IL VOTO DI OSTIA E QUELLO SICILIANO: ORIGINI ED EFFETTI

IL VOTO DI OSTIA E QUELLO SICILIANO: ORIGINI ED EFFETTI

 

di Franco De Iacobis – MovES

 

Il voto di Ostia e quello siciliano vengono da lontano: sparare addosso alla politica, in quanto tale, è un gioco vecchio come il mondo e sortisce almeno due effetti sicuramente graditi al Potere.

Da un lato serve ad accentuare lo scollamento tra rappresentanti e rappresentati da una parte e SOPRATTUTTO DELEGITTIMARE, metodo tanto caro al neoliberismo che proprio a questo mirava ed è riuscito a centrare bene l’obiettivo.

Politica, argomenti, tesi, antitesi, sintesi: tutto mandato in malora da qualunquisti e destrorsi, uniti nel calunniare, vessare, insultare, in un tourbillon senza fine di chiacchiere da bar che hanno la sola funzione di distogliere l’attenzione dai problemi reali.
Infatti slogan come “basta immigrazione” o “meno tasse per tutti” ricordano Antonio Albanese in una sua parodia ben riuscita del politico colluso.

Mentre le disastrose politiche sul territorio, i tagli e l’incompetenza producono effetti tragici su ambiente ed occupazione, la politica si occupa di fabbricare slogan.

Ad Ostia, l’abbassamento del livello di guardia e vigilanza democratica ha prodotto effetti paradossali: l’anomalo bubbone di CasaPound rischia di esplodere tra le mano di chi ne ha consentito l’espandersi.

In tutto ciò, alla ricerca folle di una qualunque forma di governo, le varie forme di liberismo selvaggio si esercitano al redde rationem in una guerra tra bande che lascerà per terra solo i cadaveri degli aventi diritto al voto.

Con buona pace di chi non fa dell’antifascismo una discriminante, avremo guai peggiori di quelli affrontati finora. E le stelle (anzi, gli elettori) stanno a guardare.

LA CERIMONIA-FARSA DELLA MINISTRA PINOTTI

LA CERIMONIA-FARSA DELLA MINISTRA PINOTTI

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale MovES

Due settimane fa circa, la cerimonia-visita al Museo Storico dell’Areonautica Militare della Ministra della Difesa, Pinotti.
Una ricorrenza diventata farsa, come prevede sempre il cerimoniale del potere che rappresenta e incensa se stesso.

Nel corso del suo intervento, la Ministra ha parlato di lealtà e coscienza del singolo nelle scelte, ricordando i due medagliati al valor militare morti alle Fosse Ardeatine (il curioso caso di sfruttare un’occasione per parlare di Resistenza proprio da parte di chi è membro di un governo che la offende ogni giorno, in vista delle elezioni politiche, fa molto pensare…).

Ovviamente ha parlato ad una platea molto ristretta: presenti solo i 5 membri della RSU per il personale civile…una farsa.

Onestamente, non capisco come si possano celebrare dei caduti per la Resistenza (da cui scaturì il CLN prima e la Costituzione poi…) mentre si votano in Parlamento leggi che cozzano visibilmente con lo spirito della Carta Costituzionale.

Una “disinvoltura” notevole e, come dicevo, anche parecchio opportuna ma non certo per i martiri delle Fosse Ardeatine.
Quelli tornano utili all’occorrenza salco dimenticarsene quando invece occorrerebbe urgentemente parlarne, soprattutto nelle scuole, ai ragazzi di qualunque età.

Per non parlare dei fondi e del lavoro fisico spesi per quest’evento, mentre il personale civile non ha soldi per pagare le varie voci attinenti alla produttività, che quest’anno non supererà i 70 euro netti pro-capite ed è SENZA CONTRATTO DA NOVE ANNI!!

Egregia Sig.ra Ministra, celebri meno ricorrenze e lavori sui tavoli di contrattazione come le sigle da tempo le chiedono!!!

Non posso del resto sperare che si faccia ciò che Bruxelles NON vuole.
I nostri (si fa per dire) Ministri eseguono il compitino: stanziamenti per il pubblico impiego ridotti al minimo, ma armamenti sempre più costosi.

Con buona pace dei medagliati alle Fosse Ardeatine, celebrati a pochi metri dall’aereo gasa-abissini di Italo Balbo.
Complimenti.

ANTIFASCISMO MILITANTE COME ELEMENTO DISCRIMINANTE

ANTIFASCISMO MILITANTE COME ELEMENTO DISCRIMINANTE

 

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale MovES

L’antifascismo è una discriminante fondamentale nella Costituzione italiana, ma soprattutto dovrebbe esserlo in tutti i partiti che ci rappresentano.

