ANTIFASCISMO MILITANTE COME ELEMENTO DISCRIMINANTE

ANTIFASCISMO MILITANTE COME ELEMENTO DISCRIMINANTE

 

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale MovES

L’antifascismo è una discriminante fondamentale nella Costituzione italiana, ma soprattutto dovrebbe esserlo in tutti i partiti che ci rappresentano.

Sono figlio di un deportato militare italiano, un IMI, uno di quelli che rifiutò di firmare per la RSI rischiando la morte per fame o per fucilazione.

Mio padre era un carrista reduce da El Alamein, tragico teatro di guerra in cui gl’italiani furono trascinati dalla follia mussoliniana, con le pezze ai piedi (quelle vere, attorcigliate attorno alle caviglie) e carri armati risibili se confrontati con quelli “nemici”.

Riuscì a scampare a quell’inferno, ma l’8 settembre venne deportato in un lager satellite di Auschwitz, in territorio polacco, a fare il più temuto e pesante dei lavori: il MINATORE.

Ampia letteratura in merito è stata stilata e raccolta da Primo Levi, anch’egli reduce da simili inferni. Mio padre non si suicidò come lui, ma la sua vita fu segnata per sempre, nel fisico e nel morale, da quei due terribili anni.

Non posso assolutamente tollerare che qualcuno oggi dica “pacifichiamo”, perché HO VISTO COI MIEI OCCHI cos’è un uomo reduce da quell’inferno in terra.
Per questo non lo voglio più. PER NESSUNO. MAI.

L’antifascismo militante dev’essere sempre più forte e chiaro, per impedire che i negazionisti di CasaPound riprendano fiato.

NO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 28 OTTOBRE A ROMA!!!

INGEGNERIA ELETTORALISTICA CONTRO DEMOCRAZIA

INGEGNERIA ELETTORALISTICA CONTRO DEMOCRAZIA

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

Mentre il Paese crolla sotto al peso della scure che taglia tutto ciò che è occupazione e tutto ciò che appartiene allo Stato, quindi tutto ciò che è pubblico, invece di tornare alla Politica, si continua a rivolgersi all’ingegneria elettoralistica, con l’idea che possa servire sia come calcolo strutturale sia come fonte di cambiamento strutturale.

Nel mentre, anche il governo compie lo stesso percorso di ingegneria. Politica questa volta, quindi ancora più perversa.
Così siamo davanti ad un altro atto di forza. Un altro attacco all’impianto democratico del Paese.
Questa la realtà, ovvero un sistema di potere che si trincera conscio di non poter più controllare a suo piacimento il consenso.

La violenza contenuta in questo insulto alla Costituzione e alla democrazia italiana, è immane.
La agisce un governo che sa di essere nel pieno solco del dettato delle oligarchie neoliberiste che vogliono che il potere si concentri in poche mani perfettamente gestibili dal sistema stesso.

A questo serve un governo farlocco di nominati. A questo serve devastare la Scuola Pubblica che rischia di essere troppo sapere e troppo pensiero critico destinato alla massa.
Questo è un sistema di potere che preferisce non rischiare, vista la Storia della sinistra italiana più di quella di altri paesi europei.

Eppure c’è ancora chi si definisce di sinistra, nelle nuove entità politiche di questa parte, che vagheggia improbabili coalizioni – scambiandola per unità della sinistra quando è tutt’altro – proprio con chi è completamente inginocchiato al sistema da anni, ormai, tanto aver consentito l’abolizione dell’art.18 e il Jobs Act o la riforma Fornero e tanto altro di peggio e innominabile.

Il tutto sempre e comunque nella logica dell’ingegneria elettoralistica come arma di distruzione di massa da parte del sistema.
Neanche che, 70 anni di Storia dal 19948 ad oggi, avessero mai dimostrato COSA REALMENTE necessiti per  dare realmente fastidio al potere.

Si chiama POLITICA, non governabilità e nemmeno ammucchiate elettorali che danno voti ma NON cambiamento, solo perchè gli spin doctor della comunicazione confermano il dato numerico.

E si chiama SINISTRA DI CLASSE, cioè una rappresentanza politica degna del suo nome verso tutte le masse che in questo momento sono sotto il tallone di ferro del neoliberismo, del capitalismo finanziario e delle élite che hanno in pugno la vita di miliardi di persone.

Questa che si definisce sinistra, mantenendo una posizione moderata e che per nulla preoccupa il sistema, dovrebbe però rileggersi quanto dichiarato da Matteo Renzi pochi giorni fa alla Direzione del PD, passata sotto silenzio anche nei social media:

“Nostro avversario non è chi se ne è andato”…

Compagni ma un DUBBIO non vi viene dinnanzi ad una simile dichiarazione?
Non nasce il sospetto che si stia verificando UN’ALTRA volta quello che abbiamo visto accadere di volta in volta?

