TERRORISMO UNITED COLORS

TERRORISMO UNITED COLORS

terrorismo

 

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra [ MovES ]

 

I giorni passano e il dolore per la strage di Genova non se ne va.
Anzi, aumenta.
Le notizie di cui veniamo in possesso non fanno che aumentarlo insieme alla rabbia. Dolore e rabbia sordi e impotenti di chi sapeva che prima o poi qualcosa di terribile sarebbe successo perchè, dove manca lo Stato a gestire quello che interessa il bene comune, e subentra chi deve fare cassa fino a sfondarla sulla pelle delle persone, è sicuro che sia solo questione di tempo che una mattanza prima o poi avvenga.
Una rabbia sorda e impotente perchè troppi (!) tra le persone comuni, non hanno voluto credere a quale sistema di potere aspirasse e fosse determinato a creare il PD e fin dove si sarebbe infiltrato come una delle peggiori e mortali metastasi della democrazia.

La strage di Genova (ci tengo a definirla una strage perchè lo è a tutti gli effetti) non è dissimile da quella della Stazione di Bologna.
Non solo per le modalità infami, non solo perchè i morti sono stati troppi laddove anche solo uno è già troppo.
Ma anche perchè questi eventi agghiaccianti sanciscono di fatto passaggi politici determinanti.

Bologna ci ha dimostrato come vari poteri si intersechino, come si crei tra loro sinergia e come agiscano in perfetto unisono per raggiungere i loro obiettivi.
Bologna fu la madre di tutte le stragi proprio per quanto successe dopo. Ma anche prima. L’omicidio del Giudice Mario Amato, ne è la riprova.

 

E Genova ricorda molto tutto questo.
Oggi il terrorismo non viene rappresentato con gli omicidi eccellenti o con le stragi al tritolo, ma da un sistema di potere che, per ragioni molto simili a quelle che muoveva lo stragismo italiano di un certo periodo storico, piega con la paura, l’oppressione e il ricatto milioni di persone o sacrifica decine di vite umane pur di mantenere controllo e dominio e di conseguenza, immensi patrimoni.

 

Quello che sta emergendo, quindi, dimostra che oggi come allora, NON SONO SOLO i Benetton il problema, ma lo è l’intreccio di poteri con la politica che, per scopi che a noi comuni mortali appaiono come mostruosi e complottisti, in realtà non fanno altro che garantire se stessi a qualunque costo e senza mai scomporsi.

Le elargizioni che sembra che i Benetton abbiano versato a tutti i partiti – tanto il centrodestra quanto il centrosinistra di un certo periodo – confermerebbero quanto collusa sia la politica che conosciamo con il grande capitale finanziario e non, e sarebbero in perfetto stile mafioso, visti gli immani scambi di favori che inevitabilmente si sono sempre innescati, come dimostra la storia di questo paese.

A conferma, quindi, che non solo il sistema ripete sempre se stesso ma che in questo passaggio, a fronte degli effetti dell’attacco portato alla democrazia, l’evoluzione c’è stata ma prepotentemente verso la distruzione dello Stato e a favore di poteri che, nella loro somma attuale, diventano un’ulteriore entità politica. Tanto invisibile ai più, quanto per questo maggiormente potente.

Non è impossibile, pertanto, che nello svolgimento delle indagini sul crollo del ponte Morandi possano emergere ulteriori sconcertanti fatti e verità annesse e questo ci porta a pensare che altri insabbiamenti e depistaggi potrebbero verificarsi. Anche in questo Bologna insegna molto e dovremo vigilare, soprattutto adesso.

Colossi come quello del gruppo Benetton, possono tutto. Sono gli stessi Benetton che in Sud America per i loro profitti più sfrenati, sono coinvolti nella sanguinosa spoliazione dalle loro terre, il popolo Mapuche.

Non staremo a guardare, specie perchè Genova, con il suo enorme dolore per il tragico rosario di nomi delle vittime, con i danni impressionanti ai sopravvissuti del crollo, ai residenti della zona, al territorio e alla sua economia, sta cominciando a dirci qualcosa in più.

