ITALIA, PAESE DI FERVENTI ANTICOMUNISTI

ITALIA, PAESE DI FERVENTI ANTICOMUNISTI

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra MovES

 

Italia, paese di poeti, santi, navigatori. E di ferventi e praticanti anticomunisti.

Dopo la fine del comunismo da quasi trent’anni nei paesi dell’est Europa, dopo la dissoluzione del socialismo in qualunque paese occidentale, OVUNQUE dilaga lo spettro di ciò che fu il comunismo d’oltrecortina e mai un cenno su quello che ha rappresentato invece il comunismo italiano in questo paese e di come si differenziasse da quello sovietico, che mica erano quisquilie.
No, anzi, anticomunisti anche a sinistra. Certi vecchi vizi non muoiono proprio mai…

Infatti oggi stiamo meglio, vero, senza più un partito comunista che difendeva i diritti dei lavoratori e delle fasce deboli?
Un partito che pur con tutte le sue contraddizioni e gli errori, comunque aveva un ruolo essenziale nella società, che era un ostacolo al capitalismo e che ha ottenuto conquiste che oggi, proprio per la sua assenza, abbiamo perduto finendo in schiavitù.
Un partito capace di aggregare, organizzare e di formare politicamente gli individui. Tutti, nessuno escluso proprio grazie alla penetrazione che l’attività e la militanza politica avevano nel territorio, nei luoghi di lavoro, nelle scuole.

Era così negativa la presenza del comunismo italiano che oggi, in compenso, tutti si disperano per il vuoto politico e culturale nella massa e, più ancora, tutti invocano la giustizia sociale.

Perfetto, ma se non esiste più traccia neanche dell’ideale socialista rappresentato nel contesto politico e sociale, chi altro potrebbe pensare alla giustizia sociale, se non la destra?
Intanto il sistema politico continua a generare entità di centrosinistra, non ultimo Liberi e Uguali che insisterà a non preoccuparsi oltremodo dei bisogni del paese. Quello lo lascerà fare alla destra che se ne farà sempre più rappresentante e fautrice.

Già, perchè dopo questa fase di devastazione dovuta al neoliberismo e all’ordoliberismo, per disperazione delle fasce deboli, si arriverà ad accettarla dal fascismo la giustizia sociale. È il naturale andamento dei ricorsi storici ed in assenza di una VERA sinistra, in qualche modo il neofascismo si strutturerà sempre più e sempre più rapidamente.

Indubbio che siamo già sotto una tirannide ma il caos, generato ad hoc per spingere l’elettorato a votare partiti che malgrado abbiano creato solo povertà perchè asserviti al sistema neoliberista, appaiono rassicuranti, comunque sdogana, normalizza e legittima forze neofasciste. La riprova sta nel fatto che alle prossime elezioni troveremo i loro simboli sulle schede elettorali e dovrebbe fare almeno un po’ di impressione, ma a quanto pare…

Di questo passo, però, nessuno dovrà stupirsi che a forza di non proporre alternative programmatiche francamente anticapitaliste e antiliberiste, che abbiano il coraggio di dire la verità su quel che serve a porre fine all’occupazione delle oligarchie, è sempre meno una ipotesi quella di veder rafforzarsi il neofascismo.

Nessuno dovrà stupirsi di quanto potrebbe accadere perchè le responsabilità storiche dell’aver rinunciato all’ideale comunista nel solco dell’anticapitalismo e dell’antiliberismo, da parte del PCI per aderire a Potere al Popolo il quale sempre più delinea la sua posizione da Syriza italiana, ci sono tutte. La nascita a breve di Parte Costituente, lo dichiara a pieno titolo.

Nessuno dovrà stupirsi poichè l’essere incapaci di raccogliere le istanze di un popolo sempre più provato dalle politiche dell’austerità europee e di proporre una vera soluzione ai problemi del paese attingendo ad un ideale comunista – anche perchè troppo evocativo di un passato che spaventa ancora – risulterà ovvio che, come già successo, ci penserà la destra.