Mesi fa il MovES ha affermato che la mossa di Bersani e D’Alema di uscire dal PD per fondare Art.1-MDP et similia, altro non era che quello che nella politica americana viene chiamato “TICKET”, ossia far credere di essersi smarcati da una certa compagine o da una certa area politica, unicamente per intercettare lo scontento, salvo poi prendere i voti che permetteranno a quella forza di entrare in Parlamento e usarli a beneficio dei soliti noti, con la solita argomentazione di rito per imbonire l’elettore ormai ulteriormente scornato dalle politiche del PD.
Possibile non capirlo?

Intanto ci troviamo messi così e in piazza, ieri, contro la fiducia sulla legge elettorale, da una parte Sinistra Italiana e altre forze, mentre dall’altra il M5s.
Ma almeno in difesa della democrazia non valeva la pena di fare, ieri in piazza, NOI, un’ammucchiata stile referendum del 4 dicembre, mirata alla causa che poi tanto male non avrebbe fatto?

Insomma, permetteteci – senza alcuna pretesa di superiorità da parte nostra – di dire che in una certa area della sinistra sedicente tale, il caos regna sovrano.

Eppure basterebbe tanto poco davvero per capire che definirsi sinistra è ben altro che formare improbabili coalizioni che operano solo della bassa ingegneria con chi ha tradito il mandato degli elettori, con chi ha generato la macelleria sociale e l’ha permessa.

Cari Compagni, Sinistra è andare CONTRO tutto questo, è tornare ad intepretare le istanze di chi non ha più nulla ed è solo contro al sistema, motivo per cui lo subisce e non si ribella, di chi ha perso il lavoro, di chi sta pagando il prezzo proprio a causa di quelli con cui vi alleerete.
Meditate, Compagni, meditate…

 

 

PIÙ PIAZZA, MENO SOCIAL!

PIÙ PIAZZA, MENO SOCIAL!

 

di Franco DE IACOBIS

Il combinato disposto tra proposta di legge relativa al bavaglio alla rete, i recenti provvedimenti di Minniti-Kossiga e la fiducia posta alla Camera sulla legge elettorale fanno sì che si stia scoprendo il vero volto di questo regime sempre più sfrontato, debole e violento.

Eh sì, perché uno Stato forte non ha bisogno di misure repressive simili.
Né di tristi figuri ormai al tramonto come Fassino, mandato allo sbaraglio in tv dal suo capomanipolo, dopo una resistibilissima ascesa (per mancanza di leader migliori) nel PCI-PDS prima e nel PD poi.

Oggi va a spendere quel po’ di fiato che gli rimane perorando la causa di un indifendibile PD al soldo di Renzi e dei suoi referenti finanziari.

E’ ora di far riecheggiare vecchie/nuovissime parole d’ordine: “Ribellarsi è giusto“, “Ci volevate schiavi, ci avrete ribelli“.

NON E’ PiU’ PENSABILE RIMANERE DIETRO LO SCHERMO DI UN PC A DIGITARE SLOGAN.
E’ LA PIAZZA CHE CI ASPETTA.

Poi torneremo al pc, ma ora è la piazza il nostro cammino naturale: insieme con gli operai dell’ILVA, con i migranti “clandestini” (non si sa bene poi cosa intendano con questo termine), con gli ultimi della terra, con i diseredati, con le donne che hanno voglia di liberarsi da nuove catene che le assediano, con la middle class diventata categoria di nuovi poveri, buttata fuori dalle proprie case messe all’asta da banchieri avvoltoi, con i soldati morti di cancro da uranio impoverito, con i ragazzi che studiano in scuole fatiscenti, con i docenti che VOGLIONO rimanere a prestare il loro servizio in una scuola pubblica ormai indegna di questo nome, con i valligiani della Susa che si oppongono alla TAV, così come gli altri alla TAP.