Un qualcosa che quell’applauso ai rappresentanti del governo durante la funzione per le vittime, continua a confermarsi sempre più chiaramente.

Un qualcosa che insiste a dirci che il sipario del dio mercato è strappato e che il cambiamento, se non sarà oggi con questo governo, comunque sarà!

Troppo facile e troppo comodo, perciò, rubricare anche le reazioni di oggi alla voce “il popolo è ignorante e razzista“. Un bell’alibi per non vedere le proprie individuali e collettive responsabilità.

Il popolo di quei funerali come quello del voto del 4 marzo, sta gridando il suo BASTA! e ha votato chi, dopo decenni, ha iniziato a parlare il suo linguaggio, disinteressandosi del fatto che fosse Di Maio o Salvini perchè quando la disperazione e l’oppressione diventano una marea che ti soffoca, non importa più nulla su chi sembra lanciarti un salvagente.

 

Di questo la sedicente sinistra che si straccia le vesti dovrebbe occuparsi.
NON di uno squallido selfie fatto durante un funerale di Stato e non dei fischi a Martina&Co., ma della sconfitta ormai acclarata e acclamata a gran voce, di tutta una parte politica vergognosamente serva di un sistema che ancora troppi hanno votato e troppi sostengono in tutte le sue forme e propaggini.
Una sconfitta che nemmeno il terrorismo United Colors potrà sanare.

 

ANCHE e SOPRATTUTTO perchè acclamata proprio durante i funerali di 43 morti assassinati dal terrorismo delle più orrende e mostruose speculazioni delle élite del capitalismo globalista finanziario di cui i Benetton sono solo la punta di un immenso iceberg e ancora troppo sommerso.

GENOVA, IL NOSTRO DOLORE, LA NOSTRA RABBIA

GENOVA, IL NOSTRO DOLORE, LA NOSTRA RABBIA

genova

 

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

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Una giornata prefestiva di una settimana ferragostana che è stata torrida. Molte fabbriche e aziende chiuse. Altre continuano a lavorare. Le ultime partenze per il Ferragosto. E finalmente piove. Piove su tutto il nord e piove a Genova.
Genova. La A10 e il lavoro. E quegli ultimi chilometri verso gli imbarchi, verso il Ponente, verso la Francia.
Genova. D’improvviso, un soffio cruento che interrompe il flusso di tante vite, di spensieratezza, di agognato riposo, di lavoratori che si muovono nell’andirivieni dei veicoli.
Genova. D’improvviso il crollo. Le morti. L’orrore.

 

La notizia attraversa i media e in poco raggiunge tutti gli italiani. Nessuno vuole credere sia potuto succedere.
Un intero ponte crollato, è il tratto di viadotto che attraversa l’abitato. Il pensiero corre alle altezze, al precipitare, ad un gigante che incolpevole si è seduto con la sua massa di cemento, ferro e detriti sulle vite di tanti, sulle loro case, sulle loro speranze, sul loro futuro.

Si resta inebetiti, attoniti, sgomenti…
Il primo pensiero che ti sale alla mente: “…impossibile, non può essere successo davvero...” ma le immagini che scorrono, mentre il gigante si sbriciola, sono lì, sono sotto agli occhi di tutti. Lì e davanti agli occhi terrorizzati di altri esseri umani che ha chiuso per sempre.

In un lampo capisci cos’è successo. Capisci il perchè, le ragioni, le cause.
Aspetti, ti dici che non sarà così mentre dentro SAI perchè è accaduto ma speri di sbagliarti perchè un simile orrore lo rifiuti, perchè malgrado sai che chi ha causato quella strage sia capace di tutto, continui a non volerlo credere. È troppo anche per te.

Speculazione, degrado e incuria, prima, mancata manutenzione e intensificazione del traffico, dopo, per fare ancora più soldi, tanti soldi, montagne di soldi. No no no no, impossibile, pensi-speri ancora di sbagliarti.
Le ore passano e il pensiero continua a correre a quelle mani che scavano frenetiche, addolorate per ciò che trovano, agli occhi che non vogliono trovare solo morti, ai cani che fiutano, che guaiscono per raggiungere chi è sepolto sotto montagne di ferro e cemento sbriciolato. E ti manca il respiro, quasi ci fossi anche tu, là, sotto a tutto quel peso. Altre ore e ancora le stesse sensazioni.
Infine la conferma.

