UNA NOTTE AL MUSEO CON FRANCESCHINI E I SUOI FANTASMI

UNA NOTTE AL MUSEO CON FRANCESCHINI E I SUOI FANTASMI

 

di Antonio CAPUANO – Coordinatore Nazionale del MovES

Una notte al Museo: Franceschini, i Direttori e i fantasmi di una Pubblica Amministrazione allo sbando.

Aveva fatto scalpore qualche mese fa la vicenda delle nomine dei Direttori di alcuni dei maggiori Musei nazionali, con l’incarico affidato a soggetti stranieri e l’impugnazione del verdetto presso il Tar del Lazio, da parte di uno dei soggetti esclusi con conseguente annullamento delle nomine stesse.

Adesso in vista della sentenza del Consiglio di Stato in merito attesa per il prossimo 26 ottobre e della polemica scoppiata in merito ai concorsi universitari pilotati, il tema della inefficienza della Pubblica Amministrazione torna più che mai d’attualità.

Quello che deve essere chiaro è che urge con forza una netta inversione del paradigma dato che la corruzione non è la causa dell’inefficienza del sistema, ma ne è l’effetto e finchè non si comprenderà questo, continuando genericamente a fare campagna elettorale sulla lotta alla corruzione, allora nel concreto non cambierà mai nulla,

Infatti se ci si limita a dire di voler combattere una generica corruzione, senza però intervenire strutturalmente riformando un settore pubblico che la facilita in tutte le sue infinite declinazioni, allora resta la mera propaganda elettoralistica e nel concreto non si aiutano i Cittadini schiacciati tra un fisco opprimente, i ricchi che evadono le tasse e uno Stato che non funziona.

Per cambiare un sistema e tutte le degenerazioni che esso crea, come appunto la corruzione, bisogna conoscerlo a fondo in tutti i suoi aspetti e non limitarsi ad una narrazione strumentale e meramente politica dei fatti, come avvenuto ad esempio appunto nella vicenda dei Musei.

Una Pubblica Amministrazione efficiente e funzionale poggia su 5 punti cardine: Efficacia, Economicità, Pubblicità, Trasparenza e un impianto normativo solido, se manca anche uno solo di questi si presta il fianco a corruzione, incompetenza e pericoli di varia natura e pansate cosa accade se, come nel nostro sistema, queste voci mancano praticamente tutte.

Accade che un Ministro dei beni culturali faccia confusione, ponendo in nullità nomine apicali e paralizzando un settore strategico chiave come il turismo e che il nostro sistema universitario lasci scappare le sue eccellenze all’estero riducendosi ad una mera rete clientelare fondata sul fitto scambio di favori, sul paternalismo e su un’incompetenza di comodo che si riflette drammaticamente sul livello della classe dirigente di questo Paese.

La soluzione non può semplicisticamente risiedere nelle privatizzazioni selvagge ovviamente, perché lavarsene le mani e cedere ai privati settori chiave per la qualità della vita dei cittadini quali Sanità, Cultura, Istruzione etc. abbandonando così al proprio destino le classi più disagiate e deboli, sarebbe l’ultimo grande favore alle destre e il vero punto di non ritorno per una Sinistra che sia sostanzialmente tale e non usi invece una certa nomenclatura classica solo per ragioni di comodo.

Un Paese civile e un Popolo felice, non possono prescindere da una macchina Statale che coinvolga il cittadino, lo supporti e lo tuteli a tutti i livelli in modo efficiente e trasparente, va da sè che un cittadino che senta lo Stato come un fedele alleato e non come un nemico pronto a pugnalarlo alle spalle, sarà anche più propenso ad adeguarsi al sistema, anziché eluderlo in maniera poco lecita.

