VOLONTÀ INDIPENDENTISTA CATALANA E REPRESSIONE MADRILENA

VOLONTÀ INDIPENDENTISTA CATALANA E REPRESSIONE MADRILENA

 

dal Coordinamento Nazionale del MovES

 
NON ENTRIAMO NEL MERITO DELLA VOLONTÀ INDIPENDENTISTA CATALANA.
Ci preoccupa invece il clima fortemente repressivo che si sta generando.
 
Dalle violenze di domenica scorsa, all’intervento dell’esercito in Catalogna in appoggio alla Guardia Civil annunciato per i prossimi giorni.
 
Di male in peggio e se si tiene conto che un intervento militare non sarà gradito ai paesi del nord della Spagna, da sempre avversi al centralismo del governo madrileno, si può ben immaginare quali rischi possano esserci di innescare una guerra civile.
 
Se poi si aggiungono gli squilibri economici che sta generando il governo Rajoy col ricatto verso banche e attività produttive, il quadro si delinea solo in senso peggiorativo e non è da escludersi che anche tra gli indipendentisti ci potrebbero essere cedimenti, a fronte di tali squilibri.
 
Intanto però il pericolo di una forte repressione è reale e concreto, tanto che il governo potrebbe applicare l’art.116 che sovrintende lo stato d’assedio unitamente alla Legge per la sicurezza nazionale con pesanti limitazioni della libertà e la Ministra della Difesa ha comunque ricordato che la Costituzione spagnola riconosce alle Forze Armate il ruolo di difendere la stessa Costituzione.
 
Tutti segnali che comunque continuano a confermare quanto il franchismo sia ancora vivo in Spagna.
 
E se questa la chiamiamo Europa Unita, c’è da chiedersi ogni giorno di più su che basi.
Se poi si parla di diritti umani, anche peggio, visto che a quanto pare nulla ormai osta più alla possibilità di spargere altro sangue nella civile ed evoluta Europa.

Infatti risulta ormai chiaro come, in un sistema come la UE, si tolleri una simile situazione e questo fa comunque pensare anche il fatto che tutto sommato non ci sia una ferma condanna con relative sanzioni.

Per noi, davanti alla lesione dei diritti e della dignità umana, ogni cavillo tecnico e istituto Giuridico, invece perdono inopinatamente ogni legittimità e ragion d’essere.

I Diritti umani, sono la più alta espressione del Diritto stesso, il resto rappresentanza di un nobile e prezioso corollario.

 
LAGER LIBICI, DIAMOGLI IL NOME CHE MERITANO

LAGER LIBICI, DIAMOGLI IL NOME CHE MERITANO

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Ci sentiamo tutti al sicuro sapendo che gli immigrati africani vengono trattenuti nei famosissimi hotspot libici.
Si dà il caso, però, che il nome corretto sia LAGER.

Lager dove chi scappa da guerre, conflitti sanguinosi, carestie inenarrabili, miseria e malattie, viene torturato, brutalizzato, violentato senza pietà, dove muoiono larga parte di bambini che vi approdano.

Beh, certo, ci dispiace – dicono tanti – ma anche noi stiamo male.
Vero, ma se così stiamo male, come potete dormire sapendo che per salvare noi stessi condanniamo a morte e a brutalità devastanti, centinaia di migliaia di persone?

Come ci riuscite a non pensare che questa gente vive la fame e le guerre a causa del colonialismo e dell’imperialismo del cosiddetto mondo civile, da parte della UE e quindi con il nostro TACITO ASSENSO?

Guardate il video.
Sono pochi minuti.
Guardate il video e poi discutiamo, parliamo, confrontiamoci e decidiamo insieme di agire affinchè questa barbarie cessi al più presto.

Siamo TUTTI responsabili delle vite degli altri quando la loro disperazione è causata dalla nostra incapacità di opporci.

I fenomeni migratori esistono e vanno GESTITI che non significa sbarchi incontrollati ma NEMMENO consegnare esseri umani INNOCENTI nelle mani degli aguzzini nei lager.

Quanto sta avvenendo, entrerà nella Storia come il genocidio del III millennio e ne risponderemo tutti davanti a coloro che verranno perchè non esistono giustificazioni al nostro silenzio.

