ZAIA, I PROF. DEL SUD E IL REFERENDUM DELLO SQUALLORE

ZAIA, I PROF. DEL SUD E IL REFERENDUM DELLO SQUALLORE

 

di Claudia PEPE

Io sono veneta e nata per caso in Veneto, ma la mia famiglia è calabrese e ne sono fiera. Siamo cresciuti in un Veneto degli anni ’60, molto restia verso i meridionali, ma comunque in una terra che ci ha accolti, ci ha fatto crescere.
Eravamo 5 fratelli, la mamma casalinga e il papà Direttore del Telegrafo. Un papà che quando gli hanno proposto il trasferimento non ha pensato a lui, alle comodità, ma alle opportunità per i figli.

Nelle fredde serate d’inverno senza termosifone, ci siamo uniti ancor di più contro una cortina di nebbia che ci separava dal sole dei nostri cieli.
Nel 1960 eravamo i meridionali, gli attuali profughi, gli immigrati, le facce nere in un Nord che parlava solo in dialetto, che affittava le case solo ai residenti.

Siamo cresciuti con un doppio sacrificio per farci onore. Era un dovere che ci ha insegnato mio padre, un dovere, una responsabilità per tutti noi.

E adesso, leggo che Luca Zaia, governatore del Veneto, parla di docenti del nord e del sud, in vista del referendum autonomista del 22 ottobre.

Sono diventata insegnante, mi sono specializzata, insomma la Scuola è diventata la mia vita in Veneto.
Una scuola che mi ha insegnato tanto e in cui ripongo il mio piccolo futuro.

Luca Zaia, dal suo profilo Facebook, ha scritto un post in cui spiega i motivi per votare SI al referendum: “Grazie all’autonomia – fa intendere il governatore veneto – risolveremo i problemi della continuità didattica, perché qualsiasi docente per essere immesso in ruolo dovrà prima garantire la permanenza in Veneto per almeno un decennio.”

Quindi anche quelli del Sud. I quali, non di rado, sottoscrivono il contratto a tempo indeterminato e poi cercano di avvicinarsi a casa subito dopo aver superato l’anno di prova.
Con l’#autonomia – scrive Zaia su Facebook – creeremo una scuola funzionale alle esigenze dei nostri studenti: basta cattedre scoperte perché i docenti reclutati dal Sud rinunciano al ruolo! I bandi di reclutamento degli insegnanti saranno su base regionale, prevedendo compensi adeguati con accordi di secondo livello per chi si impegna a risiedere in Veneto per almeno 10 anni”.

È un modo come un altro per mascherare il consueto razzismo che noi insegnanti cerchiamo di combattere. Un razzismo esternato anche con le cravatte verdi che si battezzano con l’acqua del Po.

Noi insegnanti, abbiamo un campionario di esternazioni che fanno capire quanto il vostro “clima intellettuale” sia distante da noi.
«Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna». L’auspicio choc arrivò da Dolores Valandro, consigliere leghista di quartiere a Padova, indirizzato all’allora ministro per l’Integrazione Cècile Kyenge, perché questo reato, naturalmente, lo commettono solo gli immigrati, quindi che integrazione?
Consigliera poi espulsa, certo, ma non finisce qui.

Giancarlo Gentilini con la sua “ironia” dice: «Io gli immigrati li schederei a uno a uno. Purtroppo la legge non lo consente. Errore: portano ogni tipo di malattia: TBC, AIDS, scabbia, epatite».
Poi, in occasione della festa della Lega del settembre 2008: «Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari. Io ne ho distrutti due a Treviso. E adesso non ce n’è più neanche uno. Voglio eliminare i bambini che vanno a rubare agli anziani. Se Maroni ha detto tolleranza zero, io voglio la tolleranza doppio zero».
E ancora, rivolgendosi agli “extracomunitari perdigiorno”: «Bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile».

Ma non facciamoci mancare nulla, dai. Borghezio: «Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù»
Matteo Salvini: «Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani

Questa è una breve sintesi di chi si vorrebbe occupare di scuola e creare una scuola funzionale.
Ma funzionale a chi? Al razzismo, alla discriminazione, all’intolleranza.

Vorrei dire al governatore Zaia che senza gli insegnanti meridionali (perché questo è il suo sogno segreto, altro che tenerli per dieci anni), questo termine discrimina ancora una volta.
Diciamo che senza i docenti italiani la scuola del nord o del sud, la Scuola tutta, non potrebbe andare avanti.

La cosa evidente è che di fronte ad un referendum consultivo che non legittimerà nulla, i politici dividono l’Italia tra i baroni e i terroni.
E a chi conviene dividere un Popolo, secondo me non è un uomo che può rappresentare lo Stato.

Certo, ognuno di noi preferirebbe insegnare nella propria città, accanto ai propri figli e familiari, ma se dovessero andare via loro, chi chiamereste?

Francamente, sono stanca di sentir parlare di razza superiore e inferiore.
Non parliamo più di inclusione, aggregazione, integrazione, quando un governo ci divide in razze.
Noi insegnanti siamo tutti uguali, siamo tutti professionisti del nostro lavoro.
Per accalappiare voti non c’è bisogno di parlare ancora male degli insegnanti.
Noi siamo docenti italiani.

