IL DITO E LA TRAVE (ce lo chiede il mercato!)

IL DITO E LA TRAVE (ce lo chiede il mercato!)

trave

 

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile [MovES]

 

Leggo che a Brescia, comune che si è recentemente riconfermato piddista e in una provincia profondamente cattolica, leghista, sostanzialmente piccolo-borghese, hanno trovato il cadavere di un anziano – che viveva solo – dopo giorni.
Lo stesso è avvenuto a Roncadelle, comune in cintura a Brescia, dove una donna anziana, morta da sola, ha subito la stessa sorte: anche lei trovata dopo giorni.

Insomma, tanto fanfaronare di entrambe le forze politiche ma nessuna delle due, ovviamente, ha mai attivato anche su questi ancora abbastanza ricchi territori (lo sono anche oggi malgrado la stagnazione economica in cui è l’Italia) un sistema di servizi sociali che monitorino soprattutto gli anziani soli e le persone in difficoltà.

L’assenza di stato sociale è OVUNQUE in Italia, non solo in quest’area, ma a Brescia e provincia fa due volte più senso per il comportamento sociale ipocritamente cattolico e falsamente moralista, oltre che ridondante di slogan e propaganda sulla famiglia, sulla tradizione o sui buoni valori della solidarietà targata con il sigillo papale o le magliette rosse.

Già me li immagino i discorsi delle persone comuni delle zone interessate da questi ultimi fatti: contrizione, partecipazione formale, riprovazione stile “il mondo va a rotoli e non esiste più l’umanità”.
Ma poi, basta che un Erik Gandini qualunque – regista bergamasco che vive in Svezia – racconti che là si muore soli (anche se non è comunque la norma benchè sia stata fatta sembrare tale), ed ecco che praticamente tutti si sentono rassicurati, perchè se accade dove il welfare funziona, sono subito pronti a sentirsi leggitimati a dire il solito “figuriamoci in Italia”.
Et voilà, è così che tutto resta ciò che è e diventa rassegnazione in luoghi come questi.

È proprio dinnanzi a simili contesti che la consapevolezza del dover rompere la gabbia dell’euro e con i trattati europei, diventa una certezza granitica.
Altresì ci si rende sempre più coscienti che solo la nascita di un fronte socialista, anticapitalista e antiliberista, non è più rimandabile.
Il mantra della sinistra imperiale non dà tregua e la massa preferisce credere perchè dopo anni di condizionamento, rifugge come la peste il solo pensiero di una rottura con questo sistema, vagheggiando tragedie su una possibile uscita che invece sono già una concretezza nel quotidiano di ciascuno.

Il fatto è che si continua a raccontarsela ma la realtà non mente.
Le ragioni di un simile abbandono di ogni essere umano a se stesso sul proprio territorio, infatti, a volerle vedere sono ormai note, dato che i comuni non hanno risorse da investire a causa del patto di stabilità imposto dalla UE, la quale spinge inoltre alla privatizzazione dei servizi al cittadino, in maniera parossistica.

 

Però, ok, se vi piace così, andiamo avanti a raccontarci frottole e la vita ci sorriderà.
Come l’effetto del dito nel culo di cui parlavano gli Squallor nella loro canzone degli anni ’70.
Solo che con questo sistema di potere, il dito è diventato una trave.
MATEMATICA DELLA POVERTÀ

MATEMATICA DELLA POVERTÀ

povertà

 

 

di EmmeTI – [MovES]

 

Non sono un’appassionata di matematica, anzi, detesto i numeri, le percentuali, le statistiche e tutto quello che ne deriva. Ricodo che alle superiori in contabilità e amministrazione avevo 3 nel primo quadrimestre e nel secondo trovavo sempre qualche compagno/a che impavido e sprezzante del pericolo, mi aiutava a recuperare, così raggiungevo il 4.