Il Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

 

 

fonte: COMUNE.info per Medici per i Diritti Umani

video di: Noemi La Barbera/Medici per i Diritti Umani

“ESILE, GIOVANISSIMA, OCCHI DI MIELE, VENDUTA PER 1.500 DOLLARI”. IL CONTRATTO PER LA SCHIAVITÙ SESSUALE USATO DALL’ISIS

“ESILE, GIOVANISSIMA, OCCHI DI MIELE, VENDUTA PER 1.500 DOLLARI”. IL CONTRATTO PER LA SCHIAVITÙ SESSUALE USATO DALL’ISIS

Contratto schiave Isis

Il contratto di compravendita di una ventenne trovato a Mosul. A destra, il viso di Lamiya Aji Bashar, 19 anni, scappata ai suoi carcerieri dell’Isis

di Cristiano Sanna 

Il pianto di Nadia Murad scampata al massacro della sua famiglia e alla prigionia degli esaltati omicidi dell’Isis, le sue parole di fronte all’assemblea delle Nazioni Unite, si perdono tra le sabbie e le rovine della piana di Ninive.

Colpirono il mondo ed ebbero grande risonanza i racconti di questa ragazza che svelava gli orrori dello Stato islamico, gli eccidi di massa e il particolare accanimento contro le donne, meglio se giovanissime. Ma a tre anni esatti dal massacro di Sinjar (3 agosto 2014) c’è un intero popolo che vaga in una terra di nessuno al confine tra Iraq, Siria e Turchia. Con Mosul alle spalle.

Qui si pratica lo schiavismo.

Vuoi una ragazzina che da quel momento è carne da macello al servizio delle tue perversioni?

Bastano 1500 dollari, lo stipendio di un senior o un responsabile italiano di call center. Il documento recuperato a Mosul l’anno scorso, pubblicato dal reporter di Huffington Post Steven Nabil e di recente ripreso da Avvenire, mostra la burocrazia dell’orrore.

La firma con le impronte digitali

Nel contratto di schiavitù si parla della cessione dei diritti di proprietà di una ragazza di 20 anni, “sottile e con gli occhi color miele”, venduta ai suoi carnefici con tanto di scrittura tra le parti, firme autografe, timbri del Califfato e sigilli apposti sul foglio con due impronte digitali. A garanzia della transazione. E’ la fine che fanno troppe donne cadute nelle mani del Califfato, inferocito dalla progressiva sconfitta sul terreno. Sono oltre seimila le donne e i bambini rapiti dagli esaltati dell’Isis durante il massacro di Sinjar, che ha fatto in poche ore 3000 morti. Nadia Murad parlò di questi orrori, tra le lacrime. Tre anni dopo la situazione è cambiata solo in minima parte. Restano più di tremila schiave da liberare, e decine di migliaia di persone in fuga da un Paese nel caos, schiacciate alla frontiera curdo-siriana.

Meglio morire in battaglia

Fecero altrettanto scalpore le immagini del viso devastato di Lamiya Aji Bashar, la giovanissima donna curda yazida rimasta per mesi nelle mani degli schiavisti stupratori dell’Isis. Ripresa più volte dopo i suoi tentativi di fuga, e ogni volta sottoposta a punizioni disumane. Chi sopravvive alla prigionia torna dai suoi parenti, quando riesce, in condizioni fisiche e soprattutto psicologiche critiche: mutismo, catatonia, sdoppiamento della personalità per reagire all’orrore, convulsioni, attacchi di panico, assenza di sonno.

Gli yazidi sono disprezzati dall’Isis e guardati con sospetto da altre genti arabe.

Perseguono la parità tra sessi propugnata da Ochalan, venerano un dio che ha creato sette spiriti prima di fare il mondo come lo conosciamo, tra questi dei è compreso il Male, l’equivalente del nostro Satana, che però nella loro visione mistico esoterica ha spento l’inferno e va a redimersi. Ma tant’é, nelle approssimazioni dei media occidentali spesso gli yazidi sono stati frettolosamente ed erronemente chiamati satanisti. E’ un popolo senza stato e senza terra abituato a fuggire da persecuzioni e massacri, ma anche a battersi. Come a battersi sono proprio le donne che rifiutano il loro ruolo di carne da macello per gli uomini di al-Baghdadi. Meglio morire in battaglia, e ammazzarne il più possibile di quei posseduti dalla sharia.

Nadia Murad

Nadia Murad, il suo racconto degli orrori della tratta di donne da parte del Califfato ha colpito il mondo. Oggi è ambasciatrice presso le Nazioni Unite e attivista per le donne prigioniere dell’Isis

Così sono nate le unità militari tutte al femminile, come l’YPJ (Women Protection Units, cioè Unità di protezione delle donne) impegnate a cacciare via l’Isis dalle terre da cui sono state strappate.

