ADIÓS DiEM25, ADIÓS VAROUFAKIS

ADIÓS DiEM25, ADIÓS VAROUFAKIS

DiEM25

Foto di Juan Carlos M. Coll

 

Lo diciamo da tempo che Varoufakis sarebbe stato una grande delusione per molti.
Molti non ci hanno voluto credere. Beh, adesso arrivano invece le prime conferme.
Riprendiamo il post pubblico di un compagno spagnolo apparso sul suo profilo Facebook, ex attivista di DiEM25.
Le parole che scrive le condividiamo perchè afferma nè più nè meno quello che abbiamo sempre saputo e la strategia della mediocrità di cui parla, si chiama protagonismo e garantire se stesso. Esattamente quello che dicono di Varoufakis in Grecia gli stessi greci che, peraltro, di DiEM25 non si sono mai interessati. E una ragione, appunto, c’era.

Il Coordinamento Nazionale del MovES

 

di Juan Carlos M. Coll

Dopo essere stati entusiasti del progetto Varoufakis e di essere stati attivisti di DiEM25, affrontiamo la deriva autocratica del movimento e il suo cambio di strategia in una direzione che, invece di contribuire alla democratizzazione dell’Unione europea, confonde, divide e indebolisca le forze progressiste.

DiEM25 è stato fondato a Berlino nel febbraio 2016 come movimento per la democratizzazione dell’Unione Europea. Ha promesso un dibattito aperto tra tutte le forze progressiste europee che hanno coinciso con questo obiettivo. Molti attivisti europei lo hanno accolto con entusiasmo e hanno aderito al progetto. Inizialmente sono stati organizzati dibattiti aperti e nei vari appelli elettorali dei paesi europei è stato dato sostegno alle candidature esplicitamente a favore della democratizzazione dell’UE e proposte di misure per questo.

Ma con il passare del tempo la sua pratica attuale è cambiata. Invece di agire come un movimento unificante, è arrivato ad agire come un altro elemento di divisione e disintegrazione. È passato dal proporre incontri e dibattiti aperti alla chiusura su se stesso per elaborare, più che un progetto per l’UE, il proprio programma elettorale. Trasformato in partito politico, cerca coalizioni con altri partiti marginalizzati, in concorrenza con altre forze progressiste, per elezioni europee con un programma elettorale esclusivo.

Questo cambio di strategia si è verificato senza che ci fosse stato un dibattito interno. In realtà DiEM25 non ha mai agito democraticamente. La forza del leader carismatico Yanis Varoufakis ha bloccato la forza democratica della militanza. Il dibattito interno è stato sostituito da referendum per ratificare le decisioni del leader. Due anni e mezzo dopo la sua fondazione, in Spagna non è ancora stato possibile eleggere un comitato di coordinamento che rappresenti i membri.

Prima delle prossime elezioni al Parlamento europeo, Varoufakis ha deciso che DiEM25 dovrebbe presentarsi con le proprie liste e che deve cercare il sostegno di piccoli partiti marginali. In Francia è alleato con la Generation S di Benoit Hammon per togliere voti da La France Insumise de Mélenchon. In Portogallo è alleato con il piccolo partito Partido Livre per indebolire il Bloco de Esquerda.

In Spagna, si coalizzerà con Actúa, il partito creato nel 2017 dal giudice Baltasar Garzón e il dissidente di Izquierda Unida Gaspar Llamazares. Ovviamente si tratta di competere con PACMA e altre liste marginali di sinistra per raccogliere i voti dello scontento con l’alleanza Podemos e Izquierda Unida.

È una strategia della mediocrità destinata all’insuccesso.
È un abbandono dei principi fondatori in cambio di ottenere un seggio nel Parlamento europeo. Non è questo il motivo per cui mettiamo insieme le nostre speranze e i nostri sforzi.

Come attivisti a favore di un’Europa più democratica, abbiamo perso la speranza che DiEM25 possa essere un protagonista valido.

Un’organizzazione antidemocratica non può servire a difendere la democrazia. Continueremo a lottare con entusiasmo per l’Europa che vogliamo, ma DiEM25 non ci interessa più.
Ecco perché, purtroppo, dobbiamo dire addio a DiEM25 e Yanis Varoufakis.