Negli ultimi mesi, mio malgrado, ogni volta che leggo un quotidiano o guardo un TG, mi ritrovo prepotentemente inserita in una di quelle statistiche che tanto aborro.  Quali direte voi? Quelle sulla povertà.

 

Adesso non sto qui a snocciolare numeri e percentuali per i motivi di cui sopra. In alcuni casi, a seconda della testata giornalistica, faccio parte della schiera dei poveri assoluti, in altri vengo collocata in quella a rischio povertà.

Tali statistiche, però, non includono l’incazzatura e la frustrazione che io ed altri come me, proviamo.
Faccio parte dei lavoratori dipendenti ed ho iniziato a lavorare a 13 anni. Ricordo bene le prime buste paga e anche quelle successive.

Mi preme sottolineare che mi sono sempre mantenuta e ho vissuto da sola pagando l’affitto e fino all’avvento dell’euro maledetto, riuscivo, non solo ad avere un tenore di vita decoroso, ma a risparmiare per le vacanze e per eventuali brevi gite spalmate nell’arco dell’anno, nonostante avessi pure dei vizi piuttosto costosetti.

Adesso, pur lavorando, sono finita in povertà, io sono povera!
A metà mese ho già finito i soldi e questo mi spinge a chiedere prestiti e a rincorrere continuamente i debiti perché non ce la faccio mai a tappare tutti i buchi.

Negli ultimi anni poi, abitando in campagna mi sono organizzata un piccolo orto, qualche gallina per le uova, ma non basta. Avevo l’auto e a mano a mano che la cambiavo ne prendevo una sempre più piccola di cilindrata per risparmiare fino ad eliminarla del tutto in cambio di uno scooter 50 del ’97.

Insomma, mi è venuto a mancare non solo il soddisfacimento dei bisogni secondari, ma anche di quelli primari perché sempre più spesso mi manca il cibo in tavola.

Ora il mio scritto va guardato solo come uno sfogo, non voglio fare la vittima e per principio non mi piace l’assistenzialismo. Sono una donna non più giovane che ha sempre lavorato con dignità e dedizione e vorrei essere ripagata con altrettanta dignità.

Non basta creare occupazione, come non basta quel ridicolo decreto ‘dignità’, ma dignità di cosa?
Se prima ti liquidavano dopo 36 mesi, adesso lo faranno dopo 24 e di casuali se ne possono inventare a iosa.

 

Io rivendico il diritto al lavoro con la L maiuscola, quello dignitoso con la D maiuscola.
Per spazzare via la povertà, con ciò che significa e comporta, non basta creare occupazione, è necessaria la qualità dell’occupazione.
MORTI DI LAVORO, MINIERA DELLA FEROCIA CAPITALISTICA

MORTI DI LAVORO, MINIERA DELLA FEROCIA CAPITALISTICA

miniera-infortuni

 

di Franco CAMERINI – MovES

“Le mani, la fronte,
Hanno il sudore di chi muore;
Negli occhi, nel cuore
C’è un vuoto grande più del mare;
Ritorna alla mente
Il viso caro di chi spera
Questa sera come tante
In un ritorno.”

In queste parole di una vecchia canzone dei New Trolls, “Miniera”, si racchiudevano rabbia, denuncia e malgrado tutto la speranza.

Era cronaca quotidiana quella dei crolli in miniera, e ci vollero decenni di lotte, scioperi, discussioni, per ridisegnare un mondo del lavoro che anteponesse al profitto regole sulla sicurezza.

Furono conquiste importanti che, nel tempo, parevano destinate a perfezionarsi. Pareva che la Società avesse messo a fuoco ben distinti diritti che appaiono ovvi ed elementari.

Ma il terzo millennio, quello che si auspicava sarebbe stato testimone di meraviglie tecnologiche, di lavori sempre meno invasivi per l’essere umano, il futuro che sognavamo nei film, ha virato bruscamente ed invertito la rotta.

