GIALLOVERDI BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI MA…

GIALLOVERDI BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI MA…

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di Giuseppe MASALA

 

Come fa notare il buon Pasquale Cicalese nel programma dei gialloverdi vi è anche l’abrogazione di quella che di fatto è la legalizzazione del patto commissorio (Il patto commissorio è l’accordo con il quale si conviene che, in mancanza del pagamento di un debito nel termine fissato, la proprietà della cosa posta a garanzia dell’adempimento passi al creditore, ndr) voluto dal governo dei buoni e responsabili del PD a vantaggio dei loro amici delle banche dei pezzi di carta.

Il PD dall’alto della sua Bontà ha infatti permesso che debitore e creditore si mettano d’accordo (inutile dire chi è parte forte del patto tra la Banca e un piccolo artigiano) affinché il bene dato in garanzia passi di mano in caso di mancato pagamento delle rate del debito dal debitore al creditore senza passare per l’Autorità Giudiziaria.

Certo, è previsto che il creditore dia la differenza tra il debito e il valore del bene al debitore. Ma siccome a questo mondo è tutta una questione di valutazione è chiaro che il creditore tenderà a sottovalutare il valore del bene in sostanza derubando il debitore e deprivandolo del suo patrimonio.

L’autorità giudiziaria valutava che questo non accadesse.
Ora, grazie ai governi del PD le banche avranno mano libera ed essendo parte forte faranno a pezzi i debitori che magari si vedranno deprivati di un bene x dato in garanzia e del valore di 100 per ripagare un debito di 30. Basta che il bene sia valutato 35.

Questo abominio al di fuori di qualunque civiltà giuridica vuole essere abolito dai gialloverdi brutti, sporchi e cattivi.
Ovviamente il mondo finanziario è entrato in fibrillazione visto che le banche stanno vendendo crediti inesigibili o incagliati ai fondi avvoltoio perché garantiti da beni. Si tratta di un mercato da 350 miliardi di euro.
E il PD lo ha ben agevolato togliendo la vigilanza dell’autorità giudiziaria a tutela dei debitori….mi pare un fatto che spiega tante cose.
FLAT TAX??? PAROLE PAROLE PAROLE…

FLAT TAX??? PAROLE PAROLE PAROLE…

parole-flattax

 

di Andrea SAVONITTO

 

Parole, parole, parole…e continuano a mettercelo. (….proprio lì!)

Un modello corrente di FLAT TAX esiste già e prende il nome di Contributi INPS che indipendentemente dal Fatturato come base sono uguali per tutti “i piccoli” commercianti! E se non fatturi (perché non lavori!) li paghi comunque.

Che tu abbia un BAR in un centro commerciale con 200.000 passaggi giornalieri o in un piccolo villaggio di montagna dove passano due anime squattrinate al mese (se non piove!) e si bevono un bianchino lasciando da pagare, tu ti paghi comunque, a prescindere, i tuoi 300 €/mese (!), 900 a trimestre…3600 all’anno.
In più parti da un imponibile forzatamente PRESUNTO e obbligatorio, iniquo e vessatorio.

Se non accetti il compromesso di dichiarare più di quel che ti gira, le aliquote salgono…
Così le piccole attività storiche di paese vengono strangolate e spremute fino alla tomba!

E metti caso se volessero nascerne nuove, creando servizi e implementando redditi marginali e compositi tra agricoltura, sport e cultura locale? Nisba…Nessun incentivo…A compensare un DISAGIO evidente!
Nessun riguardo.”Che ci stai a fare lì in mezzo alle capre?

Le Montagne (intese come valli, comunità frazionate e non solo cime…meglio specificare!) costituiscono l’80% del territorio nazionale e si sono spopolate negli anni perché non producono più “reddito”.
Ma c’è una intera economia frugale che potrebbe sopravvivere se realmente lo si volesse; se si capisse che 900 €/mese netti (dando per valida una esosa stima al 30% del “doveroso” versamento pensionistico, uguale ai 300 euri citati!), nelle piccole realtà non li vede nessuno.