MANIFESTIAMO in ogni occasione e modo possibili!
E’ tempo di tornare in piazza.
ORGANIZZAZIONE NELLA P.A., UN’ARABA FENICE

ORGANIZZAZIONE NELLA P.A., UN’ARABA FENICE

 

 

In risposta alla riflessione di Antonio Capuano, sulla condizione della Pubblica Amministrazione in Italia, proponiamo la risposta di un’iscritta al MovES che è dipendente della P.A. e che in poche battute ha tratteggiato un quadro a dir poco disperante.
Si colpiscono sempre i dipendenti facendoli passare tutti come lazzaroni impuniti e come privilegiati ma la condizione che vivono è davvero sconcertante, nel 2017.
Inoltre, quello che proprio risulta PIÙ che evidente, è la volontà di NON far funzionare la macchina pubblica a dispetto dei tanti proclami.
Si comprende benissimo, malgrado la sinteticità del testo, che la responsabilità è dei Dirigenti della P.A. se un dipartimento funziona e quando avviene che nessuno di essi è all’altezza del compito richiesto soprattutto dal nostro tempo è perchè a monte e non a valle, non c’è la volontà di farli funzionare.

Coordinamento MovES

 

 

di S.G.

L’organizzazione amministrativa è un’araba fenice, un sogno utopico.

Quando si viene assunti nella pubblica amministrazione, generalmente da giovani, ci si sente in grado di osare e di sfidare il sistema.

Finora il sistema ha vinto perchè, nonostante all’interno del suo corpo esistano conoscenze ed eccellenze, si riesce ad annullare tutto con l’apporto della BUROCRAZIA, braccio armato del sistema che gattopardesco  proclama grandi cambiamenti per poi poter lasciare tutto come prima e peggio di prima.

Quando si parla di Italia digitale, ad esempio, viene sinceramente e teneramente da ridere se, all’interno della struttura, ogni dipartimento informatizza con il suo linguaggio che NON DEVE parlare con gli altri.

Dove si assumono tutti dirigenti e il lavoratore sta senza fare niente e il suo collega della stanza di fronte non sa a chi dare i resti ma non ci si può spostare perchè il numero è importante.

Il lavoratore è un numero ed una pedina su una scacchiera su cui si gioca a Risiko. 

E poi che dire dell’anticorruzione? Rotazione ogni due anni ma solamente di alcuni settori, di alcuni lavoratori e con criteri che servono solo ad intralciare il lavoro ed il buon funzionamento dei servizi.

Una notte al museo con Franceschini? Ah behh, io ci andrei ma me lo dovete tenere fermo!

BAVAGLIO ALLA RETE? FORSE, MA NON ALLA RIBELLIONE!

BAVAGLIO ALLA RETE? FORSE, MA NON ALLA RIBELLIONE!

 

 
di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile – MovES
Il caro Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, da tanti ritenuto inconsistente, è pronto a mettere il bavaglio all’informazione in rete.
La notizia è passata MOLTO in sordina, attutita e addirittura nascosta da chiacchiere ininfluenti con cui il sistema induce molti a parlare per distrarli, vedasi le dichiarazioni di Boschi sulla retribuzione delle calciatrici et similia.
Anche mentre scrivo (poco oltre le 2.30 del mattino), dopo aver cercato riscontri in rete anche presso le agenzie, la notizia di quanto possa esser accaduto ieri, non appare.
 
Infatti, giusto ieri in Senato, il nostro amato Gentiloni, ha tentato di far approvare il disegno di legge che introduce livelli di censura alle informazioni circolanti su Internet e sui social ma anche che tenta di ufficializzare (legittimare) la schedatura di massa sul web.
Come sopra esposto, non so come sia andata ma posso intuire comunque alcune cose.
 
Per esempio LOGICO pensare che questo tipo di proposta sarà gradita ad un ampio schieramento di forze.
Credo sia superfluo che ne elenchi le ragioni.
 
Chiunque detenga il potere, chiunque lo ambisca e chiunque viva nel suo cono d’ombra, se proprio non spera in questa legge, comunque non si dispiacerà poi molto se verrà approvata.
Di fatto essere sempre sotto ai riflettori e quindi soggetti a critica, di sicuro non è il meglio che si addica a qualunque forma politica non proprio coerente o cristallina nel pensiero e nell’agire che così sa di essere esposta perchè è sempre solo questione di tempo e di opportunità che qualcuno ci faccia sapere cosa si vuole nascondere.
 
Mai come oggi sappiamo quanto il potere, in sè e da sempre, usi sistemi comunicativi per acquisire CONSENSO.
Le voci critiche che, pur con grande fatica, riescono a destare dal torpore qualche coscienza, sono un grosso fastidio e fino a che ne rimarrà anche solo una, nessuno può sentirsi in salvo tra chi muove le file del sistema.
 
Dopo aver drogato l’informazione forse come solo Goebbels aveva fatto prima d’ora, dopo aver messo la maggioranza dei giornalisti in posizione prona con le labbra sulle scarpe del padrone del vapore, non contenti del fatto che neanche le fake-news, neanche i troll, neanche la creduloneria di molti, neanche gli haters hanno fermato l’informazione, ecco che siamo alle misure repressive.
 
