LE DONNE MUOIONO E IL PREFETTO GABRIELLI COSA DICE?

LE DONNE MUOIONO E IL PREFETTO GABRIELLI COSA DICE?

Prefetto Gabrielli

di Franca ROBERTI

Omicidio della dottoressa a Teramo: il capo della Polizia Gabrielli invita le donne a denunciare.

Prima di raccomandare di denunciare, devi costruire reti sicure.

Le notizie di donne sulle quali le violenze sono continuate, nonostante le loro grida e le loro denunce, non fanno altro che confermare i timori di chi vorrebbe sottrarsi alla violenza, ma non ha una via di fuga tracciata.

La legge è migliorata, ma ci sono buchi spaventosi nei procedimenti di cura.

Non c’è una procedura chiara e valida su tutto il territorio nazionale. Non è la stessa cosa essere picchiata e minacciata a nord o a sud, a Milano o a Brescia, addirittura non è la stessa cosa nell’ambito del Garda o nella bassa bresciana.

Lavoro in un gruppo, composto da rappresentanti di diversi servizi sociali e sanitari, che costruisce una rete di protezione a contrasto alla violenza.

La rete comprende anche un centro di pronto intervento dove le donne possono stare fino a cinque giorni con retta coperta, poi spetta al Comune di residenza decidere se protrarne il pagamento e costruire un’alternativa. Quattro questioni: 1) meno male che nel mio territorio questo lavoro c’è, perché territori poco distanti non ci pensano proprio; 2) sono l’unica assistente sociale comunale e i comuni coinvolti sono 22… per dire che la politica locale dovrebbe investire per il contrasto alla violenza di genere dando mandato ai propri operatori di occuparsene; 3) sicuramente l’esistenza di un CPI è un bene, ma ha come effetto non tanto secondario di rassicurare le forze dell’ordine, che così provvedono a collocare la donna e non ad allontanare l’uomo; 4) le forze dell’ordine dovrebbero essere obbligate a lavorare con i servizi socio sanitari.

In rete, possibilmente.

Gabrielli: informati!

IL SENSO DELLA SCUOLA

IL SENSO DELLA SCUOLA

Scuola azienda

di Giuseppe FIRINU

Se siamo dei bravi insegnanti, dobbiamo sempre porci mille domande, e di conseguenza darci mille risposte.

Quando la nostra carriera scolastica volge al termine, poi, è quasi inevitabile che si inizi anche a fare un bilancio, e per farlo ci si deve guardare indietro.

Credo che nessun insegnante possa mai dimenticare le sue prime lezioni, quando una volta chiusa la porta alle spalle, bisognava guardare in faccia la classe, tutti quegli occhi che ti osservavano, aspettando cosa avresti detto.

E tu dovevi parlare, perché eravate solo tu e la classe.

Ecco, in fondo la scuola è questo.

Se devo essere onesto, e ripenso ai tanti Ministri dell’Istruzione, non mi sono mai accorto che uno solo di loro abbia mai pensato alla Scuola in questi termini, e abbia mai capito cosa significhi insegnare.

Ho sempre badato ad insegnare, e prima ancora, forse, ad educare i miei studenti.

Non ho mai cercato di sostituirmi ai loro genitori, beninteso, anche se quando insegnavo alle Medie Inferiori mi capitava che mi chiamassero papà, o addirittura mamma.

Ho sempre pensato che il compito mio e dei colleghi sia di costruire cultura, passo dopo passo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, e confesso che durante le mie lezioni non ho mai pensato di costruire qualcosa che fosse utile per i loro lavori futuri, ma solo dotarli di cultura, cercando di sollecitare in loro il gusto del sapere.

Sapevo, naturalmente, che un giorno quei ragazzi e quelle ragazze sarebbero diventati adulti, e avrebbero lavorato, ma ho sempre pensato che la Scuola dovesse essere Scuola, e il lavoro sarebbe stato lavoro.