 

TERRORISMO CONTRO IL GOVERNO VENEZUELANO

TERRORISMO CONTRO IL GOVERNO VENEZUELANO

terrorismo

(immagine di proprietà della Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana)

 

da Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Proseguono le interruzioni di energia elettrica in vaste aree del paese. Spesso i disagi si protraggono per settimane poiché ad essere colpite sono le origini della produzione di energia, i casi più estesi, che hanno colpito milioni di persone sono stati quelli di Maracaibo e quello dell’isola Margherita, entrambi frutto di atti di vero e proprio terrorismo.

Il ministro per l’energia elettrica, Luis Dominguez Motta, ha riferito sabato che l’esplosione che si è verificata in un segmento del gasdotto Jose Francisco Bermúdez, che ha causato interruzioni del servizio elettrico a Nueva Esparta, è stato un atto di terrorismo e sabotaggio .

L’interruzione del servizio elettrico è motivata dal fatto che alla fine della scorsa settimana è stato compiuto un atto di terrorismo contro un segmento del gasdotto Pdvsa (Petróleos de Venezuela). A causa della perdita di gas la compagnia petrolifera si è vista costretta a chiudere le valvole, e quindi la produzione di energia elettrica, poiché le turbine funzionano a gas“.

Ha affermato che PDVSA sta lavorando duramente alla riparazione per mettere un nuovo segmento del tubo e ripristinare il gas nella importante isola.

Riguardo a Maracaibo, nello stato Zulia che confina con la Colombia, è stato tagliato il cavo posto nella laguna e sono stati asportati 83 metri di fibra che alimentava la città.

Nello stato Zulia siamo in una guerra dichiarata contro il popolo. Questo fine settimana hanno di nuovo tagliato il cavo sublacustre in un altro settore vicino a quello dove hanno tagliato la prima volta“, ha segnalato attraverso un post sul social network il ministro.

Durante una dichiarazione per VTV, il ministro ha spiegato che per questo fatto sono state arrestate 10 persone che hanno formato una banda dedicata a compiere atti di “sabotaggio” al sistema elettrico.

Ha detto che questo gruppo di persone era diretto dalla Colombia con lo scopo di “causare disagio nella popolazione Zuliana“.

Abbiamo già catturato la banda, abbiamo già 10 persone arrestate e due mandati di cattura (…) Secondo le dichiarazioni degli arrestati, molti dei quali di nazionalità colombiana, queste azioni provengono dalla Colombia“, ha detto.

BAVIERA: UN ALTRO TERREMOTO ELETTORALE

BAVIERA: UN ALTRO TERREMOTO ELETTORALE

baviera

 

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra [ MovES ]

 

Elezioni in Baviera, altro terremoto elettorale che preoccupa l’elité europea.

Nelle elezioni che si sono svolte domenica in Baviera, il sud tedesco conservatore e ricco, sempiterno feudo della CSU, partito da sempre gemellato alla CDU di Angela Merkel c’è stato il crollo dei due partiti tradizionali, la CSU appunto che ottiene solo il 37,3% perdendo più del 10% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento regionale con il peggior risultato ottenuto dal partito dal 1950 ad oggi.
Altra débâcle è quella dei socialdemocratici della SPD alleati della CDU nel Governo della “groβe koalition” di Berlino che hanno perso più di 11 punti percentuale scendendo sotto il 10% dei voti.

Il secondo posto lo ottengono i Verdi guidati da Katharina Schulze, un partito ormai asservito al neoliberismo e al globalismo. Entrano in parlamento per la prima volta i nazionalisti di destra di AFD con un risultato superiore al 10% ma inferiore alle attese. Entrano nel parlamento regionale anche i Liberali e una formazione composta dall’unione di liste civiche di centro-destra.
Rimane fuori dal parlamento bavarese la Linke che sconta le ambiguità e il non schierarsi apertamente per il superamento della UE.

Il 28 ottobre ci saranno le elezioni in un altro Land importante in Germania, l’Assia, vedremo se questo smottamento dei partiti tradizionali continuerà e verso quali assetti andrà il panorama politico tedesco.

