G8 DI GENOVA: NOI NON DIMENTICHIAMO

G8 DI GENOVA: NOI NON DIMENTICHIAMO

Diaz Genova

di Bruno DELL’ORTO

Tra circa un mese saranno sedici anni da quel tragico G8.

Un incubo che ha per oggetto la sospensione totale dei diritti civili, ora nuovamente sanzionata dalla Corte Europea di Strasburgo,  sino a rendere Genova, durante quei quattro giorni, tale e quale ad una zona franca, blindata, impermeabile ai principi ed all’agire di uno Stato di Diritto.

Pinochet, Videla e Somoza uniti non avrebbero potuto meglio fare di quei Berlusconi, Fini e Scajola politicamente rei, nella migliore delle ipotesi, di aver instaurato un clima favorevole al verificarsi di quei crimini.

Ma l’autentica beffa indegna si concretizzò nel proseguo della vicenda, quando si videro addirittura premiati, nella sostanza, gli attori di quei giorni; sia quelli che effettuarono concretamente operazioni da bassa macelleria messicana, sia coloro che ricoprivano alte cariche e che avrebbero dovuto assumersene la responsabilità.

Una per tutte, rammento l’incredulità nell’apprendere della nomina di quel De Gennaro, a quel tempo capo della Polizia di Stato, alla presidenza di Finmeccanica!

Un altro aspetto da considerare tristemente, poi, è quello che riguarda gran parte di una società civile, talmente poco informata e partecipante ai fatti del Paese, da riuscire ancora oggi a produrre opinioni qualunquiste, superficiali, completamente scorrelate dalle oramai acclarate fattualità, e che suonano come un vero e proprio insulto rivolto alle vittime di quei giorni

BANCA INTESA E IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE

BANCA INTESA E IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE

Proposta che non si può rifiutare

di Giuseppe MASALA

E dunque la proposta di Banca Intesa – “di quelle che non si possono rifiutare”, direbbe Don Vito Corleone – per salvare Popolare di Vicenza e Veneto Banca è arrivata, ufficialmente oggi, sul tavolo del governo.

Proveranno a spiegarci che si tratta di un salvataggio sulla falsariga di quello fatto in Spagna da Santander nei confronti del moribondo Banco Popular.

Falso, le cose sono diverse.

Santander si è sì impegnato a salvare Popular pagando un euro ma si è presa tutta la banca, comprensi gli asset tossici ed è costretta a lanciare un aumento di capitale da 7 miliardi, mentre Banca Intesa è disposta a pagare un euro per prendersi solo la parte buona (rete commerciale, titoli di stato, crediti in bonis, ecc.) delle due venete e lasciando ad una bad bank l’onere di prendersi gli asset tossici (crediti inesigibili, partecipazioni azionarie di dubbio o nullo valore, ecc.). Bad Bank che verrà finanziata – inutile dirlo – con miliardi pubblici e con i soldi degli obbligazionisti subordinati che non rivedranno nulla dei loro risparmi.

Una proposta che sa tanto di cappio al collo e che fa leva sulla paura dei politici di dover dichiarare in maniera conclamata la bancarotta incenerendo anche i risparmi in conto corrente sopra i 100 mila euro e le obbligazioni ordinarie (oltre alle subordinate).

Quindi molto meglio – per i politici non certo per lo Stato – provare questa strada. Poi per anni ci diranno che viviamo sopra le nostre possibilità, mentre in realtà stiamo pagando i disastri di Lorsignori.

Non basta, nella proposta capestro di Banca Intesa c’è una pretesa che non ha riscontro a mia memoria: la richiesta di “un quadro normativo” che garantisca la banca lombarda da qualsiasi pendenza legale, presente, futura, certa o ipotetica.

Una proposta oltraggiosa per la democrazia, per il Parlamento e per un Governo degno di questo nome.