Ti assale una commistione di dolore profondo e sordo, di rabbia, di orrore senza soluzione di continuità. Genova ce l’hai nella mente, negli occhi, nei brividi che ti attraversano pensando agli ultimi istanti di chi precipitava, di chi si è salvato per un soffio davanti al baratro che si apriva dinnanzi alle ruote del suo veicolo, di chi è ferito ma non sa come, non sa quanto. E soprattutto non sa il perchè. Non lo sa ancora.

Ma tu, invece, lo sai. E sai già che quell’orrore è avvenuto a Genova come poteva avvenire ovunque in Italia, in Europa, in ogni parte di questo disgraziato spaccato di mondo ormai devastato e distrutto da un potere profondamente criminale che impiega un istante a spazzarti via dalla faccia della Terra solo per ingoiare, ingurgitare, incorporare patologicamente palate di denaro che non potrà spendere in tutta la sua esistenza e in quella delle sue discendenze. Solo per arricchirsi e per sentirsi onnipotente sapendo di poter decidere chi vive e chi muore.

Un gioco perverso quello che si è materializzato ieri a Genova. Genova, Italia. Genova, Europa.
Dopo ore ed ore, siamo ancora tutti a Genova, davanti a quelle immagini. Storditi, straniati, atterriti, spersi…
In giro c’è silenzio. Non solo perchè Ferragosto è alle porte. Un silenzio surreale.
Si parla di Genova, ci si guarda in faccia l’un l’altro e lo smarrimento è come pietra.
Chi non è mai passato di lì, specie vivendo al nord?

Un amico dice: “Ci sono passato ieri!”. Poteva capitare a lui, poteva capitare a tutti.
Ed ecco il mostro affacciarsi alla mente: SIAMO TUTTI IN PERICOLO.
Mai come oggi, in questa immensa roulette russa a cui il potere neoliberalista ci obbliga,  NESSUNO è salvo.
Ci hanno ridotti ad essere un gregge di agnelli sacrificali da immolare senza nessuna esitazione, retropensiero, dubbio e scrupolo, in nome del capitalismo più feroce e predatorio mai visto nella storia dell’Italia repubblicana.

Questo è un paese che troppo spesso è stato attraversato da disastri annunciati e voluti, costati vite umane. Stragi.
Da ieri piangiamo altri nostri morti innocenti sacrificati senza ragione e spaventa perchè ci ricorda che siamo esposti ad un pericolo che incombe sulle teste di tutti in qualunque momento, in qualunque contesto.

Un profitto massimizzato cui non importa per nulla della conta dei morti.
Un ponte instabile sin dalla sua realizzazione, a quanto pare, che ha mostrato i segni della sua incapacità da sempre. (I primi scricchiolii…)
Negli anni, però, il traffico era tale da essere tollerabile dalla statica del ponte.
Poi, con la privatizzazione del 2002, i carichi sono aumentati esponenzialmente. (Un altro sinistro scricchiolio…)
In Parlamento un senatore presenta un’interrogazione per il Viadotto Morandi denunciandone la pericolosità. Nessuna risposta. (Un altro scricchiolio ancora…)
Un esponente di Confindustria ligure, denuncia e predige il crollo. (E ancora uno…)
Tecnici qualificati insistono nel dire che si debba intervenire in fretta e radicalmente. Silenzio… (Gli scricchiolii continuano uno dopo l’altro…)
Il governo PD di ieri, col suo silenzio carico di colpe e responsabilità, coi suoi tanti Delrio che si sono lavati mani e piedi nel sangue dei morti di oggi, sono gli ultimi carichi destabilizzanti del Viadotto Polcevera e del ponte Morandi.
La Gronda che poteva sgravare i pesi in transito, non si è fatta perchè “Autostrade per l’Italia ha garantito che il ponte starà su per almento 100 anni”. Solo tre mesi fa l’ok ai lavori.
Poi il dissesto idrogeologico di cui la Liguria è uno degli emblemi più dolorosi in Italia, per le ferite inferte sistematicamente al suo territorio. Ma intanto i governi parlano di TAV, di TAP, di grandi opere, sulla scorta di una simile orrenda prospettiva regolata solo dal profitto.
Ieri l’ultimo, definitivo scricchiolio. E Genova è ferita mortalmente.
Ferita nei morti che giacciono sui tavoli degli obitori dei suoi ospedali. Ferita per il dolore dei famigliari delle vittime.
Ferita per l’orrore che resterà negli occhi di chi si sarà salvato e di chi porterà i segni fisici per sempre.
Ferita nei tetti su cui il gigante si è seduto spazzando via le case a 440 persone che sono dovute sfollare.
Ferita nelle attività produttive e portuali, nel turismo, nelle vie di comunicazione spezzate in due. E non si sa chi ringraziare che la catastrofe sia avvenuta in una settimana in cui la maggioranza delle aziende chiudono. Diversamente, come sarebbe stata la conta dei morti?