Un referendum che costerà 50 milioni di euro.
E se invece di spenderli in questo modo non ci occupassimo di assicurare agli edifici scolastici il certificato antisismico, il certificato di agibilità?

Inutile tentare di dividerci cari politici, sappiate che non ci riuscirete mai.
Perché noi siamo insegnanti. Non politici.

LAGER LIBICI, DIAMOGLI IL NOME CHE MERITANO

LAGER LIBICI, DIAMOGLI IL NOME CHE MERITANO

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Ci sentiamo tutti al sicuro sapendo che gli immigrati africani vengono trattenuti nei famosissimi hotspot libici.
Si dà il caso, però, che il nome corretto sia LAGER.

Lager dove chi scappa da guerre, conflitti sanguinosi, carestie inenarrabili, miseria e malattie, viene torturato, brutalizzato, violentato senza pietà, dove muoiono larga parte di bambini che vi approdano.

Beh, certo, ci dispiace – dicono tanti – ma anche noi stiamo male.
Vero, ma se così stiamo male, come potete dormire sapendo che per salvare noi stessi condanniamo a morte e a brutalità devastanti, centinaia di migliaia di persone?

Come ci riuscite a non pensare che questa gente vive la fame e le guerre a causa del colonialismo e dell’imperialismo del cosiddetto mondo civile, da parte della UE e quindi con il nostro TACITO ASSENSO?

Guardate il video.
Sono pochi minuti.
Guardate il video e poi discutiamo, parliamo, confrontiamoci e decidiamo insieme di agire affinchè questa barbarie cessi al più presto.

Siamo TUTTI responsabili delle vite degli altri quando la loro disperazione è causata dalla nostra incapacità di opporci.

I fenomeni migratori esistono e vanno GESTITI che non significa sbarchi incontrollati ma NEMMENO consegnare esseri umani INNOCENTI nelle mani degli aguzzini nei lager.

Quanto sta avvenendo, entrerà nella Storia come il genocidio del III millennio e ne risponderemo tutti davanti a coloro che verranno perchè non esistono giustificazioni al nostro silenzio.

Il Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

 

 

fonte: COMUNE.info per Medici per i Diritti Umani

video di: Noemi La Barbera/Medici per i Diritti Umani

EPA: COME LA UE CLONA SE STESSA IN AFRICA OCCIDENTALE PER SACCHEGGIARE

EPA: COME LA UE CLONA SE STESSA IN AFRICA OCCIDENTALE PER SACCHEGGIARE

 

Quello che si può dire con certezza dell’EPA – l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Africa Occidentale – è che è straordinariamente poco conosciuto. I mass media non si preoccupano di spiegare che un gruppo di stati tra i più poveri del mondo sono stati – volenti o nolenti – inclusi in un accordo commerciale con l’Unione europea che li costringe a condizioni svantaggiose, riproducendo – in un contesto di povertà ben più drammatico – regole fiscali assurde sul tipo di quelle imposte agli Stati membri dell’Eurozona. L’economista Bill Mitchell espone sul suo blog i risultati dell’analisi dell’EPA realizzata dall’organizzazione indipendente svedese CONCORD: questo trattato non è coerente con gli obiettivi di sviluppo dell’Africa Occidentale, e ha conseguenze addirittura opposte, intrappolando un gruppo di nazioni per la maggior parte già poverissime in una crescita bassa e discontinua e perpetuando le condizioni misere delle popolazioni.

 

di Bill Mitchell, 10 luglio 2017

In un post recente – Se l’Africa è ricca – perché è così povera? – ho preso in esame la questione del perché le risorse che rendono ricca l’Africa non siano state impiegate per il benessere della popolazione indigena che vive sul posto. Abbiamo visto che la povertà in Africa dilaga, benché sia evidente a chiunque che il continente è abbondantemente ricco di risorse.

La risposta a questo paradosso è che la rete di aiuti per lo sviluppo nonché la supervisione messe in atto dalle nazioni più ricche e mediate da enti come FMI e Banca Mondiale possono essere viste più come un gigantesco aspiratore, ideato per risucchiare risorse e ricchezza finanziaria dalle nazioni più povere, con sistemi legali o illegali, a seconda di quali generino i flussi maggiori.

Così benché l’Africa sia ricca, la sua interazione con il sistema monetario e di commercio mondiale lascia milioni dei suoi abitanti in condizioni di povertà estrema – non in grado di procurarsi neppure il cibo per vivere.

L’accordo di libero scambio (EPA) tra l’UE e gli stati dell’Africa Occidentale è una di queste istituzioni-aspiratore. Gli stati dell’Africa Occidentale, infatti, sono ancora impantanati in una dipendenza di stampo post-coloniale non perché siano privi delle risorse necessarie ad attuare il loro cammino di sviluppo, ma piuttosto a causa delle istituzioni post coloniali, create per mantenere il controllo su queste risorse da parte degli ex colonialisti. Non paga di avere distrutto la prosperità nell’eurozona, l’Unione europea sta esercitando pressioni su alcune delle nazioni più povere del mondo perché adottino lo stesso tipo di accordo monetario e fiscale fallimentare e perché vadano oltre, firmando accordi di “libero scambio” con reciproca apertura dei mercati. Le altre nazioni dell’Africa occidentale dovrebbero seguire l’esempio della Nigeria e abbandonare questi accordi.

