MONDIALI, GOVERNO E SINISTRA AL BAR

MONDIALI, GOVERNO E SINISTRA AL BAR

mondiali-riders

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

Chissà perchè (domanda retorica) al Bar Sport dei social e dei media, tra una notizia sui mondiali e l’altra, nello stesso perfetto stile, nessuno rilancia in ognidove la notizia che grazie alle trattative fra azienda e parti sociali, voluta e ben gestita dal Ministro Di Maio, TIM non metterà in cassa integrazione decine di migliaia di lavoratori, ma che per quei 30.000 si ricorrerà ai contratti di solidarietà difensiva – se i lavoratori lo accetteranno – mettendoli così in condizione di non perdere il lavoro.

Eh sì, meglio tacere su questi fatti poichè significherebbe ammettere che dopo 30 ANNI di politiche mirate a macellare i lavoratori, non la sinistra ma un ministro dei 5 stelle è riuscito a rompere il frame del sistema e a strappare il sipario, quindi parrebbe che non sia poi il cialtrone che si dice in giro.

Che rabbia eh, cari compagnucci della parrocchietta?
In compenso ne parlano – e molto – nei bar tra una considerazione sui mondiali di calcio e l’altra, le persone che con le parrocchiette non hanno a che fare ma che conoscono la loro condizione esistenziale che nessuno, nella sedicente sinistra, ascolta più.

Non solo. Che Di Maio abbia messo sul tavolo la questione dei riders e degli SFRUTTATI dalla famigerata gig economy insomma, non va bene ai soliti noti della sinistra rosè o del PD. Ma pure a tanti che non appartengono a quelle aree politiche della sinistra inchinata al neoliberismo, non sta bene.
Insomma, in tempo di mondiali di calcio la pratica più diffusa è quella dell’affrontare il dibattito politico col solito metro della chiacchiera da Bar dello Sport. Anzi, a volte lì si trova anche sostanza nel confronto.

I lavoratori di questa nuova (si fa per dire, perchè lo sfruttamento che applica è roba da capitalismo ottocentesco) economia, – sono anche meno di carne da macello, visto che lavorano a 2.70 euro a CONSEGNA e che diritti non ne hanno nessuno e ne avevamo parlato qui, per chi volesse saperne di più.

Infatti, al rider di Milano che recentemente è stato amputato di una gamba per essere finito sotto alle ruote di un tram, a causa di una caduta col suo motorino mentre consegnava, NON sarà riconosciuta la copertura INAIL.
Poi, però, tutti si lamentano e piagnucolano perchè i nostri giovani (si legga figli e nipoti) lasciano il suolo natio per andare a cercare un lavoro dignitosamente riconosciuto, all’estero.

Ottimo. Andiamo avanti così e governi simili a quello attuale continueranno ad ottenere consensi per secoli dei secoli.

Ma se invece di lanciare alti lai contro questo governo e se invece di limitarsi all’insulto in perfetto stile antiberlusconiano e antirenziano (una roba che ha fatto più danni della grandine e delle cavallette insieme al campo della sinistra) contro questo governo, tanti compagni cominciassero a dirsi qualche verità e insieme si ricominciasse a fare ciò che è vocata a fare una sinistra francamente anticapitalista e antiliberista?

Se invece di stracciarsi le vesti sull’aver consegnato le nostre lotte alla destra, si lavorasse ad una proposta SOCIALISTA, quindi alternativa a quanto sta offrendo la destra con tutto ciò che ne conseguirà, una proposta che fosse davvero rappresentativa delle istanze delle classi subalterne, non sarebbe meglio?

