BORGO PANIGALE: VIVERE E MORIRE DI CISTERNA

BORGO PANIGALE: VIVERE E MORIRE DI CISTERNA

cisterna

 

 

di Fabio BARGAGNA – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

Andrea Anzolin questo il nome di un altro morto sul lavoro…faceva l’autista di cisterna.
La sua vita si è fermata a Bologna Borgo Panigale, su una tangenziale, a 42 anni.

 

Autista esperto e professionalmente preparato, forse lui l’esame per l’ADR (patentino necessario per trasportare liquidi pericolosi) lo aveva studiato veramente (a differenza di molti che spendono € 1.500 e lo ottengono in due giorni in Croazia).

Conosco bene queste realtà e voglio raccontare la vita di un cisternista oggi, con l’Europa che legifera a vanvera senza tener conto della situazione dei singoli Stati e, soprattutto dell’Italia.

Le norme sul cronotachigrafo impongono rigidamente il numero delle ore di guida, delle ore di riposo, etc., ma chi le ha imposte proveniva dalla Spagna, una nazione, perlopiù, geograficamente “piatta” come la Francia e la Germania.

L’italia invece, stretta e lunga, ha l’Appennino e, per andare da nord a sud e viceversa, si sale e si scende da quell’Appennino.
Per un’auto non è un problema ma, per un mezzo pesante 40 tonnellate, lo è eccome.
In termini di consumo di carburante ed in termini di tempi di guida.
Il tutto, però, è subordinato al numero di consegne, alla puntualità, ad una tempistica disumana che garantisce solo il profitto.
Funziona così a livello generale, ma per i cisternisti?

Questa categoria è ancora più penalizzata rispetto alle altre perchè avendo una cisterna (nel caso di un autoarticolato), o due cisterne (nel caso di un autotreno), tra un carico e l’altro c’è anche da effettuare la sanificazione della cisterna che non sempre trasporta lo stesso tipo di liquido.
Altri tempi che incidono sulla quantità di consegne.

Così, simili “lavaggi”, con alcuni trucchi del mestiere, si traducono nel riposo dell’autista e diventano spazi di riposo dalla fatica della guida, inesistenti.
Considerando, poi, che le soste per il carico o lo scarico, trattandosi di liquidi pericolosi o a rischio esplosione, sono lunghissime.

Il tutto unito alla percorrenza media mensile, mai inferiore ai 12/14.000 km e anche più.
Ed ecco che fanno la causa dei “colpi di sonno”.

In ultimo la calamita posizionata sul cambio che fa “dormire” il cronotachigrafo e tutto questo solo per mantenere il posto di lavoro che quasi sempre è rappresentato da una cooperativa che non paga l’IVA e non paga i contributi, intestata ad un romeno/a o ad un bulgaro/a che chiude dopo 2/3 anni di attività.

Una realtà, questa di chi lavora con una cisterna e non solo, conosciuta dai sindacati di categoria, dal Ministero dei trasporti, dalla Polizia.

Ma tant’è…la vita umana non ha mai contato poco come oggi. Quella del lavoratore e di coloro i quali finiscono coinvolti in incidenti come quello di pochi giorni fa a Bologna.
Va tutto bene se ce lo chiede l’Europa…

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA CON LA POLITICA DEI MEDIA…

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA CON LA POLITICA DEI MEDIA…

politica

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Responsabile Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

 

Ancora un morto sul lavoro, due giorni fa.
Era l’operaio di una cava a Carrara. Aveva 37 anni e un figlio piccolo. È rimasto schiacciato sotto ad un blocco di marmo.

Un operaio di quelli che fa il dato statistico della ripresa dell’occupazione con un contratto a tempo determinato di UNA SETTIMANA.
La politica del mainstream, proprio su questi dati ci dice infatti che va tutto alla grandissima…

 

La condizione del paese, invece, è sempre più drammatica.
A ben vedere ci sarebbe da lavorare politicamente senza sosta, giorno e notte, per mettere mano alle sempre più gravi emergenze ed urgenze, ma non lo si fa e tutto il mainstream è appiattito a parlare del pericolo Salvini, come se tutto il disastro attuale dipendesse solo da lui, come se lui solo avesse generato questo inferno dei viventi a firma PD.

