCUOLA: È DAVVERO UNA BUFALA

AUMENTO DELLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE SCUOLA: È DAVVERO UNA BUFALA

 

di Laura BASSANETTI – Comitato per la Scuola Pubblica Paderno Dugnano

AUMENTO DELLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE SCUOLA: È UNA BUFALA (QUESTA SI!)
LAVORARE MENO, SCIOPERARE TUTTI!

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto Scuola, commentato recentemente dal Ministro Valeria Fedeli è una delle tante barzellette italiane: se si chiudesse (e anzi, forse questa è l’ipotesi migliore) con 85 euro di incremento economico dopo 8 anni, considerato tutto ciò che i lavoratori hanno perso in termini di prestigio, considerazione e condizioni di lavoro, non ci sarebbe nessun recupero garantito.

Ma non solo: si parla sempre di una cifra lorda, del fatto che le ore di lavoro aumenteranno e dell’incertezza di mantenere in busta paga il bonus di 80 euro ad impiegato.

Queste trattative sono in realtà una farsa e una mera ratifica di piani già stabiliti.
Basta vedere come si svolgono le assemblee sindacali: discorsi senza alcuna prospettiva nè proposte, ripetuti a pappagallo da funzionari, burocrati e RSU depresse.

Bisogna ormai realizzare che alcune organizzazioni non rappresentano più nessuno e solo i lavoratori potranno cambiare le cose prendendo in mano il loro destino e ricominciando da un sindacato combattivo.

È intollerabile che persista il blocco del rinnovo dei contratti pubblici e che non vi sia una politica tesa ad incrementare il reddito da salari, stipendi e pensioni, mentre al contempo si prosegue con le folli politiche sul lavoro mirate solo ad incrementare la precarietà, le privatizzazioni di aziende pubbliche e partecipate.

Per contrastare e invertire tale immiserimento materiale e culturale, Cobas Scuola e Unicobas hanno convocato per il 10 novembre lo sciopero generale della scuola.

“Vogliamo aumenti salariali per recuperare almeno quanto perso da docenti e ATA nell’ultimo decennio con adeguati investimenti nella Legge di Stabilità ed eliminando il «bonus premiale» usandone i soldi per gli aumenti;
diciamo NO all’inserimento nel contratto dei distruttivi contenuti della legge 107;
vogliamo l’eliminazione della «chiamata diretta», una drastica limitazione dei poteri dei presidi, che ponga fine alla gestione padronale, autoritaria e illegale delle scuole e del personale;
diciamo NO all’obbligo esorbitante di 400/200 ore di Alternanza scuola-lavoro, le scuole tornino a decidere se fare l’Alternanza e per quante ore;
NO al taglio di un anno del percorso scolastico, né nel Liceo, né nella Media, né nella Primaria;
NO all’Invalsi come strumento di valutazione delle scuole”

Ma la lotta deve essere generalizzata e non è solo la categoria degli insegnanti a dover scioperare: il 27 ottobre anticipiamo e prepariamo la mobilitazione della scuola con lo sciopero generale!

Blocchiamo il paese e sosteniamo lo sciopero degli insegnanti e degli studenti in alternanza vittime dell’INsicurezza e dello sfruttamento.
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