I CAIMANI

I CAIMANI

I Caimani

dal Coordinamento nazionale del MovES

È passato abbastanza tempo e sono successe abbastanza cose per portarci quasi a dimenticare il Caimano.

Non solo film in sè, ma proprio il personaggio che oggi ritorna alla ribalta.

Ma il film serve, serve specialmente in questo ultimo passaggio così veritiero e così chiarificatore.

Serve perchè ci ricorda che tutti quelli che oggi sono seduti negli scranni del Palazzo, sono gli stessi che proprio il Caimano ha fatto assurgere alla fama in una personalissima ecologia del Caimano stesso: li ha usati per sopravvivere ed è stato usato.

Rivedere oggi questo spezzone di film, però, assume nuove connotazioni.

Di fatto le differenze tra il Caimano e chi gli è succeduto sono pari a zero.

Anzi. Chi ha governato dopo il Caimano, era un genere diverso di Caimano ma un predatore micidiale, qualcuno che provenendo da un genere di Caimani dalla ferocia inaudita, a sua volta si è servito del Caimano, lo ha divorato, incorporato e digerito con una semplicità impressionante.

Monti, Renzi e oggi…

Oggi siamo all’assistere come questi Caimani hanno smembrato il paese.
Ma non è comunque finita qui.

Non è finita perchè a loro volta questi appartengono ad una famiglia di predatori mai visti nella storia contemporanea dell’umanità.

I Caimani che ci hanno governato dopo la caduta del vecchio Caimano, appartengono gerarchicamente ad un genere che non si accontenta solo di sbranare la carne viva del paese.

Gli serve proprio spazzare via quanta più gente possibile, ridurla a polvere per poter predare anche ciò che resta dei loro resti.

I neoliberisti sono quei Caimani e non si fermeranno.

Ci eravamo solo illusi di aver spazzato via il vecchio e patetico Caimano ma drogati di europeismo come siamo sempre stati, non abbiamo compreso in tempo quello che sarebbe accaduto dopo e che quel Caimano serviva solo come fase intermedia ad assuefarci ai peggiori che sarebbero arrivati e che arriveranno a breve.

 

HIV: DIECI NUOVI CASI DI INFEZIONE AL GIORNO

HIV: DIECI NUOVI CASI DI INFEZIONE AL GIORNO

preservativo

di Coordinamento Nazionale MovES

Nè il Ministero della Salute, nè la Ministra sono in prima linea per proteggere gli italiani mediante una campagna capillare di informazione, da questo virus.

Nessuno ne parla e nessuno fa sapere, oltretutto, che le malattie veneree sono in continuo aumento.

Così come per un corretto approccio alle somministrazioni dei vaccini, in questo paese manca totalmente l’informazione e l’educazione sanitaria.

Non stupisce, stante il quadro della demolizione della sanità pubblica, solo non si capisce per quale ragione si parla di emergenza malattie infettive per ciò che riguarda le malattie di cui sentiamo tanto parlare ultimamente, mentre sui 3500 NUOVI casi all’anno di contagio da HIV tutto taccia.

Non si può certo dire che questo sia un problema di poco conto considerato quanto e come si diffonde l’HIV e dati i costi in termini di salute per la popolazione intera, BAMBINI COMPRESI, oltre che dei costi sociali di questa malattia che da oltre 35 anni non smette di colpire trasversalmente la popolazione.

Tra l’altro nel silenzio generale dopo una psicosi scatenata dai media nei primi anni della sua apparizione.

Senza alcuna dietrologia e proprio in considerazione dell’assenza di vaccino contro l’HIV, la domanda per cui la Ministra abbia posto l’aut aut per il suo decreto sui vaccini e non faccia lo stesso con questa malattia che fa ancora milioni di morti nel mondo, viene spontanea e non si riesce a non pensare che le ragioni non siano casuali, oltre che prove generali di un metodo per imporci senza possibilità di replica qualunque decisione antidemocratica che voglia il governo.

CON LA SCUSA DEL TERRORISMO, CI LEVERANNO DEMOCRAZIA E DIRITTI

CON LA SCUSA DEL TERRORISMO, CI LEVERANNO DEMOCRAZIA E DIRITTI

dal Coordinamento Nazionale del MovES

Queste parole le ha pronunciate Stefano Rodotà.

È avvenuto con l’11 settembre e continua ad avvenire.

Torino ne è l’ultimo esempio e senza nemmeno dover usare l’alibi del terrorismo.

Abbiamo pubblicato ieri, 22 giugno, un documento riguardante proprio questo argomento, per quanto di grave sta accadendo in Europa grazie all’intesa raggiunta sulla difesa europea.

Siamo, dunque, anche oltre a quanto prefigurava Rodotà e abbiamo il dovere di esserne consapevoli.

Qui sotto uno stralcio dell’intervista che Rodotà ha rilasciato subito dopo l’attentato al Charlie Hebdo.

