NORMALIZZAZIONE DEL M5S? FATTO

NORMALIZZAZIONE DEL M5S? FATTO

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di Ivana FABRIS – COORDINATRICE NAZIONALE RESPONSABILE del MOVIMENTO ESSERE SINISTRA MovES

 

Il processo di normalizzazione in politica è quel passaggio in cui forze antisistema vengono canalizzate dal potere ad inserirsi perfettamente nel quadro generale di sistema.

Sta accadendo anche col neofascismo nella percezione generale.
Permettere che esistano liste elettorali neofasciste, ad esempio, far partecipare i loro esponenti ai dibattiti televisi, significa rendere tutto normale agli occhi degli italiani e questo, ovviamente, implica anche che di fatto si delegittimi l’antifascismo in quanto condizione non più necessaria, se il fascismo diventa normale.

Ma tornando al punto, qualcuno illusoriamente si aspettava che Beppe Grillo in qualche modo potesse disconoscere Luigi Di Maio.
Beh, davvero la pia illusione di chi ha realmente creduto che il M5s fosse un partito antisistema.
Che non lo fosse era chiaro sin dagli albori per diverse ragioni e oggi la conferma definitiva attraverso una dichiarazione di Grillo sul suo blog.

Questo passaggio dice molte cose:

“… il mio Vaffa, forse è finita l’epoca del Vaffa ma comunque ho cercato di capire, di essere curioso, di capire, Dio mio, capire. Cosa bisogna capire? Che cosa? Fra cosa bisogna andare a prendersi la verità?
Quale verità? La percezione della verità? Sto impazzendo, sto impazzendo, fate veloce a fare un governo perché io sto impazzendo”

Traduciamo:
Fate veloce a fare un governo.
A livello di comunicazione politica pura e semplice, sta dicendo a tutti gli lettori/elettori del M5s che va bene qualunque cosa, purchè questo governo si faccia.

Finita un’epoca? Sì e No.

Sta dicendo, Grillo…Sì, adesso noi M5s governeremo e quindi non aspettatevi PIÙ da noi che gridiamo slogan ma, anzi, vedrete quanto bravi, ordinati e rispettosi saremo di tutte le regole.

No, mai davvero iniziata se non per parcheggiare la rabbia intercettata grazie alla mancanza della sinistra nella scena politica e nei territori.

Questo ha reso funzionale al sistema il M5s e al tempo stesso solo demagogico, primo fra tutti, primo proprio in termini di successo di questa sua funzione.

Vedremo il risultato elettorale, siamo tutti molto curiosi in tal senso.
Non tanto percentualmente parlando, quanto sulle scelte politiche che faranno per formare un governo.

E credo che ci ricorderemo presto tutti di chi diceva che il potere logora chi non ce l’ha.

L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

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“Nella zona UE ci sono quasi 30 milioni di disoccupati, nella sola area Euro 19 milioni. Il tasso di disoccupazione oscilla dal 3,8% della Germania al 21,7% della Grecia. La disoccupazione giovanile under 25 colpisce il 16,5% di quella fetta della popolazione europea, il 18,7% nei paesi dell’Euro ed anche qui si vedono le caratteristiche dell’impero coloniale (6,5% in Germania, 35% in Italia, 23% in Francia, il 44% in Grecia). In Gran Bretagna si attesta sul 12%. Studenti e inoccupati non vengono neanche conteggiati.
Le politiche dei singoli governi obbediscono a un unico disegno europeo.
In Italia il Jobs Act cancella ogni diritto del lavoratore, per anni lo rende totalmente ricattabile con il contratto a tutele crescenti e nel momento dell’agognato contratto a tempo indeterminato lo rende impotente in caso di licenziamento, dato che il reintegro sul posto di lavoro è un miraggio. La svalutazione della contrattazione collettiva è stata il passo preliminare alle politiche di Renzi.
In Francia la recente Loi Travail dà priorità all’accordo aziendale a discapito di quello collettivo, permette di variare le ore di lavoro, di aumentare il monte ore di lavoro settimanale a 46 e a 12 giornaliere con un semplice accordo aziendale. Vengono facilitati i licenziamenti economici. Se il licenziamento è giudicato non corretto il lavoratore ha diritto al reintegro o al risarcimento di 6 mesi di salario e non più di 12 mesi. Il potere decisionale dei sindacati è quasi annullato.
In Gran Bretagna l’Employment Right Act 1996, completata dall’European Work Directive, regola il licenziamento senza giusta causa lasciando ampio margine al datore di lavoro, che potrà licenziare se l’impiegato non è bravo nel suo lavoro, non è una persona piacevole con cui lavorare, sta andando in pensione, è in esubero o il datore è obbligato a licenziare qualcuno a causa di una legge. Resta da verificare quali saranno gli effetti della Brexit sulla situazione.
L’obiettivo perseguito a livello europeo è chiaro: asservire il lavoratore europeo alle logiche del padronato. Il convegno che proponiamo serve a far luce su questi tentativi, sul ruolo e sui metodi di lotta che possono sviluppare le organizzazioni di classe per combattere le politiche europee del lavoro e preparare la rottura della gabbia dell’UE.”