Dodici dei 16 Paesi dell’Africa occidentale sono considerati Paesi in via di sviluppo (Least Developed Countries – LDC), o in parole più semplici paesi poveri. I 12 Paesi LDC sono Benin, Burkina Faso, Gambia, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Sierra Leone, Togo; mentre i quattro non considerati LDC sono Capo Verde, Costa d’Avorio, Ghana e Nigeria.

Questa è una mappa dell’Africa Occidentale (fonte).

 

La pubblico per i lettori statunitensi, ricordando la vecchia battuta “La guerra è il sistema con cui Dio insegna la geografia agli americani”. A proposito delle conoscenze geografiche degli americani, potete vedere questo sketch dell’umorista statunitense Paul Rodriguez al Comic Relief del 1987. E se volete farvi un’altra risata, potete guardare questo video famoso.

Durante la cosiddetta “corsa all’Africa” del 19° secolo, l’Africa Occidentale fu spartita tra le potenze coloniali, per la maggior parte europee.

Queste erano le relazioni coloniali:

Benin – Francia
Burkina Faso – Francia
Gambia – Gran Bretagna
Guinea – Gran Bretagna
Guinea-Bissau – Portogallo
Liberia – Usa
Mali – Francia
Mauritania – Francia
Niger – Francia
Senegal – Francia
Sierra Leone – Gran Bretagna
Togo – Francia
Capo Verde – Portogallo
Costa d’Avorio – Francia
Ghana – Gran Bretagna
Nigeria – Gran Bretagna

Ho letto un rapporto del 2015 – L’EPA tra UE e Africa Occidentale: chi ne trae vantaggio? – pubblicato nella serie dei loro Spotlight Report Policy Paper dall’organizzazione Concord Europe, con sede in Svezia.

CONCORD è la confederazione europea delle ONG di aiuto e sostegno allo sviluppo.

La pagina di informazioni sull’Africa Occidentale della Commissione europea sostiene che l’accordo di “libero scambio” (The Economic Partnership Agreement – EPA) tra Europa e Africa Occidentale ha apportato benefici.

Un altro documento dell’UE (18 settembre, 2015) – Economic Partnership Agreement with West Africa-Facts and figures – fa ulteriore promozione.

Nel marzo 2016, la Direzione generale per il Commercio della Commissione europea ha pubblicato L’impatto economico dell’accordo di collaborazione economica tra Africa Occidentale e UE.

Ma l’analisi di CONCORD è in disaccordo con la linea ufficiale “libero mercato”.

L’ho già sottolineato altre volte, ma dovremmo tenerlo sempre in mente: le nazioni avanzate, oggi, non avrebbero potuto diventare ricche, se avessero seguito le strategie che ora stanno imponendo alle nazioni povere.

Per capire questo punto, raccomando la lettura del Report del 2008 di Dieter Frisch – La politica di sviluppo dell’Unione europea – pubblicato come rapporto ECDPM il 15 marzo 2008 (il documento è in francese).

L’ECDPM è il Centro europeo per la gestione delle strategie di sviluppo (European Centre for Development Policy Management) e Dieter Frisch è stato direttore generale per lo Sviluppo alla Commissione europea.

Frisch è un veterano delle strategie di sviluppo. Ecco cosa scrive (p.38):

En effet, on ne connaît historiquement aucun cas où un pays au stade précoce de son évolution économique se serait développé via son ouverture à la concurrence internationale. Le développement s’est toujours amorcé au gré d’une certaine protection qu’on a pu diminuer au fur et à mesure que l’économie s’était suffisamment fortifiée pour affronter la concurrence extérieure. Mais un tel processus s’étend sur de longues années …

Il che significa che non si conosce nella storia alcun caso in cui un Paese in uno stadio precoce della sua evoluzione economica si sia sviluppato attraverso l’apertura alla concorrenza internazionale. Lo sviluppo si è sempre innescato grazie a un certo grado di protezionismo, che si è potuto ridurre gradualmente mano a mano che l’economia si irrobustiva a sufficienza per affrontare la concorrenza esterna. Ma questo processo si estende per molti anni…

Si potrebbe anche aggiungere che le nazioni non si sono sviluppate costringendo i governi a mantenere il bilancio pubblico in pareggio, se non addirittura generare un surplus.

Tutte le nazioni avanzate hanno beneficiato di importanti spese pubbliche per infrastrutture: strade, trasporti, sanità, istruzione, porti, energia, comunicazioni e tutto il resto.

Inoltre, hanno goduto di importanti investimenti pubblici volti allo sviluppo di competenze.

Quindi, il contesto in cui è stato negoziato questo “accordo di libero commercio” è fin dal principio distorto in modo da ostacolare lo sviluppo.