Tra l’altro, con una tipica devianza che si è creata nella sedicente sinistra radicale e nel centrosinistra dal 1993 in poi, non si parla di Lega ma di Salvini, così come non si parlava di Forza Italia ma di Berlusconi e altrettanto non si è parlato di PD ma di Renzi. Non si parla e non si è parlato, dunque, di politica ma di PERSONAGGI della politica.
Anzi, i partiti che essi rappresentavano e rappresentano, sono sempre stati solo comparse su uno sfondo indistinto, comitati elettorali permanenti da muovere e nominare solo all’abbisogna.

 

Ed è così che ci troviamo, oggi, ad un totale svuotamento di ciò che invece è e DEVE essere la politica.
Ragione per la quale, man mano si è proceduto in questi ultimi 20 anni circa a destrutturarne il contenuto e il senso, si avanzava a dare forza al leaderismo.

La politica Pop, quella del gossip politico ma MAI della discussione, della crescita delle coscienze e del confronto, tantomeno della costruzione di un’alternativa seria a nessuno dei tre leader di cui sopra.

 

In virtù di quanto appena espresso, ecco che ci ritroviamo quindi dinnanzi ad un passaggio storico e politico importantissimo e, invece di occuparsene, le tifoserie si scannano sulla carta da indovinare nel solito gioco (truccato) delle tre carte messo in atto dal sistema propagandistico a reti unificate.

Peccato solo che, fuori dalla porta di casa nostra, accadano eventi che senza tema di smentita si possono definire epocali.
Il tutto nel silenzio generale dei media e inevitabilmente è proprio questo che orienta sia il dibattito sia la percezione dei reali pericoli che corriamo sia la scarsissima attenzione ai cambiamenti in atto.
Poi, però, a chiedere in giro nessuno più guarda talk-show politici e TG, salvo poi comportarsi pavlovianamente secondo ciò che questi diffondono: Salvini, Salvini, Salvini.

Infatti, proprio in queste ultime ore, Trump sta nientemeno che provocando l’Europa relativamente alla sua permanenza nella NATO e, poichè ha stabilito che questo organismo costa davvero troppo e serve davvero a poco, se intanto che sferra la mossa finale alla NATO, dà una spallata alla Germania e alla UE, si porta avanti col “lavoro” che ha in mente di fare riguardo al nostro futuro.
Il punto però è seguire attentamente quanto avviene per capire quali saranno le conseguenze e, inoltre, quali i passi successivi che Trump agirà contro la Germania e la UE.

 

La partita, quindi, si fa interessante.
Pare, però, che troppo pochi abbiano voglia di occuparsene (di questo come degli immani problemi di un popolo che sempre di più è stremato) e in generale per ciò che riguarda la discussione politica, si continua solo a farsi dettare l’agenda dei problemi di cui dibattere, dal mainstream.
Per forza poi Salvini stravince, eh?

 

 

politica

MATEMATICA DELLA POVERTÀ

MATEMATICA DELLA POVERTÀ

povertà

 

 

di EmmeTI – [MovES]

 

Non sono un’appassionata di matematica, anzi, detesto i numeri, le percentuali, le statistiche e tutto quello che ne deriva. Ricodo che alle superiori in contabilità e amministrazione avevo 3 nel primo quadrimestre e nel secondo trovavo sempre qualche compagno/a che impavido e sprezzante del pericolo, mi aiutava a recuperare, così raggiungevo il 4.

Negli ultimi mesi, mio malgrado, ogni volta che leggo un quotidiano o guardo un TG, mi ritrovo prepotentemente inserita in una di quelle statistiche che tanto aborro.  Quali direte voi? Quelle sulla povertà.