Lavorare sulla causa, è l’unico modo per prevenire davvero l’effetto, soprattutto in un momento storico in cui la gente ha bisogno di risposte concrete ai problemi e non scappa più via appena sente gridare al lupo,

La linea sottile tra uno Stato efficiente e uno Stato allo sbando, passa dalla considerazione del proprio interlocutore di riferimento, dato che il cittadino se rispettato collabora, mentre il suddito prima o poi, inevitabilmente si ribella.

 

ROSATELLUM DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE?

ROSATELLUM DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE?

 

di Antonio CAPUANO – Coordinatore Nazionale MovES

Rosatellum, di sana e robusta Costituzione? Gli eterni “acciacchi” della nostra Legge Elettorale…

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Ma soprattutto, avremo mai una legge elettorale Costituzionale?

Uno dei più grandi “misteri” nella storia della democrazia italiana, è quello relativo alla legge elettorale. Passano gli anni e le legislature ma la Corte è costretta infatti a dare parere negativo e poi bocciare seccamente ognuna di esse.

Eppure la nostra meravigliosa Costituzione è lì da “qualche anno”, è perfettamente scritta e ci sarebbe quindi tutto il tempo di leggere le disposizioni in materia e applicarle efficientemente.

Ultima in ordine di tempo, il “Rosatellum” (evidentemente crediamo che le cose dette in latino non possano far cagare, ci sbagliamo…), con tutti i suoi irricevibili orpelli:

– Struttura “tendenzialmente” proporzionale: poche firme per presentarsi alle elezioni, soglia di sbarramento bassa (3% singoli partiti e 10% coalizioni) e 64% di collegi plurinominali proporzionali e 36% di uninominali maggioritari;

Pluricandidature”: introdotte per i collegi plurinominali (cd: listini), queste salgono addirittura da 3 a 5 e ciò comporterà tutto un effetto domino che scollegherà totalmente tali nomine, dall’effettivo esercizio della rapprentanza da parte dell’elettore;

“Quote Rosa” al 40%: una cosa nata in apparenza a favore della parità di genere, ma che lede profondamente la dignità delle donne, dato che le si ritiengono forse incapaci di competere alla pari e quindi si sostituisce la politica al diritto, imponendo una “quota d’ufficio”. Assurdo…

Basterebbe solo questo breve e crudo elenco a capire che siamo di fronte all’ennesimo disastro, legittimando così perfino l’annullamento dell’elezione di un rappresentante di istituto, figurarsi quello di una maggioranza parlamentare.

Ma, per rispondere a quelli che attaccano i “giudici cattivi” a cui non va mai bene niente, entriamo ulteriormente nel merito della questione.

In primo luogo, secondo il PD questa legge “evita l’eccessiva frammentazione politica”: potenzialmente vero (se e, solo se, rapportato allo scenario politico attuale però), ma inesatto in senso assoluto dato che le soglie di sbarramento sono oggettivamente tenui e quindi irricevibile sul piano politologico e del Diritto.

La legge elettorale non deve essere plasmata a uso e consumo dei partiti perché essa non deve assecondare il momento elettorale, bensì guidarlo e se ci sfugge questa nozione di base, siamo oggettivamente messi male, dato che sono i partiti devono costruire il consenso e le maggioranze, non l’ingegneria elettorale.

Anche il consiglio d’Europa, con una sentenza del 2003, ci aveva fatto presente che dovrebbe essere impedito legiferare in materia di legge elettorale un anno prima del voto, al fine di preservare l’esercizio democratico e in questo la nostra Costituzione non solo sposa la sentenza, ma ne rafforza il carattere generale con un principio specifico, ossia il c.d “Principio di continuità“,

Principio nel nome del quale è impossibile intervenire su un “Parlamento illegittimamente eletto” con legge elettorale incostituzionale e che spesso ha reso vane, proprio perché dilatate nei tempi e quindi postume, le sentenze in materia della Corte Costituzionale,

Ecco quindi che anche stavolta, ci ritroveremo molto verosimilmente, purtroppo costretti a votare con l’ennesima legge incostituzionale, fintamente rappresentativa e profondamente fondata su un principio e una concezione clientelari della “democrazia della delega“.