Non siamo degli illusi, sappiamo che basta usare la rete, basta comprare su Amazon, basta usare Google Maps per essere tracciati e individuati, quindi niente di nuovo sotto al sole in questo senso, ma la novità vera è che adesso il nostro governo ha l’ardire di dichiararlo all’universomondo che ci imbavagliano e tracciano.
Se da un lato la situazione è tutt’altro che rosea, dall’altro però viene da pensare che se arrivano al bavaglio, è perchè cominciano a temere qualcosa e per questo, mi sento anche di dire, SMETTIAMOLA di dare più potere di quanto ne abbia chi sta sulle nostre teste come il giogo sopra al collo dei buoi: HANNO PAURA.
È dimostrato dai FATTI che, in politica, quando una particolare azione o un modo per comunicare non rappresentano un fastidio al sistema, questi se ne infischi bellamente e lasci fare.
 
Ma se si arriva alla repressione, allora vuol dire che il giro di vite è contestuale ad un pericolo che senza tanto andare a scavare è molto probabile sia legato alla perdita di CONSENSO e quindi il potere avverte l’insicurezza di tale passaggio.
 
Giusta pertanto la nostra preoccupazione ma al tempo stesso, sursum corda, popolo italiano che navighi nel web!
Il sistema ci sta dicendo cosa teme e, dunque, ci fornisce un’arma con cui colpirlo.
 
Quindi, invece di farci intimidire, usiamola contro di lui, appropriamoci dei suoi sistemi e colpiamo anche noi che siamo TANTI più di chi ci sta strangolando, difendiamo il nostro diritto di informazione!
 
E soprattutto, smettiamo di fare sempre lo stesso errore, di attuare le sempre le stesse dinamiche, di strutturare sempre la stessa sottovalutazione dell’avversario perchè forse è ora che cominciamo a guardare il nemico da un’altra angolazione, anzi, è ora che lo guardiamo bene in faccia!
 
Gentiloni non è innocuo solo perchè lo percepiamo come tale a causa di quella sua scriminatura che unitamente all’espressione dello sguardo, ne fa apparentemente un seminarista mancato e sempre pronto a dire solo sì. NON lo è, almeno quanto Renzi non è uno stupido e incapace.
Dal loro punto di vista sono stati capacissimi, visto che cos’hanno imposto al popolo italiano.
 
I veri incapaci siamo stati noi (almeno chi non ha usato il proprio pensiero critico per andare oltre la narrazione creata ad arte) che ci siamo accaniti sui personaggi da teatro dei burattini senza mai voler andare a vedere chi fosse il burattinaio su quel fondale nero.
 
Ma adesso abbiamo un’opportunità in più: SFRUTTARE gli strumenti che usa il sistema CONTRO di noi come diverranno sempre di più i social media, per far circolare quanto più possibile e quanto più velocemente, NON solo le informazioni ma anche le parole d’ordine: LOTTARE, RESISTERE, CAMBIARE, VINCERE!
E aggregare…e organizzarsi…e AGIRE!
 
E sì, perchè come ogni sistema, anche questo si può sconfiggere, checchè ne dicano i disillusi, i delusi e i rassegnati o quelli che passano la vita a dissertare di complotti.
TUTTO si può FARE.
Serve solo avere un buon progetto insieme a determinazione e volontà di CAMBIARE.
 
Cambiare, però, NON arredarsi la cella seguendo il solco dei vari partitucoli e schieramenti usciti dalla costola del PD che, per propri scopi di tipo elettoralistico e personalistico, ancora inseguono una politica che, MORTA e DECOMPOSTA, vaga in cerca di interpreti.
 
Cambiare, laddove residui un brandello di coraggio del sollevare la testa e dire NO!
Ma un fermo NO! anche a chi favorirà questa legge bavaglio per convenienze mentre se ne dice contrario, a chi parla ma non agisce, a chi, in pratica, fa da imbonitore di una larga fascia di persone – mistificando su nomi, definizioni, proclami e mancate azioni – ad un sistema di potere di cui ha comunque bisogno per poter esistere come entità politica che si autoperpetua.
E anche qualora dovessero riuscire ad imbavagliarci qui sulla rete, nessuna paura di quello che avverrà con questo provvedimento.
Gentiloni potrà anche imbavagliarci su Internet ma se quel lembo di coraggio residua ancora in tanti di noi, se sapremo metterlo a frutto, a nulla servirà il bavaglio, perchè noi abbiamo le strade, abbiamo le case, abbiamo i luoghi di lavoro dove andare a portare le nostre azioni e le nostre voci.
Anzi, LÀ, già siamo e saremo!
E, se vorranno fermarci, dovranno venire a prenderci.
Dovranno dichiarare al mondo che siamo sotto dittatura.
 