 

Adesso non sto qui a snocciolare numeri e percentuali per i motivi di cui sopra. In alcuni casi, a seconda della testata giornalistica, faccio parte della schiera dei poveri assoluti, in altri vengo collocata in quella a rischio povertà.

Tali statistiche, però, non includono l’incazzatura e la frustrazione che io ed altri come me, proviamo.
Faccio parte dei lavoratori dipendenti ed ho iniziato a lavorare a 13 anni. Ricordo bene le prime buste paga e anche quelle successive.

Mi preme sottolineare che mi sono sempre mantenuta e ho vissuto da sola pagando l’affitto e fino all’avvento dell’euro maledetto, riuscivo, non solo ad avere un tenore di vita decoroso, ma a risparmiare per le vacanze e per eventuali brevi gite spalmate nell’arco dell’anno, nonostante avessi pure dei vizi piuttosto costosetti.

Adesso, pur lavorando, sono finita in povertà, io sono povera!
A metà mese ho già finito i soldi e questo mi spinge a chiedere prestiti e a rincorrere continuamente i debiti perché non ce la faccio mai a tappare tutti i buchi.

Negli ultimi anni poi, abitando in campagna mi sono organizzata un piccolo orto, qualche gallina per le uova, ma non basta. Avevo l’auto e a mano a mano che la cambiavo ne prendevo una sempre più piccola di cilindrata per risparmiare fino ad eliminarla del tutto in cambio di uno scooter 50 del ’97.

Insomma, mi è venuto a mancare non solo il soddisfacimento dei bisogni secondari, ma anche di quelli primari perché sempre più spesso mi manca il cibo in tavola.

Ora il mio scritto va guardato solo come uno sfogo, non voglio fare la vittima e per principio non mi piace l’assistenzialismo. Sono una donna non più giovane che ha sempre lavorato con dignità e dedizione e vorrei essere ripagata con altrettanta dignità.

Non basta creare occupazione, come non basta quel ridicolo decreto ‘dignità’, ma dignità di cosa?
Se prima ti liquidavano dopo 36 mesi, adesso lo faranno dopo 24 e di casuali se ne possono inventare a iosa.

 

Io rivendico il diritto al lavoro con la L maiuscola, quello dignitoso con la D maiuscola.
Per spazzare via la povertà, con ciò che significa e comporta, non basta creare occupazione, è necessaria la qualità dell’occupazione.
MORTI DI LAVORO, MINIERA DELLA FEROCIA CAPITALISTICA

MORTI DI LAVORO, MINIERA DELLA FEROCIA CAPITALISTICA

miniera-infortuni

 

di Franco CAMERINI – MovES

“Le mani, la fronte,
Hanno il sudore di chi muore;
Negli occhi, nel cuore
C’è un vuoto grande più del mare;
Ritorna alla mente
Il viso caro di chi spera
Questa sera come tante
In un ritorno.”

In queste parole di una vecchia canzone dei New Trolls, “Miniera”, si racchiudevano rabbia, denuncia e malgrado tutto la speranza.

Era cronaca quotidiana quella dei crolli in miniera, e ci vollero decenni di lotte, scioperi, discussioni, per ridisegnare un mondo del lavoro che anteponesse al profitto regole sulla sicurezza.

Furono conquiste importanti che, nel tempo, parevano destinate a perfezionarsi. Pareva che la Società avesse messo a fuoco ben distinti diritti che appaiono ovvi ed elementari.

Ma il terzo millennio, quello che si auspicava sarebbe stato testimone di meraviglie tecnologiche, di lavori sempre meno invasivi per l’essere umano, il futuro che sognavamo nei film, ha virato bruscamente ed invertito la rotta.