A questo punto sarebbe stato quantomeno il caso di non intervenire e tenersi buono il “Consultellum”, che pur con tutti i suoi limiti e la sua natura tecnica più che politica, era pienamente attinente alla Costituzione. Giusto per “vedere di nascosto l’effetto che fa“, come cantava qualcuno,

Del resto non c’è “Rosatellum” senza spine, come si suol dire, e se non ci fermiamo per tempo, l’ennesima spina nel fianco della storia della nostra Democrazia, è praticamente dietro l’angolo.
PONTIDA, BEL SUOL D’AMORE. LEGHISTA

PONTIDA, BEL SUOL D’AMORE. LEGHISTA

 

di Antonio CAPUANO

A Pontida il sindaco leghista, Luigi Carozzi, quello dei parcheggi rosa solo per alcune donne, ci riprova e applica sconti sulla TARI per le famiglie, escludendo però esplicitamente dal provvedimento le famiglie legalmente costituitesi previe unioni civili, le coppie gay e quelle senza figli.

La Lega Nord è un soggetto politico intriso di discriminazione, violenza, razzismo e fascismo, ed è assolutamente inaccettabile che non si intervenga in tal senso per porre un freno ad una realtà parlamentare giuridicamente costituita.

Nel caso specifico polemizzare è fortunatamente pleonastico, dato che un provvedimento amministrativo del genere è talmente intriso di illegittimità, da sciogliersi come neve al sole e cadere in nullità al primo ricorso al Tar presentato in merito.

Quindi di questa storia restano solo bassezza morale, inciviltà e l’inadeguatezza politica di un funzionario pubblico e un ente locale talmente ignoranti, da sbattere pubblicamente la testa contro i rudimenti del Diritto in generale e del Diritto Amministrativo in particolare.

Il vero problema risiede nel delicato equilibrio tra segni, simboli, significati e significanti perché a forza di veicolare un dato messaggio e creare certi stereotipi demonizzando cose o persone, poi la massa finisce per crederci e ciò che diviene opinione comune, può diffondersi e degenerare rendendo l’ingiustizia legge e il razzismo etnico, di genere e di ogni tipo, una prassi sociale e una consuetudine legale, con tutti i pericoli che ne conseguirebbero in ottica sociale e politica.

Aggiungerei un ulteriore consiglio in chiusura, dato che in fondo sono un buono, piuttosto di perdere tempo con provvedimenti ridicoli e palesemente illegittimi la cui pericolosità sfuggire dalle mani degli ideatori stessi, con imprevedibili e drammatiche conseguenze, la Lega Nord dovrebbe preoccuparsi dei 49 milioni di euro di fondi pubblici che ha rubato agli italiani e per i quali i suoi maggiori esponenti sono stati rinviati a giudizio.

Fare propaganda è facile, mentre dare il buon esempio facendo davvero politica è sempre difficile, soprattutto se si vive la politica stessa come uno strumento di potere e non perciò che essa è davvero, ossia una vocazione attraverso cui servire al meglio i cittadini onorando il loro mandato elettorale.

DAL TABÙ ALLO STEREOTIPO, FENOMENOLOGIA DELLA VIOLENZA

DAL TABÙ ALLO STEREOTIPO, FENOMENOLOGIA DELLA VIOLENZA


di Antonio CAPUANO

Se tabù e stereotipi diventano legge, l’orrore diviene consuetudine…

Nelle ultime settimane ho scelto, forse in parte anche inconsciamente, di vivere rinchiuso in una bolla non solo perché tra i media la faceva da padrone la violenza, ma anche e soprattutto per le interpretazioni, le chiavi di lettura e finanche le giustificazioni con cui si cercava di minimizzare la violenza stessa e ogni volta che ho acceso la TV in questi giorni e si affrontavano certi temi, ho maturato una tragica convinzione, siamo tutti COLPEVOLI.