Da rileggere e non smettere di riflettere.
Per organizzarsi e agire per difendere la DEMOCRAZIA.

“Sta accadendo, e non è la prima volta, che utilizzando come argomento, o meglio, come pretesto, fatti riguardanti il terrorismo o la criminalità organizzata si dice ‘l’unico modo per tutelare la sicurezza è quello di diminuire le garanzie e di aumentare le possibilità di controllo che le tecnologie rendono sempre più possibile.’
E questo è sempre avvenuto, è avvenuto in particolare dopo l’11 settembre, vicenda che ho vissuto in prima persona perché all’epoca presiedevo i garanti europei e ho avuto una serie di contatti continui con gli Stati Uniti che chiedevano un’infinità di informazioni da parte dell’Europa, cui abbiamo in parte resistito.

E sul pericolo della democrazia: “Questo momento rappresenta un passaggio istituzionale importante, vi è una prepotenza governativa, rispetto alla quale i parlamenti non se la sentono di resistere: tanto in Spagna quanto in Francia, in sostanza c’è una accettazione sia della maggioranza che dell’opposizione. In Francia addirittura l’iniziativa è di un governo socialista, anche se sappiamo chi è Manuel Valls e perché è stato scelto. Tutto questo sta spostando l’attenzione e le garanzie nella direzione degli organismi di controllo giurisdizionali, cioè gli organismi che vegliano sulla legittimità di queste leggi dal punto di vista del rispetto delle garanzie costituzionali.

Che sono le Corti Costituzionali in Europa e negli Stati Uniti le Corti Federali.

Non vorrei che si dicesse “Eh cari miei voi la privacy l’avete già perduta perché la tecnologia in ogni momento vi segue e vi controlla”, perché la verità è che l’attentato ai diritti fondamentali legati alle informazioni viene dalla politica e questo è il punto. Non è la tecnologia.”

SQUADRISMO LINGUISTICO

SQUADRISMO LINGUISTICO

Beppe Grillo

di Jean DE MILLE

Molti personaggi della politica rientrano a pieno titolo nella categoria degli indifendibili.

Gli appartenenti alla lista che vi propongo non fanno eccezione, alcuni di loro sono tra i responsabili maggiori della crisi economica e antropologica che ci avvolge, di quell’ondata neoliberista che ha travolto e cancellato un secolo di conquiste sociali dei lavoratori e delle classi subalterne.

Credo pertanto che chi si occupa di politica debba essere molto duro con loro, senza fargli sconti: ma lo debba essere portando argomentazioni logiche, senza ridurre tutto il proprio messaggio al turpiloquio, alla battuta sconcia, all’offesa personale, che altro non sono che strumenti coi quali impoverire ogni riflessione, ed introdurvi germi di intolleranza e di violenza.

Ma vogliamo scorrere questa squallida sequenza di insulti?

Berlusconi: «Psiconano»; «Un uomo di 74 anni (all’epoca, n.d.r.) senza prostata»; «È sotto azoto liquido da 10 anni»; «Testa asfaltata»; «Big Jim»

Bersani: «Gargamella»; «Zombie»; «Non è un fascista. È solo un fallito. Gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione»; «È un quasi morto»

Bindi: «Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti»

Binetti: «Gridava devianza, devianza, mentre indossava un cilicio osè sulla coscia e si flagellava con un frustino di corda»

Boldrini: «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?» (domanda posta sul blog, con risposte prevedibili dei fans)

Brunetta: «Brunettolo»

Fassino: «A furia di frequentare salme si diventa salma. Tanto più che lui ha già quella faccia lì»

Ferrara: «Container di m… liquida»

Formigoni: «Forminchioni»

Montalcini: «Vecchia putt…»

Monti: «Rigor Mortis»; «Banchiere del c… qualsiasi»; «Mendicante»

I napoletani: «Questa da un napoletano, parlare di onestà è meraviglioso. Tu sei modificata geneticamente»

Napolitano: «Salma»

Parlamentari: «Larve ben pagate»

Prodi: «Alzheimer»

Renzi: «Ebetino di Firenze»; «Il pollo che si crede un’aquila»; «Hanno bussato alla porta e non c’era nessuno. Era Matteo Renzi»

Saviano: «Fa godere Berlusconi come un riccio»

Senatori a vita: «Decisivi e non muoiono mai»

Veltroni: «Topo Gigio»; «Va in Africa e scopre i malati di Aids. Torna qui e dice: la soluzione è mettere a tutti il preservativo. E lo dice lui, uno che il preservativo ce l’ha in testa da dieci anni»

Vendola: «Supercazzolaro»; «At salut, busòn» (in dialetto bolognese); «Buco senza ciambella»

Veronesi: «Assassino», «Cancronesi»

In fondo è stato immediato individuare il protagonista di questo incessante turpiloquio: occorre veramente dire che si tratta di Beppe Grillo?