Se invece di esternare comportamenti infantilmente lesivi per il paese, perchè la destra si è portata via il pallone – continuando così a segnare unicamente autogoal – in questi che sono i nostri campionati mondiali, cominciassimo a giocare d’attacco per andare finalmente a rete, non sarebbe ora?
FOODORA, IL BOCCONE AVVELENATO DELLO SFRUTTAMENTO

FOODORA, IL BOCCONE AVVELENATO DELLO SFRUTTAMENTO

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del COORDINAMENTO NAZIONALE Movimento Essere Sinistra MovES

 

Foodora è un colosso tedesco ormai presente in diversi paesi del mondo che vende cibo preparato in ristoranti nei pressi della zona del cliente e consegnato a domicilio in 30 minuti.

E chi lo consegna? Ma che domanda, naturalmente giovani precari che, piuttosto di non poter sopravvivere, si accontentano di entrare nella schiera degli sfruttati della gig economy (il solito nome inglese per addolcire un po’ il boccone avvelenato dello sfruttamento) ovvero un’economia che si basa sul ‘lavoretto‘ saltuario ed è qui la vera perversione di questo sistema di lavoro.

Sono chiamati rider, questi fattorini che consegnano il cibo già cucinato. Lavorano a chiamata (sempre la famosa gig economy), senza preavviso, senza tutele e senza diritti.
MA…a tutti gli effetti, devono essere disponibili, sempre pronti, sempre efficienti, sempre veloci e soprattutto NON devono protestare se l’azienda, una volta ben sviluppata in un paese (questo è uno degli aspetti perversi del giochino), passa da una retribuzione oraria ad una a consegna, altrimenti sono fuori dal gioco.

Cosa significa questo? Significa che in un’ora devono effettuare almeno due consegne per riuscire a strappare una paga da fame e tacere, anzi, essere grati per l’opportunità concessa loro.
La paga oraria era di 5,40 euro. Le consegne sono a 2.70 euro ciascuna.
Pertanto, se prima succedeva che il ristorante non consegnava il cibo da recapitare nei tempi giusti, il rider poteva splafonare nell’ora successiva per un’altra consegna in 30 minuti.

Con le nuove disposizioni dell’azienda, invece, se il rider vuol racimolare qualche centesimo in più, deve correre fino a sfinirsi sulla sua bicicletta, venire monitorato attraverso il GPS tramite il suo cellulare, scapicollarsi in corse spericolate a rischio farsi parecchio male nel traffico cittadino e senza alcuna tutela previdenziale, subire pressioni e ricatti continui da un datore di lavoro che neanche si vede di persona perchè tutto è regolato da una app su cellulare.

Sei rider hanno protestato per tutto questo. Sono stati messi alla porta.
A quel punto, hanno fatto causa e l’hanno persa. L’hanno persa perchè il Tribunale di Torino, ha stabilito che sono lavoratori autonomi!

Ora, a prescindere che il lavoratore autonomo per definizione, in questo paese non ha mai avuto tutele.
A prescindere anche dalla sterile lettura della legge, una domanda bisogna farsela: come si può considerare lavoratore autonomo qualcuno a cui si chiede di giustificare la propria assenza, la malattia o il proprio diniego a svolgere un servizio? Delle due, l’una.

Ma nella giungla che è diventata la regolamentazione del lavoro, un rider, alla fine, da erogatore di servizi a chiamata, viene trasformato in un precario costretto a lavorare come uno schiavo e per una paga che definire vergognosamente miserevole non basta neanche a rendere l’idea.

Questi sono gli effetti dell’aver abolito l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori e dell’aver introdotto il Jobs Act.
Schiere di precari, di sfruttati, senza tutele, senza diritti, senza difese. Soli, in balia di un sistema ferocemente predatorio e di una società sempre più dipendente da bisogni indotti.

Infatti, viene da chiedersi: ci serve davvero il cibo a domicilio? Ci serve davvero alimentare la schiavitù di altri esseri umani attraverso sistemi di profitto che annientano la dignità e l’esistenza delle persone?

Sono innumerevoli queste attività che forniscono servizi di vendita online.
Dietro ogni acquisto, però, c’è la sofferenza di un altro essere umano e le condizioni di lavoro dei dipendenti di Amazon, solo per fare un esempio, ci ricordano quanto sia spaventosa.