Cercare di svilupparsi mantenendo costantemente il bilancio statale in surplus avrebbe impedito a qualsiasi nazione avanzata di fare alcun progresso.

Gli stati membri della Unione economica e monetaria dell’Africa Occidentale (West African Economic and Monetary Union – UEMOA) sono Benin, Guinea-Bissau, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal e Togo; questi stati condividono una moneta comune (franco CFA), agganciata all’euro.

Questo accordo riflette il controllo “post” coloniale da parte dei Francesi, che durante il processo di decolonizzazione tra il 1954 e il 1962 hanno limitato le sovranità nazionali, creando diversi protocolli che prevedevano che gli Stati francofoni dell’Africa Occidentale dal punto di vista finanziario dovessero rispondere in molti modi al Tesoro francese.

Lo scopo di questa restrizione era costringere le nazioni dell’Africa Occidentale appartenenti all’area monetaria a rispettare quella che i Francesi chiamavano “una rigorosa disciplina monetaria”. Per esempio, la Banca centrale dell’Africa Occidentale (BCEAO) resta sotto il controllo dei francesi, tanto che non può svalutare il franco CFA senza l’approvazione di questi ultimi.

I primi accordi, in ogni caso, sono falliti.

Arrivando velocemente al 1994, vediamo che allo stesso modo in cui gli europei stessi sono passati dal fallimento del serpente monetario nel tunnel, al fallimento del serpente fuori dal tunnel, al fallimentare SME nel 1978, fino all’addirittura peggiore Unione Monetaria ed Economica (eurozona), così gli Stati francofoni dell’Africa Occidentale sono transitati attraverso una serie di accordi economici e monetari sotto la guida dei francesi, fino che non hanno clonato la UEM nella forma della Unione economica e monetarie dell’Africa Occidentale (WAEMU).

Otto degli Stati membri sono paesi in via di sviluppo (esclusa la Costa d’Avorio).

Così come lo SME si era trovato di fronte a costanti tensioni a causa delle disuguaglianze nella capacità commerciale dei suoi Stati Membri, il che alla fine lo trasformò in una zona del marco e lo trascinò verso recessione e stagnazione, così gli accordi dell’Africa Occidentale si trovarono sottoposti a pressioni simili.

E proprio come l’Eurozona è stata azzoppata dal Patto per la stabilità e la crescita (SGP) e dalle sue più recenti varianti (“Two Pack”, “Six Pack”, “Fiscal Compact”), così la WAEMU ha introdotto nel 1999 un “Patto regionale di convergenza, stabilità, crescita e solidarietà”.

Sia nel linguaggio sia negli intenti questo è clonato dal Patto per la stabilità e la crescita europeo. Così come il SGP impone una camicia di forza fiscale agli Stati membri dell’Eurozona, che spinge le economie alla recessione, così il patto della WAEMU obbliga gli Stati membri ad avere bilanci in pareggio o in surplus.

Se un Paese non rispetta questa regola viene sanzionato (esattamente come avviene per la procedura prevista in eurozona in caso di sforamento del deficit) e può non avere più l’accesso a fondi o la possibilità di effettuare spese.

Ci sono poi altre severe regole che riguardano l’inflazione, il debito pubblico, gli impegni verso i pagamenti esteri, la proporzione tra spesa per salari pubblici e tasse, che pongono ulteriori limiti alla sovranità nazionale.

La WAEMU ha un “Consiglio dei Ministri”, che bullizza gli Stati Membri che non riescono a rispettare le regole.

E, esattamente come avviene per l’eurozona, per le nazioni che fanno parte della WAEMU risulta virtualmente impossibile sottomettersi alle regole, visto che i cicli economici impattano sul bilancio pubblico e sulla povertà dilagante che persiste.

Queste nazioni, che vivono soprattutto di esportazione di materie prime ed importano prodotti industriali, devono fronteggiare enormi sbalzi nelle entrate nazionali, legati alla variabilità del clima e alla instabilità delle condizioni commerciali sui mercati internazionali.

Il FMI e la Banca Mondiale fanno pressioni fortissime perché esportino quanto più possibile, ma questo significa che inondano i mercati internazionali dei loro beni, facendone calare i prezzi.

Il guadagno mancato li mette sotto pressione per quanto riguarda il loro debito estero (che in parte non piccola è stato contratto con il FMI) e quindi rende frequenti ulteriori richieste di tagli di bilancio.

Questa strategia di sviluppo incastra le nazioni in una crescita bassa e discontinua e in una povertà persistente.

Per questo non c’è da sorprendersi che la Commissione europea, con i suoi artigli ben piantati nelle nazioni povere dell’Africa Occidentale, abbia deciso di consolidare questa posizione di vantaggio andando oltre, con un “accordo di libero scambio” conosciuto come l’Economic Partnership Agreement (EPA).

La ricerca di CONCORD ha verificato l’attendibilità di diverse affermazioni fatte dalla Commissione Europea che ripete il mantra “il commercio è sviluppo”.