C’è anche il loro contributo nella controffensiva partita nell’inverno di tre anni fa, un’avanzata progressiva mentre le bandiere del Califfato si ritirano, in rotta.

Così è tornata libera Sinjar nel 2015, così è stata liberata neanche un mese fa Mosul.

Sul campo di battaglia, ragazzine e donne soldato, con in testa le immagini delle loro mamme, figlie e sorelle straziate dallo Stato islamico.

ROMA: MIGRANTI O ITALIANI, SI SGOMBERA SOLO LA POVERTÀ

ROMA: MIGRANTI O ITALIANI, SI SGOMBERA SOLO LA POVERTÀ

Fatti a dir poco orrendi quelli avvenuti quest’oggi a Roma, in cui non sono stati risparmiati nemmeno i bambini.
Un’aggressione in piena regola a poveri che non hanno dove andare. Che siano migranti o italiani, il copione che va in scena è sempre lo stesso.
È in atto un guerra, una guerra vera, contro l’Umanità che viene sistematicamente impoverita, godendo del placet di chi si crede in salvo o di chi pensa che tutto questo riguardi solo profughi e migranti.
Non è così e di sgomberi a danni degli italiani ne vediamo di continuo e con le stesse modalità.
Non è così perchè la povertà è destinata ad aumentare come si mallargherà la piaga di chi, a causa della disoccupazione, si ritrova senza casa.

Unirsi per sostenere queste lotte è un DOVERE della sinistra e lanciamo un appello a tutte le forze disposte ad organizzarsi e scendere in piazza a sostegno di questa povertà che riguarda TUTTI in prima persona.

Il Coordinamento Nazionale MovES
PUBBLICHIAMO UNA SERIE DI RIFLESSIONI E DI IMMAGINI RACCOLTE NELLA GIORNATA ODIERNA


Alievski Musli

A Roma la povertà viene definita un problema “sicurezza” e le retate sono sempre più frequenti. Bambini e donne incinte cacciati alle 6 di mattina con idranti.

Questa non è l’Italia dove sono cresciuto, l’Italia solidale con chi soffre…sta cambiando anche l’opinione della gente, in atto c’è una vera e propria disumanizzazione delle coscienze.

Bravi.
Ora Roma è una città più bella.

I prossimi in lista sono i Rom, i comunisti, e perché no?! anche gli omosessuali.
Applausi.

 

Maria Morigi

Le posizioni, più o meno:

«Devono sparire, se tirano qualcosa, spaccategli un braccio»

«Forza: sgomberi, ordine, pulizia ed espulsioni! Gli italiani sono con voi»

«Affrontare progettualmente il tema dell’integrazione dei rifugiati è una sfida difficile e onerosa, che non può essere elusa con soluzioni rapide ed emergenziali».

 

 

Simone Zagarolo
La reazione violenta di oggi nello “sgombero” e l’impiego di ingenti forze di uomini e mezzi è sopratutto figlia della rabbia per non essere riusciti nell’operazione di ieri a causa della forte resistenza da parte dei profughi politici, dei cittadini presenti (lì accanto c’è un supermercato) e di Medici Senza Frontiere, scomodi testimoni!

Oggi invece hanno messo in pratica il decreto Minniti, Hanno bloccato il transito ad auto e persone non risparmiando nemmeno giornalisti e fotografi.

Hanno usato gli idranti a distanza ravvicinata senza risparmiare di colpire donne e bambini (chi li ha provati sa con quanta forza e pressione esce il getto)
La sconfitta di ieri, da parte della polizia non poteva passare impunemente!
E’ sembrato più un mostrare i muscoli che una “normale” operazione delle “𝓯𝓸𝓻𝔃𝓮 𝓭𝓮𝓵𝓵’𝓸𝓻𝓭𝓲𝓷𝓮 ”

 

 

 

2 AGOSTO 1980: LE IMMAGINI DELLO STRAZIO

2 AGOSTO 1980: LE IMMAGINI DELLO STRAZIO

Devastazione strage Bologna

Le prime immagini della strage di Bologna che fecero gridare di orrore tutta l’Italia. Un’Italia che stava andando in vacanza, e vide arrivare l’inverno più nero.

Una cappa nera che ci ha condotto verso il dominio neoliberista che inizio dieci anni dopo.

IL VENEZUELA, L’INFORMAZIONE E NOI

IL VENEZUELA, L’INFORMAZIONE E NOI

Giovanna Botteri
di Nico MACCENTELLI

Ma secondo voi, cosa avrebbero fatto le forze dell’ordine e l’esercito in una giornata elettorale in un paese come l’Italia, la Gran Bretagna o la Germania, davanti a gruppi organizzati che tirano bombe per strada e contro i seggi, che bloccano le strade, che entrano nelle case e freddano a colpi di pistola i candidati?