Siamo tutti colpevoli perché un conto è sapere che cattiveria, odio, violenza e pregiudizi fanno parte della vita e ben altro è fare “classifiche” come se un crimine non fosse parimenti orribile in ogni caso (vedi l’insensato confronto sullo stupro tra Rimini e Firenze) o peggio educare le giovani generazoni al malsano culto del tabù secondo il mantra del “ciò che ignori non esiste”.

Perché che piaccia o meno agli estremisti di casa nostra, solo dialogo, cultura, apertura mentale e linguaggio fanno davvero l’uomo libero e uguale, mentre il bigottismo porta al sonno della ragione e quando la ragione dorme, a svegliarsi sono i mostri che abbiamo dentro.

Ed ecco che ogni volta che Adinolfi e soci sbraitano contro il gender (non ho ancora capito cosa cazzo è, bontà loro…), parlano delle altre etnie o religioni come inferiori e idolatrano concetti come Patria e Divisa elevandoli a totem intoccabili, finiscono per alimentare oggi quelli che poi saranno i mostri di domani perché diventare uomini o donne è un processo profondo che inizia fin da piccoli e che nulla a che vedere con il fenomeno fisiologico dell’essere maschio o femmina.

Educazione sessuale, educazione civica e Laicità dello Stato non sono complotti lobbystici, progetti satanici o concetti devianti da stigmatizzare come minacce, ma le imprescindibili basi su cui costruire una società sana, al passo coi tempi e che sappa arricchirsi nella diversità anziché fare muro, vedendola come una risorsa verso cui aprirsi e non una minaccia a cui chiudersi.

Se sessualità, rispetto per il diverso, parità dei sessi e tolleranza divengono concetti impartiti fin da bambini e in modo sano, per gli adulti delle future generazioni sarà naturale perseguirli e accettarli e certe rivoluzioni partono innanzi tutto dal linguaggio comune: Laicità non è Ateismo né tantomeno eresia; Sessualità matura non è perversione; Parità dei sessi non è essere meno uomo o perdere autorevolezza.

Sembrano banalità vero? Invece quando accendo la TV e sento di un 17enne che uccide la fidanzata, di stupri di “Serie A” o di “Serie B”, di politici che affermano “i neri sono abituati a stuprare” e di gente pronta ad attaccare due ragazze e minimizzarne lo stupro, pur di non ledere l’onorabilità della Divisa, allora capisco che no, purtroppo non lo sono nemmeno nel 2017 e mi viene istintivo rinchiudermi nella mia bolla.

Scappare però mi renderebbe complice e non posso accettarlo, quindi questo scritto funge da monito: riprendiamoci il mondo e facciamone un posto migliore per tutti coloro che lo popolano e lo popoleranno dopo di noi, affinché i bambini di oggi, possano diventare i grandi uomini e donne di domani.

Del resto ho imparato fin da piccolo che in fondo pregiudizi, tabù e stereotipi sono come le bolle di sapone: dietro la patina c’è un enorme vuoto e basta avere il coraggio di toccarli con mano per farli scoppiare e vederli dissolversi nel vuoto fino a sparire…
SIM, SALA, “BIN”: IL PD E L’ENNESIMO INSULTO ALLA COSTITUZIONE

SIM, SALA, “BIN”: IL PD E L’ENNESIMO INSULTO ALLA COSTITUZIONE

di Antonio CAPUANO

Con il forte vento antieuropeista che soffia in Europa e le elezioni nostrane che incombono, dopo mesi di proclami e frasi fatte che hanno portato alla nascita di due schieramenti tra “pro UE” (cosa diversa dagli europeisti) e “no Euro”, è tempo per ambo le parti di cominciare a tirare i remi in barca e mettere le mani avanti, in attesa di disattendere per l’ennesima volta le aspettative dell’elettorato.