Se come sembra stia accadendo, si genererà un’altra aberrazione politica che presenterà il conto a quella sinistra che si è addormentata da comunista e si è svegliata socialdemocratica secondo il modello neoliberista, nessuno dica che non aveva capito.

Intanto, pero, procede il radicamento dell’anticomunismo. A forza di revisionismo, però, niente cambierà MAI. Fino a che si dichiarerà di ispirarsi agli ideali comunisti o socialisti, ma si continuerà a preferire politiche socialdemocratiche solo un po’ meno liberiste di quelle attuali, mediante programmi irrealizzabili e irrecevibili da parte di chi versa in condizione di bisogno, sarà solo dichiarare di voler cambiare tutto senza di fatto voler cambiare niente.

E il risultato sarà solo quello di continuare a fare politica sulle spalle dei cittadini italiani in condizione di povertà, anzichè divenire quelle spalle per tutti loro.

 

COMPRARE UN BAMBINO E CHIAMARLO DIRITTO

COMPRARE UN BAMBINO E CHIAMARLO DIRITTO

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di Ivana FABRIS – Coordinatore Nazionale Responsabile MovES

 

Per un bambino, la madre è il legame col mondo.
Se la madre è amorevole, contenitiva, rassicurante, allora lo sarà anche il mondo.
Ma una madre che abbandona o che affitta il suo utero vendendo suo figlio, che immagine genererà del mondo, in quel bambino?

Senza entrare questa volta nel merito dello sfruttamento del corpo della donna, non sarebbe male – prima di parlare di diritto alla GPA (gestazione per altri o utero in affitto che dir si voglia) – pensare a quell’essere umano che nasce.

A tutti fa impressione quando i media raccontano di un bambino abbandonato mentre la GPA, no.

Perchè? Perchè ci appare come rassicurante l’idea che una donna in difficoltà economica non debba lasciarlo in strada.
Se per farlo quella donna arrivi a sottoscrivere un contratto per cedere suo figlio ad una coppia che non può averne, poco conta.
Se nel farlo quella donna sarà due volte sfruttata e punita, poco conta. Punita prima dal sistema perchè è povera e deve rinunciare a suo figlio. Punita poi anche da chi avalla una simile atrocità.
Qualunque cosa pur che la nostra ansia e il dispiacere per quel bambino abbandonato, si plachi, anche anteporre NOI stessi e il nostro benessere – da spettatori – a quello del bambino.

Beh, non cambia NIENTE.
Anzi, è doppiamente aberrante.
Quello sarà comunque un bambino abbandonato e per giunta venduto.

Di fatto è così.
È una pratica a dir poco MOSTRUOSA, una pratica narcisistica che soddisfa la frustrazione di non poter generare figli propri e GUAI a parlare di dono, perchè tutto ciò che è regolato dal denaro NON È UN DONO, tantopiù d’amore.
Non c’è nessun amore nel togliere ad una donna suo figlio solo perchè abbienti economicamente al punto di poterlo comprare.

È una distorsione grave della percezione della realtà che solo pretestuosamente parla di diritti civili mentre viola i diritti UMANI di madre e figlio.

Una pratica che mistifica liberismo con libertà.
Una pratica che compie la più grande violenza possa esistere nel sancire definitivamente che l’essere umano è SOLO MERCE.

Il legame tra madre e figlio esiste e dura per sempre.
Averne rispetto e averlo di quella persona che sta nascendo, è un atto dovuto.
Soprattutto al bambino ma conseguentemente anche all’umanità intera.
ELEZIONI PER FINTA DI UNA TIRANNIDE VERA

ELEZIONI PER FINTA DI UNA TIRANNIDE VERA

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

Considerando che da queste elezioni verrà fuori un nulla di fatto – anche in virtù della legge elettorale – riporre tante speranze nel loro esito, dannarsi a discutere della tal formazione o dell’altra, insultare l’avversario politico o il leader che non vorremmo mai vedere a Palazzo Chigi, non serve a nulla.