Questo è un capitalismo che mette sul piatto costi e benefici come in una grande scommessa.

 

È agghiacciate solo a pensarlo, peggio ancora a dirlo ad alta voce: Genova è la conferma definitiva per tutti che per questo capitalismo meglio rischiare i morti al fare interventi risolutivi.

COSTA MENO dover risarcire, a tragedia avvenuta, i danni collaterali (così definiscono le vite che spezzano) del mettere in sicurezza in qualunque modo, per evitare catastrofi.

 

Un capitalismo che conta sulla complicità dello Stato coi suoi tempi della giustizia che giustizia non è mai.
Genova sarà un’altra pagina nera di quella giustizia. Una peggio di tante accadute in precedenza.

Il profitto di un capitalismo che gioca sporco e senza freni e manda a schiantarsi al suolo poveri e ignari innocenti, perseguendo la volontà criminale di un arricchimento sfrenato che lacera le carni vive del paese.
Ma i rincari delle Autostrade ogni 1° gennaio sono immancabili e Atlantia – la S.p.A. che gestisce questo tratto di rete autostradale di cui la famiglia Benetton è il maggiore azionista – ha incassato 1 miliardo e 100 milioni di utili che non sono andati in interventi strutturali ma in dividendi per gli azionisti.

Un profitto che distrugge tutto senza conoscere mai pietà, che non bada al sangue delle vittime e alle famiglie che devasta e consegna alla disperazione totale, che si nutre della giustizia non giustizia.

Il viadotto Morandi di Genova che si è seduto col suo peso mostruoso sulle vite di tanti innocenti asfissiandole, schiacciandole e stritolandole fino a distruggerle, è la piena rappresentazione di come quel capitalismo – attraverso la sanguinaria massimizzazione del profitto che attua – sta asfissiando, schiacciando e stritolando le vite di tutta una umanità colpevole solo di non appartenere a quell’1% di popolazione mondiale che accresce la sua onnipotenza giorno dopo giorno mediante l’annientamento di intere popolazioni.

 

Un profitto che da ieri a Genova, ci lascia una volta di più sgomenti e rabbiosi.
Che spacca il cuore e lo affoga in un dolore sordo che dal profondo urla un disperato e determinato: BASTA!

 

IL DITO E LA TRAVE (ce lo chiede il mercato!)

IL DITO E LA TRAVE (ce lo chiede il mercato!)

trave

 

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile [MovES]

 

Leggo che a Brescia, comune che si è recentemente riconfermato piddista e in una provincia profondamente cattolica, leghista, sostanzialmente piccolo-borghese, hanno trovato il cadavere di un anziano – che viveva solo – dopo giorni.
Lo stesso è avvenuto a Roncadelle, comune in cintura a Brescia, dove una donna anziana, morta da sola, ha subito la stessa sorte: anche lei trovata dopo giorni.

