CASSESE E LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

CASSESE E LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

cassese

 

 

 

di Carlo FORMENTI

 

Note ferragostane sul numero del Corriere del 13 agosto.
L’ineffabile Sabino Cassese, in un fondo dal titolo <<Gli Stati non sono sovrani>> scopre l’acqua calda: citando i vincoli imposti dai trattati internazionali, ma soprattutto dai mercati (!!!), ci spiega che gli Stati del mondo non sono più (perché lo sono mai stati!?) isole separate e che quindi, checché ne dicano i <<sovranisti>>, non sono interamente sovrani (vedi lo scarto rispetto al titolo dove l’interamente è soppresso, perché la linea del Corriere, com’è noto, è che solo i mercati sono sovrani).
Poi, con sublime faccia nei bronzo, aggiunge che quelli che chiamiamo mercati (forse si è accorto che il riferimento a questa entità fantasmatica non incanta più nessuno) sono fatti di persone cioè…di risparmiatori, investitori, quindi di <<popolo>>.

Incredibile: una volta vigeva l’identificazione (vedi Gramsci) popolo-nazione oggi impera quella popolo-mercati.
Ma se i piccoli risparmiatori sono l’unico dei soggetti qui nominati che faccia effettivamente parte del popolo, che ci azzeccano i grandi investitori (cioè quelli che comandano i mercati, che manipolano, ingannano e sfruttano i piccoli risparmiatori e che campano parassitariamente sui debiti pubblici privati)?

Cassese così getta la maschera e ci dice per conto di chi scrive, e ancora più chiaramente ce lo dice nella conclusione: populisti e sovranisti <<hanno un concetto troppo elementare della democrazia, intesa come un rapporto esclusivo, stretto soltanto fra un popolo e il suo governo>>.

Sottinteso: qual è la vera democrazia? Naturalmente quella in nome della quale i greci hanno dovuto accettare contro la loro volontà liberamente espressa in un referendum i diktat della Troika, che ha un concetto molto più ampio della democrazia (cioè gli interessi del popolo-mercato).
Ricordate cosa ha detto quel papavero di Bruxelles dopo lo scontro fra Mattarella e il governo giallo verde: i mercati insegneranno agli italiani come votare…

Altro piccolo appunto: a pagina 5, dedicata al dibattito sulla proposta di Salvini di reintrodurre il servizio militare obbligatorio, nel taglio basso si cita l’ex Capo di Stato Maggiore Camporini che dice: <<servono specialisti, non giovani inesperti>>.

Ora io non condivido assolutamente le motivazioni che Salvini adduce per reintrodurre la naja (così educhiamo i giovani e gli insegnano la disciplina!), però mi chiedo: la sinistra dovrebbe preferire un esercito fatto di cittadini <<inesperti>> che però pensano con la loro testa e possono rifiutare di eseguire ordini che reputano ignobili (tipo sparare su una folla di manifestanti o simili) oppure un esercito di professionisti <<esperti>> che esegue di default qualsiasi ordine gli venga impartito perché quello è il suo mestiere?

TURCHIA: POSSIBILITÀ, EFFETTI ED ESITI DELLA CRISI

TURCHIA: POSSIBILITÀ, EFFETTI ED ESITI DELLA CRISI

turchia

 

 

di Giuseppe MASALA

 

Questi (nel grafico, ndr)  sono i sistemi finanziari maggiormente esposti con la Turchia. Ad occhio e croce complessivamente il sistema finanziario dell’area euro è esposto per buoni 200 miliardi di dollari. Quanto basta per terremotare tutto.

Ora il punto è semplice ed è una regola aurea eterna: quando il debito è grosso il problema non è del debitore ma del creditore. Dunque l’Europa si trova a dovrer inventarsi qualcosa perché la cosa non precipiti.

Le possibilità sono tre:

1) Salvare la Turchia con una linea di credito probabilmente della BCE. Ma è politicamente praticabile che la UE intervenga anche per salvare la Turchia? Sarebbe benzina sul fuoco del populismo;

2) Lasciar affondare la Turchia e salvare le banche europee impelagate nelle sabbie mobili anatoliche. Ma anche questo è politicamente costosissimo;

3) Andare a Washington e strisciare ai piedi di Trump implorando pietà. Solo i fessi non capiscono che il repentino crollo della lira turca è figlio dell’utilizzo di armi finanziarie della Full Spectrum Dominance USA. Utilizzo dovuto a questioni di ordine politico e militare. Detto questo, anche questa scelta non è priva di costo per gli europei: Trump chiederà un contraccambio molto alto.

L’intervento del FMI (a parte il fatto che Erdogan non lo chiederà mai) mi pare un’ipotesi difficile davvero: ma voi ce lo vedete il Sultano della Sublime Porta a prendere ordini da un Cottarelli? Possibile invece un intervento della Cina (e della Russia) se richiesto dai turchi. Di fatto significherebbe l’uscita di Istambul dall’orbita Nato e occidentale. Con le conseguenze politiche facilmente immaginabili.