Questa, ormai, è una democrazia di facciata, quel prodotto finito da vendere alla massa per farle credere di poter contare ancora qualcosa esprimendo un voto per un partito o per l’altro.

Questa, ormai, è l’Italia neoliberista.
Il sistema ha vinto, inutile nasconderselo.
Ha vinto applicando tecniche collaudate da anni e perfette nel distruggere la Politica, lo Stato e quindi anche la Democrazia.

Le decisioni si prendono a Bruxelles – le elezioni sono solo un atto formale – e i governi nazionali devono solo metterle in atto al meglio della perversa creatività di cui sono dotati.

Pensare che un voto espresso oggi, anche per creare una probabile opposizione di sinistra, possa determinare un cambiamento, è illusione.
Illusione anche per la qualità dei programmi che sono stati proposti che altro non sono che materiale per rappresentare solo la parte della sinistra politicizzata del paese e nulla altro di più.

Come si possa, poi, credere che basti una tornata elettorale partendo da ZERO consenso popolare (quello che si ottiene nelle strade costruendo una risposta ai bisogni) organizzato in due mesi a fronte di una distruzione durata TRENT’ANNI, davvero, non è dato sapersi.

Delegare tanta speranza, quindi, non solo è inefficace ma produrrà ulteriori delusioni e in più impedisce l’individuazione del vero nemico.

Soluzione? Andiamo pure a votare ma non aspettiamoci NIENTE di buono o di risolutivo dalle elezioni e cominciamo invece ad alzare lo sguardo oltre il confine, sia di questo sistema partitico sia di potere.

Ma soprattutto cominciamo ad organizzarci seriamente per costruire un’alternativa antisistema che riunisca tutte le forze che davvero vogliono cambiare e non solo amministrare un po’ più decentemente l’esistente con qualche rappezzo qui e là.

Anzi, questo è l’altro vero pericolo per tutti noi.
Chi mette in atto questo processo illusorio, altro non fa che creare la valvola di sfogo di una pressione interna che invece dovrebbe proprio essere gestita in modo tale che esploda e cominci a produrre danni ingenti al sistema che sta strangolando milioni di persone.

GERMANIA 1918, DA WEIMAR AL NAZISMO

GERMANIA 1918, DA WEIMAR AL NAZISMO

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra MovES

 

La Germania del 1918 era all’inizio di quel percorso che conosciamo tristemente tutti: il nazismo, la Shoah.

Era uscita dalla I guerra mondiale in condizioni drammatiche.
La attraversavano momenti di grande confusione.
Momenti in cui i movimenti politici ebbero un ruolo preciso in termini di equilibri che non si crearono mai.
Momenti di tentate rivoluzioni soffocate nel sangue e con gli omicidi di Karl Liebknecht e di Rosa Luxemburg. Di interessi particolari della socialdemocrazia e divisioni di partiti comunisti e socialisti.
Di accuse e tensioni reciproche continue tra comunisti e socialdemocratici.
Di rapporti di forze dominati dal potere borghese e dalla protervia del sistema capitalistico.

In quel primo dopoguerra la Germania era segnata dalla disoccupazione, dal debito economico, dall’essere stata sconfitta nel conflitto bellico.
Umiliata da Francia e Inghilterra col Trattato di Versailles, per anni fu preda di sconquassi che trovarono un equilibrio solo qualche anno dopo la nascita sofferta e difficoltosa della Repubblica di Weimar.
Fu proprio quell’umiliazione imposta al popolo tedesco, per aver perso la guerra, a far radicare profondamente il germe del nazionalismo.