(dalla pagina Facebook dell’evento di Fronte Popolare)

 

Questo era il tema dell’incontro organizzato da Fronte Popolare a cui abbiamo partecipato il 17 febbraio scorso.
Qui sotto il video dell’intervento di Ivana Fabris, Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

 

 

EMBRACO, LA VERGOGNA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

EMBRACO, LA VERGOGNA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

La vicenda Embraco, quella per cui una multinazionale in sfregio alle norme Costituzionali che regolano la vita civile di un paese che si dice democratico, USA sistematicamente i lavoratori come merce di cui disfarsi all’occorrenza e senza porsi il benchè minimo disturbo sul renderli carne da macello, sul non considerare minimanente la proposta del governo, presenta tutta la dinamica tipica di questo sistema di potere.

Si smantella un’azienda e si delocalizza per fare massimo profitto, si respinge la proposta del governo perchè di fatto i governi non hanno nessun peso contro lo strapotere che il neoliberismo consegna alle multinazionali e ad un padronato reso sempre più feroce da leggi inique e antidemocratiche volute dalle élite europee del capitalismo globalizzato.

Risultato: a NESSUNO importa se quei lavoratori finiranno nell’invisibilità di un sistema che non ha più neanche la possibilità di attivare tutele adeguate al consentire un’esistenza dignitosa a chi perde l’occupazione.
D’altro canto non potrebbe essere che così, visto che l’Italia persegue il diktat neoliberalista europeo pedissequamente.

Ma intanto Calenda va a piagnucolare in Europa sul disastro Embraco, come se agli oligarchi potesse importare qualcosa in merito, visto che questo sistema lo hanno voluto loro.

E i sindacati? Dove sono?
Perchè non organizzano i lavoratori della Embraco affinchè prendano in autogestione la fabbrica?
Ma più ancora, perchè il sindacato non lavora per creare coscienza e lotta di classe?

Dinnanzi ad un simile quadro, non si sa se essere più incazzati o se aspettare che il peggio si tramuti in tragedia, sperando che a quel punto i lavoratori sappiano fare piazza pulita di false sirene millantatrici di un sindacato e di una politica fintamente di sinistra che malgrado i proclami non difendono gli interessi delle classi lavoratrici e non rispondono concretamente ai loro bisogni.
ITALIA, PAESE DI FERVENTI ANTICOMUNISTI

ITALIA, PAESE DI FERVENTI ANTICOMUNISTI

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra MovES

 

Italia, paese di poeti, santi, navigatori. E di ferventi e praticanti anticomunisti.

Dopo la fine del comunismo da quasi trent’anni nei paesi dell’est Europa, dopo la dissoluzione del socialismo in qualunque paese occidentale, OVUNQUE dilaga lo spettro di ciò che fu il comunismo d’oltrecortina e mai un cenno su quello che ha rappresentato invece il comunismo italiano in questo paese e di come si differenziasse da quello sovietico, che mica erano quisquilie.
No, anzi, anticomunisti anche a sinistra. Certi vecchi vizi non muoiono proprio mai…

Infatti oggi stiamo meglio, vero, senza più un partito comunista che difendeva i diritti dei lavoratori e delle fasce deboli?
Un partito che pur con tutte le sue contraddizioni e gli errori, comunque aveva un ruolo essenziale nella società, che era un ostacolo al capitalismo e che ha ottenuto conquiste che oggi, proprio per la sua assenza, abbiamo perduto finendo in schiavitù.
Un partito capace di aggregare, organizzare e di formare politicamente gli individui. Tutti, nessuno escluso proprio grazie alla penetrazione che l’attività e la militanza politica avevano nel territorio, nei luoghi di lavoro, nelle scuole.