Sono figlio di un deportato militare italiano, un IMI, uno di quelli che rifiutò di firmare per la RSI rischiando la morte per fame o per fucilazione.

Mio padre era un carrista reduce da El Alamein, tragico teatro di guerra in cui gl’italiani furono trascinati dalla follia mussoliniana, con le pezze ai piedi (quelle vere, attorcigliate attorno alle caviglie) e carri armati risibili se confrontati con quelli “nemici”.

Riuscì a scampare a quell’inferno, ma l’8 settembre venne deportato in un lager satellite di Auschwitz, in territorio polacco, a fare il più temuto e pesante dei lavori: il MINATORE.

Ampia letteratura in merito è stata stilata e raccolta da Primo Levi, anch’egli reduce da simili inferni. Mio padre non si suicidò come lui, ma la sua vita fu segnata per sempre, nel fisico e nel morale, da quei due terribili anni.

Non posso assolutamente tollerare che qualcuno oggi dica “pacifichiamo”, perché HO VISTO COI MIEI OCCHI cos’è un uomo reduce da quell’inferno in terra.
Per questo non lo voglio più. PER NESSUNO. MAI.

L’antifascismo militante dev’essere sempre più forte e chiaro, per impedire che i negazionisti di CasaPound riprendano fiato.

NO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 28 OTTOBRE A ROMA!!!

PIÙ PIAZZA, MENO SOCIAL!

PIÙ PIAZZA, MENO SOCIAL!

 

di Franco DE IACOBIS

Il combinato disposto tra proposta di legge relativa al bavaglio alla rete, i recenti provvedimenti di Minniti-Kossiga e la fiducia posta alla Camera sulla legge elettorale fanno sì che si stia scoprendo il vero volto di questo regime sempre più sfrontato, debole e violento.

Eh sì, perché uno Stato forte non ha bisogno di misure repressive simili.
Né di tristi figuri ormai al tramonto come Fassino, mandato allo sbaraglio in tv dal suo capomanipolo, dopo una resistibilissima ascesa (per mancanza di leader migliori) nel PCI-PDS prima e nel PD poi.

Oggi va a spendere quel po’ di fiato che gli rimane perorando la causa di un indifendibile PD al soldo di Renzi e dei suoi referenti finanziari.

E’ ora di far riecheggiare vecchie/nuovissime parole d’ordine: “Ribellarsi è giusto“, “Ci volevate schiavi, ci avrete ribelli“.

NON E’ PiU’ PENSABILE RIMANERE DIETRO LO SCHERMO DI UN PC A DIGITARE SLOGAN.
E’ LA PIAZZA CHE CI ASPETTA.

Poi torneremo al pc, ma ora è la piazza il nostro cammino naturale: insieme con gli operai dell’ILVA, con i migranti “clandestini” (non si sa bene poi cosa intendano con questo termine), con gli ultimi della terra, con i diseredati, con le donne che hanno voglia di liberarsi da nuove catene che le assediano, con la middle class diventata categoria di nuovi poveri, buttata fuori dalle proprie case messe all’asta da banchieri avvoltoi, con i soldati morti di cancro da uranio impoverito, con i ragazzi che studiano in scuole fatiscenti, con i docenti che VOGLIONO rimanere a prestare il loro servizio in una scuola pubblica ormai indegna di questo nome, con i valligiani della Susa che si oppongono alla TAV, così come gli altri alla TAP.

MANIFESTIAMO in ogni occasione e modo possibili!
E’ tempo di tornare in piazza.
CATALOGNA, UN TEMA SEMPRE PIÙ CALDO

CATALOGNA, UN TEMA SEMPRE PIÙ CALDO

 

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale MovES

Catalogna, il tema è caldo (forse anche un po’ strumentalmente, mentre si prepara l’ennesima stangata continentale ai danni degli appartenenti alla UE con le prossime leggi di stabilità), ma va analizzato con un po’ di freddezza: io non mi entusiasmerei troppo per un coacervo di diversi elementi troppo eterogenei per essere credibili alla lunga.

Che poi molti siano dei compagni va bene, ma non ci sono solo loro: ci sono all’interno anche anime secessioniste di stampo fascistoide e nazionalista, o comunque veri e propri provocatori che hanno il compito di alzare semplicemente il livello dello scontro, come sempre accade in questi casi.

Il governo centrale però è il vero problema: ha risposto come peggio non avrebbe potuto, reprimendo alla stregua di un Erdogan qualsiasi, i movimenti.

E tutto ciò accade in qualunque Paese sia legato all’Euro: qualunque seppur minima destabilizzazione viene letteralmente soffocata. Portella della Ginestra è probabilmente il loro riferimento storico.