Chiedere ufficialmente delle leggi à la carte al Parlamento è una cosa che non è minimamente compatibile con una democrazia manco solamente formale. A questo siamo arrivati.

fonte: https://zeroconsensus.wordpress.com/2017/06/22/banca-intesa-e-il-salvataggio-delle-banche-venete/

IL NODO DELLA CREDIBILITÀ DI UN NUOVO SOGGETTO DI SINISTRA

IL NODO DELLA CREDIBILITÀ DI UN NUOVO SOGGETTO DI SINISTRA

miseria globale

di Fiorenzo MEIOLI

Oggi c’è un netto confine tra due linee: la competizione del mercato rispetto alla giustizia sociale.

La destra, il Pd, ritengono legittimamente che una risposta alla crisi vada ricercata dentro al neoliberismo, attraverso politiche di riduzione della spesa pubblica, con la “svalutazione” del lavoro e del welfare, attraverso investimenti in opere faraoniche, con le privatizzazioni e tanto altro ancora.

La sinistra, a mio avviso, alle rigide regole del mercato dovrebbe contrapporre la giustizia sociale, il lavoro dignitoso, non rinunciando a proporre investimenti in educazione, sanità, welfare e soprattutto avviare una politica per una più equa ridistribuzione della ricchezza.

Quindi, un nuovo soggetto politico della sinistra non può nascere alleandosi con chi ha “sposato” culturalmente e politicamente il pensiero neoliberale.

Ma soprattutto a sinistra si deve prendere atto che l’Italia fa parte oggi di un assetto europeo basato sulla competizione del mercato, l’esatto contrario di ciò che invece recita la nostra Costituzione alla quale pensiamo come punto di riferimento.

Se la sinistra non affronta questo nodo politico, come, ad esempio, si debba riconquistare una quota di sovranità in tema di politica economica e sociale, senza fare chiarezza sulla moneta unica che si è trasformata in uno strumento della vittoria del neoliberismo, nessun progetto a sinistra avrà unità e credibilità.

IL MITO DI UNA SINISTRA UNITA CHE PER FAR MASSA SNATURA LA PROPRIA ESSENZA MI FA ORRORE

IL MITO DI UNA SINISTRA UNITA CHE PER FAR MASSA SNATURA LA PROPRIA ESSENZA MI FA ORRORE

Pseudosinistra

di Bruno DELL’ORTO

La “voglia di seggiola” che impone di esser tanti, a qualsiasi costo, come unico punto d’arrivo, mi sgomenta

Ammorbidire determinati princìpi, smussarli, fin rinnegarli per immolarli ad una logica di facile consenso, mi pare più in linea con logiche aziendali che con la ricerca di una nuova sistemica visione, improntata ad equità e giustizia

Arrivare lì, a qualsiasi costo, coalizzarsi con chiunque, per contare di più, diviene funzionale a logiche che hanno determinato prima e reiterato poi, negli ultimi decenni, aberranti gattopardesche realtà.

Scarrocciare deviando da una rotta naturale mediando su assiomi fondamentali, irrinunciabili per potersi dichiarare di sinistra, rappresenta pratica deleteria per la sinistra stessa, ma ciò che è più grave per chi dovrebbe essere da questa tutelato.

La rinuncia momentanea quindi a contare di più, in questa logica, è cosa nobile, l’isolamento per non andare oltre una fisiologica mediazione per finire fin sulla riva opposta, personalmente mi riempie di orgoglio, il tendere all’equità, alla giustizia alla tutela del debole, per quanto faticosa possa rivelarsi, rende gli sforzi, ai miei occhi, degni di essere prodotti.

Ed alla fine della corsa, ne sono certo, ci sarà una parte importante dell’elettorato che capirà dove collocarsi, che prenderà coscienza di chi davvero sta al suo fianco per far valere i diritti di base, quelli che restituiscono dignità al cittadino e condizione umana ad ognuno di noi…

ATTUARE LA COSTITUZIONE? MOLTO BENE. E ALLORA PENSIAMO A COSA FARE COI TRATTATI UE CHE VANNO CONTRO DI ESSA

ATTUARE LA COSTITUZIONE? MOLTO BENE. E ALLORA PENSIAMO A COSA FARE COI TRATTATI UE CHE VANNO CONTRO DI ESSA

Come uscire dall'euro

di Fiorenzo MEIOLI

Senza la capacità di rimettere in discussione la relazione fra Italia, eurozona ed Unione Europea, sarà complicato costruire una sinistra in grado di rimettere al centro il lavoro come recita la nostra Costituzione e di superare il centrosinistra degli ultimi 30 anni.