A meno tu non sia sulle piste da sci o su una arteria di grande passaggio o sulla via migliore per la cima famosa. E può non bastare.
Questo è il Modello che piace a chi ne ha tanti e vuol pagare come chi ne vede pochi.
E’ il caso di dire: PENSACI cojone (licenza poetica assolta) quando voti, per chi voti e che cosa ti si propone!!

E ciò senza citare i maggiori oneri per servizi inesistenti, accessibilità disagiata, costi energetici superiori ecc ecc ecc
Tutto questo è comprovato dalla storia politica degli ultimi 50 anni: NON GLIENE FREGA UNA MAZZA A NESSUNO.
Fuck!🖕

Allora, facciamo così: se tu PRESUMI io abbia un reddito “tale” a questo punto, ME LO GARANTISCI! (non alla maniera grillina s’intende!).
Lo fai creandomi delle opportunità di lavoro SOCIALMENTE UTILI, spendibili sul territorio dove vivo.
Una partita di giro dove io restituisco, o tu trattieni, il giusto.
Forse, così il mondo civile, al di là delle tante parole e parole, può ricominciare a respirare. Forse…
DEBITO PUBBLICO E BATTAGLIA CULTURALE

DEBITO PUBBLICO E BATTAGLIA CULTURALE

debito-governo

 

 

di Giuseppe MASALA

 

Leggo gli Alti Lai e gli stracciamenti di vesti da parte di quelli bravi (per inciso, talmente bravi da aver portato l’Italia in dissesto e alla fame. Bravi, bravissimi.) per il punto del programma del possibile governo gialloverde dove si chiede che la BCE (per la verità la Banca d’Italia) annulli i titoli di stato che detiene nel suo portafoglio per abbattere (dal punto di vista numerario) lo stock del debito. La cosa viene vista da quelli bravi come se fosse una bestemmia, ovviamente.

Allora, andrebbero chiarite alcune cose.
La visione per la quale il debito pubblico sia un problema se supera il 60% del Pil è una visione che non ha alcun fondamento scientifico è solo una visione ed un costrutto come un altro. Accettabile o contestabile. E’ altrettanto evidente che ci siano altre visioni altrettanto accettabili e altrettanto contestabili.

Il tema è che i fautori di questa visione che io chiamo “mercatocentrica” ha vinto la battaglia culturale a partire dagli anni ’70 e influenzato la politica fino al punto di far diventare i propri costrutti e punti di vista programma di governo universalmente accettati (spesso senza essere compresi dagli elettori che hanno votato contro il proprio interesse).

Chiedere l’annullamento dei titoli di stato detenuti da Banca d’Italia non è una bestemmia: significa uscire da quel milieu culturale che è diventato egemone – come dicevo – dalla fine degli anni ’70 e che piano piano è riuscito ad imporre la propria visione mercatocentrica scalzando il sistema culturalmente altrettanto dignitoso e rispettabile fino ad allora egemone che era il frutto – in Italia – del compromesso tra cultura comunista e cultura cattolica.

Va detto che il sistema frutto del compromesso “cattocomunista” era un sistema più favorevole al lavoro (così come imporrebbe l’art. 1 della Costituzione peraltro) mentre il sistema mercatocentrico di derivazione liberale e sicuramente più favorevole al capitale e alle rendite, rispettabile per carità, ma chi decanta questo sistema non può avere la pretesa che la propria visione sia la Verità Immodificabile.

Per esempio in USA (ripeto in USA, non nella vecchia URSS o in Cina) lo Stato non paga interessi sui titoli detenuti dalla FED….inoltre la Fed deve fare politiche monetarie tenendo conto del tasso di disoccupazione e non solo del tasso di inflazione come pretende lo statuto della BCE che è ferocemente liberista più che in USA. E anche questa è una scelta politica figlia di una visione culturale.

Oppure ancora, fino agli anni 80 per tornare in Italia, avevamo un sistema bancario pubblico che acquistava i titoli di stato riducendo il debito pubblico ad una mera partita di giro lo Stato era debitore verso il sistema bancario che sostanzialmente era dello Stato stesso. Ovvero la tasca destra era in debito verso la tasca sinistra della stessa giacca dello stesso proprietario.
Peraltro vi era il controllo sui capitali espatriati all’estero.