Tutto accade nel silenzio generale della politica, dei media, della società intera.
Questi lavoratori fluttuano nel vuoto pnematico del sistema come scarti della società, qualcuno (anzi, qualcosa) di cui non doversi occupare, qualcuno che non esiste.
Solo merce da acquistare insieme al prodotto comprato nel web.

Sarebbe importante rendersene consapevoli anche se è evidente che, a dover sanare questa piaga, debba essere la politica.
La gig economy e tutto quello che rappresenta questa forma di schiavitù, altro non è che la destrutturazione e la conseguente distruzione dell’economia reale voluta dal capitalismo finanziario, dal neoliberismo che hanno scientemente reso l’occupazione un privilegio e non più un diritto sancito dalla Costituzione.

A questo punto, dunque, si apre l’altro interrogativo: com’è possibile che ancora non si sia compreso su larga scala, quale sia la radice di questo disastro?
La domanda è più che lecita, stante il fatto che al di là dei proclami pigliavoti, poi c’è la realtà oggettiva, ossia che se non si esce da questa gigantesca trappola che ha voluto la precarizzazione di milioni di vite, che ha distrutto il sistema produttivo italiano, che ha portato alla deflazione dei salari, quale è stato aderire alla UE e al sistema debitorio dell’euro, non potranno che aumentare la schiavitù e lo sfruttamento.

E fino a quando? Fino a che livello?
Quale sarà il massimo tributo che le varie Foodora, Just Eat, Amazon, Zalando etc., forti dell’essere rappresentate e insieme rappresentanti di questo feroce sistema di potere, chiederanno ai lavoratori?

Quanta altra fame e schiavitù ci verrà imposta, ancora?
Quanto altro sfruttamento del bisogno primario dell’esistenza, quale è l’occupazione, siamo disposti a sopportare prima di trovare il coraggio di guardare in faccia la verità e individuare il VERO nemico di tutti i ceti popolari?

Cambierà il governo (forse), ma senza una politica di autentica rottura con il sistema neoliberista a trazione europeista, senza una politica che riporti l’occupazione al centro degli obiettivi della politica mediante investimenti produttivi, mediante la rinazionalizzazione dei comparti strategici e delle banche, senza autonomia e senza la sovranità di poterci autodeterminare nelle scelte che riguardano il nostro paese, riappropriandoci anche della possibilità di stampare moneta, tutto potrà solo peggiorare per noi.

A beneficio di aziende come Foodora che fanno della schiavitù e dell’oppressione di milioni di individui, il loro immenso profitto.

 

 

 

 

 

 

 

 

IL SINDACATO SIAMO NOI LAVORATORI

IL SINDACATO SIAMO NOI LAVORATORI

sindacato-lavoratori

 

di Massimiliano DE ANGELIS – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

In questi giorni, in cui la strage di lavoratori è stata agghiacciante a causa delle riforme del governo PD al soldo del neoliberismo europeo, la riflessione sul sindacato si impone con forza.

Proprio la rappresentanza sindacale che non c’è più, proprio la difesa dei lavoratori e la lotta del sindacato che non ci sono più, proprio la stessa coscienza di classe che non c’è più, hanno consentito al padronato ogni abuso fino al punto che si generassero quelle morti.

Il sindacato sono i lavoratori o, per lo meno, questo dovrebbe essere visto che sono essi stessi a dare vita al sindacato in tutte le sue espressioni fino ad eleggere il proprio delegato sindacale.

Un concetto che imparai alla fine degli anni 80 quando frequentavo la scuola sindacale di Ariccia e lo stesso  concetto lo sentivo ripetere da mio padre negli anni, sin da quando ero bambino, da lui semplice operaio.