E invece di un nuovo futuro…
L’incapacità cronica delle nuove generazioni imprenditoriali, la loro avidità e anche lo scarso senso civico, l’assenza dell’etica dei rapporti umani (che in alcuni dei loro padri era senz’altro più palpabile, vedi imprenditori come Olivetti), ma soprattutto, senza volerli giustificare, la grande pressione che il sistema globale pone sui governi, i quali anziché smarcarsi in ottica socialista dalla globalizzazione capitalista, aggiungono oneri che inevitabilmente passano di livello in livello fino a schiacciare gli ultimi, i soliti noti, proprio attraverso le mani di questa iniqua classe imprenditoriale.

E invece di progresso…
Una politica globale che persegue avidamente profitti per mantenere tramite guerre le proprie posizioni imperialiste che in pace non sarebbero tollerate.
La conseguente retrocessione delle forze lavoro ad un ruolo gregario, da spremere e sostituire una volta esaurito, con l’annichilimento totale dei diritti acquisiti e nuove regole imposte che tolgono ogni garanzia al lavoratore, costretto ad un costante ricatto per la conservazione del posto stesso HANNO RIAPERTO GLI STESSI SCENARI DI MORTE che credevamo sepolti per sempre in una miniera come tante altre di un tempo andato.

Uomini e donne costretti ad affrontare la morte per uno straccio di stipendio.

E tutto passa come il vento.
Le notizie vengono smorzate, ce le forniscono al massimo per un giorno, poi si passa ad altro, anche perché se durassero di più si accavallerebbero con altri morti e sarebbe una catena infinita.

Soprattutto sarebbe più difficile chiamarla incidente, le si dovrebbe dare il nome che merita: STRAGE.
COLONIALISMI ALLA MICRON ET AL

COLONIALISMI ALLA MICRON ET AL

micron-colonialismo

 

di Claudio KHALED SER

 

Ceuta e Melilla sono territorio spagnolo in Africa.
Voi vi chiederete come mai un pezzo di Europa sta, contro ogni logica, in territorio straniero.
Ce lo chiediamo tutti senza mai trovare una risposta intelligente.

Quest’isoletta felice a pochi km da Tangeri, cuore del Marocco, é stata da sempre presa d’assalto dai marocchini che la ritengono la via più breve per entrare nel Vecchio Continente.
Madrid ha ottenuto dall’Europa poco più di 30 milioni di euro per costruire due muraglie sorvegliate elettronicamente e presidiate con armamento pesante, mitragliatrici con puntatore laser comprese.

RISULTATO: OLTRE 6.000 morti
Seimila PERSONE uccise sul filo spinato,
Seimila UOMINI assassinati dal piombo spagnolo.
Adesso Parigi ci dice che NOI siamo “vomitevoli” (testuale, ndr) e Madrid che NOI siamo rozzi ed incivili, che NOI siamo senza cuore (in buona sostanza, ndr).

Non perdo nemmeno altro tempo per raccontarvi le centinaia di carrette del mare speronate e fatte affondare nelle acque di Gibilterra e nemmeno sto a dirvi le centinaia di persone fatte annegare lungo le ricche coste delle Baleari o le tossicodipendenti spiagge di Ibiza.
Non ne vale la pena.
Ma da voi popolino di toreri e tortillas, non accetto una parola sulla Solidarietà & Accoglienza.

Quello li, si insomma quello che vive all’Eliseo crede che basti il cognome, Macron, per essere macroscopico ed imporre tutta la sua figura sulle scene.
Invece é piccolo, oserei dire Micron.
Vorrei ricordare al micro-presidente la sua politica sull’immigrazione celebrata anche recentemente sulle alture di Ventimiglia.
Ma non solo.