Un passaggio storico importantissimo, la nascita della Repubblica, che vide la Germania dotarsi della prima Costituzione scritta in un paese europeo e contenente articoli che vedevano il riconoscimento e l’istituzione di principi democratici adottati poi in tutta Europa, ma conteneva anche un articolo che avrebbe dovuto preservare la democrazia da eversione e reazione ma che non venne mai applicato: l’articolo 48.

Ottenere la Costituzione e proclamare la Repubblica fu un passaggio inviso alla nobiltà e alla grande borghesia. In quegli anni nacquero anche i Freikorps, una sorta di gruppi estremistici di destra militarizzati

Tra il 1919 e il 1923, in soli 4 anni dalla nascita della Repubblica di Weimar, la Germania visse 2 tentativi di colpo di stato uno dei quali proprio per mano di Hitler – andato fallito – che vide l’arresto e la condanna di lui stesso a cinque anni ma che comunque non scontò se non per pochissimi mesi. Si verificarono centinaia e centinaia di omicidi politici, si susseguirono fasi economicamente drammatiche, tra queste un’inflazione spaventosa mai vista nella storia e il collasso del marco.

Nel clima di quegli anni difficili e tumultuosi quanto confusi, Monaco divenne il centro del nazionalismo più estremo.
Infatti fu proprio a Monaco che nel 1919 nacque il Partito dei lavoratori tedeschi – capeggiato da Hitler – che in seguito prese il nome di Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP), ma venne chiamato da tutti semplicemente partito “nazista”.

L’umiliazione di veder occupata la Ruhr da parte della Francia per il mancato pagamento del debito di guerra da parte della Germania oltre a quanto sopra espresso, furono buona parte delle cause che generarono un terreno fertile che stimolò l’espansione delle ideologie razziste in tutto il paese e diedero una grossa spinta alla crescita del partito nazista.
La propaganda hitleriana cominciò a sostenere che tradire l’esercito tedesco fossero stati i comunisti e gli ebrei.

Il paese era profondamente lacerato e le forme di lotta politica, a destra e a sinistra si inasprirono ed estremizzarono in una contrapposizione netta.
Al popolo tedesco quasi non importava di quanto la democrazia avesse concesso loro, perchè economicamente, in quel passaggio, le condizioni di vita erano spaventosamente peggiori di prima della guerra.

Scioperi ad oltranza, scontri e tumulti erano all’ordine del giorno.
La Germania era di nuovo in mezzo ad una grave crisi economica.

Fu solo grazie al governo di Gustav Stresemann, capo del Partito Popolare divenuto cancelliere, che la Germania riuscì a trovare un periodo di più ampio respiro poichè, proprio per merito della politica estera del cancelliere, gli U.S.A concedettero un ingente prestito che finalmente servì a pagare il debito di guerra a condizioni più vantaggiose. Così, la Germania riuscì a vedere una ripresa economica unitamente ad un fiorire di tutte le arti che permisero al popolo tedesco di immaginare il proprio futuro.

Furono solo cinque, gli anni di stabilità e di crescita che conobbe la Repubblica di Weimar.
Infatti, con la crisi economica americana del ’29, quello che poteva essere l’inizio di una era per il popolo tedesco, divenne un altro incubo.
La ripresa tedesca era legata a filo doppio all’economia americana e a seguito del venerdì nero di Wall Street, anche quello che doveva essere il boom economico tedesco, si rivelò essere solo una bolla.
In poco tempo fallirono le banche, tutti ceti sociali risentirono della pressione che la crisi economica imponeva a tutti.
I ceti meno abbienti tornarono a vivere la condizione della miseria e della disoccupazione.

Ma soprattutto la sofferenza fu della classe media che cominciò a guardare con interesse a Hitler che nel frattempo stava emergendo sempre più anche grazie ad un sistema propagandistico che fece leva sul protezionismo più integralista, sulla difesa dei beni del popolo tedesco minacciati dalla presenza degli ebrei, sulla narrazione della conservazione della razza germanica pura.