Dunque il debito era tutto interno al sistema, alla comunità nazionale. Con gli evidenti benefici e infatti la spesa pubblica non era un problema (di problemi ce n’erano altri…. i problemi provenivano dalla Bilancia dei Pagamenti. Ma senz’altro il problema dello spread, dei mercati, del debito non esistevano).

A partire dagli anni ’70 e ’80 la vecchia talpa liberale si è messa a scavare e ha vinto la battaglia culturale imponendo le proprie visioni alla politica e in definitiva scassando il vecchio sistema imponendone uno mercatocentrico: mercati aperti, sistema bancario privatizzato (peraltro all’italiana con parziale feudalizzazione partitica grazie all’istituto orrendo delle Fondazioni Bancarie), controllo del debito (è chiaro che se le banche sono private e il tuo debito è trattato sui mercati esteri lo devi controllare se no ti consegni mani e piedi agli usurai).

In sostanza un sistema mercatocentrico che ha una sua dignità (a me fa francamente schifo e lo considero un crimine contro i popoli ma capisco che ad altri può piacere, per esempio ai miliardari e ai poveri cretini e inconsapevoli…tutti abbiamo cittadinanza e il diritto di esprimere la nostra opinione compresi i fessi che si danno la zappa sui piedi).

Ora, il governo gialloverde vorrebbe uscire dal solco ideologico (ripeto, solco ideologico non Verità Rivelata) del sistema mercatocentrico liberale proponendo l’annullamento dello Stock del Debito Pubblico in mano alla Banca Centrale.

Si può fare…nell’ottica di una determinata visione. Oppure si potrebbe chiedere di sterilizzarlo imponendo il tasso 0% o si potrebbe allungare la duration…insomma si potrebbero fare anche altre cose contro la logica del Dio Mercato.

Possono piacere o no dipende da quali interessi si prediligono (capitale o lavoro?).
In qualsiasi caso proporre questa cosa non è una bestemmia perché la visione mercatocentrica è una visione e non una Verità Rivelata.

Il discorso è che la gente non capisce perché è ormai indottrinata. Pensate che sui giornali si presenta un banale differenziale tra tassi come un entità semidivina denominata Spread.
E la gente se la beve perché, essendo appunto indottrinata, non riesce a vedere le altre visioni oltre quella liberale mercatocentrica che ci è stata imposta a partire dagli anni ’80 e fine ’70.

L’errore dei Gialloverdi è di proporre questa visione (giusta o sbagliata..dipende) senza che nessuno sostenga una battaglia culturale che spieghi come altre visioni sono possibili (ed erano predominanti fino agli anni ’70) e non solo la visione fideistica dogmatica del mercatismo-liberale che addirittura ormai presenta tutto con modalità addirittura teologiche (il Dio spread che lancia le saette).

Servirebbe una battaglia culturale che andrebbe fatta dagli intellettuali se esistono e dai pochi economisti eterodossi (termine orrendo) rimasti ancora a piede libero nelle università italiane.

Fuori da questa battaglia per l’egemonia culturale di gramsciana memoria la proposta – discutibile ma dignitosa come le altre – del futuro governo gialloverde viene presa come una boutade di una massa di scappati di casa.

Scusate il sermone ma credo fosse necessario.

 

(vignetta di Bertolotti e De Pirro)

 

GOVERNO: QUALE SOVRANITÀ? QUALE DEMOCRAZIA?

GOVERNO: QUALE SOVRANITÀ? QUALE DEMOCRAZIA?

governo-sovranità

 

 

di Viviana Ross PETTY

 

Un amico mi ha fatto seriamente riflettere sul grosso pericolo che sta correndo il nostro paese.
Dopo 5 lunghi anni che hanno visto un governo improbabile, tenuto assieme da maggioranze spurie ci ritroviamo molto più poveri e fragili.

Con la scusa dei salvataggi bancari sono stati drenati miliardi dalle nostre tasche.
Miliardi sottratti a sanità, scuola, interventi per l’occupazione e per diminuire la povertà. Ci sono stati sottratti diritti, il diritto alla previdenza, ad essere tutelati nel lavoro, il diritto alla salute.

Hanno sferrato l’attacco più feroce alla Costituzione che si sia mai visto.
Nonostante gli italiani si siano espressi con assoluta chiarezza si torna a parlare del più liberista e devastante dei sistemi elettorali: il maggioritario.