Caro Micron, le faccio un paio di domandine semplici.
Quale bandiera, fiera ed orgogliosa sventola su:

Fortini della Legione Straniera, accozzaglia di delinquenti e criminali, assunta e stipendiata per combattere il Popolo, in Marocco, Algeria, Saharawi?
Quali colori s’agitano nelle foreste del Niger, protette dalle mitragliatrici e dai bazooka?
Quali stendardi stanno al vento in Nigeria, in Togo, in Benin, in Ruanda, in Angola, in Tchad?
A chi appartengono i Mirage e gli elicotteri SA 231 che a volo radente bombardano e sterminano i Tuareg in Camerun?

Potrei continuare presidente Micron, ma dubito che lei sappia o voglia rispondere. a queste.
S’immagini alle altre 769 domandine che potrei rivolgerle.

Siete tra le più oppressive, criminali, antidemocratiche Nazioni del Mondo. Siete colonialisti e venditori di schiavi.

NOI dovremmo prendere lezioni da Voi?
NOI, Italiani, dovremmo parlare di Diritti Umani con gente come voi?

Ma mi faccia il piacere mi faccia….

LA PACCHIA CHE DEVE FINIRE È QUESTA!

LA PACCHIA CHE DEVE FINIRE È QUESTA!

pacchia-migranti

 

del Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

La pacchia per gli emigranti finirà con questo governo, ha dichiarato il Ministro dell’Interno del nuovo governo gialloverde, Matteo Salvini. Un inizio che, come si prevedeva, non promette nulla di buono: solo altra polvere sotto al tappeto a difesa del sistema, mascherata da proclami a dir poco vergognosi.

Dinnanzi a simili agghiaccianti dichiarazioni del Ministro e al feroce assassinio di Soumayla Sacko, cui qualcuno ha sparato come si sparerebbe nè più nè meno che ad un animale predatore che tenta di rubare una pecora, ci siamo ricordati del video di una quindicina di minuti che trovate più in basso, pubblicato da Fanpage.

Un’inchiesta video di denuncia sul business dei migranti che ha girato un po’ sui social due mesi fa e poi più nulla.
Oggi, cercandolo in rete, ci siamo però imbattuti nel video completo.
Ebbene, quello che mostra l’intero documento d’inchiesta di Fanpage, è molto di più di quanto si era visto ad aprile poichè il video che avevamo visionato allora, già evidenziava l’orrore, ma quello completo è semplicemente sconvolgente e agghiacciante per quello che denuncia.
E la domanda sul perchè non sia stato fatto circolare sui social nella versione integrale, ce la siamo fatta eccome e la risposta la capirete vedendolo.

In pratica, tale Stefano Fuso, imprenditore veneto e non solo imprenditore vista la sua storia personale e gli appoggi che dichiara, fa un excursus completo su come il traffico di esseri umani sia una miniera d’oro con una totale e assoluta indifferenza per le persone ammassate, come merci a perdere, nelle varie strutture che costui gestisce su appalto dello Stato.

“Usiamo immobili che non hanno più valore, ci buttiamo dentro i profughi, li lasci che si comportino come vogliono…Aumenti l’utile eliminando i servizi e sai che 5, 6 euro al giorno a profugo li facciamo. Su mille profughi sappiamo che facciamo 600 mila euro di utili e un giro d’affari da milioni senza esserci rotti i coglioni”

Davanti alle cifre e al modo con cui si fanno montagne di soldi, appare chiaro che non sia tanto perchè gli emigranti diventano quello che in molti definiscono esercito industriale di riserva, attingendo ad una teoria di Marx, anzi, viene da dire che sia l’aspetto marginale del fenomeno…

Il volume di affari e la facilitazione complice con cui si realizza, basta a spiegare la ragione per cui NON esista volontà politica di GESTIRE i movimenti migratori. Altro che pacchia degli emigranti!