A noi non resta che sperare che tutto continui e che si arrivi con uno stravolgimento completo degli equilibri politici europei con le prossime elezioni del parlamento europeo della prossima primavera.

DEF: ANCHE IL FINANZCAPITALISMO HA PAURA

DEF: ANCHE IL FINANZCAPITALISMO HA PAURA

def

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra [ MovES ]

 

Ma, veramente pensiamo che agli oligarchi importi qualcosa del nostro DEF, della manovra e della nostra stabilità?
Crediamo davvero che per lorsignori il problema sia quello?

Nient’affatto. Non è un problema tecnico ma POLITICO.

Ai finanzcriminali della UE interessa solo piegare ogni possibile resistenza da parte dei paesi membri e l’Italia per loro rappresenta un grosso problema, per un elenco di svariate ragioni.
Non considerare che un banalissimo No è già sufficiente a rappresentare un pericolo, è di per sè non aver compreso cosa rappresenti quel solo No.

A dispetto di quanto si legge e sente in giro, ma specialmente sui social, dove in troppi davvero hanno fatto propria la narrazione costruita ad arte e divulgata dal PD che ancora una volta fa leva sulle paure: di impoverimento (?), di fascismo (?), di invasione aliena (?).

Beh, spiacenti, si è GIÀ tutto verificato.
Grazie al braccio armato della UE, il PD.

Infatti, la povertà dilaga, il fascismo è quello in giacca e cravatta dei tecnocrati (vedere in Grecia, please, e non solo) e l’occupazione del paese è già in essere da parte degli organismi sovranazionali che sono entità aliene rispetto agli Stati nazionali, ai governi democraticamente eletti e alla sovranità dei popoli.

La minaccia della BCE di ieri, poi, ricorda tanto quella messa in atto contro la Grecia nelle fasi del referendum, senza contare che non ha nessun fondamento una simile posizione, se non mirare a ricattarci e a strangolarci per arrivare a razziarci.
Non reagire a quest’altro ricatto rischia di diventare una grave responsabilità storica per quanto potrebbe accadere se non ci si opporrà con fermezza a questa niuova aggressione e a quelle che si succederanno inevitabilmente.

E secondo voi, una potenza come la UE si prenderebbe tanto incomodo se questo governo fosse composto da 4 scappati di casa, come piace tanto pensare alla vulgata delle sinistre di sistema, e non una reale minaccia?

Suvvia, dai, non scherziamo… 😂

AMERICA LATINA: NEOLIBERALISMO E SOCIALISMO A CONFRONTO

AMERICA LATINA: NEOLIBERALISMO E SOCIALISMO A CONFRONTO

Latina

 

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

Se l’informazione dicesse la verità non ci sarebbe storia!
In America Latina, Argentina e Brasile con due governi neoliberisti che stanno portando nel baratro i rispettivi paesi.

 

Venezuela e Bolivia con due governi socialisti che nella difficoltà e nell’occultamento dei risultati ottenuti da parte del mainstream portano i loro paesi a resistere ad attacchi economici senza precedenti ed a ottenere risultati importanti quasi inaspettati.

A Buenos Aires in questi giorni si respira un’aria pesante per la disastrosa situazione economica nella quale il Governo neoliberista di Mauricio Macrì, che vinse nel dicembre del 2015 le elezioni promettendo di fare una politica espansiva, non neoliberista con lo scopo di arrivare alla piena occupazione.

Mai promesse elettorali furono così bugiarde, fin dalla prima settimana di governo Macri iniziò con una campagna di licenziamenti di massa nella pubblica amministrazione, furono implementate politiche recessive liberalizzando le importazioni fino ad ostacolare la produzione nazionale, fu compressa la domanda interna con riduzione dei salari e pesantissimi aumenti tariffari.

Il paese si trova ora con un pesante tasso di inflazione e di svalutazione della moneta, meno 38% solo nel mese di agosto.

Dopo anni che il FMI era stato cacciato dal Paese, dal Governo di Nestor Kirchner che, dopo il default degli anni precedenti decise di pagare tutto il debito in una volta sola risparmiando un sacco di interessi e costringendo l’organizzazione finanziaria mondiale a chiudere la sua sede bonairense, ora Macrì ha richiesto un nuovo intervento del FMI con un massiccio finanziamento in cambio di nuovi tagli e riportando il paese sull’orlo del baratro e affidato di nuovo le questioni interne al potere dei militari.