Viene il sospetto che il Rosatellum sia stato concepito proprio al fine di causare la totale ingovernabilità per spingere a riadottare un sistema poco democratico ma funzionale all’esclusione di ogni identità politica per rimmettere tutto in un frullato non più rappresentativo ma meramente numerico.

Alla fine ci hanno dovuto far votare per forza ma è un caso che non sia riuscito a partire un governo politico e che dobbiamo rassegnarci ad un governo”neutrale”?
Ma i governi neutrali non esistono, chi governa, anche per pochi mesi, può anche far danni incalcolabili ad una democrazia, come la nostra, che non è mai stata così debole ed esposta alle speculazioni finanziarie che ormai sovrastano la politica e fanno da padrone.

Quello che si prospetta è un altro governo tecnico che metta in atto le varie “ricette” che #celochiedeleuropa.

Può ancora chiamarsi democrazia l’impossibilità di un popolo di autodeterminarsi? Di rispettare i principi costituzionali a cominciare da”la sovranità appartiene al popolo”?

Di mantenere, in libertà l’assetto parlamentare che i Costituenti hanno concepito e scelto? Di formare un governo scelto dagli elettori? Di disporre delle ricchezze e stabilire la loro ripartizione?

Io credo sia il momento di suddividere le forze politiche non più secondo una immaginaria collocazione ormai svuotata da ogni significato ma tra chi, avendo chiari i poteri che ha di fronte e la posta in gioco decide di assoggettarsi al potere perché è più facile, comodo ed ha il proprio tornaconto e chi sceglie la scomoda resistenza.

LA NUOVA EPOCA: IL ’68, IL MIO

LA NUOVA EPOCA: IL ’68, IL MIO

68-protesta

 

di Maria CAFFARRA TORTORELLI

 

Da qualche giorno tirava una strana aria all’Università, un andirivieni, capannelli di gente, un parlottare fitto.
Quella mattina dovevo prenotare un esame del secondo anno e mi trovavo nel corridoio della segreteria, dietro un alto finestrone, in attesa del mio turno.
Ignoravamo quella che sarebbe stata la portata di quei momenti.
Il ’68 è iniziato così.

La vetrata nella parte superiore era quasi opaca per la polvere ma in basso si riuscivano a scorgere con sufficiente chiarezza tutti i dettagli del palazzo di fronte. Sul cornicione numerosi uccelli svolazzavano di qua e di là.
Un piccione aveva appena pulito col becco il suo bel piumaggio iridescente ed ora stava compiendo numerosi giri di corteggiamento attorno ad una femmina.
Questa, dal testino più dolce e corpo snello, fingendo indifferenza si spostava continuamente ma appena l’altro si distraeva cercava di interessarlo tubando.

Mentre così attenta ammiravo quello spettacolo, fui colpita da un vociare nel cortile sottostante.
Un folto gruppo di studenti parlava piuttosto animatamente. Presa dalla curiosità scesi e mi feci largo per capire cosa stesse accadendo.

Si discuteva di occupazione. A Nantes in Francia c’erano state già le prime agitazioni.
A Parigi la Sorbonne era stata occupata. Anche in altre città italiane stavano scoppiando le prime proteste universitarie.
Tutto mi sembrava così strano ed eccitante. Ero abituata a non protestare, ad accettare.

Provenivo da una scuola dogmatica ed autoritaria. Professori burberi che non conoscevano il significato della parola dialogo…Ma forse tutte le scuole, all’epoca, erano così.
Sotto certi aspetti mi sentivo fuori luogo là ma volevo capire, interessarmi a quel nuovo fenomeno che avrebbe cambiato le mie certezze.

Nella mia vita scolastica c’erano stati pochi scioperi, ai quali non avevo aderito perché proclamati da universitari fascisti che cercavano di coinvolgere i liceali ma che non avevano mai convinto me, figlia di un vecchio socialista.
E così la sera restai là, all’interno dell’Orientale con gli altri, a vedere, a scoprire, momenti straordinari di vita comune.
Iniziarono serate inconsuete e diverse.