E già, ascoltandolo, sconcerta come questo imprenditore parla di loro: come fossero solo ed esclusivamente merce di nessun valore, come esseri inferiori, dunque, ridotti al rango di carne umana da soldi. Il tutto, naturalmente senza battere ciglio sull’aspetto umano della vicenda, Indifferenza assoluta, totale assoluta assenza di empatia. Lui sfrutta e basta. Lui fa soldi, tanti, con la loro disperazione, il loro bisogno di speranza che li spinge al di là del mare. Descrive ampiamente e orgogliosamente con un cinismo ributtante i meccanismi per cui riesce ad ottenere di fare MILIONI DI EURO ogni anno sulla loro pelle.

“Sul business dell’immigrazione, io incasso 12 milioni”
“Più profughi metti, più è la massa di guadagno”

Ma è proprio su questo passaggio che la nostra attenzione si focalizza e facciamo letteralmente un salto sulla sedia: le implicazioni delle Istituzioni nel meccanismo di assegnazione; quello di copertura da eventuali controlli; l’interesse delle banche (!) nell’anticipo dei soldi senza nemmeno battere ciglio in quanto soldi sicuri, a pioggia dallo Stato, il ruolo della UE, la connivenza delle Prefetture e, infine, la lunga mano della massoneria.

“Con i migranti la rendita è garantita, un giro d’affari impressionate e senza rischi perché si chiedono i finanziamenti alle banche che i soldi li danno, non hanno problemi a sostenerti perchè sanno che lo Stato pagherà”

Annichilisce e sconvolge capire che l’intreccio fra tutti i poteri dello Stato e i poteri occulti, come la P2 di Gelli, di Flavio Carboni, di Verdini e chissà quanti altri, sia continuamente in piena attività per fare soldi e per definire i rapporti di forza tra i diversi livelli delle cariche dello Stato e dei suoi rappresentanti nelle Istituzioni. Di come e quanto sia complice parte dello Stato in questi traffici e in questi intrecci che, seguendo quanto spiega lo stesso Fuso nel video, appaiono come eversivi rispetto all’ordinamento democratico del nostro Paese. Di fatto sono uno Stato nello Stato ancora oggi, a quanto si evince, e i soli a vigilare su questi sedicenti centri di accoglienza, pare siano i singoli cittadini che si attrezzano, documentano e vanno a denunciare.

“Devi avere un prefetto a favore che te li mette dentro e che fa di tutto perché tu possa vincere”
“Devi mettere dentro un amministratore che conosce perfettamente la situazione e al quale dici: “tu prendi i tuoi soldi, se succede qualcosa sai che sarai difeso”. Gli garantisci soldi, avvocato e copertura per la famiglia. Male che vada patteggia, patteggia e va fuori. I conti comunque li gestiamo noi, lui fa solo le firme”.
Ancora più ripugnante è rendersi conto che, questo imprenditore veneto, è partito dallo smembrare un’azienda di riciclo rifiuti per arrivare ad arricchirsi spaventosamente su qualcosa che lui stesso tratta al pari dei rifiuti da smaltire: EMIGRANTI, ESSERI UMANI, quelli per i quali il Ministro Salvini ha dichiarato che col suo governo sarà finita la pacchia.

A ben vedere (ma non era certo una novità) la pacchia è di chi, sulla pelle della disperazione di povera gente, incassa decine di milioni di euro trattandoli anche meno dell’essere bestie da macello e, nel mentre, sovverte l’ordine democratico.

Ebbene, a fronte di tanto orrore e delle ricadute politiche e sociali di simili fatti, riteniamo che una sinistra all’altezza della sua storia e del suo nome, DEBBA farsi carico del problema gravissimo dello sfruttamento dei movimenti e dei flussi migratori.
È assolutamente inaccettabile che esseri umani che scappano da guerre, fame e miseria terribili, finiscano prede di mercanti di morte come questi imprenditori.
E chiamarli così, non è eccessivo.