Ma se questa è la domanda di partenza:

…l’EPA, accordo negoziato tra l’Africa Occidentale e l’UE, cioè tra una delle regioni più ricche e una delle regioni più povere del pianeta, è davvero coerente con gli obiettivi di sviluppo dell’Africa Occidentale?

La risposta è un no.

È importante notare che:

Fino al 2000… l’UE consentiva alle esportazioni provenienti dall’Africa Occidentale un accesso quasi completamente libero ai mercati europei… Queste concessioni commerciali unilaterali erano però contrarie alle regole della WTO, in vigore dal 1994. La WTO consente di creare zone di libero scambio, per esempio tra UE e Africa Occidentale, e l’UE decise di adottarne una al posto delle condizioni precedenti, anche se in queste zone le concessioni devono essere reciproche, il che significa che l’Africa Occidentale doveva consentire le stesse condizioni all’UE… L’UE avrebbe potuto chiedere alla WTO un’esenzione, come ha fatto per la Moldavia… (ma) …ha rifiutato di concedere lo stesso trattamento all’Africa Occidentale.

E oltre:

Durante le trattative, la UE è andata anche molto oltre le richieste della WTO in tema di liberalizzazioni, includendo servizi, investimenti e acquisizioni oltre ai beni. L’Africa Occidentale si opponeva, dichiarando di voler mantenere la possibilità di proteggere questi settori dalla concorrenza con l’UE.

Nel 2007, l’UE non riuscì a concludere gli accordi con le nazioni dell’Africa Occidentale, in parte perché

…l’Unione Europea garantisce ai Paesi in via di sviluppo concessioni commerciali unilaterali nel quadro del regime “Tutto tranne armi”, che offre loro accesso libero ai mercati europei senza costringerli a restituire le medesime liberalizzazioni in cambio.

Cosa fa allora l’Unione europea? Ecco cosa fa:

…ha minacciato tutte le nazioni ACP non incluse tra i Paesi in via di sviluppo di togliere loro l’accesso libero al mercato europeo… (e)… ha stabilito una nuova deadline per il completamento degli accordi.

Vi ricorda qualcosa?

E qui non stiamo parlando della Grecia, che in termini di ricchezza è una nazione avanzata. Queste sono per la maggior parte nazioni poverissime, che lottano per sfamare la loro popolazione.

Il report di CONCORD spiega che molte nazioni dell’Africa Occidentale hanno ceduto di fronte alle minacce e “hanno deciso di firmare… il 30 giugno 2014”.

Ma il processo di ratificazione è lento e alla fine del 2016 è entrato provvisoriamente in vigore solo il cosiddetto “accordo base di partenza per la collaborazione economica” (Stepping Stone Economic Partnership Agreements) con la Costa d’Avorio e il Ghana.

Inoltre, mentre 13 Stati dell’Africa Occidentale hanno firmato, Nigeria, Gambia e Mauritania se ne tengono fuori.

In particolare, la Nigeria non vuole cedere la sua sovranità all’Unione europea e “vuole sviluppare la sua industria e le sue vendite nel resto dell’Africa Occidentale, riducendo nel contempo la sua dipendenza dall’esportazione di petrolio”.

Il report di CONCORD conclude che la Nigeria non sarebbe in grado di avere questa indipendenza strategica all’interno dell’EPA.

Per illustrare i motivi per cui l’EPA non è coerente con lo sviluppo dell’Africa Occidentale, il report di CONCORD passa al vaglio diverse affermazioni avanzate dall’UE a sostegno dell’EPA.

1- L’EPA offre libero accesso al mercato europeo ai prodotti dell’Africa Occidentale?

Sì, ma l’EPA non comporta per le nazioni dell’Africa Occidentale alcun vantaggio in più, mentre introduce evidenti svantaggi nella concorrenza.

Inoltre perché i Paesi in via di sviluppo “dovrebbero affrontare questi sacrifici”, quando “hanno diritto alle concessioni commerciali unilaterali legate al regime “‘tutto tranne le armi’”?

2 – L’EPA supporterà l’integrazione regionale dell’Africa Occidentale?

“Ampiamente falso”.

“Il livello di integrazione regionale in Africa Occidentale è molto debole” quindi sarebbe stato meglio avviare processi per diversificare il commercio all’interno dell’Africa occidentale.

3 – “I prodotti agricoli dell’Africa Occidentale sono esclusi dalla liberalizzazione”?

“Vero e falso”

“L’EPA… comporta un grosso rischio per l’agricoltura dell’Africa Occidentale…(che)… è un settore importante… e offre il 60% del lavoro e soddisfa l’80% delle esigenze alimentari della regione”.

L’EPA protegge solo “il 18% dei prodotti”, ma in linea generale liberalizza l’accesso a tutto il resto. Per esempio, il latte in polvere importato più economico danneggerà “la produzione locale di latte”.

È importante capire che in base alla Politica agricola comunitaria, l’UE può “vendere i prodotti della sua agricoltura a un prezzo inferiore al costo, praticando una concorrenza sleale nei confronti dell’agricoltura del’Africa Occidentale”.

4 – “L’EPA promuoverà aiuti che permetteranno all’Africa Occidentale di trarre beneficio dall’EPA?”