La Scuola deve dare Cultura, quella cultura che fa di noi esseri pensanti, che ci permette di vivere in libertà e ci dà tutto il necessario per spendere una vita piena e soddisfacente.

Ho avuto migliaia di studenti, e non ho mai pensato neanche ad uno di loro come un futuro lavoratore da istruire per svolgere bene il suo lavoro.

Ho sempre visto i miei studenti come persone in fase di crescita, tutto qui: persone alle quali dedicare il mio impegno per contribuire a costruire delle belle personalità, con dei valori veri che li potessero aiutare nel loro cammino di vita.

Confesso che non ho mai apprezzato nessuna riforma scolastica, perché in esse non vedevo niente che potesse essere importante nel processo didattico-educativo.

Persino l’ingresso dei genitori a scuola, che in teoria potrebbe essere un fatto positivo, beh, a conti fatti ha ingenerato spesso confusione nel processo didattico, e a volte i Consigli di Classe diventano persino delle aule di tribunale, col malcapitato docente di turno messo impietosamente sul banco degli accusati.

Nel tempo si è stravolto il ruolo della Scuola, impoverendola, e rendendola sempre più al servizio del mondo del lavoro e della collettività locale.

Quando si iniziò a parlare di autonomia scolastica storsi subito il naso, perché io, per contro, ho sempre ritenuto che la Scuola debba rappresentare, più di ogni altro Istituto, l’Unità Nazionale, e assicurare quella continuità culturale che distingue un popolo dagli altri.

La massa dei colleghi si è lasciata accompagnare per mano dai Sindacati in questo lungo processo che faceva diventare la Scuola tante scuole-azienda, sempre più in competizione tra di loro, fino a trasformare le informazioni da fornire agli studenti per scegliere il percorso scolastico più gradito e più confacente alle loro caratteristiche, in una indecorosa e irrispettosa campagna-acquisti, finalizzata alla formazione di un numero di classi sufficiente per non perdere la titolarità nella scuola.

Con l’avvento della mirabolante Buona Scuola, la precarizzazione della cattedra spingerà sempre di più i docenti a farsi questa guerra miserevole e indegna per non finire nei famigerati Ambiti Territoriali, che ancora adesso per molti colleghi sono una cosa che non li riguarda.

Questa Scuola sarà sempre più al servizio di imprenditori locali e nazionali, e il recente contratto tra il Miur e la McDonald’s, inoltre l’Istituto dell’Alternanza Scuola-lavoro ne sono una prova evidente, ovviamente evidente per chi ha un briciolo di capacità critica.

Se poi si pensa che Confindustria ha da sempre caldeggiato l’Autonomia Scolastica e tutte queste riforme che hanno completamente stravolto la Scuola, trasformandola sempre di più in Azienda, non bisogna essere poi dei geni per capire il senso di questo processo.

Nel mondo del lavoro un processo simile ha accompagnato quello scolastico, come due binari che corrono parallelamente.

Lo smantellamento dell’Art. 18, prima con la riforma Monti-Fornero, poi col Jobs Act, sono parenti stretti dell’aziendalizzazione della scuola e della 107.

La logica comune è la precarizzazione fino a tarda età, e la ricattabilità perenne ad opera dei dirigenti per lavorare senza protestare o avanzare pretese d’aumento o altro.

Dispiace realizzare che persino i docenti, per la gran parte, pur dotati di un elevato titolo di studio, non abbiano compreso la ratio di tutte queste riforme scolastiche, e non si siano resi conto che esse vanno in direzione opposta al senso che dovrebbe avere la Scuola.

Il giusto principio della collaborazione, tra colleghi e studenti, è stato soppiantato da quello della competizione, tra l’altro stupidamente, perché i Fondi d’Istituto e gli aumenti contrattuali sono stati ridotti all’osso per essere trasformati in miserevoli Bonus Premiali, briciole da spartirsi al costo dell’essere servizievoli e pronti a conseguire la realizzazione della 107.