Più necessaria, invece, mi appare una riflessione sullo squadrismo linguistico dei 5 Stelle, sul feticismo dell’insulto ritualizzato, che dispensa istantaneamente dalla riflessione e trasforma gli individui in un branco, dotato di una sola parola ed una sola volontà, quella del capo.

Ed ancora, che dire della delegittimazione continua dell’avversario, e di quest’apoteosi dell’irrazionalismo più viscerale?

Non ci si limita ad attaccare le idee: più spesso si sceglie come obiettivo la totalità della persona, colpendola nella fisicità, facendone il bersaglio visibile di una scarica di rabbia e di frustrazione.

Una violenza verbale di questa portata è destinata a lasciare sedimenti di odio nelle coscienze, ad avvelenare discorsi e comportamenti.

Il fascismo culturale è già con noi.

MovES: LA PIANTINA E’ NATA

MovES: LA PIANTINA E’ NATA

Mani che temgono pianta

di Bruno DELL’ORTO

Era l’8 Marzo, poco più di tre mesi fa.
Da allora quanta strada!

Molta in salita, certo, ma si procede, si avanza, adagio ma con forza e determinazione.

Avanti e coraggio!
HLVS

In questi ultimi decenni avevamo quasi perduto il coraggio.

Poi adagio, uno alla volta, ci siamo avvistati in lontananza,
ci siamo avvicinati l’uno all’altro,
studiati con tutta la cautela dovuta ad innumerevoli precedenti disillusioni…

Ed abbiamo finalmente riconosciuto una tensione ideale sincera, l’abbiamo vista chiaramente, in noi e fuori di noi, come specchiandoci negli occhi degli altri.

E allora siamo partiti, credendo fortemente in questa esperienza, nella possibilità di cambiare, lasciandoci permeare dal coraggio e dall’entusiasmo dei compagni di viaggio che si sono messi in cammino, qui, al nostro fianco.

Il terreno che ci pareva arso e sterile attendeva solo di essere dissodato. È bastato piantare quel seme che da tanto attendeva, che pazientemente ha portato in sé, come racchiuso in uno scrigno, quel messaggio di giustizia, etica e uguaglianza che al di fuori pareva disperso.

Quel messaggio, passato attraverso decenni di egoismo e lotta per la sopravvivenza in sintonia col più feroce darwinismo sociale, non si è mai lasciato modificare geneticamente dal pensiero unico, dall’accettazione dell’idea dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dalla logica perversa del profitto.

La piantina ora è nata, piccola e fragile, ma già in possesso di tutta la carica vitale per diventare un albero grande e forte, che offrirà riparo ed ombra ai viandanti più deboli, a quelli che da soli non ce la fanno, e che diventano, diventiamo ed ancor più diventeremmo, in sua assenza, ogni giorno più numerosi.

Un augurio al MovES quindi, a noi, a tutti i cittadini liberi che vorranno avvicinarsi e magari partecipare.

Cambiare è possibile, basta crederci…

SCIOPERO SI. E CI PENSO SU

SCIOPERO SI. E CI PENSO SU

Annuncio soppressione treni

di Stefania GATTA

Delrio dichiara che servono nuove regole sullo sciopero nei trasporti.

Lo sciopero è l’arma più importante nella difesa dei diritti dei lavoratori e proprio per questo le affermazioni dei vari esponenti politici vanno considerati esclusivamente come un attacco, l’ennesimo, ai diritti sul lavoro.

Però, però…scioperi nel trasporto pubblico si ripetono da anni con cadenza quasi mensile tanto da sollevare dubbi, critiche, rabbia da parte dei fruitori e forse è proprio questo che si vuole.

L’insistenza sulla rappresentatività, giusta di fondo, fa pensare ad un attacco ben definito ai sindacati che non sono la cosiddetta triplice, ormai assimilabile al “sindacato di stato”.

Così, penso, se da un lato il discorso della rappresentatività è corretto, dall’altro viene usato come grimaldello per attaccare i piccoli sindacati, quelli che non sono omologati.

Forse sarebbe il caso che questi non cadessero nel tranello che gli viene fatto proclamando uno sciopero ogni mese su ragioni che non sono trasparenti o pubblicizzate.

La TPL, a Roma, una delle aziende private cui l’ATAC demanda il trasporto nelle periferie, paga gli stipendi ai suoi dipendenti con molto ritardo.

Però la situazione di questi dipendenti la conoscono in pochi: ennesimi lavoratori precari che stanno sostituendo quelli fissi con un costo lavoro più basso e a diritti quasi zero proprio partendo dallo stipendio.

Forse i lavoratori dovrebbero tornare ad acquisire una coscienza sindacale impegnandosi in prima persona senza demandare ai soliti noti che li usano e in questo caso, poi, ritengo sia lampante, senza proteggerli.

Quindi, purtroppo, penso che ci sia qualcuno, anche in quei sindacati autonomi di base, a fare il gioco dei grandi e questo non me lo toglie dalla testa nessuno.