Tutto il resto sono chiacchiere.

Ci sarebbe invece da domandarsi su cosa sia l’Euro e se esso sia davvero utile.
A me pare che i costi siano ormai più alti dei benefici.
Poi bisognerebbe domandarsi anche che cosa faccia la vigilanza della BCE se non ha messo uno stop ai prestiti nei confronti di un sistema-paese esterno all’area euro.

 

Se poi tutti dicono che era evidente il deterioramento degli indici macro della Turchia perché la BCE non si è accorta di nulla? Mah.
AUFSTEHEN: IN EUROPA SI STA ALZANDO UN VENTO NUOVO

AUFSTEHEN: IN EUROPA SI STA ALZANDO UN VENTO NUOVO

aufstehen

 

 

di Dario BIANZANI – [Coordinatore Nazionale MovES]

 

Europa: a sinistra e fuori dagli schemi di quel socialismo e di quelle socialdemocrazie ormai completamente distrutte dalla contaminazione neoliberista, sembra che qualcosa si muova, con un nuovo soggetto politico il cui nome sarà “Aufstehen“.

 

Infatti, Die Linke il partito tradizionale della sinistra tedesca, di quella pseudosinistra che ritiene l’Unione Europea modificabile dall’interno e che continua a ritenere Syriza, nonostante il disastro della situazione greca, un partito di sinistra, va verso una importante scissione.


Aufstehen (Alzarsi) è il nome del nuovo soggetto politico alla cui guida ci sarà la pasionaria tedesca Sahra Wagenknecht, ormai conosciutissima anche in Italia tra i più politicizzati, per i suoi interventi al parlamento tedesco in cui non ha esitato a fronteggiare e zittire la cancelliera Merkel.
La scelta politica di Aufstehen, invece, sarà lontana dai compromessi della sinistra tradizionale e molto vicina, invece, a France Insoumise di Melénchon.


Uno dei grossi nodi che hanno portato a questa divisione, è stata la denuncia dell’immigrazione incontrollata come ostacolo alla costruzione di uno stato più sociale con stipendi più alti e giusti e una politica estera autonoma.

Più in generale la nuova formazione si prefigge di puntare verso “uno Stato che difenda la gente dal capitalismo sfrenato, da una mondializzazione pilotata dalle multinazionali a da una concorrenza acuita dal dumping sociale: vogliamo uno stato che porti avanti una politica più attiva per la parte più svantaggiata della popolazione, un’Europa che riunisca democrazie sovrane e che si appresti alla crisi dell’euro ordoliberista con un nuovo sistema che permetta una svalutazione delle monete per offrire una maggiore flessibilità”.


Quella di Sahra Wagenknecht è una figura di rottura con la politica che, la sinistra liberal europea, ha portato avanti in tutti questi anni. Da tempo la posizione della Wagenknecht è critica verso la Linke.

Anche in Germania la condizione politica di chi appartiene al pensiero socialista e antiliberista, è identico a quello italiano: atomizzazione e dispersione, impossibilità di identificarsi in un soggetto politico. Non a caso sembra che Aufstehen in cinque giorni abbia già avuto 50 mila adesioni.

La scissione non è ancora ufficialmente avvenuta ma, oltre al fatto che esiste già un possibile nome a questo movimento, di certo 2 anime così diverse non potranno convivere a lungo nello stesso partito.

La nascita di Aufstehen, dichiara in ogni caso che sta davvero soffiando un nuovo vento in Europa e che finalmente comincia a definirsi un nuovo orizzonte in cui le sinistra anticapitaliste e antiliberiste stanno tornando se stesse e di nuovo in grado di accogliere le istanze delle fasce deboli della società per una politica di cambiamento e di giustizia sociale.

Manchiamo solo noi italiani, ma ci stiamo lavorando.
Restate collegati…

GRECIA TRA PASSATO E PRESENTE

GRECIA TRA PASSATO E PRESENTE

grecia

 

 

di Maria CAFFARRA TORTORELLI – [MovES]

 

 

Nell’estate del 1975, appena un anno dopo la caduta della dittatura dei Colonnelli – militari ferocemente anticomunisti – mi recai in Grecia con amici.
Eravamo felici per la riconquistata libertà di quel popolo ed eccitati di visitare, finalmente, la Terra, il cui detto popolare, “una faccia-una razza”, ci sottolineava la similarità di cultura, come i principi e valori, dei nostri due popoli.
Trovammo un Paese molto povero, arretrato nei Servizi ma ricco di umanità e ospitalità, qualità tipiche di quella civiltà.