Insomma, tanto fanfaronare di entrambe le forze politiche ma nessuna delle due, ovviamente, ha mai attivato anche su questi ancora abbastanza ricchi territori (lo sono anche oggi malgrado la stagnazione economica in cui è l’Italia) un sistema di servizi sociali che monitorino soprattutto gli anziani soli e le persone in difficoltà.

L’assenza di stato sociale è OVUNQUE in Italia, non solo in quest’area, ma a Brescia e provincia fa due volte più senso per il comportamento sociale ipocritamente cattolico e falsamente moralista, oltre che ridondante di slogan e propaganda sulla famiglia, sulla tradizione o sui buoni valori della solidarietà targata con il sigillo papale o le magliette rosse.

Già me li immagino i discorsi delle persone comuni delle zone interessate da questi ultimi fatti: contrizione, partecipazione formale, riprovazione stile “il mondo va a rotoli e non esiste più l’umanità”.
Ma poi, basta che un Erik Gandini qualunque – regista bergamasco che vive in Svezia – racconti che là si muore soli (anche se non è comunque la norma benchè sia stata fatta sembrare tale), ed ecco che praticamente tutti si sentono rassicurati, perchè se accade dove il welfare funziona, sono subito pronti a sentirsi leggitimati a dire il solito “figuriamoci in Italia”.
Et voilà, è così che tutto resta ciò che è e diventa rassegnazione in luoghi come questi.

È proprio dinnanzi a simili contesti che la consapevolezza del dover rompere la gabbia dell’euro e con i trattati europei, diventa una certezza granitica.
Altresì ci si rende sempre più coscienti che solo la nascita di un fronte socialista, anticapitalista e antiliberista, non è più rimandabile.
Il mantra della sinistra imperiale non dà tregua e la massa preferisce credere perchè dopo anni di condizionamento, rifugge come la peste il solo pensiero di una rottura con questo sistema, vagheggiando tragedie su una possibile uscita che invece sono già una concretezza nel quotidiano di ciascuno.

Il fatto è che si continua a raccontarsela ma la realtà non mente.
Le ragioni di un simile abbandono di ogni essere umano a se stesso sul proprio territorio, infatti, a volerle vedere sono ormai note, dato che i comuni non hanno risorse da investire a causa del patto di stabilità imposto dalla UE, la quale spinge inoltre alla privatizzazione dei servizi al cittadino, in maniera parossistica.

 

Però, ok, se vi piace così, andiamo avanti a raccontarci frottole e la vita ci sorriderà.
Come l’effetto del dito nel culo di cui parlavano gli Squallor nella loro canzone degli anni ’70.
Solo che con questo sistema di potere, il dito è diventato una trave.
FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA CON LA POLITICA DEI MEDIA…

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA CON LA POLITICA DEI MEDIA…

politica

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Responsabile Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

 

Ancora un morto sul lavoro, due giorni fa.
Era l’operaio di una cava a Carrara. Aveva 37 anni e un figlio piccolo. È rimasto schiacciato sotto ad un blocco di marmo.

Un operaio di quelli che fa il dato statistico della ripresa dell’occupazione con un contratto a tempo determinato di UNA SETTIMANA.
La politica del mainstream, proprio su questi dati ci dice infatti che va tutto alla grandissima…

 

La condizione del paese, invece, è sempre più drammatica.
A ben vedere ci sarebbe da lavorare politicamente senza sosta, giorno e notte, per mettere mano alle sempre più gravi emergenze ed urgenze, ma non lo si fa e tutto il mainstream è appiattito a parlare del pericolo Salvini, come se tutto il disastro attuale dipendesse solo da lui, come se lui solo avesse generato questo inferno dei viventi a firma PD.

Tra l’altro, con una tipica devianza che si è creata nella sedicente sinistra radicale e nel centrosinistra dal 1993 in poi, non si parla di Lega ma di Salvini, così come non si parlava di Forza Italia ma di Berlusconi e altrettanto non si è parlato di PD ma di Renzi. Non si parla e non si è parlato, dunque, di politica ma di PERSONAGGI della politica.
Anzi, i partiti che essi rappresentavano e rappresentano, sono sempre stati solo comparse su uno sfondo indistinto, comitati elettorali permanenti da muovere e nominare solo all’abbisogna.