Fino a quel momento i nazisti erano ancora un piccolo partito, ma grazie alla crisi economica e quindi al profondo scontento creato dal crescente numero dei disoccupati, si rafforzarono in maniera impressionante e si presentarono alle elezioni politiche del 1930 come l’unica forza politica capace di proporre un governo nazionale.
Promisero di ristabilire la sovranità militare tedesca e dichiararono di voler riarmare il Paese in sprezzo ai trattati di Versailles

Le responsabilità del consenso che ottenne Hitler, sono da ascriversi però, anche all’incapacità delle forze di sinistra di trovare coesione e di unirsi contro la minaccia incombente del nazionalismo hitleriano.

La democrazia tedesca, giovanissima, aveva generato rifiuto nella popolazione per tutto ciò che aveva negativamente creato e la pessima risposta della politica chiuse il cerchio.
Basti solo pensare che in 14 anni, la Repubblica di Weimar vide avvicendarsi 20 governi e il verificarsi di 5 elezioni politiche solo negli ultimi 6 anni.
La sfiducia era totale per la povertà ingravescente e dilagante e il caos per le strade. Questo era procurato soprattutto dallo scontro continuo che ogni giorno lasciava morti e feriti dietro a sè, tra comunisti e nazisti.
Questi ultimi si stavano espandendo e crescendo sempre più, fecero il resto sul precipitare degli eventi.

Proprio in questa fase, anche grazie al fatto che, quel famoso art. 48 della Costituzione che dava ampi e straordinari poteri al presidente per contrastare una possibile presa del potere, non venne mai applicato alla nascita del nazismo.
L’articolo 48, infatti, era scaturito soprattutto dalla paura di una rivoluzione comunista, aspetto più temuto dai governi e dalla borghesia capitalista di quegli anni.
Fu così che Hitler iniziò la sua ascesa al potere e tutto avvenne tragicamente in maniera almeno apparentemente democratica.

Il 30 gennaio 1930, infatti, Hitler fu proprio democraticamente eletto.

La storia tedesca ci lascia una traccia su cui riflettere.
Tante sono le analogie che riscontriamo su quanto avvenne allora.

Dalla crisi economica e quello che rappresentò per il popolo tedesco, all’indebitamento e quindi la perdita di sovranità.
Dal bisogno del popolo tedesco di vedersi garantito un conservatorismo e un protezionismo radicali, proprio in risposta alla crisi.
Dal veicolare un razzismo che in poco tempo, proprio date le condizioni, dilagò contro chi poteva rappresentare una minaccia.
Dall’uso di un sistema di informazione totalmente piegato ai voleri del potere.
Da una propaganda capillare e feroce che istigava all’odio contro ebrei, comunisti, omosessuali e tutti i diversi del mondo.

Dal mancato rispetto della Costituzione.
Dall’incapacità di trovare un punto di dialogo e unitarietà delle forze comuniste e socialiste.
Dalla socialdemocrazia che si contrappose nettamente ad una possibile avanzata dei comunisti per non perdere l’occasione di ottenere consenso elettorale, dopo aver aspettato per anni il momento.
Da tutto questo possiamo possiamo trovare spunto di immedesimazione specialmente perchè allora, come oggi, la crisi era mondiale.

Da ciò che fu il nazismo.
Da tutto questo possiamo anche fare un passo in più: IMPARARE.
IL LUSSO DI CURARSI E LA SFIGA DI AMMALARSI

IL LUSSO DI CURARSI E LA SFIGA DI AMMALARSI

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

 

Dinnanzi alla malattia tutti diventiamo vulnerabili ma non tutti siamo uguali, come ben sappiamo da sempre, solo che oggi, quando si tratta di curarsi, lo sappiamo meglio. A nostre spese.
Quella verso la salute e al benessere è l’altra tra le più vili e incostituzionali violazioni di un diritto fondamentale.