E invece di un nuovo futuro…
L’incapacità cronica delle nuove generazioni imprenditoriali, la loro avidità e anche lo scarso senso civico, l’assenza dell’etica dei rapporti umani (che in alcuni dei loro padri era senz’altro più palpabile, vedi imprenditori come Olivetti), ma soprattutto, senza volerli giustificare, la grande pressione che il sistema globale pone sui governi, i quali anziché smarcarsi in ottica socialista dalla globalizzazione capitalista, aggiungono oneri che inevitabilmente passano di livello in livello fino a schiacciare gli ultimi, i soliti noti, proprio attraverso le mani di questa iniqua classe imprenditoriale.

E invece di progresso…
Una politica globale che persegue avidamente profitti per mantenere tramite guerre le proprie posizioni imperialiste che in pace non sarebbero tollerate.
La conseguente retrocessione delle forze lavoro ad un ruolo gregario, da spremere e sostituire una volta esaurito, con l’annichilimento totale dei diritti acquisiti e nuove regole imposte che tolgono ogni garanzia al lavoratore, costretto ad un costante ricatto per la conservazione del posto stesso HANNO RIAPERTO GLI STESSI SCENARI DI MORTE che credevamo sepolti per sempre in una miniera come tante altre di un tempo andato.

Uomini e donne costretti ad affrontare la morte per uno straccio di stipendio.

E tutto passa come il vento.
Le notizie vengono smorzate, ce le forniscono al massimo per un giorno, poi si passa ad altro, anche perché se durassero di più si accavallerebbero con altri morti e sarebbe una catena infinita.

Soprattutto sarebbe più difficile chiamarla incidente, le si dovrebbe dare il nome che merita: STRAGE.
MONDIALI, GOVERNO E SINISTRA AL BAR

MONDIALI, GOVERNO E SINISTRA AL BAR

mondiali-riders

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

Chissà perchè (domanda retorica) al Bar Sport dei social e dei media, tra una notizia sui mondiali e l’altra, nello stesso perfetto stile, nessuno rilancia in ognidove la notizia che grazie alle trattative fra azienda e parti sociali, voluta e ben gestita dal Ministro Di Maio, TIM non metterà in cassa integrazione decine di migliaia di lavoratori, ma che per quei 30.000 si ricorrerà ai contratti di solidarietà difensiva – se i lavoratori lo accetteranno – mettendoli così in condizione di non perdere il lavoro.

Eh sì, meglio tacere su questi fatti poichè significherebbe ammettere che dopo 30 ANNI di politiche mirate a macellare i lavoratori, non la sinistra ma un ministro dei 5 stelle è riuscito a rompere il frame del sistema e a strappare il sipario, quindi parrebbe che non sia poi il cialtrone che si dice in giro.

Che rabbia eh, cari compagnucci della parrocchietta?
In compenso ne parlano – e molto – nei bar tra una considerazione sui mondiali di calcio e l’altra, le persone che con le parrocchiette non hanno a che fare ma che conoscono la loro condizione esistenziale che nessuno, nella sedicente sinistra, ascolta più.

Non solo. Che Di Maio abbia messo sul tavolo la questione dei riders e degli SFRUTTATI dalla famigerata gig economy insomma, non va bene ai soliti noti della sinistra rosè o del PD. Ma pure a tanti che non appartengono a quelle aree politiche della sinistra inchinata al neoliberismo, non sta bene.
Insomma, in tempo di mondiali di calcio la pratica più diffusa è quella dell’affrontare il dibattito politico col solito metro della chiacchiera da Bar dello Sport. Anzi, a volte lì si trova anche sostanza nel confronto.

I lavoratori di questa nuova (si fa per dire, perchè lo sfruttamento che applica è roba da capitalismo ottocentesco) economia, – sono anche meno di carne da macello, visto che lavorano a 2.70 euro a CONSEGNA e che diritti non ne hanno nessuno e ne avevamo parlato qui, per chi volesse saperne di più.

Infatti, al rider di Milano che recentemente è stato amputato di una gamba per essere finito sotto alle ruote di un tram, a causa di una caduta col suo motorino mentre consegnava, NON sarà riconosciuta la copertura INAIL.
Poi, però, tutti si lamentano e piagnucolano perchè i nostri giovani (si legga figli e nipoti) lasciano il suolo natio per andare a cercare un lavoro dignitosamente riconosciuto, all’estero.