Triste vedere interi Collegi Docenti votare i propri rappresentanti per il Comitato di Valutazione, e ancora più triste vederli approvare i Criteri che i Dirigenti Scolastici  scelgono per chiamare i malcapitati finiti negli Ambiti Territoriali.

Come si fa a farsi coinvolgere in tutto questo, mi chiedo, come si fa a non capire di essere usati, turlupinati, persino partecipando a votazioni che non hanno alcun valore?

Come si fa a farsi trascinare in un gioco in cui si è vittime, rendendosi persino complici della propria condanna?

Che senso ha questa Scuola che non ha più tempo di insegnare cultura, e si rende bastone di Confindustria per procedere con le regole del Neoliberismo, che ha smantellato lo Stato Sociale e crea ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri?

Ho sempre pensato che uno Stato saggio e lungimirante debba porre la Cultura al primo posto, come volano della società intera, e fa veramente tristezza vedere questa nostra Scuola umiliata sempre di più.

Che fine faranno questi nostri poveri studenti, sempre più sbandati in una Scuola che non sa più dare cultura, senza speranze per il futuro, in una società che promette solo una vita precaria per tutti?

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE È VIOLENZA CONTRO TUTTA LA SOCIETÀ

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE È VIOLENZA CONTRO TUTTA LA SOCIETÀ

La gabbia della violenza psicologica

di Ivana FABRIS

Non passa giorno che nel nostro paese non si venga a sapere di violenze e abusi contro le donne.

Nel nostro immaginario, l’idea del corpo di una donna che viene picchiato selvaggiamente, che viene stuprato, che viene trafitto ripetutamente da una lama o quella di un corpo dato alle fiamme che brucia, fa orrore.

Logico, normale, umano soprattutto.

È una violenta fotografia istantanea che violenta, quella che ci si forma nella mente appena ne veniamo a conoscenza.

È un abuso che abusa non solo di quel corpo violato ma anche dei pensieri e dei sentimenti di chi riceve la notizia. La nostra mente per qualche istante pare precipitare in un gorgo.

La violenza ci viene sbattuta in faccia crea immagini mentali immediate che non lasciano vie di fuga.

E rimaniamo sconvolti. Azione-reazione. Subitanea, repentina.

Ma è altro che invece ci investe di continuo e che ignoriamo, ma che proprio per questo bisognerebbe provare ad immaginare.

Qualcosa come una tortura lenta, inesorabile, quotidiana, sistemica e sistematica: l’abuso psicologico.

È il lavoro dell’ANNIENTAMENTO di una personalità, quindi la cancellazione totale dell’ESSERE UMANO in tutta la sua dimensione.

È quello che avviene QUOTIDIANAMENTE non solo all’interno di un rapporto di coppia o di una realtà famigliare, ma in tutta la società.

È il sistema che impone il patriarcato e non riguarda solo le donne, ma TUTTI, indistintamente TUTTI.

Il patriarcato vive e prospera nelle pieghe di ogni ambito e contesto sociale: dal linguaggio sempre più aggressivo e privo di comunicazione empatica, alla concezione di ciò che sono i figli e quindi la loro formazione e lo sviluppo psichico e umano delle donne e degli uomini che comporranno la società di domani, alla scuola, al mondo del lavoro dove ormai vige solo la regola della sopraffazione.

Eppure crediamo che la violenza contro le donne sia qualcosa di individuale, isolato e legato al genere.

Invece no, non lo è.

Il dominio che attua il patriarcato, si esplica verticalmente a livello sociale e si riverbera in ogni espressione, esternazione e azione che si compie.

L’assenza di solidarietà, l’incapacità di empatia, l’esprimere qualunque tipo di supremazia, appartengono alla cultura del dominio patriarcale.

In ogni ambito ci si esprima, la violenza e la repressione o la costrizione ad un modello socio-famigliare, sono continui e reiterati.

Pensiamo tutti che la violenza contro le donne non riguardi tutta la società ma è il più grande inganno che questo sistema abbia creato.

Una società che vede le donne soggiogate da un simile dominio, genera TUTTA una società schiava dei suoi violenti e abusanti ricatti e dettami.