Era così negativa la presenza del comunismo italiano che oggi, in compenso, tutti si disperano per il vuoto politico e culturale nella massa e, più ancora, tutti invocano la giustizia sociale.

Perfetto, ma se non esiste più traccia neanche dell’ideale socialista rappresentato nel contesto politico e sociale, chi altro potrebbe pensare alla giustizia sociale, se non la destra?
Intanto il sistema politico continua a generare entità di centrosinistra, non ultimo Liberi e Uguali che insisterà a non preoccuparsi oltremodo dei bisogni del paese. Quello lo lascerà fare alla destra che se ne farà sempre più rappresentante e fautrice.

Già, perchè dopo questa fase di devastazione dovuta al neoliberismo e all’ordoliberismo, per disperazione delle fasce deboli, si arriverà ad accettarla dal fascismo la giustizia sociale. È il naturale andamento dei ricorsi storici ed in assenza di una VERA sinistra, in qualche modo il neofascismo si strutturerà sempre più e sempre più rapidamente.

Indubbio che siamo già sotto una tirannide ma il caos, generato ad hoc per spingere l’elettorato a votare partiti che malgrado abbiano creato solo povertà perchè asserviti al sistema neoliberista, appaiono rassicuranti, comunque sdogana, normalizza e legittima forze neofasciste. La riprova sta nel fatto che alle prossime elezioni troveremo i loro simboli sulle schede elettorali e dovrebbe fare almeno un po’ di impressione, ma a quanto pare…

Di questo passo, però, nessuno dovrà stupirsi che a forza di non proporre alternative programmatiche francamente anticapitaliste e antiliberiste, che abbiano il coraggio di dire la verità su quel che serve a porre fine all’occupazione delle oligarchie, è sempre meno una ipotesi quella di veder rafforzarsi il neofascismo.

Nessuno dovrà stupirsi di quanto potrebbe accadere perchè le responsabilità storiche dell’aver rinunciato all’ideale comunista nel solco dell’anticapitalismo e dell’antiliberismo, da parte del PCI per aderire a Potere al Popolo il quale sempre più delinea la sua posizione da Syriza italiana, ci sono tutte. La nascita a breve di Parte Costituente, lo dichiara a pieno titolo.

Nessuno dovrà stupirsi poichè l’essere incapaci di raccogliere le istanze di un popolo sempre più provato dalle politiche dell’austerità europee e di proporre una vera soluzione ai problemi del paese attingendo ad un ideale comunista – anche perchè troppo evocativo di un passato che spaventa ancora – risulterà ovvio che, come già successo, ci penserà la destra.

Se come sembra stia accadendo, si genererà un’altra aberrazione politica che presenterà il conto a quella sinistra che si è addormentata da comunista e si è svegliata socialdemocratica secondo il modello neoliberista, nessuno dica che non aveva capito.

Intanto, pero, procede il radicamento dell’anticomunismo. A forza di revisionismo, però, niente cambierà MAI. Fino a che si dichiarerà di ispirarsi agli ideali comunisti o socialisti, ma si continuerà a preferire politiche socialdemocratiche solo un po’ meno liberiste di quelle attuali, mediante programmi irrealizzabili e irrecevibili da parte di chi versa in condizione di bisogno, sarà solo dichiarare di voler cambiare tutto senza di fatto voler cambiare niente.

E il risultato sarà solo quello di continuare a fare politica sulle spalle dei cittadini italiani in condizione di povertà, anzichè divenire quelle spalle per tutti loro.

 

COMPRARE UN BAMBINO E CHIAMARLO DIRITTO

COMPRARE UN BAMBINO E CHIAMARLO DIRITTO

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di Ivana FABRIS – Coordinatore Nazionale Responsabile MovES

 

Per un bambino, la madre è il legame col mondo.
Se la madre è amorevole, contenitiva, rassicurante, allora lo sarà anche il mondo.
Ma una madre che abbandona o che affitta il suo utero vendendo suo figlio, che immagine genererà del mondo, in quel bambino?

Senza entrare questa volta nel merito dello sfruttamento del corpo della donna, non sarebbe male – prima di parlare di diritto alla GPA (gestazione per altri o utero in affitto che dir si voglia) – pensare a quell’essere umano che nasce.

A tutti fa impressione quando i media raccontano di un bambino abbandonato mentre la GPA, no.