Dovrebbe essere così, ma qualcosa non ha quadrato soprattutto a partire dal 1989 quando si decise di chiudere quella scuola per motivi finanziari: troppo costosa a fronte di un sempre minore tesseramento e dalla fine della funzione di “cinghia di trasmissione“ che aveva col PCI da un lato e per la sempre minore fiducia dei lavoratori nelle organizzazioni sindacali per motivi “morali” dall’altro.

Come diceva Berlinguer, è l’uomo a fare il partito e ciò avrebbe dovuto essere anche per il sindacato, ma tant’è.

Una decina dopo, ne capii i motivi “morali” ancora meglio. Partono dalla “moralità” stessa di molti lavoratori, ma soprattutto dalla coscienza di classe che è ciò che è venuto a mancare ed ha fatto una enorme differenza.

Quello che ho visto e ho vissuto mi ha fatto comprendere i veri motivi per i quali la funzione dei sindacati è venuta meno, fino ad arrivare all’oggi dove essi sono ridotti a meri uffici di mediazione senza averne più ne le caratteristiche originarie e la funzione di tutela dei diritti dei lavoratori se non in sporadici casi.

Anche la rappresentanza al tavolo delle trattative è stata fortemente indebolita negli anni dai vari governi che si sono succeduti fino ad arrivare all’abrogazione dell’art.18 e alle dichiarazioni di leader politici, giova ricordare  quella di qualche mese fa proprio di Di Maio. Auspicava l’estinzione completa del sindacato riportando la memoria all’epoca fascista quando essi erano illegali e il solo ammesso non era altro che una propaggine del PNF.
Mancava solo una simile dichiarazione e presto vedremo quali intenzioni avranno; ci mancherebbe che prossimamente il governo ne riproponga la fotocopia a colori, visto il diverso millennio.

Ritorno alla “moralità“ di molti lavoratori, dicevo…Per esperienza vissuta nel mondo del lavoro, in questo caso ben 15 anni di mio servizio nel settore logistico di una grande società, in una grande piattaforma nella quale erano impiegati circa 200 lavoratori dei quali 120 di cooperative ad essa facenti capo, ho visto e udito di tutto.
Proprio della serie “ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate” se ci riferiamo alla “moralità”.
Tutti i soggetti coinvolti, gli operai e il padronato in un ambiente a dir poco dantesco considerato che la quasi totalità degli operai stessi era fascista e che essi esprimevano delegati di loro fede come rappresentanti sindacali all’interno della CGIL.

Ad ogni mia protesta verso l’OOSS, mi veniva risposto che i lavoratori avevano espresso democraticamente quel o quei soggetti! La logica della difesa delle rendite di posizione anche nel sindacato: una questione di numero di tessere da giocarsi da parte del segretario provinciale di categoria per avere peso nella sua candidatura alle elezioni comunali di Roma quando fu eletto Marino come sindaco.

La cosa più assurda che potessi vedere e sentire non era tanto tanto il fatto che molti di questi lavoratori erano raccomandati o che molti di essi per arrotondare si portassero via ciò che potevano più o meno di nascosto. O il farmi il saluto fascista perché consapevoli della mia fede politica, ma pure la presenza di un busto di Mussolini o di una immagine del loro duce in qualche loro ufficio. Oppure far carriera per motivi amicali e parentelari e di fede, dato che erano stati scelti per date finalità, ossia quelle di tenere tutto sotto controllo e non importava che non ne fossero all’altezza.

No, la cosa più assurda era vedersi un bel giorno tutti convocati dal datore di lavoro con a fianco il segretario provinciale di categoria e sentirsi dire che tutti noi dovevamo fare la tessera sindacale alla FILT-CGIL perché altrimenti avremmo perso tutti il posto di lavoro. Allucinante.

Da li a poco cominciarono i problemi: aumento del 50% dei ritmi produttivi passando dai 900 colli per 8 ore di lavoro ai 1350, diminuzione dello stipendio e divieto di applicare i CCNL di categoria. Buste paga con voci tra gli emolumenti illegali come “trasferta Italia“ esenti dal reddito e quindi dai contributi legali, CUD irregolari e cambio denominazione delle cooperative periodico senza nè versamento dei contributi nè erogazione del TFR.