 

Ed è così che ci troviamo, oggi, ad un totale svuotamento di ciò che invece è e DEVE essere la politica.
Ragione per la quale, man mano si è proceduto in questi ultimi 20 anni circa a destrutturarne il contenuto e il senso, si avanzava a dare forza al leaderismo.

La politica Pop, quella del gossip politico ma MAI della discussione, della crescita delle coscienze e del confronto, tantomeno della costruzione di un’alternativa seria a nessuno dei tre leader di cui sopra.

 

In virtù di quanto appena espresso, ecco che ci ritroviamo quindi dinnanzi ad un passaggio storico e politico importantissimo e, invece di occuparsene, le tifoserie si scannano sulla carta da indovinare nel solito gioco (truccato) delle tre carte messo in atto dal sistema propagandistico a reti unificate.

Peccato solo che, fuori dalla porta di casa nostra, accadano eventi che senza tema di smentita si possono definire epocali.
Il tutto nel silenzio generale dei media e inevitabilmente è proprio questo che orienta sia il dibattito sia la percezione dei reali pericoli che corriamo sia la scarsissima attenzione ai cambiamenti in atto.
Poi, però, a chiedere in giro nessuno più guarda talk-show politici e TG, salvo poi comportarsi pavlovianamente secondo ciò che questi diffondono: Salvini, Salvini, Salvini.

Infatti, proprio in queste ultime ore, Trump sta nientemeno che provocando l’Europa relativamente alla sua permanenza nella NATO e, poichè ha stabilito che questo organismo costa davvero troppo e serve davvero a poco, se intanto che sferra la mossa finale alla NATO, dà una spallata alla Germania e alla UE, si porta avanti col “lavoro” che ha in mente di fare riguardo al nostro futuro.
Il punto però è seguire attentamente quanto avviene per capire quali saranno le conseguenze e, inoltre, quali i passi successivi che Trump agirà contro la Germania e la UE.

 

La partita, quindi, si fa interessante.
Pare, però, che troppo pochi abbiano voglia di occuparsene (di questo come degli immani problemi di un popolo che sempre di più è stremato) e in generale per ciò che riguarda la discussione politica, si continua solo a farsi dettare l’agenda dei problemi di cui dibattere, dal mainstream.
Per forza poi Salvini stravince, eh?

 

 

politica

SOVRANITÀ, ULTIMO ATTO?

SOVRANITÀ, ULTIMO ATTO?

sovranità

 

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Responsabile Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

In questi giorni Merkel e Macron stanno concertando il peggiore attacco alla sovranità e pertanto alla democrazia italiana.

Ne avevamo parlato, noi come MovES, già ad ottobre scorso quando abbiamo letto il non-paper di Schäuble ovvero la sua proposta di riforma dell’Eurozona, quello che è stato il suo lascito, la sua bella eredità che, se attuato, condannerà paesi come il nostro a subire il dominio e la predazione indiscriminati della Germania oltre alla perdita definitiva della possibilità di autodeterminarci.

In pratica di cosa si tratta?
Si tratta innanzitutto dell’istituzione di un Ministero del Tesoro della zona euro e della trasformazione del MES (o ESM).

Il comunemente e orwellianamente detto Fondo Salvastati interviene finanziando il debito e le banche di uno degli Stati membri dell’Unione quando questi sono arrivati al capolinea e la condizione debitoria non è più sanabile secondo gli eurocrati (esattamente come in Grecia).
Naturalmente, una volta intervenuto il MES, di conseguenza dall’ingresso principale del Parlamento, farebbe la sua entrata trionfale la Troika.

Bene, la proposta di Schäuble, che ha così ben ispirato Merkel che l’ha accolta a braccia aperte – visto lo stato di salute di Deutsche Bank e delle banche tedesche e la sempre maggiore instabilità politica del suo governo – prevede una sostanziale riforma, ossia che il MES intervenga PREVENTIVAMENTE sulle politiche economiche dei singoli Stati con un debito eccessivo (poco conta se è ancora l’euro a crearlo) e ad insindacabile giudizio dei paesi che all’interno del MES hanno maggior peso, ossia la Germania e a seguire la Francia.