L’Art.1 della nostra Costituzione dice che “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” che sostanzialmente vuol dire che il lavoro costituisce l’interesse fondamentale, compresa la sua dignità.

E’ una chiara presa di posizione verso gli interessi dei più deboli, perché i più forti, pensavano i nostri Costituenti, a tutelarsi sono in grado da sé.

Insomma, a sinistra si deve prendere atto che l’Italia fa parte però di un assetto europeo basato sulla competizione del mercato, l’esatto contrario di ciò che invece recita la nostra Costituzione alla quale pensiamo come un punto di riferimento.

Se la sinistra non affronta questo nodo politico, come, ad esempio, si debba riconquistare una quota di sovranità in tema di politica economica e sociale, senza fare chiarezza sulla moneta unica che si è trasformata in uno strumento della vittoria del neoliberismo, nessun progetto a sinistra avrà unità e credibilità.

EUROPARLAMENTARI: AUSTERITÀ A SENSO UNICO

EUROPARLAMENTARI: AUSTERITÀ A SENSO UNICO

Gli sprechi della UE

di Giuseppe SALERNO

E POI SCOPRI CHE L’UE HA ORGANIZZATO UNA “CONFERENZA” IN UN HOTEL DI LUSSO ALLE ISOLE FIJI. E CHIEDONO A TE L’AUSTERITÀ.

Gli europarlamentari, se da un lato impongono a tutti i cittadini UE le loro politiche di austerità, dall’altro lato non badano a spese, quando si tratta di avere privilegi che i comuni mortali possono solo sognare. E’ per tale motivo usiamo il termine parassiti per descriverli.

A tale proposito è interessante notare come l’anno scorso gli europarlamentari hanno speso la bellezza di 10,4 milioni di sterline (12 milioni di euro) per viaggi in prima classe più 1,2 milioni di sterline (1,5 milioni di euro) per i loro assistenti e tale spesa corrisponde a una cifra media per ogni europarlamentare di 26.500 sterline (29mila euro).

Ovviamente questa è solo la punta dell’iceberg visto che le spese di questi parassiti non finiscono qui.

Infatti l’anno scorso 45 eurodeputati hanno speso 853mila sterline (1 milione di euro) per una conferenza di tre giorni alle isole Fiji tenuta al Grand Pacific Hotel in Suva, un albergo 5 stelle con vista mare e pranzo vicino alla piscina.

Un caso isolato?

Naturalmente no, visto che lo stesso anno 46 europarlamentari hanno speso 355.409 sterline (400mila euro) per una conferenza a Panama, 25 sono andati in Armenia a Yerevan spendendo 176,729 sterline (200 mila euro), 11 sono andati a Città del Messico per un costo di 124,765 sterline (140mila euro) e 17 sono andati a Washington spendendo 96.968 sterline (110mila euro).

Tutto questo è avvenuto nonostante i parlamentari europei siano strapagati visto che hanno uno stipendio annuo di 69mila sterline (77mila euro) più generosi rimborsi spese, più laute pensioni e anche 268 sterline (290 euro) al giorno di diaria che si riceve sono per essere presenti ai vari dibattiti.

Se questo non fosse già abbastanza grave la proposta di bilancio europeo fatta per l’anno successivo prevede aumenti di spesa per i burocrati europei (ma non per gli europarlamentari).

Questa notizia è stata riportata dal Daily Mail il quale non ha nascosti il suo disgusto per questo colossale spreco di denaro e gli euroscettici britannici non hanno perso occasione per usare questa storia come giustificazione per uscire dalla UE.