A questo proposito propongo la lettura di uno stralcio dallo status scritto da Francesco Cartolini sul suo profilo Facebook, che condivido e che riporta anche una dichiarazione di Frans Timmermans, Primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali dal 1º novembre 2014, nell’ambito della Commissione Juncker, come riporta Wikipedia nel suo curriculum:

Il rispetto dello Stato di diritto non è un optional“. Con queste parole il vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, bollava in negativo, pochi giorni fa, il referendum catalano del 1° ottobre, precisando che “non era legale” ed auspicando dialogo e soluzione di una questione, quella catalana, che Bruxelles ritiene “interna spagnola“.

Si tratta dell’ennesima presa di posizione di un alto rappresentante unionista europeo che conferma come la UE non stia affatto soffiando sul fuoco dell’indipendentismo e come invece stia montando realmente la sua preoccupazione.
Il precipitare della situazione con la dichiarazione d’indipendenza annunciata per domani dal presidente catalano Puigdemont e le conseguenze che ne deriverebbero in termini di stretta repressiva da parte di Madrid (l’art. 155 della Costituzione del 1978 permette di sospendere e commissariare il governo e il parlamento di una Comunità Autonoma; l’art. 116 permette la sospensione delle libertà costituzionali con la proclamazione dello stato d’emergenza e dello stato d’assedio) obbligherebbero Bruxelles a posizionarsi più chiaramente e l’aura della Grande Narrazione di una UE nata per assicurare uno scenario di pace e sviluppo sul continente ne uscirebbe intaccata e in prospettiva, per tutta una serie di possibili reazioni e conseguenze a catena, forse pesantemente compromessa. (…)”

A fronte di quanto appena citato e della repressione brutale però, non vorrei dunque cadere nell’errore di legittimare movimenti poco chiari e di dubbia estrazione.

In buona sostanza, ho la sensazione che un errore storico come può essere un’errata concezione dell’indipendentismo, legittimi poi un altro errore marchiano ed odioso come la repressione poliziesca.

A Bruxelles non saranno così contenti, dunque, magari sperano in quattro bruscolini in regalo ai catalani pensando che finirà tutto lì, ma intanto il processo continua e persegue la sua rotta.
Indubbio che il sistema UE, non possa permetterselo.

Vorremmo mai che altri seguano il loro esempio capendo che al sistema si possa dire di no, vero?

REPRESSIONE E POTERE, CATALOGNA CHIAMA ITALIA

REPRESSIONE E POTERE, CATALOGNA CHIAMA ITALIA

Un ragazzino malmenato domenica a Barcellona

 

 

Da una notizia dell’ANSA:

Abbiamo dimostrato che se il popolo vuole esprimersi, può farlo contro tutto e tutti”, dice Mercedes, che avrà appena l’età per depositare la scheda nell’urna.

Ecco cosa dichiara, invece una giovane donna che ha partecipato al voto in Catalogna domenica, ecco la vera ragione della repressione del governo spagnolo, sgherro della UE.

 

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale del MovES

La violenta repressione della Guardia Civil ci dovrebbe far ben comprendere qual è davvero la situazione in Europa: QUALUNQUE CAMBIAMENTO VIENE BRUTALMENTE REPRESSO, sia essa l’opposizione alla Tav come le ultime vicende spagnole, che trovano uguali solo nei terribili precedenti della Diaz.

Anche allora, ricordiamolo, era in corso un G8. Quando i potenti si riuniscono non vogliono che nessuno disturbi i manovratori.

Chi ci sia al governo in quel momento è completamente ininfluente: non è dai governi nazionali che arriva l’ordine. “Ce lo chiede l’Europa, l’Europa e le borse chiedono STABILITÀ!”

Ed in nome di questo mito si perpetra qualunque violazione e deroga a diritti e costituzione. Si vive, come sentenziò il tribunale dell’Aia, in un momento di “legalità sospesa”, che è un simpatico eufemismo per definire un’esplicita dittatura.

A proposito dell’Italia, la non repressione delle “forze dell’ordine” im occasione delle carnevalate grilline dà il peso e la misura della loro completa complicità e simmetria col potere.

Viceversa, i recenti sgomberi di Roma hanno le stesse caratteristiche della repressione in Spagna: giù mazzate agli ultimi della classe, i primi sono in salvo da un pezzo.

 

 

Ancora dalla notizia dell’ANSA:

“…Molti di loro aspettavano questo giorno dai tempi del franchismo e così sono stati ‘i vecchi’ tra i maggiori protagonisti della resistenza pacifica all’intervento forse più clamoroso dello Stato spagnolo dopo la fine della dittatura, quattro decenni fa. Le immagini dell’anziana ferita alla testa dalla polizia nazionale durante lo sgombero di un seggio a Barcellona è diventata subito un simbolo del referendum per l’indipendenza della Catalogna. (…)

 

 

 

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