Perchè? Perchè ci appare come rassicurante l’idea che una donna in difficoltà economica non debba lasciarlo in strada.
Se per farlo quella donna arrivi a sottoscrivere un contratto per cedere suo figlio ad una coppia che non può averne, poco conta.
Se nel farlo quella donna sarà due volte sfruttata e punita, poco conta. Punita prima dal sistema perchè è povera e deve rinunciare a suo figlio. Punita poi anche da chi avalla una simile atrocità.
Qualunque cosa pur che la nostra ansia e il dispiacere per quel bambino abbandonato, si plachi, anche anteporre NOI stessi e il nostro benessere – da spettatori – a quello del bambino.

Beh, non cambia NIENTE.
Anzi, è doppiamente aberrante.
Quello sarà comunque un bambino abbandonato e per giunta venduto.

Di fatto è così.
È una pratica a dir poco MOSTRUOSA, una pratica narcisistica che soddisfa la frustrazione di non poter generare figli propri e GUAI a parlare di dono, perchè tutto ciò che è regolato dal denaro NON È UN DONO, tantopiù d’amore.
Non c’è nessun amore nel togliere ad una donna suo figlio solo perchè abbienti economicamente al punto di poterlo comprare.

È una distorsione grave della percezione della realtà che solo pretestuosamente parla di diritti civili mentre viola i diritti UMANI di madre e figlio.

Una pratica che mistifica liberismo con libertà.
Una pratica che compie la più grande violenza possa esistere nel sancire definitivamente che l’essere umano è SOLO MERCE.

Il legame tra madre e figlio esiste e dura per sempre.
Averne rispetto e averlo di quella persona che sta nascendo, è un atto dovuto.
Soprattutto al bambino ma conseguentemente anche all’umanità intera.
ELEZIONI PER FINTA DI UNA TIRANNIDE VERA

ELEZIONI PER FINTA DI UNA TIRANNIDE VERA

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

Considerando che da queste elezioni verrà fuori un nulla di fatto – anche in virtù della legge elettorale – riporre tante speranze nel loro esito, dannarsi a discutere della tal formazione o dell’altra, insultare l’avversario politico o il leader che non vorremmo mai vedere a Palazzo Chigi, non serve a nulla.

Questa, ormai, è una democrazia di facciata, quel prodotto finito da vendere alla massa per farle credere di poter contare ancora qualcosa esprimendo un voto per un partito o per l’altro.

Questa, ormai, è l’Italia neoliberista.
Il sistema ha vinto, inutile nasconderselo.
Ha vinto applicando tecniche collaudate da anni e perfette nel distruggere la Politica, lo Stato e quindi anche la Democrazia.

Le decisioni si prendono a Bruxelles – le elezioni sono solo un atto formale – e i governi nazionali devono solo metterle in atto al meglio della perversa creatività di cui sono dotati.

Pensare che un voto espresso oggi, anche per creare una probabile opposizione di sinistra, possa determinare un cambiamento, è illusione.
Illusione anche per la qualità dei programmi che sono stati proposti che altro non sono che materiale per rappresentare solo la parte della sinistra politicizzata del paese e nulla altro di più.

Come si possa, poi, credere che basti una tornata elettorale partendo da ZERO consenso popolare (quello che si ottiene nelle strade costruendo una risposta ai bisogni) organizzato in due mesi a fronte di una distruzione durata TRENT’ANNI, davvero, non è dato sapersi.

Delegare tanta speranza, quindi, non solo è inefficace ma produrrà ulteriori delusioni e in più impedisce l’individuazione del vero nemico.

Soluzione? Andiamo pure a votare ma non aspettiamoci NIENTE di buono o di risolutivo dalle elezioni e cominciamo invece ad alzare lo sguardo oltre il confine, sia di questo sistema partitico sia di potere.

Ma soprattutto cominciamo ad organizzarci seriamente per costruire un’alternativa antisistema che riunisca tutte le forze che davvero vogliono cambiare e non solo amministrare un po’ più decentemente l’esistente con qualche rappezzo qui e là.

Anzi, questo è l’altro vero pericolo per tutti noi.
Chi mette in atto questo processo illusorio, altro non fa che creare la valvola di sfogo di una pressione interna che invece dovrebbe proprio essere gestita in modo tale che esploda e cominci a produrre danni ingenti al sistema che sta strangolando milioni di persone.

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