I tempi d’attesa sono a dir poco biblici e sappiamo che la media nazionale è fatta di un nord in cui ancora si sopravvive anche alla tempistica del SSN e di un sud che invece sprofonda nell’abbandono più totale.

Chi può ancora permetterselo, ricorre alle prestazioni presso il privato. Chi non può, non si cura.
Pertanto è destinato vivere peggio e a crepare prima.

La vulgata, però, parla ancora di malcostume degli italiani nell’abusare delle prestazioni del SSN che, per carità, ci saranno anche state, ma il fatto che balza all’occhio è che in ogni contesto che riguardi lo Stato, quindi il pubblico, la narrazione è quella di 40/50 anni fa, ossia che per definizione il pubblico in Italia non funziona e che gli italiani sono un popolo di lazzaroni furbi e profittatori levantini.

Peccato che le cose non stiano così, poichè quello che ha fatto crollare su se stessa la sanità pubblica, negli ultimi 7-8 anni, sono stati i tagli imposti dalle politiche dell’austerità europee.
Tagli, persino inutile ricordarlo, che sono serviti a mandare parecchie risorse in UE e per sanare la piaga del debito pubblico creata dall’euro e dall’altrettanto famosa messa in sicurezza di quei pozzi senza fondo che sono le banche d’affari.

In Grecia accadde la stessa cosa: per la propaganda UE, quel popolo era composto di cicale ed era un popolo che non faceva bene i famigerati compiti.
E ci sono cascati in moltissimi, non solo in Italia, in questa messa in scena creata ad arte da chi doveva poi macellare i greci, tanto che sin dal 2015 e ancora oggi la frase che “se si sperpera il denaro prestato, poi i debiti si devono pagare” è tristemente ancora in auge.

A questo proposito, nel MovES ci rendiamo conto che parlare di euro fa paura e un po’ stufa, ma se non vogliamo ricorrere a San Gennaro (o a chi per esso) nella speranza che ci protegga da quella che ormai è considerata come la sfiga di ammalarsi, bisognerà che cominciamo a parlare un po’ più spesso e un po’ più seriamente dell’euro, rispetto a come fa chi propone riforme che poi non potrà mai attuare non avendo la possibilità di stampare denaro e di investirlo per i bisogni degli italiani.

La malattia è una condizione umana dell’esistenza e uno Stato degno di definirsi tale, non può prescindere dal diritto alla salute, quindi anche al vivere sani, e al dare a tutti la possibilità di curarsi.

Soprattutto tenuto conto che, data la scarsità di mezzi economici delle famiglie, il modo di alimentarsi è ulteriormente scaduto e che questo avrà delle pesanti conseguenze per le quali vedremo un numeroso aumento di patologie e quindi anche di costi sociali, per giunta in un paese con un altissimo numero di anziani rispetto a giovani e nuovi nati, per le cause che conosciamo tutti.

Quindi, se non vogliamo che il diritto alla cura diventi uno dei premi in palio alla Lotteria Italia del 6 gennaio, quando voteremo non solo ci toccherà capire bene le ragioni per cui l’incidenza delle malattie non piove dal cielo come una tegola che cade da un cornicione, ma soprattutto capire chi davvero avrà la possibilità di garantirlo.

Perchè a dire “vogliamo applicare la Costituzione e garantire il diritto alla salute” siamo capaci tutti, ma farlo sapendo come fare e dove trovare le risorse, è parecchio più difficile, specie quando si devono raccogliere voti.
A meno che, appunto, anche in questo caso si abbia una linea telefonica diretta con San Gennaro.

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L’EMERGENZA DELLA MISERIA E LA MISERIA DELLA POLITICA

L’EMERGENZA DELLA MISERIA E LA MISERIA DELLA POLITICA

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

 

La miseria continua a crescere nel nostro paese.
La Caritas denuncia che solo a Roma i nuovi poveri sono 16.000, ALTRE 16.000 persone finite in strada.