La decisione di intervenire, verrebbe presa esattamente come in un consiglio d’amministrazione: le sorti dell’azienda sono praticamente tutte nelle mani dell’azionista di maggioranza.
Eh…potere del dio mercato e siccome ci inculcano da trent’anni che non avremo altro dio all’infuori di quello, se nessuno si opporrà come merita, se il governo gialloverde non agirà in modo efficace contro questa proposta e questa riforma criminale si attuerà, la sentenza per noi sarebbe praticamente già emessa.

L’istituzione del Ministero del Tesoro e la trasformazione del MES insieme, hanno contorni davvero preoccupanti soprattutto per i poteri che assumerà il Ministero stesso al punto di studiare come impedire (!) ai parlamenti nazionali di bloccare le decisioni di questo Ministero e, di sostituirsi agli stessi, in ciò che riguarda le politiche fiscali.
A leggere quanto è previsto, si comprende distintamente che con questa riforma la dissoluzione delle democrazie europee che verranno sostituite da simili entità transnazionali, è assicurata e naturalmente al solo scopo di garantire lunga vita al dio mercato.

Non bastasse questo, per la riduzione del debito il duo Macron-Merkel propone di utilizzare il sistema del bail-in che si appplica alle banche.
Tradotto, per noi significa che, trovandosi a rimetterci una fetta di profitto, chi possiede parti del nostro debito correrà a venderlo e noi ci ritroveremmo, a livello economico, con un danno mostruoso a causa dell’innalzamento dei tassi e dello spread.

Ma al di là dell’aspetto più tecnico, sul piano politico oltre alla perdita definitiva di sovranità, oltre alla pressochè completa esautorazione della Costituzione, è lecito immaginare che, qualora venga attuata la riforma del MES e si arrivasse al commissariamento dell’Italia, questa mossa sterilizzerebbe il consenso che hanno Lega e M5s.

Dopo una cura simile, dopo la macelleria che attuerebbe la Troika, dopo la povertà, la miseria e la disperazione che genererebbe, chi voterebbe più per quelli che, mediaticamente verranno definiti come coloro i quali non hanno dato fiducia alla UE e ci hanno esposti a questa condanna o, per tanti tra i loro stessi elettori, quelli che non hanno saputo opporvisi?

Insomma, un bel colpo di mano sui lebbrosi populisti di tutte le latitudini d’Europa, quello di colpirne uno (che potrebbe muovere un tentativo di opposizione, ma anche solo ipotizzarlo) per educarne cento.
È un principio fondamentale per il potere e, in particolar modo lo è, per il fascismo in camicia linda e bianchissima, cravatta e doppiopetto del terzo millennio subdolo e strisciante della UE.

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P.S.: mi raccomando, noi continuiamo solo a discutere del razzismo di Salvini, eh? Da respingere con fermezza, indubitabilmente, ma intanto è qualcun altro che sta per farci la pelle.
COME IN GRECIA…CORAGGIO, FACCIAMOCI AMMAZZARE

COME IN GRECIA…CORAGGIO, FACCIAMOCI AMMAZZARE

grecia

 

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra [MoveS]

 

Parafrasare un famoso film, mi è venuto spontaneo dopo aver sentito e letto il mainstream sulla mirabolante guarigione della Grecia dopo la cura della Troika.
Eh sì, in pratica da Moscovici all’ultimo dei giornalisti italiani, è tutto un esser lieti anche se ‘del doman, non v’è certezza’.
Ha vinto il dio mercato quindi che certezza hanno i popoli, del domani?
NESSUNA. E la Grecia meno che mai, visto l’accordo raggiunto sul memorandum.

Scene di giubilo, dunque, all’Eurogruppo con un paese che dopo il passaggio della Troika, è lastricato di morti (veri), di cadaveri ambulanti, di disperazione più nera, di sopravvivenza con cifre procapite che fanno tremare al solo pensiero, con il welfare completamente distrutto.