“Vero e falso”

C’è in atto un programma per lo sviluppo dell’Africa Occidentale, che è una strategia del tipo FMI, basata sul taglio delle spese interne e sull’orientamento delle attività verso le esportazioni che portano liquidi.

Sia come sia, la proposta corrente non è garantita e i fondi sono “molto al di sotto i bisogni stimati” per far fronte ai costi dovuti al passaggio al nuovo acordo.

Inoltre, i governi dell’Africa Occidentale utilizzano i dazi per finanziare ospedali e tutto il resto. Ora, i sostenitori della Modern Monetary Theory (MMT) obietteranno subito che questi Stati potrebbero finanziare queste infrastrutture essenziali usando la propria capacità monetaria.

In parte è vero. Ma nel mondo reale della politica dell’Africa Occidentale e con la camicia di forza in cui si sono infilati questi governi sotto lo sguardo inquisitore di grandi bulli internazionali come l’UE e il FMI, le entrate legate ai dazi offrono un non piccolo aiuto per sottostare alle grottesche regole che costringono le loro scelte fiscali.

L’EPA quindi inciderà seriamente sulla loro situazione fiscale (all’interno delle attuali costrizioni) tanto che saranno costretti a tagliare drasticamente la spesa pubblica.

Come nota il report di CONCORD, questa spesa è:

“…indispensabile per consentire il finanziamento stabile degli edifici per scuole e ospedali, per supportare le famiglie di coltivatori e per altri servizi pubblici.”

L’EPA è quindi un altro strumento attraverso il quale viene impedito alle nazioni più povere di utilizzare le loro proprie capacità di spesa per migliorare le condizioni della loro popolazione.

5 – L’EPA rispetterà lo spazio politico dell’Africa Occidentale?

“In grande misura è falso”

“L’Africa Occidentale perderà lo spazio politico necessario a sviluppare la sua propria politica commerciale, al servizio delle esigenze dei suoi popoli, e perderà entrate fiscali che potrebbero aiutare a finanziare il suo sviluppo”.

Notando che quest’ultima conclusione si pone nel contesto delle costrizioni politiche e istituzionali che ho menzionato sopra.

Di conseguenza, il report di CONCORD conclude che:

“…l’EU, la maggiore zona economica del mondo, sta cercando di ottenere concessioni commerciali sproporzionate da una delle regioni più povere del mondo. Con l’EPA, l’Africa Occidentale avrà meno spazio politico per usare strumenti importanti per lo sviluppo di alcuni settori economici, al fine di migliorare le condizioni di vita dei suoi popoli. Allo stesso tempo l’UE non ha formalmente assunto alcun impegno per lo stanziamento a lungo termine di fondi aggiuntivi che sarebbero necessari per aiutare l’Africa Occidentale a reggere la concorrenza dei prodotti importati e compensare le entrate fiscali perdute. Come conseguenza, l’EPA non è coerente con lo sviluppo dell’Africa occidentale”.

E questo per oggi è abbastanza.

Fate girare…

 

fonte: VOCI DALL’ESTERO

RAZZISMO E NAZIONALISMO, PILASTRI DEL FASCISMO

RAZZISMO E NAZIONALISMO, PILASTRI DEL FASCISMO

 

di Luca FAVALLI

Il concetto di fascismo è molto più largo di quello che si crede, perchè a torto si pensa che esista solo quello in camicia nera del ventennio e che questo sia quindi un tema superato e invece no, non è così.

Il fascismo è anche quella fascia grigia di ambiguità di chi considera le nostre istituzioni democratiche una inutile perdita di tempo e vorrebbe il rapporto diretto con il popolo; fingono di amare la povera gente invece la disprezzano e dimostrano il loro odio in ogni occasione, quella che ha l’impatto più facile.

L’attacco ai sindacati chiamati dai grillini parassiti (e non solo), chi se non i fascisti possono considerare delle libere associazioni perchè questo sono i sindacati, come parassiti non capendo che questi non lucrano soldi, ma i lavoratori si tesserano liberamente per essere rappresentati?

La verità è che il Movimento cinque stelle, la Lega, il PD e i forzisti odiano i lavoratori ed infatti questi partiti hanno tolto diritti ai lavoratori, allungato le pensioni in modo che il lavoratore sia costretto a lavorare di più, che viva la precarietà e sopravviva col lavoro nero.

Altro tema che racchiude il fascismo è quello di trattare la povertà come un problema di ordine pubblico.
L’uso degli idranti per sgomberare o multare i barboni che rovistano la spazzatura, significa scegliere sempre i padroni come interlocutori ed è una chiave di lettura importante perchè sappiamo che il fascismo per sua stessa natura è espressione padronale della classe borghese che sabota la democrazia ossia le istituzioni e sono azioni che rispondono tutte al concetto fascista di legge e ordine.

Il razzismo quello esplicito di leghisti e cinque stelle che arrivano addirittura a ipotizzare dei reati che hanno soltanto il volto degli immigrati, ossia se la violenza sessuale la commette l’immigrato diventa più grave perchè la destra razzista inserisce l’aggravante dell’inferiorità e uno dei massimi rappresentantiu oggi di questo pensiero,  guida la prima potenza del mondo gli USA, mi riferisco a Trump. 