Dopo il mio protestare presso datore di lavoro e FILT-CGIL fui isolato e messo nelle condizioni di non poter più lavorare e quindi anche “nuocere”. Arrivarono a chiamarci uno ad uno per farci un’esplicita richiesta relativa ad un documento del sindacato che dovevamo firmare e consegnare immediatamente dove si chiedeva di accettare un nuovo cambio di società con ancor più tragiche condizioni di remunerazione e un ulteriore aumento della produttività di un altro 10% a fronte di un regalo di 300 euro lordi e la certezza di essere assunti nella nuova società. Ma venivano comunque esclusi da questa proposta, gli ultra quarantenni.

Logico pensare che fosse stato fatto per me e per quelli come me. A fronte di un simile abuso, praticamente tutti gli altri lavoratori si astennero dall’essere solidali mediante la protesta, con quei pochi che venivano esclusi e al mio fargli presente che in altre epoche recenti questo non sarebbe mai successo e che gli operai solidarizzavano tra loro, mi fu risposto dai piu “ognuno si fa i cazzi propri“.

Comunque fuori io e quelli come me, senza la tutela del sindacato che, anzi, nemmeno ci riceveva o ci prendeva per sfinimento a forza di rimandare gli appuntamenti. Comprati per 300 euro lordi che poi furono tolti subito e tutti zitti: il risultato di “ognuno si fa i cazzi propri” ma hanno mantenuto il loro posto di lavoro usurante da schiavi e io senza lavoro, indubbiamente, ma finalmente libero.

Nessuno ha capito che il sindacato lo fanno i lavoratori, anche con le loro tessere. E quelle pesano sempre più del dovuto, ormai.
In una crisi così profonda in cui il sindacato perde credibilità e quindi iscritti, tragicamente invece di ricominciare dalla difesa dei lavoratori, sono le tessere a fare tutta la differenza.

Questo agire per il numero delle tessere l’ho ritrovato anche nella CGIL SUNIA di Pomezia dove il responsabile e la sua segretaria che conosco personalmente sono fascisti, il primo persino inneggiante ogni tanto al duce sul suo profilo Facebook.

Il sindacato lo fanno i lavoratori ed è un valore assoluto e lo è il fatto che i lavoratori hanno disperato bisogno di esso, ma non così, mai più così.
Questo odierno, da parte del sindacato è un continuo tradimento del senso più alto e nobile del sindacato stesso.
QUANDO UN “MESSAGGINO” TI TOGLIE IL LAVORO. E IL FUTURO

QUANDO UN “MESSAGGINO” TI TOGLIE IL LAVORO. E IL FUTURO

futuro-precarietà

 

di Massimiliano DE ANGELIS – Coordinatore Nazionale del Movimento Essere Sinistra MovES

 

Arriverà il momento in cui, con uno schioccar delle mie dita, tu farai quello che io voglio. Tu, schiavo mansueto, avrai le tue ginocchia tremanti di fronte a me.
Al cospetto di Colui che tutto ti ha tolto.

Immagino come si possano essere sentiti quei quarantacinque “disgraziati”, dipendenti della Arsom di Carpi (MO).
Si sono visti licenziare con un messaggino mandato da WhatsApp, si son visti togliere il lavoro e il futuro con un semplice, asettico tocco dello schermo di un cellulare.
Della serie, “non contate nulla, siete solo oggetti di consumo”.

Milioni di lavoratori e in ogni settore, sia pubblico sia privato, vivono oramai da tempo questa condizione di precarietà, di attacchi continui ai propri diritti; in un periodo poi, che ha visto perdere il proprio potere di acquisto in maniera netta.