Da una parte i “pro Euro” che dal 2002 promettono una UE come traino di una crescita e di una ripresa che invece non sono mai esistite e che quindi pur di non ammettere il fallimento/riuscita del progetto, continuano a postdatare questa promessa.

Dall’altra invece ci sono i demagoghi che partiti incendiari contro la Troika, il sistema e la moneta, si sono invece riscoperti pompieri man mano che si avvicinano le elezioni, raccontandoci così che uscire dall’euro sarebbe incostuzionale e addirittura come l’UE sia passata da primo nemico e “strumento del potere” a “preziosa risorsa“.

Ovviamente per dare un tono di legittimazione alla teoria della politica nazionale impotente perché schiacciata dal diritto comunitario, urgono proclami solenni che almeno apparentemente, siano tecnici, terzi e conseguentemente credibili.

Ecco quindi che un noto costituzionalista italiano, il Professor Roberto Bin, da tempo tiene a farci sapere (e lo ribadisce) che: “La riforma costituzionale del 2001 ha introdotto una norma generale nell’art. 117, comma 1 della Costituzione“, secondo cui «la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali»; pertanto, “i trattati europei hanno ottenuto una «copertura» costituzionale e solo con legge costituzionale la si può rimuovere…”.

La norma a cui Bin fa riferimento è contenuta nella riforma del titolo V della Costituzione introdotta nel 2001 e per quanto essa essa sia una delle più sciagurate della nostra storia, non contiene alcun precetto di obbligatorietà inerente al tema dell’uscita dall’Euro piuttosto che dalla UE, (anche Grazie al NO referendario del 4 Dicembre, dato che la riforma andava invece esattamente in quella direzione) essa si limita a ribadire l’osservanza del principio del “Pacta Sunt Servanda” (letteralmente: I patti devono essere osservati) sancito in maniera fondamentale dal diritto internazionale e con il quale si preserva l’adempimento ai trattati.

Ma proprio rifacendoci ai trattati e alle disposizioni legislative in materia, possiamo facilmente individuare l’errore perché se è vero che gli Art.10 e 11 della nostra Costituzione sanciscono l’immediato assorbimento dei trattati europei all’interno dell’ordinamento nazionale, è altrettanto vero che il TUE (Trattato Unione Europea) e il trattato di Maastricht, contengono al loro interno la possibilità di recesso unilaterale del trattato da parte degli stati membri, al netto dell’adempimento di eventuali impegni pregressi, come sancito dall’articolo 50 del trattato TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).

Ora delle due l’una: l’esimio Professor Bin vanta gravi lacune nella propria materia di studio, oppure c’è uno stretto legame tra la “fede” renziana dello stesso e la sua “forzatura lessicale nonché giuridica” sull’attuazione del principio “Pacta sunt servanda“, a pensar male si farà anche peccato, ma la puzza di propaganda appare quantomai univoca, dato che va ribadito con forza come ad essere incostituzionale sia certamente un eventuale Referendum in materia (Vero Dottor (!) Di Maio?) e non certo l’uscita in sé.

Anzi, volendo propriamente utilizzare e fare nostro il principio internazionale del “Pacta sunt servanda“, rammenterei al Professore e alla nostra classe politica, l’articolo 1 nonché uno dei principi fondamentali della Costituzione vigente su cui posa il nostro ordinamento giuridico nazionale, il quale sancisce testualmente “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nella forma e nei limiti della Costituzione“.

Chiaro? Nelle forme e nei limiti della nostra Costituzione e non del trattato di Maastricht.

Quindi forse, prima di candidarsi e deludere di nuovo il Popolo italiano, sarebbe d’uopo ripassare le basi del mestiere e sfruttare le prossime elezioni per restituire ad esso la dignità, la sovranità e la considerazione che merita.