Riunioni politiche tra il fumo di sigaretta, il suono di chitarre, l’odore del ciclostile.
Si fumavano le Nazionali Blu senza filtro perché ricordavano le più nobili “Gouloises” francesi e per nobilitarle scherzando si erano soprannominate “EN bleu”.
Si passava la sera a scrivere e disegnare “tatzebao” da affiggere ai muri con i compagni .

Eravamo così presi da quelle novità che dimenticavamo persino di mangiare.
Pensavamo di cambiare il mondo. Per ognuno di noi, iniziava un periodo di trasformazione e consapevolezza trasportato da quel vento nuovo.

Prendeva il via una vera e propria rivoluzione politica, ideologica e sociale che avrebbe modificato profondamente la vita dei giovani.
Il ’68.

Studiavo Letteratura Francese e imparavo così anche a conoscere François Villon il poeta che scriveva contro il potere e intanto cantavo “Bocca di rosa”e “Via del Campo” mentre arrivavano notizie della Guerra in Vietnam.

RENZI, LA DIREZIONE PD E IL THE DAY AFTER

RENZI, LA DIREZIONE PD E IL THE DAY AFTER

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di Marta CONTINI – MovES

 

ALMANACCO DEL GIORNO DELLA DIREZIONE DEL PD, mentre “i vicini di casa” si accingono a preparare il The Day After.
Ma forse anche il segretario PD uscente, a suo modo, prepara un suo The Day After, non solo i vicini di casa…

Mentre ieri, negli U.S.A., il tribunale di New York sentenziava che la responsabilità degli attacchi dell’11 settembre è dell’Iran (la motivazione è che i terroristi sono stati addestrati appunto in Iran, smentendo di averli invece addestrati in America come si sa da 17 anni) con l’imposizione a Teheran di risarcire le famiglie delle vittime per una somma totale di più di 6 miliardi di dollari…

Mentre ieri Trump dichiarava in ognidove (con l’appoggio dell’ineffabile cerchiobottista Macron come ben spiega il bravo Fulvio Scaglione) che dovrà rompere gli accordi P5+1 sul nucleare con l’Iran perchè con il suo amico Netanyahu deve a tutti i costi arrivare a quello stramaledetto conflitto militare con il governo di Teheran che Israele e gli U.S.A. vanno cercando da decenni…

Mentre ieri, a quanto dichiarato da Telesur, il Ministro degli Esteri siriano annunciava che i servizi segreti russi e siriani stanno denunciando che nei prossimi giorni ci sarà un’altra provocazione mediante un attacco chimico (con dovizia di dettagli e indicazioni su tempi, modi, località e nomi) per giustificare nuovi interventi e attacchi militari da parte delle forze occidentali e il ministro degli esteri russo Lavrov, in visita in Giordania, a detta di un inviato di Telesur, denunciava invece che in una base americana in Siria vengono addestrati nuovi terroristi…

…al Nazareno si svolgeva la direzione del PD.

E il segretario, DIMISSIONARIO, al secolo Matteo Renzi, di fatto imponeva la sua linea: un bel mandato di veto nei confronti del M5s (a maggioranza) e, almeno ufficialmente, anche del centrodestra (a minoranza).

Per la gioia di Mattarella (!) che alla fine sarà legittimato a fare del PD, l’ago della bilancia.
Della serie che stanti le premesse, non escluderei un governo PD-centrodestra (due piccioni con una fava: il patto del Nazareno che risorge perchè tanto il PD e il centrodestra sono ‘una faccia, una razza’) in cui sarà Gentiloni il Presidente del Consiglio.

In questo modo si eviterebbe di far mettere la ruspa ringhiosa e ansiogena di Matteo Salvini al cospetto del mondo e delle élite, per mostrare invece la faccia Gentil-simildemocratica alle masse smarrite e quella purissimamente, squisitamente gentiloniana alle élite finanziario-globaliste che finalmente potranno dormire sonni tranquilli e, insieme a Moscovici e i suoi amatissimi mercati, finire di spolpare la carcassa Italia.

Naturalmente il tutto in nome della solita supposta responsabilità verso il Fiscal Compact e tanti altri bla-bla-bla già predefiniti in direzione PD. Ma pure in Commissione Europea.
Insomma, supposta di nome e di fatto.
Rigorosamente sempre e solo per noi.

 

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