La politica continua a dir loro il contrario quando dovrebbe invece fare in modo che essi siano garantiti e tutelati.
Garantiti nei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, della quale ci si fanno, invece, beffe.
Tutelati nemmeno, proprio da chi dovrebbe rappresentarli.

Tutto è stato normalizzato, anzi, narcotizzato.
E’ consuetudine che fatti come questi siano prassi quotidiana; Jobs Act, Smart Job, voucheur e quant’altro hanno sortito il loro effetto: la precarietà assoluta e senza soluzione di continuità.

Ma una simile condizione non è stata possibile senza la complicità della politica di una certa sinistra, che, non non ha dato le risposte necessarie, che non ha più dato rappresentanza. Ed è stata condizione anche della politica del governo che si è reso braccio armato del sistema neoliberista stesso ad ampio raggio e di chi non rappresenta più i diritti dei lavoratori.

La precarietà genera debolezza, paura, e con essa si è dominati: sei ricattabile e accetti tutto pur di avere il “meno peggio” cercando di convincerti che ciò sia normale e ti rassegni dicendoti che potrebbe andare peggio.
Si applica la teoria della rana bollita di Noam Chomsky. Sempre. Un tanto alla volta.

Ma il peggio deve ancora venire. Il sistema neoliberista ha così modificato la struttura della società, ha  disgregato anche le famiglie, facendole sparire per come le abbiamo sempre conosciute.
Ha precarizzato il lavoro, quindi minato il diritto alla salute, alla casa, al vivere civile.

In questo sistema, tutto deve venire distrutto e diviso, anche l i nuclei famigliari spezzati in due dalle privazioni e dalle insicurezze gravi sul futuro. Più siamo soli e isolati nelle nostre vite, più siamo vulnerabili e assoggettabili.
Dividono per imperare in maniera sempre più sfrenata.

Il neoliberismo ha negato l’esistenza a tutti ma soprattutto ai giovani.
Quanti ragazzi, oggi, possono sperare di mettere su una famiglia con la serenità necessaria?
E quanti possono pensare ad un futuro ma che sia dignitoso?

Così, ti ritrovi da solo a pensare…
Hanno svilito il tuo lavoro, a te che li fai arricchire.
Vuoi avere un matrimonio, un figlio e un appartamento, come è normale che sia sempre stato nella storia degli ultimi 50-60 anni.
Vuoi poter crescere e far studiare tuo figlio, come tutti i figli. Rappresentano il futuro ma vivi in un sistema dove il futuro è rappresentato solo dalla finanza, quindi dal benessere per sempre meno persone.
Vorresti garantire alla tua famiglia la salute. Vorresti la serenità, insomma, niente più di questo.
Vuoi avere una vecchiaia dignitosa.

Ma sai benissimo che è un’utopia, ormai.
Se e quando lavori, quel che guadagni è insufficiente a garantire tutto questo, perché con la precarizzazione del lavoro e del futuro, proprio la vita è diventata solo un grande punto di domanda.

Ti hanno tolto quasi tutto.
E tu non hai più la forza di reagire al sistema che ti ha imposto il suo modo di vivere.
Sei solo, isolato, indebolito e impaurito.