Con i pensionati manganellati dai poliziotti mandati dal governo di quel grande eroe rivoluzionario che è Tsipras, durante le manifestazioni per i colpi di scure alle pensioni, con le case vendute alle aste online e intere famiglie scaraventate in strada e picchiate dalla polizia.

Un vero successo, insomma, magnificato con frasi come “atterraggio morbido” “periodo di grazia” “momento storico” “accordo eccezionale“.
Peccato per il pubblico, ci pare piuttosto assente al momento, dopo una cura costata vite umane e tutti i beni dello Stato unitamente alla totale perdita di sovranità e quindi anche di democrazia.

Ma ieri (venerdì, ndr) nel mainstream tutti godevano come matti a dire che la terapia d’urto ha funzionato, che per pagare i debiti (quali debiti, contratti come, generati da cosa, mai che lo dicano) bisogna soffrire. Così, tanto per portarsi avanti col lavoro propagandistico in previsione del nostro turno.

Eh sì, popolacci colpevoli, non lo sapete che quando si contraggono debiti perchè ci si comporta da cicale e non da brave formichine, poi si va incontro ai guai?
Sempre i soliti, noi mediterranei.
Ci piace la bella vita, il dolce far niente mentre, nel nord Europa sì, che si lavora, si produce e si risparmia!
E avanti con la narrazione, olè!

Poi, che il sistema finanziario, che la UE, che la Commissione Europea, che persino tutti gli dei dell’Olimpo, sapessero che QUEL debito lo hanno creato loro oligarchi, che importa?
Che lassù, nelle piovose lande del nord, sapessero tutti che i bilanci della Grecia fossero falsi e truccati all’evenienza, da molto tempo prima dell’intervento della Troika, nessuno lo dice.
E neanche dicono, obviously, che a Bruxelles, una volta scoperto l’arcano, hanno avallato e sfruttato il misfatto.

Già. Hanno finanziato a go-go le banche greche ormai fallite, per aumentare l’indebitamento, ponendo un’ipoteca mostruosa su tutti i beni del paese ma soprattutto su ogni singola vita. Hanno in pratica dato corda alla Grecia così che, una volta fosse andata a gambe all’aria (e che ci sarebbe andata, lo sapevano, ahhh se lo sapevano), finisse strozzata da loro criminali usurai fino ad un attimo prima dell’asfissia. Anche questo nessuno lo dice.

Si è invece detto con una campagna di propaganda mondiale che definire mistificatoria non rende – in previsione dell’intervento della Troika che ci sarebbe stato da lì a poco – che il popolo greco avesse speso più di quanto poteva, che i greci avessero vissuto tutti al di sopra delle proprie possibilità (i greci?).

Il neoliberismo e l’ordoliberismo avevano bisogno di darsi un’immagine pulita agli occhi del mondo, proprio in previsione del massacro che avrebbero compiuto, una volta che la Grecia fosse arrivata al capolinea.
Sapevano che, dalle banche del nord, avrebbero dato l’assalto alla Grecia e tirato su le reti con un pescato di immane valore: dai beni dello Stato ai servizi, al risparmio privato, agli immobili, persino all’aria che i greci respirano.

 

Non a caso, udite udite, il nostro amatissimo Mario Monti, disse che l’esperimento euro era RIUSCITISSIMO perchè il test (in vivo, sulla carne viva del paese) effettuato in Grecia aveva dato i frutti sperati.

 

Ebbene sì, lo ha detto.
E questa fa il paio con il messaggio passato venerdì dai media: signori, la cura funziona (!), vedete? La Grecia era morta ora è di nuovo viva e vegeta, il mercato è il dio supremo che tutto vede e tutto sa, il neoliberismo, la UE sono i paladini della libertà e della stabilità dei popoli e ci dà la garanzia che nessuna guerra in Europa scoppierà mai più!

 

Insomma, gente, il messaggio del maistream è forte e chiaro: non dubitiamo mai dei tecnocrati e ricordiamoci sempre che fuori dall’euro è il diluvio perciò carichiamoci, con viva e vibrante rassegnazione, la nostra croce sulle spalle, saliamo al Golgota e, coraggio, facciamoci ammazzare…

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