Noi li aspettiamo in quelle strade ma sappiano però, che non saremo soli ad attenderli e saremo tantissimi.
Allora sì, allora vedremo chi è realmente più forte, perchè potranno chiuderci la bocca ma, le nostre idee, davvero non moriranno mai.

Oggi, ancora più di ieri.

UNA NOTTE AL MUSEO CON FRANCESCHINI E I SUOI FANTASMI

UNA NOTTE AL MUSEO CON FRANCESCHINI E I SUOI FANTASMI

 

di Antonio CAPUANO – Coordinatore Nazionale del MovES

Una notte al Museo: Franceschini, i Direttori e i fantasmi di una Pubblica Amministrazione allo sbando.

Aveva fatto scalpore qualche mese fa la vicenda delle nomine dei Direttori di alcuni dei maggiori Musei nazionali, con l’incarico affidato a soggetti stranieri e l’impugnazione del verdetto presso il Tar del Lazio, da parte di uno dei soggetti esclusi con conseguente annullamento delle nomine stesse.

Adesso in vista della sentenza del Consiglio di Stato in merito attesa per il prossimo 26 ottobre e della polemica scoppiata in merito ai concorsi universitari pilotati, il tema della inefficienza della Pubblica Amministrazione torna più che mai d’attualità.

Quello che deve essere chiaro è che urge con forza una netta inversione del paradigma dato che la corruzione non è la causa dell’inefficienza del sistema, ma ne è l’effetto e finchè non si comprenderà questo, continuando genericamente a fare campagna elettorale sulla lotta alla corruzione, allora nel concreto non cambierà mai nulla,

Infatti se ci si limita a dire di voler combattere una generica corruzione, senza però intervenire strutturalmente riformando un settore pubblico che la facilita in tutte le sue infinite declinazioni, allora resta la mera propaganda elettoralistica e nel concreto non si aiutano i Cittadini schiacciati tra un fisco opprimente, i ricchi che evadono le tasse e uno Stato che non funziona.

Per cambiare un sistema e tutte le degenerazioni che esso crea, come appunto la corruzione, bisogna conoscerlo a fondo in tutti i suoi aspetti e non limitarsi ad una narrazione strumentale e meramente politica dei fatti, come avvenuto ad esempio appunto nella vicenda dei Musei.

Una Pubblica Amministrazione efficiente e funzionale poggia su 5 punti cardine: Efficacia, Economicità, Pubblicità, Trasparenza e un impianto normativo solido, se manca anche uno solo di questi si presta il fianco a corruzione, incompetenza e pericoli di varia natura e pansate cosa accade se, come nel nostro sistema, queste voci mancano praticamente tutte.

Accade che un Ministro dei beni culturali faccia confusione, ponendo in nullità nomine apicali e paralizzando un settore strategico chiave come il turismo e che il nostro sistema universitario lasci scappare le sue eccellenze all’estero riducendosi ad una mera rete clientelare fondata sul fitto scambio di favori, sul paternalismo e su un’incompetenza di comodo che si riflette drammaticamente sul livello della classe dirigente di questo Paese.

La soluzione non può semplicisticamente risiedere nelle privatizzazioni selvagge ovviamente, perché lavarsene le mani e cedere ai privati settori chiave per la qualità della vita dei cittadini quali Sanità, Cultura, Istruzione etc. abbandonando così al proprio destino le classi più disagiate e deboli, sarebbe l’ultimo grande favore alle destre e il vero punto di non ritorno per una Sinistra che sia sostanzialmente tale e non usi invece una certa nomenclatura classica solo per ragioni di comodo.

Un Paese civile e un Popolo felice, non possono prescindere da una macchina Statale che coinvolga il cittadino, lo supporti e lo tuteli a tutti i livelli in modo efficiente e trasparente, va da sè che un cittadino che senta lo Stato come un fedele alleato e non come un nemico pronto a pugnalarlo alle spalle, sarà anche più propenso ad adeguarsi al sistema, anziché eluderlo in maniera poco lecita.

Lavorare sulla causa, è l’unico modo per prevenire davvero l’effetto, soprattutto in un momento storico in cui la gente ha bisogno di risposte concrete ai problemi e non scappa più via appena sente gridare al lupo,

La linea sottile tra uno Stato efficiente e uno Stato allo sbando, passa dalla considerazione del proprio interlocutore di riferimento, dato che il cittadino se rispettato collabora, mentre il suddito prima o poi, inevitabilmente si ribella.