Tra questi, anziani e bambini e tanti bambini con disabilità e ad essere colpito è soprattutto quel ceto medio composto da diplomati che mai avrebbe pensato solo pochi anni fa di subire questa sorte.

Persone assolutamente inserite nel tessuto sociale che sono finite così, in particolar modo per la perdita dell’occupazione.
Gli anziani a rischio, sempre solo a Roma, sono 1 su 3.
Per non parlare del precariato che equivale a vivere sulla porta della miseria assoluta.

Il dato più agghiacciante è quello dell’emergenza abitativa, una piaga cancrenosa che ha colpito tutta Italia ma che particolarmente a Roma è drammatica.
Sono circa 30.000 le famiglie coinvolte.
A Roma gli sfratti sono di circa 7-8000 l’anno.
Le richieste di casa popolare, circa 10.000.
L’offerta circa 1000.

 

Ma la miseria di chi è diventato povero è unicamente riconducibile alla miseria di un sistema politico che, pur definendosi di sinistra anticapitalista e antiliberista, continua e continuerà a NON farsi carico del problema.

 
Anche questa è di fatto un’emergenza, viste le condizioni del paese.
La miseria della classe politica rappresenta perciò l’altra faccia della medagli dell’emergenza.

Nemmeno Potere al Popolo, anche qualora dovesse diventare il primo partito in Italia, potrà risolvere il problema e la ragione è molto semplice, la stessa del M5s: l’aver rinunciato a dire NO ad euro ed Unione Europea.

Poco conta se nel programma di PaP c’è scritto “rottura dei trattati” perchè senza uscire dall’Eurozona, quella frase vale MENO DI ZERO.
Le contraddizioni all’interno di Potere al Popolo, dove si sono unite forze in favore della UE e dell’euro a quelle No euro e No UE che hanno rinunciato pur di aderire alla lista, alla fine sono le stesse del M5s in cui tatticismi di Di Maio continuano a perseverare nel non creare coscienza politica e sociale tra la massa.

Si procede spediti a raccontare solo menzogne e a nutrire false speranze, a negare proprio a quel popolo che ha il potere di mandare a casa una classe politica dominante di asserviti ai criminali neoliberisti, la sola verità dei fatti, ovvero che finchè resteremo in questo sistema di potere non c’è scampo per nessuno.

Non si sa più fare politica, non si vuole fare politica.
Si vuole solo perseguire la strada di sempre: menzogne o ripiegamento per garantirsi voti.

Intanto il paese muore in miseria e di fame, ma nulla cambierà.

 

La UE non è TECNICAMENTE riformabile da dentro e chi afferma il contrario o non ha capito il meccanismo di impoverimento e di schiavitù che l’euro rappresenta e mette in atto sistematicamente o è in malafede.
Ma anche chi si adegua pur di mettere in piedi una lista elettorale, non è meno responsabile, visto il momento che viviamo.

La realtà dei fatti è che si continuano a privilegiare gli interessi elettoralistici e quelli dei partiti, ma del tanto acclamato popolo, non importa niente a nessuno.

Certo, fino a che si parla di popolo al chiuso di un stanza o di un teatro ma non si sta in mezzo a chi dorme in macchina o si ritrova a dover chiedere un pasto caldo ogni giorno alla Caritas, mai niente si modificherà.

Fino a che non si riprenderà l’azione politica a fianco di chi sta pagando la follia criminale ordoliberista, fino a che non si ricostituirà una coscienza di classe attraverso l’accoglimento dei bisogni e attraverso la lotta, nessuna sinistra troverà mai più il consenso POPOLARE necessario a rappresentare il vero nemico delle oligarchie finanziarie e bancarie globaliste.

Auguri a tutti noi, ne abbiamo davvero bisogno.

 

 

 

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