Dalla mancata indipendenza economica, alle cure parentali senza alcun riconoscimento economico e sociale, all’abuso dell’immagine del corpo, al ricatto verso cui sono esposte di continuo le donne quando si parla di figli e di famiglia, al ruolo sociale e professionale mai sancito per diritto ma solo per il genere di appartenenza, la violenza è continuativa e anche se il prezzo più alto lo pagano le donne, produce conseguenze che ricadono su ogni singolo, donna o uomo che sia.

Non ce ne rendiamo nemmeno conto, non ci accorgiamo di quanta violenza una donna debba sopportare quotidianamente.

Crediamo che le botte, i roghi e le coltellate siano solo quelli materiali.

In realtà ci sono roghi che vengono accesi silenziosamente, ci sono coltellate e botte che sono nascosti allo sguardo e distanti dall’essere individuati anche quando tutti li hanno sotto agli occhi.

C’è una violenza sottile che viene quotidianamente perpetrata ai danni delle donne senza clamori, senza riti purificatori e quasi ancestrali e istintuali da mostrare al mondo come esaltazione della propria potenza.

C’è una violenza in cui poter proiettare, trasfigurare e appagare la propria sadica voglia di sopraffazione, la propria vendetta contro la libertà di una donna e, di fatto, contro le libertà di tutti.

Ogni repressione della libertà di UN solo individuo, è la repressione di TUTTE le libertà.

È la violenza psicologica il VERO FLAGELLO, la vera arma di distruzione contro milioni di donne e milioni di donne che non sono libere generano società di schiavi.

Ma è una violenza di cui nessuno parla mai abbastanza e non a caso.

Nell’era in cui si uccide una democrazia senza armi, altresì si distruggono le donne NON con l’esternazione plateale della violenza che incontrerebbe la messa al bando di tutti, così come vediamo accadere, ma in modo subdolo, in modo strisciante, senza mai farlo apparire e addirittura isolando anche di più chi ne è vittima.

Infatti c’è altro di ancor più distruttivo in questa dinamica.

Quando una donna parla di violenza psicologica, non solo troppe volte non viene creduta ma, peggio, si assiste ad una sorta di ulteriore violenza anche da parte di altre donne che rifiutano a priori la violenza cui è esposta l’altra per non accettare di esserne vittime loro stesse.

Basterebbe declinare al maschile questo concetto e non si faticherebbe a riconoscere la violenza dell’intero sistema contro ciascuno di noi che trova la sua massima espressione proprio attraverso la violenza psicologica contro le donne.

Ma se in un simile sistema un uomo è in difficoltà, una donna diventa addirittura invisibile.

La famiglia o gli amici stessi faticano a credere a quanto la donna racconta perchè tutta la società partecipa più o meno consapevolmente al dettato patriarcale e non sa riconoscere la gravità e la pericolosità di gesti e parole.

È proprio nelle famiglie che si consumano i peggiori drammi in un silenzio ovattato permeato dal conformismo e dalla falsa morale che ancora vige, famiglie che tramandano il patriarcato ai figli proprio attraverso il modello che praticano e il tutto finisce col diventare società.

Infatti, in famiglia come nel lavoro, quasi sempre il dominio ha un volto benevole e bonario, mantiene un profilo accattivante con tutto ciò che gravita attorno alla relazione di qualunque natura essa sia.

Il risultato finale, per una donna, è il totale isolamento, è introiettare la sensazione di assoluta impotenza e di profondo disvalore.
Tutte le donne subiscono abusi psicologici, chi più chi meno, sin dalla più tenera età da parte di un sistema di dominio che sfrutta il bisogno di affermazione e riconoscimento in quanto persone e il bisogno di amore di ogni essere umano.

Non esiste abuso peggiore di questo, per assurdo nemmeno la violenza fisica lo è.