Chi vive la condizione di emigrante o profugo, nel momento in cui entra in questa spirale, va incontro ad una morte da vivente.
Mai più rispetto come essere umano in quanto tale, mai più dignità dell’esistenza!
Solo abusi e violenze di ogni genere e forma, reiterati e con la complicità delle Istituzioni.
Riscaldamento tenuto al minimo pur trovandosi nel nord Italia, acqua volutamente non depurata, cibo quasi in scadenza, condizioni igienico-sanitarie spaventose e le donne…le donne USATE per “farli sfogare“, come dice un rappresentante delle Istituzioni al nostro che voleva che venissero trasferite, perchè lamentava che si prostituissero anche solo per 5 euro.

Una sinistra davvero anticapitalista e antiliberista che voglia difendere le fasce più deboli e gli ultimi, che voglia liberare gli sfruttati, NON PUÒ TOLLERARE UN SIMILE ABOMINIO!

I traffici vanno stroncati, ma occorre la volontà politica di gestione dei movimenti migratori che vada verso la dignità di ogni essere umano, chiunque esso sia, e non contro di esso!
Passare ad una gestione seria, capillare e immediata del fenomeno si può, anzi, si DEVE.
E non significa certo limitarsi ai respingimenti che peraltro non avverranno mai, data la loro entità.
In più, simili condizioni di vita rischiano di innescare un conflitto sociale esteso e davvero pericoloso, ancora e sempre di poveri tra poveri.

C’è una precisa volontà politica di innesco, di un simile conflitto e lo si percepisce chiaramente poichè, i vantaggi che ne deriverebbero per il sistema, sarebbero enormi: da quello più semplice del depistare l’attenzione degli italiani dai veri nemici che li stanno aggredendo economicamente all’arrivare a reprimere violentemente e instaurare norme che un governo come questo, molto verosimilmente, non esiterebbe a promuovere.

Inoltre, il neoliberismo ha bisogno di creare il caos per poter infiltrare a fondo i sistemi democratici e il nuovo  governo potrebbe avere tutte le carte in regola per diventare il guardiano migliore di questo caos in favore del sistema. Nel contempo otterrebbe di spingere ancora di più sul pedale della voglia di securitarismo da parte di una larga fascia di popolazione, con quello che ciò significherebbe.

Le migrazioni sono un fenomeno che nella storia dell’umanità non si arresterà MAI e dichiarare di volerli controllare mettendo la polvere sotto al tappeto come dicevamo all’inizio, è solo demagogia.
Ma neanche come ha fatto finora il PD che ha voluto che si generasse un sistema di sfruttamento che facesse massimo profitto sulla pelle di una marea di povera gente attraverso una totale scellerata – per i suoi effetti – immigrazione totalmente incontrollata, in considerazione alla sua entità.
Una marea che adesso mandiamo a farsi torturare e a morire nei lager libici dove avvengono le peggiori atrocità; che viene lasciata barbaramente morire in mare…il nostro meraviglioso mare Mediterraneo, un tempo culla di civiltà oggi immane fossa comune di uno sconfinato cimitero a cielo aperto.

Una politica seria ed efficace sugli immigrati significa interventi concretamente mirati che prevedano anche che l’Unione Europea non faccia finta di nulla per anni di quanto avviene e si svegli all’improvviso con dichiarazioni che suonano come una totale presa in giro – al pari di ciò che ha fatto la cancelliera Merkel in questi giorni – perchè il governo tedesco ha bisogno di una sponda in Italia contro l’aggressione di Trump.

Ma quello che non smette di sconfortarci è che si evidenzia sempre più come e quanto gli emigranti vengano USATI nel più aberrante dei sistemi, da CHIUNQUE ne abbia la convenienza economica o politica e che lo Stato è vergognosamente parte attiva in questo meccanismo.
Una sinistra degna del suo nome, deve agire al più presto, rompendo ogni tabù e facendosi anche carico del disagio sociale che l’attuale sistema di gestione genera, specialmente in un momento in cui la miseria continua ad aumentare nel nostro paese.