Ottimo. Andiamo avanti così e governi simili a quello attuale continueranno ad ottenere consensi per secoli dei secoli.

Ma se invece di lanciare alti lai contro questo governo e se invece di limitarsi all’insulto in perfetto stile antiberlusconiano e antirenziano (una roba che ha fatto più danni della grandine e delle cavallette insieme al campo della sinistra) contro questo governo, tanti compagni cominciassero a dirsi qualche verità e insieme si ricominciasse a fare ciò che è vocata a fare una sinistra francamente anticapitalista e antiliberista?

Se invece di stracciarsi le vesti sull’aver consegnato le nostre lotte alla destra, si lavorasse ad una proposta SOCIALISTA, quindi alternativa a quanto sta offrendo la destra con tutto ciò che ne conseguirà, una proposta che fosse davvero rappresentativa delle istanze delle classi subalterne, non sarebbe meglio?

Se invece di esternare comportamenti infantilmente lesivi per il paese, perchè la destra si è portata via il pallone – continuando così a segnare unicamente autogoal – in questi che sono i nostri campionati mondiali, cominciassimo a giocare d’attacco per andare finalmente a rete, non sarebbe ora?
FOODORA, IL BOCCONE AVVELENATO DELLO SFRUTTAMENTO

FOODORA, IL BOCCONE AVVELENATO DELLO SFRUTTAMENTO

foodora-ricorso

 

del COORDINAMENTO NAZIONALE Movimento Essere Sinistra MovES

 

Foodora è un colosso tedesco ormai presente in diversi paesi del mondo che vende cibo preparato in ristoranti nei pressi della zona del cliente e consegnato a domicilio in 30 minuti.

E chi lo consegna? Ma che domanda, naturalmente giovani precari che, piuttosto di non poter sopravvivere, si accontentano di entrare nella schiera degli sfruttati della gig economy (il solito nome inglese per addolcire un po’ il boccone avvelenato dello sfruttamento) ovvero un’economia che si basa sul ‘lavoretto‘ saltuario ed è qui la vera perversione di questo sistema di lavoro.

Sono chiamati rider, questi fattorini che consegnano il cibo già cucinato. Lavorano a chiamata (sempre la famosa gig economy), senza preavviso, senza tutele e senza diritti.
MA…a tutti gli effetti, devono essere disponibili, sempre pronti, sempre efficienti, sempre veloci e soprattutto NON devono protestare se l’azienda, una volta ben sviluppata in un paese (questo è uno degli aspetti perversi del giochino), passa da una retribuzione oraria ad una a consegna, altrimenti sono fuori dal gioco.

Cosa significa questo? Significa che in un’ora devono effettuare almeno due consegne per riuscire a strappare una paga da fame e tacere, anzi, essere grati per l’opportunità concessa loro.
La paga oraria era di 5,40 euro. Le consegne sono a 2.70 euro ciascuna.
Pertanto, se prima succedeva che il ristorante non consegnava il cibo da recapitare nei tempi giusti, il rider poteva splafonare nell’ora successiva per un’altra consegna in 30 minuti.

Con le nuove disposizioni dell’azienda, invece, se il rider vuol racimolare qualche centesimo in più, deve correre fino a sfinirsi sulla sua bicicletta, venire monitorato attraverso il GPS tramite il suo cellulare, scapicollarsi in corse spericolate a rischio farsi parecchio male nel traffico cittadino e senza alcuna tutela previdenziale, subire pressioni e ricatti continui da un datore di lavoro che neanche si vede di persona perchè tutto è regolato da una app su cellulare.

Sei rider hanno protestato per tutto questo. Sono stati messi alla porta.
A quel punto, hanno fatto causa e l’hanno persa. L’hanno persa perchè il Tribunale di Torino, ha stabilito che sono lavoratori autonomi!