Un dominio attuato abusando della richiesta d’amore, è il più devastante e il più vile che esista in quanto dominio che crea una sudditanza totale perchè arriva all’annichilimento assoluto della sfera emotiva della persona, è un dominio che agisce deteriorando la percezione di se stessi, delle proprie sicurezze, la propria autostima e quindi minando la propria capacità di ribellione.

Come si possa costruire una società rispettosa di tutti e di tutte le diversità, una società che diventa nucleo protettivo verso i disagi e la sofferenza di chiunque, con un simile modello, non è dato sapersi.

Il fatto, poi, che non esista sufficiente consapevolezza in ciascuno di noi, impedisce anche di ricostruirsi, di proteggersi ma soprattutto di ribellarsi.

Non dovremmo dimenticare neanche un solo giorno della nostra esistenza che la cancellazione di te come individuo fa parte di un sistema di potere che, poco o tanto, annienta le donne ma che, proprio per questo, di fatto non risparmia gli uomini.

Dovremmo riflettere attentamente su ciò che genera la violenza contro le donne e cominciare davvero a pensare che ogni donna abusata, coercita, ricattata psicologicamente significa abuso e negazione della libertà di TUTTI.

IL NEOLIBERISMO, UN MONDO DI MODELLI CONTRO LE DONNE CHE SCELGONO DI ESSERE MADRI

IL NEOLIBERISMO, UN MONDO DI MODELLI CONTRO LE DONNE CHE SCELGONO DI ESSERE MADRI

Lavoro donna madre

di Patrizia GALLO

Ricordo gli scritti di un noto pediatra, Marcello Bernardi autore di libri come “La maleducazione sessuale -Dalla repressione alla liberazione del piacere come premessa ad una società non autoritaria”.

Lo stesso spirito informava la famosa guida per genitori: “Il nuovo bambino“.

Mi colpivano allora, giovane mamma, l’apertura, il buonsenso, lo humour, e nel contempo il rigore con cui trattava di argomenti pedagogici e di cura, nel porgere i suoi consigli preziosi ai genitori.

Ecco, penso a quanto lontani siano da quei suggerimenti, i modelli ansiogeni e distruttivi e il delicato equilibrio di una donna alle prese con un bambino piccolo e con il lavoro.

Si cerca di stare a galla, al prezzo della rinuncia a prendersi cura di sé nella relazione.

Tutto urge e spinge alla prestazione perfetta, al distinguersi in qualche modo in ogni campo.

Ma i tempi della cura e degli affetti, della maturazione della consapevolezza e dell’alterità nei rapporti, sono lenti e si misurano con l’ascolto e il darsi tempo sufficiente per comprendere chi siamo, e in relazione a chi.

Perché quel bimbo è altro da noi e abbiamo tutto il diritto di conoscerlo e farci conoscere da lui.

Per poterlo amare e proteggere e consentire a lui di farci crescere insieme.

UNA DONNA, UNA SCIENZIATA STRAORDINARIA, CI PARLA DELLE DONNE

UNA DONNA, UNA SCIENZIATA STRAORDINARIA, CI PARLA DELLE DONNE

Per la componente femminile del genere umano è giunto il tempo di assumere un ruolo determinante nella gestione del pianeta.

La rotta imboccata dal genere umano sembra averci portato in un vicolo cieco di autodistruzione.

Le donne possono dare un forte contributo in questo momento critico.

Rita Levi-Montalcini

FEMMINISTE CHE MUOIONO PER SALVARE IL MONDO

FEMMINISTE CHE MUOIONO PER SALVARE IL MONDO

Sin mujeres no hay revolucion

 

di Maria G. DI RIENZO

Esattamente un mese fa, il 7 maggio, in Messico un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella casa di Miriam Elizabeth Rodriguez Martinez (in immagine qui sotto) e l’ha uccisa.

Miriam Elizabeth Rodriguez Martinez

Miriam era molto nota come attivista dedita alla ricerca delle persone “scomparse” nello stato messicano di Tamaulipas. Aveva cominciato questo lavoro nel 2014, quando a “scomparire” era stata sua figlia: Miriam riuscì a ritrovarne i resti nella città di San Fernando.