Lezioni dal Neoliberismo

L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

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“Nella zona UE ci sono quasi 30 milioni di disoccupati, nella sola area Euro 19 milioni. Il tasso di disoccupazione oscilla dal 3,8% della Germania al 21,7% della Grecia. La disoccupazione giovanile under 25 colpisce il 16,5% di quella fetta della popolazione europea, il 18,7% nei paesi dell’Euro ed anche qui si vedono le caratteristiche dell’impero coloniale (6,5% in Germania, 35% in Italia, 23% in Francia, il 44% in Grecia). In Gran Bretagna si attesta sul 12%. Studenti e inoccupati non vengono neanche conteggiati.
Le politiche dei singoli governi obbediscono a un unico disegno europeo.
In Italia il Jobs Act cancella ogni diritto del lavoratore, per anni lo rende totalmente ricattabile con il contratto a tutele crescenti e nel momento dell’agognato contratto a tempo indeterminato lo rende impotente in caso di licenziamento, dato che il reintegro sul posto di lavoro è un miraggio. La svalutazione della contrattazione collettiva è stata il passo preliminare alle politiche di Renzi.
In Francia la recente Loi Travail dà priorità all’accordo aziendale a discapito di quello collettivo, permette di variare le ore di lavoro, di aumentare il monte ore di lavoro settimanale a 46 e a 12 giornaliere con un semplice accordo aziendale. Vengono facilitati i licenziamenti economici. Se il licenziamento è giudicato non corretto il lavoratore ha diritto al reintegro o al risarcimento di 6 mesi di salario e non più di 12 mesi. Il potere decisionale dei sindacati è quasi annullato.
In Gran Bretagna l’Employment Right Act 1996, completata dall’European Work Directive, regola il licenziamento senza giusta causa lasciando ampio margine al datore di lavoro, che potrà licenziare se l’impiegato non è bravo nel suo lavoro, non è una persona piacevole con cui lavorare, sta andando in pensione, è in esubero o il datore è obbligato a licenziare qualcuno a causa di una legge. Resta da verificare quali saranno gli effetti della Brexit sulla situazione.
L’obiettivo perseguito a livello europeo è chiaro: asservire il lavoratore europeo alle logiche del padronato. Il convegno che proponiamo serve a far luce su questi tentativi, sul ruolo e sui metodi di lotta che possono sviluppare le organizzazioni di classe per combattere le politiche europee del lavoro e preparare la rottura della gabbia dell’UE.”

(dalla pagina Facebook dell’evento di Fronte Popolare)

 

Questo era il tema dell’incontro organizzato da Fronte Popolare a cui abbiamo partecipato il 17 febbraio scorso.
Qui sotto il video dell’intervento di Ivana Fabris, Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

 

 

EMBRACO, LA VERGOGNA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

EMBRACO, LA VERGOGNA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

La vicenda Embraco, quella per cui una multinazionale in sfregio alle norme Costituzionali che regolano la vita civile di un paese che si dice democratico, USA sistematicamente i lavoratori come merce di cui disfarsi all’occorrenza e senza porsi il benchè minimo disturbo sul renderli carne da macello, sul non considerare minimanente la proposta del governo, presenta tutta la dinamica tipica di questo sistema di potere.

Si smantella un’azienda e si delocalizza per fare massimo profitto, si respinge la proposta del governo perchè di fatto i governi non hanno nessun peso contro lo strapotere che il neoliberismo consegna alle multinazionali e ad un padronato reso sempre più feroce da leggi inique e antidemocratiche volute dalle élite europee del capitalismo globalizzato.

Risultato: a NESSUNO importa se quei lavoratori finiranno nell’invisibilità di un sistema che non ha più neanche la possibilità di attivare tutele adeguate al consentire un’esistenza dignitosa a chi perde l’occupazione.
D’altro canto non potrebbe essere che così, visto che l’Italia persegue il diktat neoliberalista europeo pedissequamente.

Ma intanto Calenda va a piagnucolare in Europa sul disastro Embraco, come se agli oligarchi potesse importare qualcosa in merito, visto che questo sistema lo hanno voluto loro.

E i sindacati? Dove sono?
Perchè non organizzano i lavoratori della Embraco affinchè prendano in autogestione la fabbrica?
Ma più ancora, perchè il sindacato non lavora per creare coscienza e lotta di classe?

Dinnanzi ad un simile quadro, non si sa se essere più incazzati o se aspettare che il peggio si tramuti in tragedia, sperando che a quel punto i lavoratori sappiano fare piazza pulita di false sirene millantatrici di un sindacato e di una politica fintamente di sinistra che malgrado i proclami non difendono gli interessi delle classi lavoratrici e non rispondono concretamente ai loro bisogni.
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