Possibilmente, prima che sia davvero troppo tardi per decidere autonomamente del nostro destino,

Dato che la crisi Greca, sarà anche mediaticamente scomparsa, ma politicamente è invece drammaticamente più vicina a noi di quanto pensiamo…

IL TERRORISMO E LA “NORMALITA’ DEL MALE”

IL TERRORISMO E LA “NORMALITA’ DEL MALE”


di Antonio CAPUANO

Quando la paura distorce le percezioni e stravolge le priorità.
Il fatto che una tale sequenza di eventi come quelli di questi ultimi giorni, tragicamente simili tra loro, alimenti finanche giustamente il rischio di scoprirsi inevitabilmente ripetitivi e di apparire retorici nell’argomentare, mette sinceramente i brividi.

Pensiamoci un attimo, mentre eravamo ancora tutti impietriti per l’attentato di Barcellona, a poche ore di distanza viene colpita anche la Finlandia che vittima di un irreale senso di routine, finisce quasi per essere relegata nel “dimenticatoio”.
Il tutto pare essere figlio di un meccanismo assolutamente inconscio, tale per cui a fare notizia non è più l’attentato in sé ormai divenuto appunto normale, ma la portata del bersaglio e questo, ci dà l’esatta misura del tempo in cui viviamo.

Un tempo in cui l’uomo. intontito e impaurito, si lascia tramortire da luoghi comuni, frasi fatte e lascia che il terrore lo logori per inerzia, la stessa inerzia che lo porta a postare il solito hastag e a inveire a priori contro “i soliti noti” per riflesso condizionato, senza mai curarsi della ricerca della verità o dei rischi della propaganda.

Ed ecco che tra sciacalli e governanti dalla frase fatta facile, temi come la morte e l’odio tra popoli, passano in secondo piano e lasciano spazio a biechi e strumentali riferimenti da campagna elettorale permanente ad immigrazione e sicurezza. Azzerando totalmente gli aspetti empatici, culturali, intellettuali, umani e emotivi, fondamentali ad una reale comprensione della questione.

Poi, ecco che fortunatamente tra un #PrayFor di tendenza, un insulto immotivato alla Boldrini e un imbecille richiamo ai gessetti colorati, spunta come salvifica manna dal cielo, un illuminante post della Sindaca di Barcellona, Ada Colau, la quale saggiamente e onorando al meglio il ruolo che riveste, non si lascia travolgere dall’aggressione terroristica e ci invita a restare umani, a non smettere di vivere e soprattutto a fare chiarezza.

La narrazione e la propaganda ci vogliono divisi, ma solo i Popoli realmente uniti e assetati di verità, possono davvero vincere questa battaglia cruciale: popoli che sappiano che musulmano non vuol necessariamente dire terrorista e che innalzare muri è una punizione e non un rimedio, dato che un Paese chiuso in se stesso, altro non è che una prigione meglio decorata e in cui si condannano a morte lo spirito e l’intelletto di chi ci vive.

Riscopriamo i veri valori e riprendiamoci le reali priorità perché se è vero come è vero che esiste una sola “razza”, ossia quella umana, dobbiamo allora dimostrare a tutti i livelli che un morto innocente a Barcellona, vale esattamente quanto il suo corrispettivo Finlandese, Siriano o di qualunque altro luogo del mondo.

Volete pregare? Gesto lodevole, ma prima di fare appello al nostro lato spirituale, sarebbe il caso di riscoprire quello umano, dato che un popolo disumanizzato e chiuso in se stesso, è facilmente controllabile dal potere.

Del resto, come disse qualcuno:”Un popolo che rinuncia alla propria libertà in nome della propria sicurezza, non merita nessuna delle due…”.
Il terrorismo va affrontato umanamente e politicamente con coraggio e visione d’insieme, non certo assecondando e cavalcando quelle paure che, senza offrire soluzione alcuna, titano fuori il lato peggiore di ognuno di noi.

Restate umani.
Se potete…