Cosa sarebbe successo? Altro che dieci morti! I giornali avrebbero titolato a sei colonne: ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA NEL GIORNO DELLE ELEZIONI. Avremmo avuto arresti di massa, perquisizioni e galere piene.

Ma di tutto questo, dell’attacco a un paese sovrano e alla sua democrazia da parte di gruppi terroristici non solo non v’è traccia nelle notizie dal Venezuela da parte dei nostri media embedded, ma c’è un sostegno aperto al terrorismo golpista e antidemocratico, nella falsificazione costruita ad arte dei fatti, attribuendo una scarsa partecipazione alle elezioni per l’Assemblea Costituente, legittimando lo squadrismo violento e vendendocelo come proteste di piazza.
Eppure l’abbiamo vista tutti la bomba esplosa contro i poliziotti!

La Botteri, martedì mattina, per far risultare fischi per fiaschi e continuare la sua storiella degli oppositori “buoni”, è arrivata a dire che l’assassinio del candidato chavista Pinera, a opera di un commando armato, non è stato altro che una rapina!

Anche qui si ripete la stessa pletora di menzogne avuta con Euromaidan durante il golpe nazista in Ucraina: cecchini che sparavano indistintamente su manifestanti e polizia, bulldozer e bombe di fuoco sulla polizia di un governo democraticamente eletto, mentre i media occidentali parlavano di rivolta civile.

Non sono un fissato sul Venezuela, sono fissato sulla verità dei fatti, cosa che i nostri giornalisti che paghiamo lautamente col canone RAI hanno buttato letteralmente nel cesso.

Sono fissato sul fatto che la democrazia si basa su una corretta informazione e non sulla sistematica e permanente menzogna.

E c’è da chiedersi: se stanno facendo questa sporca operazione sul Venezuela, vendendoci puttanate che non stanno né in cielo né in terra, se hanno fatto così con la Siria, inventandosi armi chimiche quando faceva comodo… cosa ci raccontano della realtà del nostro paese?

Non basta il pluralismo per definire un sistema come democratico, quando l’informazione è in mano al sistema di potere, ai gruppi finanziari, ai centri di comando e di intelligence che condizionano in questo modo la vita politica di una nazione.

Vorrei che tutti voi comprendeste che abbiamo preso una brutta china, una strada senza ritorno. Perché ogni pezzo di democrazia, di diritto a sapere, a un’informazione corretta che ci sottraggono costerà cento volte di più riottenerlo. E alla fine, come con il fascismo, si potrà ottenere un sistema realmente democratico solo con una guerra civile o di liberazione.

Non ci stiamo rendendo conto del processo autoritario che ci stanno imponendo?

Se restiamo inermi e non facciamo nulla per esercitare il nostro spirito critico, la nostra partecipazione alla politica nel suo senso più nobile: quello dal basso, quello consiliare, la strada democratica indicataci da Gramsci e che gli è costata la dura galera fascista e la vita, se non mettiamo in gioco i nostri corpi e le nostre menti esautorando questa casta di mentecatti e scontrandoci con questi mestieranti della falsificazione e della politica delle lobby e degli interessi privati, ebbene, sarà tutto perduto nel giro di pochi anni.

E il 4 dicembre sarà stato solo un canto del cigno.

Io sono comunista, lo sapete. Ma queste riflessioni valgono per qualsiasi credo politico. Hanno la cifra, il denominatore comune che ha messo insieme le forze dell’antifascismo e che con la Resistenza aspiravano a una società democratica, di giustizia sociale e pace.

Svegliatevi amici, compagni. Guardate a come giorno per giorno ci stanno trasformando da cittadini in sudditi. Di fronte a questo campo di battaglia fatto di barbarie, precarietà, terrorismo false flag, guerre d’aggressione, prepotenze dei gruppi di potere, dobbiamo essere in grado di creare una nuova Resistenza.

I popoli latinoamericani che si stanno affrancando dall’imperialismo yankee ci stanno indicando la via da seguire. Ma poi ogni esperienza ha la sua originalità in base alle condizioni storiche, politiche e sociali e alle peculiarità delle classi sociali, delle popolazioni, del loro esercizio democratico.
Ci vogliono distruggere la Costituzione. Ci riproveranno ben presto. Non glielo dobbiamo permettere.