Non vogliamo più morti in mare.
Non vogliamo più avere le mani sporche del sangue delle atrocità che genera il decreto Minniti.
Non vogliamo essere un Paese DISUMANO che non sa più cosa sia la solidarietà.
Ma non dobbiamo permettere MAI più a forze di destra di gestire il fenomeno migratorio perchè lo farà solo reprimendo quindi sfruttando ancora gli emigranti per ottenere consenso politico, generando così altre morti, altra disperazione e una vastità incommensurabile di sofferenza.

La sinistra che perde il solidarismo, non è più sinistra, ma non deve nemmeno più permettere che ad occupare il suo campo anche in questo ambito continui ad esserci solo la destra, la quale ha anche la vergognosa arroganza di dire che per gli emigranti la pacchia è finita!
La sinistra comunista e socialista, nell’accezione più alta di questi due termini, deve assumersi il compito di esigere che la pacchia che deve finire, sia quella di chi usa esseri umani come fossero rifiuti da smaltire o che, per convenienze e interessi politici, li utilizzi all’occorrenza come merce di scambio e di conflitto sullo scenario delle politiche criminali della UE!

 

 

ACQUA PUBBLICA E CONTRATTO DI GOVERNO

ACQUA PUBBLICA E CONTRATTO DI GOVERNO

acqua-pubblica

 

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

Contratto di Governo: non serve avere superpoteri per rispettare la volontà popolare e la Costituzione.
I precedenti governi ci hanno tradito fino a ignorare il risultato di un referendum popolare, adesso vedremo cosa accadrà con il nuovo esecutivo Lega-M5s anche su temi essenziali che finora sono stati fatti scivolare via proprio come lo stesso argomento di cui ci apprestiamo a parlare: l’acqua.

Dobbiamo comunque ribadirlo: il Governo che nascerà non sarà mai il nostro Governo perchè l’ispirazione di questo Governo sarà di destra e su molti punti non potremo mai concordare con forze sicuramente reazionarie come la Lega.

Però, leggendo il Contratto di Governo troviamo degli elementi di buon senso che ci confermano, esattamente come più o meno in tanti ormai sanno, che chi ci ha governato finora abbia governato solo nell’interesse delle elité europee, delle multinazionali e di pochi altri potentati mondiali.

Basta per esempio leggere di cosa parla il punto 2 del Contratto.
ACQUA PUBBLICA, argomento che passa costantemente sotto silenzio.
La gestione dell’acqua, materia su cui si è tenuto un referendum popolare da cui è uscito un voto pressochè plebiscitario che imponeva il mantenimento dell’acqua a gestione pubblica, referendum che tutti i Governi che si sono succeduti hanno disatteso continuando nella privatizzazione dei servizi.

Un bene ESSENZIALE COME L’ACQUA, non può, non deve essere in mano ai privati che ci fanno profitto a livelli inimmaginabili e che, secondo le logiche del profitto, tende a dare meno garanzie possibili sulla qualità dell’acqua che beviamo, con cui irroriamo le colture di cui poi ci NUTRIAMO, che utilizziamo per VIVERE!

Al solito, il punto 2 del Contratto di Governo dimostra che se si vuole, si può parlarne e soprattutto FARE quello che è giusto e ci AUGURIAMO che questo punto sull’acqua pubblica non resti solo un enunciato.
Perciò, se esiste la volontà politica si può fare di meglio sicuramente, molto di meglio.

 

Ecco qui di seguito il punto 2:


2. ACQUA PUBBLICA

È necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, garantendo la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute di ogni cittadino, anche attraverso la costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione
pubblica dell’acqua.
La più grande opera utile è restituire ai cittadini una rete di infrastrutture idriche degne di questo nome. È necessario dunque rinnovare la rete idrica dove serve, bonificare le tubazioni dalla presenza di amianto e piombo, portare le perdite al minimo in modo da garantire acqua pulita e di qualità in tutti i comuni italiani.

 

 

 

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