Il Brasile del golpista Michel Temer, quello che vuole impedire per via giudiziaria a Ignacio Lula di ridiventare presidente, è sempre più in recessione economica e con un aumento esponenziale della povertà estrema che è passata in un anno dal 6 al 13%.

Invece, all’opposto la Bolivia del presidente Evo Morales è in crescita continua e in otto anni ha eliminato quasi totalmente la povertà estrema e l’analfabetismo.

Anche in Venezuela nonostante il continuo assedio economico, le cose sembrano poter migliorare dopo le ultime misure piuttosto drastiche prese dal Governo e addirittura molti venezuelani che erano espatriati per ragioni economiche stanno rispondendo positivamente all’invito del Presidente al ritorno in patria.

Per questa iniziativa il Governo Maduro ha istituito addirittura un ponte aereo per riportare in patria i venezuelani che ne facciano richiesta alle rispettive ambasciate. Ponte aereo che è già attivo da molte capitali latinoamericane.

 

Quello che dunque risulta evidente, non soltanto in America Latina, è che solo i governi socialisti possono restituire al popolo quello che invece il neoliberalismo depreda, saccheggia, toglie loro, laddove il mercato e i suoi diktat impongono le proprie politiche criminali.

Per questo la sola scelta possibile oggi, anche per noi è una sola: CON LO STATO, CONTRO IL MERCATO.

TURCHIA: POSSIBILITÀ, EFFETTI ED ESITI DELLA CRISI

TURCHIA: POSSIBILITÀ, EFFETTI ED ESITI DELLA CRISI

turchia

 

 

di Giuseppe MASALA

 

Questi (nel grafico, ndr)  sono i sistemi finanziari maggiormente esposti con la Turchia. Ad occhio e croce complessivamente il sistema finanziario dell’area euro è esposto per buoni 200 miliardi di dollari. Quanto basta per terremotare tutto.

Ora il punto è semplice ed è una regola aurea eterna: quando il debito è grosso il problema non è del debitore ma del creditore. Dunque l’Europa si trova a dovrer inventarsi qualcosa perché la cosa non precipiti.

Le possibilità sono tre:

1) Salvare la Turchia con una linea di credito probabilmente della BCE. Ma è politicamente praticabile che la UE intervenga anche per salvare la Turchia? Sarebbe benzina sul fuoco del populismo;

2) Lasciar affondare la Turchia e salvare le banche europee impelagate nelle sabbie mobili anatoliche. Ma anche questo è politicamente costosissimo;

3) Andare a Washington e strisciare ai piedi di Trump implorando pietà. Solo i fessi non capiscono che il repentino crollo della lira turca è figlio dell’utilizzo di armi finanziarie della Full Spectrum Dominance USA. Utilizzo dovuto a questioni di ordine politico e militare. Detto questo, anche questa scelta non è priva di costo per gli europei: Trump chiederà un contraccambio molto alto.

L’intervento del FMI (a parte il fatto che Erdogan non lo chiederà mai) mi pare un’ipotesi difficile davvero: ma voi ce lo vedete il Sultano della Sublime Porta a prendere ordini da un Cottarelli? Possibile invece un intervento della Cina (e della Russia) se richiesto dai turchi. Di fatto significherebbe l’uscita di Istambul dall’orbita Nato e occidentale. Con le conseguenze politiche facilmente immaginabili.

Tutto il resto sono chiacchiere.

Ci sarebbe invece da domandarsi su cosa sia l’Euro e se esso sia davvero utile.
A me pare che i costi siano ormai più alti dei benefici.
Poi bisognerebbe domandarsi anche che cosa faccia la vigilanza della BCE se non ha messo uno stop ai prestiti nei confronti di un sistema-paese esterno all’area euro.

 

Se poi tutti dicono che era evidente il deterioramento degli indici macro della Turchia perché la BCE non si è accorta di nulla? Mah.
Dimensione carattere
Colors