 

La gente che incontravamo nelle stradine che portavano al mare, pur non conoscendoci ci invitava dagli usci delle case a bere un caffè o almeno un sorso d’acqua.
Ci chiedevano se avessimo mangiato, disposti a privarsi del loro, per generosità.
Si respirava a pieni polmoni, insomma, l’entusiasmo per la ritrovata libertà dal fascismo.

Nel Peloponneso, prima tappa del nostro viaggio, facevano a gara per ospitarci.
Avere un turista da esibire agli amici, quasi come un trofeo, era la dimostrazione d’essere dei privilegiati scelti dagli Italiani
La sera ci offrivano immancabilmente i ‘souvlaki’ pur non avendo grandi disponibiltà economiche e noi li accettavamo sia per non offenderli e sia perchè ci venivano incontro economicamente essendo anche noi in bolletta.
Tra ‘Kalimera’ e Parakalo’ ci veniva il desiderio di abbracciarli tutti per l’empatia che sprigionavano con i loro sorrisi.

Sono tornata piu volte in Grecia e l’ho ritrovata sempre piu ricca ed evoluta, dopo il riscatto dal Regime dei Colonnelli. Fortunatamente anche noi eravamo più agiati e potevamo concederci maggiori comodità, che quella Terra, ormai, arrichitasi dalla propria operosità, offriva ai turisti.

Se ripenso a quel lontano 1975 mi sembra di aver vissuto un bel sogno che purtroppo non esiste più.
Leggo, nel presente, di una Grecia sofferente che sta vendendo, addirittura, il proprio patrimonio artistico perchè una spietata UE l’ha messa in ginocchio.

 

Una Grande Dama inginocchiata agli strozzini!

 

Non è vero che questa Nazione ha vissuto sperperando e conducendo una vita al di sopra delle proprie possibilità; è vero, invece, che solo alcuni si sono arricchiti impunemente con le speculazioni finanziarie delle borse europee.

Il piano “Salva Grecia” è servito per prendere tempo e permettere alle Banche tedesche di liberarsi di titoli greci non piu buoni.
La mortalità è cresciuta per malattie e suicidi.
Il sistema sanitario è stato demolito
La povertà con l’accordo Troika–Tsipras è aumentata quasi del doppio.
Lo stipendio medio è di 300 euro e molti vivono di carità.
Gli entusiasmi al grido “Abbiamo salvato la Grecia e l’Euro”, sono stati una truffa.
La Troika ha colpito profondamente nella vita e negli affetti dei Greci, portando solo disperazione.

Dov’è finita la Grecia della speranza e dell’ottimismo, dei Kalimera sorridenti, che avevo conosciuto nel passato?
Non posso credere che il sorriso di quel popolo sia definitivamente spento, sconfitto dai signori della guerra in giacca e cravatta.

Anzi, sono sicura che, anche in Grecia, presto verrà il giorno della Liberazione da un’occupazione silente e maligna come questa e sono altresì certa che per fare in modo che accada, ogni paese europeo vi contribuirà. Dovrà farlo.
La Storia insegna, proviamo tutti almeno una volta ad essere scolari.
URAGANI, TERREMOTI E COLONIE AMERICANE

URAGANI, TERREMOTI E COLONIE AMERICANE

colonie-uragani

Immagine aerea degli esiti dell’uragano di Puerto Rico del settembre scorso

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra [MovES]

A settembre dello scorso anno, l’uragano Maria ha devastato Porto Rico, Stato associato agli USA ma non è tanto la natura a lasciarci sconcertati quanto come il paese delle libertà, dove tutto è possibile, a dispetto della narrazione differenzia i suoi stessi cittadini: sono tutti statunitensi ma alcuni più statunitensi di altri, quelli di Porto Rico sicuramente di serie b perchè abitanti di una delle colonie americane.

Puerto Rico, infatti, è stato trattato come si sono sempre trattate le colonie.
Il governo degli USA – di cui l’isola è uno stato associato senza diritto di voto – ha bellamente ignorato le richieste di aiuto.

L’uragano ha lasciato più di 3 milioni e mezzo di “cittadini statunitensi” senza l’approvigionamento necessario di cibo, acqua e carburante.

La tormenta di categoria quattro ha portato una quantità di pioggia senza precedenti e provocato inondazioni catastrofiche che hanno gravemente danneggiato la rete elettrica lasciando l’isola al buio.
Le autorità cos’hanno fatto? Hanno semplicemente avvertito che alcune aree del paese sarebbero potute restare senza energia per almeno 6 mesi.

Nonostante le richieste di aiuto delle autorità locali al governo statunitense gli aiuti hanno continuato a tardare ad affluire e le zone interne del paese sono restate isolate.

Nei giorni più drammatici dopo l’evento meteorologico, gli ospedali dell’isola hanno funzionato solo per i servizi essenziali, grazie a generatori diesel.