I leghisti non sono molto diversi da lui ed hanno pure copiato lo slogan “prima gli americani”.

Ii leghisti sono antimeridionali da sempre e oggi si scoprono nazionalisti. La Lega Nord è un partito camaleontico capace di mille trasformazioni e nessuna di essa è positiva.

Ma c’è anche il razzismo liberale e benpensante del PD che per lavarsi la coscienza e per non avere più gli immigrati in casa fa accordi discutibili con governi militari e dittatoriali come quello libico che finanziano perchè rinchiuda i migranti e non permetta loro di arrivare.
Ipocriti perchè non riconoscono volutamente il razzismo e usano anche l’espressione più bieca che alimenta lo scontro di classe tra disperati e poveri “noi dobbiamo distinguere tra migranti economici e quelli che scappano dalle guerre” come fa Macron e non a caso Minniti piace alle destre e a questa Europa.

Lava la coscienza a troppe persone questo sistema, ma che non ha nulla di buono perchè ad informarsi senza pregiudiziali e con un po’ di coscienza di classe, lo si capisce in fretta dove ci si dovrebbe collocare perchè i racconti dei migranti sono strazianti.

E questo non significa di sicuro essere buonisti (altro termine fascistoide) ma affrontare il problema in tutta la sua complessità e GESTIRLO invece di generare odio discriminando tra povero e povero o tra povero e disperato.

LE INSIDIE NASCOSTE DELLA VULGATA

LE INSIDIE NASCOSTE DELLA VULGATA

 

di Alfonso VALENTI

Tempo fa ho ricevuto una “barzelletta” , questa:


“Io sto paese non lo capirò mai*:
– ok accettare gli immigrati africani in fuga
– ok dargli una sistemazione dignitosa
– ok inserirli e farli integrare
– ok dargli anche un sostentamento economico

Ma mo’ mettere pure le temperature climatiche per farli sentire a casa, onestamente mi pare troppo!!!”


Ho risposto così…

Caro amico, la tua “simpatica” battuta (a tua insaputa e chiaramente mi auguro in buona fede) a sfondo razzista, è più pericolosa, perché rivela disinformazione e il mantra della propaganda, perchè nasconde l’odio per la razza, il disprezzo e conferma la paura di essere ” occupati”, chiaramente con effetti diversi secondo di personalità e cultura di chi li recepisce.

Per capirci ha lo stesso effetto delle battutine sessiste che ci scambiamo tra maschietti, nessuno di noi ha mai pensato che sono il brodo di coltura di quella subcultura che poi uccide le donne.

Attenzione che ogni uccisione di una donna da parte di un “uomo che l’amava” é un monito per tutte le altre, un messaggio chiaro “buone e zitte”.

Per capirci, come la morte di Giuliani e da allora ci hanno detto chiaro: “…il ’68 ha concluso la sua spinta propulsiva”. Della serie genitori tenete a casa i figli o ve li ammazziamo.
Sono stato chiaro?!?

IMMIGRAZIONE: DISINFORMARE PER DIVIDERE

IMMIGRAZIONE: DISINFORMARE PER DIVIDERE

 

di Gianluca LEO

Vorrei rispondere a tutte quelle persone che, in buona fede, dicono tante sciocchezze prive di senso sull’immigrazione.
Tengo a sottolineare che non è tutta colpa loro, ma è colpa di una percezione distorta della realtà.

Questa percezione è creata da una parte, dall’azione di molte fonti di informazione che hanno ben chiaro che si fa più audience agendo in questo senso.

Tutti sappiamo che l’immigrato che ruba fa più scalpore dell’italiano che ruba. Quindi non dico che inventino le notizie, anche se a volte capita, dico che quanto meno vanno a sottolineare volutamente questi aspetti. D’altra parte, questa percezione distorta è dovuta anche al ruolo di alcune forze politiche che non fanno altro che alimentare malcontento, odio e razzismo.

Per il principio di “divide et impera” mettono a punto una propaganda che seleziona appositamente per noi solo le notizie che vanno a creare questa percezione di invasione. Selezionano articoli, video, foto, che suscitano in noi forti sentimenti negativi e di indignazione.

Fatta questa doverosa premessa, vorrei dire che io non sono tra quelli che vengono a raccontarvi che il problema non esiste, il problema c’è ed è evidente. Ma va analizzato per quello che è e non per la percezione che si è creata intorno ad esso.

Ora, io ho provato a documentarmi, a studiare e a fare ricerca, e con umiltà vorrei dirvi tutto quello che ho capito riguardo a questo fenomeno.
Rispondo allora ad alcune tipiche esclamazioni.

1) DOBBIAMO RIMANDARLI A CASA LORO!