A molti chilometri di distanza, sempre il 7 maggio, in Nicaragua la polizia ha arrestato Aydil del Carmen Urbina Noguer (in immagine dopo questo paragrafo) mentre era assieme alla figlia 16enne e l’ha pestata per bene.

L’arresto e la successiva detenzione di oltre due giorni e mezzo erano illegali.

Durante questo periodo di 64 ore le sono state negate le cure mediche di cui aveva bisogno dopo la battitura, l’accesso all’acqua e ai servizi sanitari e l’assistenza legale. Aydil è un’avvocata e un’attivista per i diritti umani.

Aydil del Carmen Urbina Noguer

I brani seguenti sono tratti da “Rethinking Activists’ Safety at a Time of Escalating Risk”, di Adelaide Mazwarira e Alexa Bradley per Jass, 31 maggio 2017:

“In tutto il mondo, le donne attiviste sono sempre più a rischio, minacciate, aggredite e persino uccise perché osano opporsi a potenti interessi, siano essi di stato o di istituzioni private come le compagnie economiche transnazionali o di cartelli della droga. Poiché queste donne stanno lavorando per proteggere diritti umani, giustizia economica, la loro terra, acqua, territori e la democrazia stessa molti le chiamano “difensore dei diritti umani” o semplicemente “difensore”.

Per il loro coraggio e la loro capacità di guida queste donne devono fronteggiare attacchi nelle strade, criminalizzazione e stigmatizzazione nei tribunali e sui media, e a volte rigetto e abuso nelle loro stesse comunità e case per essere andate oltre le tradizionali norme di genere. (…)

Una varietà di tendenze e dinamiche di potere stanno convergendo in ciò che molti indicano come “lo spazio in via di restringimento per la società civile”.

I governi stanno sempre di più usando la retorica della sicurezza nazionale e la minaccia del terrorismo per limitare la partecipazione dei cittadini e reprimere il dissenso.

E una serie di “poteri ombra”, entità non statali incluse le corporazioni, i gruppi religiosi fondamentalisti, i narco-trafficanti, che una volta erano dietro le quinte, ora stanno avendo un’influenza crescente nei settori del potere formali in cui i governi prendono le decisioni e in cui si formano le leggi, e rivendicano i loro interessi senza ostacolo alcuno, anche quando detti interessi comportano l’uso della violenza.

E dominano lo spazio pubblico e i media promuovendo narrazioni favorevoli ai loro interessi.

Manipolando norme sociali, idee e credenze fra cui quelle relative a razza, classe, etnia e genere, costoro sono in grado di screditare il lavoro delle difensore (e dei movimenti sociali) etichettandole come “terroriste”, “ostacoli allo sviluppo”, “passatiste”, “distruttrici delle famiglie” per legittimare e di fatto normalizzare la violenza, la diseguaglianza e la repressione.

Sebbene i contesti differiscano, la convergenza del capitalismo estrattivo (la corsa al controllo e allo sfruttamento delle risorse), del militarismo (guerra al terrore, guerra alle droghe) e dei fondamentalismi (forze conservatrici all’interno di religioni, culture e tradizioni) è diventata il fertile terreno su cui violenza e repressione aumentano.”

Il documento continua attestando che ai consueti mezzi della repressione per le donne si aggiungono quelli correlati al genere – assalto sessuale e stupro.

Per cui: ogni volta in cui le donne promuovono iniziative politiche e sociali eccetera smettete per favore di chiedere “cosa c’entra il femminismo”, il femminismo è questo: ogni volta in cui una donna viene ammazzata per quello che è (femmina) e per quello che fa (attivismo) smettete per favore di fare i finti tonti e gli stronzi puri e semplici chiedendo “cos’è il femminicidio”, perché molte di queste donne muoiono per salvare anche i vostri culi.

 

fonte: https://lunanuvola.wordpress.com/2017/06/07/cronache-del-mese-scorso/