Ora, a prescindere che il lavoratore autonomo per definizione, in questo paese non ha mai avuto tutele.
A prescindere anche dalla sterile lettura della legge, una domanda bisogna farsela: come si può considerare lavoratore autonomo qualcuno a cui si chiede di giustificare la propria assenza, la malattia o il proprio diniego a svolgere un servizio? Delle due, l’una.

Ma nella giungla che è diventata la regolamentazione del lavoro, un rider, alla fine, da erogatore di servizi a chiamata, viene trasformato in un precario costretto a lavorare come uno schiavo e per una paga che definire vergognosamente miserevole non basta neanche a rendere l’idea.

Questi sono gli effetti dell’aver abolito l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori e dell’aver introdotto il Jobs Act.
Schiere di precari, di sfruttati, senza tutele, senza diritti, senza difese. Soli, in balia di un sistema ferocemente predatorio e di una società sempre più dipendente da bisogni indotti.

Infatti, viene da chiedersi: ci serve davvero il cibo a domicilio? Ci serve davvero alimentare la schiavitù di altri esseri umani attraverso sistemi di profitto che annientano la dignità e l’esistenza delle persone?

Sono innumerevoli queste attività che forniscono servizi di vendita online.
Dietro ogni acquisto, però, c’è la sofferenza di un altro essere umano e le condizioni di lavoro dei dipendenti di Amazon, solo per fare un esempio, ci ricordano quanto sia spaventosa.

Tutto accade nel silenzio generale della politica, dei media, della società intera.
Questi lavoratori fluttuano nel vuoto pnematico del sistema come scarti della società, qualcuno (anzi, qualcosa) di cui non doversi occupare, qualcuno che non esiste.
Solo merce da acquistare insieme al prodotto comprato nel web.

Sarebbe importante rendersene consapevoli anche se è evidente che, a dover sanare questa piaga, debba essere la politica.
La gig economy e tutto quello che rappresenta questa forma di schiavitù, altro non è che la destrutturazione e la conseguente distruzione dell’economia reale voluta dal capitalismo finanziario, dal neoliberismo che hanno scientemente reso l’occupazione un privilegio e non più un diritto sancito dalla Costituzione.

A questo punto, dunque, si apre l’altro interrogativo: com’è possibile che ancora non si sia compreso su larga scala, quale sia la radice di questo disastro?
La domanda è più che lecita, stante il fatto che al di là dei proclami pigliavoti, poi c’è la realtà oggettiva, ossia che se non si esce da questa gigantesca trappola che ha voluto la precarizzazione di milioni di vite, che ha distrutto il sistema produttivo italiano, che ha portato alla deflazione dei salari, quale è stato aderire alla UE e al sistema debitorio dell’euro, non potranno che aumentare la schiavitù e lo sfruttamento.

E fino a quando? Fino a che livello?
Quale sarà il massimo tributo che le varie Foodora, Just Eat, Amazon, Zalando etc., forti dell’essere rappresentate e insieme rappresentanti di questo feroce sistema di potere, chiederanno ai lavoratori?

Quanta altra fame e schiavitù ci verrà imposta, ancora?
Quanto altro sfruttamento del bisogno primario dell’esistenza, quale è l’occupazione, siamo disposti a sopportare prima di trovare il coraggio di guardare in faccia la verità e individuare il VERO nemico di tutti i ceti popolari?

Cambierà il governo (forse), ma senza una politica di autentica rottura con il sistema neoliberista a trazione europeista, senza una politica che riporti l’occupazione al centro degli obiettivi della politica mediante investimenti produttivi, mediante la rinazionalizzazione dei comparti strategici e delle banche, senza autonomia e senza la sovranità di poterci autodeterminare nelle scelte che riguardano il nostro paese, riappropriandoci anche della possibilità di stampare moneta, tutto potrà solo peggiorare per noi.

A beneficio di aziende come Foodora che fanno della schiavitù e dell’oppressione di milioni di individui, il loro immenso profitto.

 

 

 

 

 

 

 

 

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