Per riportare un immigrato da dove proviene bisogna innanzittutto aver chiaro che non sempre si riesce a identificare queste persone che possono dichiarare di provenire da qualsiasi paese; in secondo luogo anche nel caso si sapesse con certezza il paese di provenienza, per riportarcelo bisogna necessariamente avere un accordo bilaterale con questo paese e non sempre questo accordo esiste.
Inoltre c’è anche un problema tutt’altro che poco rilevante, relativamente ai costi di rimpatrio e pensare di riportare i migranti agli hotstop libici, è davvero un crimine di cui la storia parlerà in futuro.

2) NON FACCIAMOLI PIÚ ENTRARE!

A questo proposito, oltre ad implicite regole di tipo umanitario, la legislazione italiana prevede una normativa sulla navigazione e sui trasporti. L’articolo 490 del codice della navigazione impone di salvare l’essere umano e portarlo al porto più vicino. Qualora la si volesse volontariamente infrangere tutto il personale sulle nostre unità in mare, assistere impotente e vedere con i loro occhi le persone morire nel mar Mediterraneo? Bisogna anche dire che per un marinaio tutto questo è inaccettabile perchè va contro proprio il codice di comportamento che appartiene alla marineria ed esiste praticamente da secoli. E lasciarli morire in mare non è proprio la soluzione.
Il blocco navale così tanto nominato, inoltre, prevede l’uso della forza, prevede quindi di imporre a ONG straniere che hanno soccorso dei bisognosi di trovarsi davanti ad un atto di forza, una dichiarazione di ostilità che l’Italia non può neanche permettersi. A quelli che affermano che per il G7 di Taormina hanno fermato gli sbarchi rispondo che non è esattamente così, infatti li hanno solo dirottati verso altri porti.
Infine, se si pensa ad una simile manovra, bisognerebbe anche dare una lettura allo Statuto delle Nazioni Unite e capire cos’è “l’operazione Triton”, perché l’Italia non può prendere da sola certe decisioni, a meno che non voglia chiudere tutti i rapporti internazionali, isolarsi e andare di conseguenza verso un totale disastro che porterebbe ad un collasso dei rapporti internazionali.

3) AIUTIAMOLI A CASA LORO!

Non è che l’Italia e l’Europa non si siano mai impegnati in tal senso, ma ci sono dei ma. Punto uno, i territori in difficoltà sono davvero molti e sono proprio l’Italia e l’Europa molto spesso a metterceli per poter così ottenere più agevolmente il profitto che traggono dalle risorse dell’Africa. Punto due, in alcuni casi l’aiuto occidentale non è gradito e sulla scorta del punto 1 non è difficile capirne le ragioni. Punto 3, l’intervento occidentale in alcune zone critiche potrebbe causare l’aumento dei disordini, degli scontri e quindi anche della repressione.
Utilizzare i soldi della gestione dei migranti per aiutarli a casa loro, quindi, è una affermazione altamente demagogico-populista. Intanto perché in qualsiasi caso il problema non si risolverebbe immediatamente con quegli stanziamenti di denaro e comunque sono risorse che servono per gestire le persone che per forza di cose vengono qui. È quindi inutile dire “usiamo quei soldi” perche le persone sono qua adesso, arrivano qua adesso e dobbiamo gestirle adesso.
Poteva sicuramente essere una forma di prevenzione dei flussi migratori, ma ora ci sono e vanno gestiti.

4) VENGONO TUTTI IN ITALIA!

Questo è falso, non vengono tutti in Italia e anzi, il nostro paese è una delle mete meno ambite e spesso, quando lo è, è per via provvisoria con la speranza di passare in altri paesi. Il Medioriente e il Nord Africa sono molto più soggetti a forti flussi rispetto all’Europa. L’Italia inoltre non è proprio tra i primi posti in termini di accoglienza, siamo ad esempio superati da paesi come Francia, Svezia, Germania, Austria, Danimarca, Belgio e altri.

5) NON SCAPPANO TUTTI DALLA GUERRA!

Questo è vero, non scappano tutti da una guerra. Scappano anche da violazioni di diritti umani, carestie, fame.
State pur certi che molti di loro farebbero a meno di lasciare le loro terre e le loro famiglie, la loro esistenza, se non fossero costretti.
State pur certi che non rischiano di morire durante il viaggio se non è strettamente necessario e durante il viaggio sono parecchi a morire, o a veder morire, muniti solo della speranza di rifarsi una vita, lontano dalle atrocità che hanno vissuto.

Ho risposto solo ad alcune delle affermazioni riguardo a questo complesso fenomeno, anche con il video pubblicato sul mio profilo Facebook.
Sicuramente molte cose mi saranno sfuggite e per questo continuerò le ricerche. Esorto però tutti a smetterla di usare questi luoghi comuni e a fare uno sforzo in più, documentandosi seriamente.

Il problema c’è e va gestito, ma tutte queste visioni demagogiche non fanno altro che distogliere l’attenzione dal problema concreto e ci fanno solo cadere in un mondo di parole che non trovano conferma nella realtà.
Intanto, però, questo mantra  continua ad alimentare la guerra fra poveri generata proprio da chi depreda quei territori da cui provengono gli immigrati.
Per una volta, dunque, proviamo ad impegnarci in una vera azione di autoinformazione.