Circa 70 mila persone residenti nell’area della diga di Guajataca, fortemente danneggiata dal passaggio dell’uragano e a rischio di crollo, sono state costrette ad abbandonare le proprie case.

In tutto questo, in quei giorni il presidente Donald Trump si è pronunciato sul tema con un discorso criticato dai più per la scarsità di empatia che conteneva.
Inoltre con una serie di tweet il presidente è parso colpevolizzare la stessa Puerto Rico per la situazione che si è venuta a creare.

Puerto Rico in effetti ha sempre posseduto delle infrastrutture vetuste e in pessime condizioni e quando l’uragano si è abbattuto sull’isola, lo Stato si trovava già in situazione di default economico con un debito pubblico enorme pur appartenendo agli Stati Uniti.

Ma più ancora, in quei giorni tragici, il presidente Trump aveva persino annunciato che non avrebbe visitato l’isola, prima di diversi giorni.

Insomma, come sempre, le “colonie” devono essere trattate da “colonie”.

Dovremmo tenerlo a mente anche noi, visto che ormai l’Italia è di fatto una colonia della UE, cosa potrebbe significare continuare a rimanerlo e il terremoto del centro Italia di due anni fa, ne è un luminoso esempio, considerato che le baraccopoli sono ancora in piedi, che ben poco si è fatto e che dalla UE non si è proferito verbo (o intervento).

Siamo nella stessa condizione di Porto Rico e dovessimo trovarci ancora in emergenza, non dovremo aspettarci niente sia dalle amministrazioni locali impoverite dal patto di stabilità sia dalla UE che ci governa che i nostri soldi li deve regalare al sistema bancario e finanziario.

Da loro tecnocrati, quindi, niente. I paesi del sud Europa sono solo colonie e vanno trattate come tali: servono alla predazione e allo sfruttamento. Fine.

Fatto salvo, poi, ricevere il tempestivo aiuto della Russia che non aveva esitato un istante a inviare uomini e mezzi per far fronte alla catastrofe, specie quella nevosa che ha seguito il sisma estivo del sisma di Amatrice e Accumoli.

Meditate, gente, meditate…

GERMANIA: IL LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO

GERMANIA: IL LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO

germania

 

 

di Franco CAMERINI – Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

Questa che chiamano Unione altro non è che il solito, vecchio sogno della Germania di imporre la sua suprema razza, la sua cultura, la sua arrogante potenza sul Continente.

 

Ci hanno provato con le armi e gli è andata male, una volta, due volte, così hanno affinato le strategie.
Ora sono buoni, lavorano sodo, evitano di parlare di guerre, di conquiste, quello lo lasciano fare a noi, agli altri.

L’Europa che viene rappresentata dalla UE, è oggi uno scenario nel quale loro tedeschi del Bundestag creano ed impongono le regole per gli altri Paesi e solo loro vogliono e possono determinarne le sorti (Grecia docet).

Per portare a termine il nebuloso e macabro piano servono due cose (ricorsi storici):
una spalla forte e servile (la Francia di Macron si presta bene a svolgere il ruolo che fu dell’Italia fascista),
e l’autorità necessaria per intromettersi ed interagire nella Sovranità dei singoli Stati, per rendere innocue le Costituzioni degli stessi.

Il nostro referendum che ha di fatto sancito la disfatta del renzismo è stato il primo e importante tentativo per aggredire la Costituzione e limitarci ancora di più.
Fosse andato a buon fine, oggi come allora saremmo noi i fieri compari dell’armata di conquista tedesca.

La propaganda feroce che scatenano sui media crea un pensiero unico, che vede nel Dio mercato l’unica ragione di sopravvivenza della Società Civile moderna. Chi parla di Sovranità dello Stato è di destra e populista, e “populista” viene diffuso a reti unificate come una brutta parola.

 

Ma la Sovranità di un popolo è sacrosanta.
Ed è sancita dalla Costituzione addirittura all’art.1, quella Costituzione che JP Morgan ha definito troppo socialista e che impedisce la predazione definitiva del nostro Paese da parte delle oligarchie finanziarie globaliste.

Quella Costituzione che abbiamo difeso votando NO! al referendum del 4 dicembre e che difenderemo ancora.
Germania, sei all’ascolto di queste parole?

 

Ora è il momento di rimettersi a ragionare, di guardare al di là degli slogan e della propaganda, perché l’emergenza non è Salvini in sè e per sè, non sono i Rom, o gli immigrati pur essendo un problema nella non gestione e nel non governo da parte delle Istituzioni: queste sono solo armi di distrazione di massa, sono scaramucce usate ad arte per fomentare la guerra tra poveri che servono a distogliere l’attenzione da ciò che qualcuno decide per determinare il nostro futuro.

Sveglia, signori, il Quarto Reich è alle porte!

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