DAGLI STUDENTI UN FORTE SEGNALE DI LOTTA

DAGLI STUDENTI UN FORTE SEGNALE DI LOTTA

 

di Luca CANGEMI – Segreteria Nazionale PCI, responsabile scuola

Dagli studenti un forte segnale di lotta per il cambiamento

“Dai cortei studenteschi viene un forte segnale di lotta contro l’inaccettabile modello renziano di scuola, Un segnale importante che il mondo dell’istruzione nel suo complesso e tutte le forze, che si battono per una società più giusta devono cogliere” – ha dichiarato Luca Cangemi, responsabile nazionale scuola del PCI.

“I ragazzi e le ragazze hanno, con forza, denunciato una situazione della scuola italiana ormai insostenibile. Problemi antichi e insoluti, come quello dell’edilizia scolastica, si sommano alle disastrose conseguenze della legge 107 del 2015 (e dei decreti attuativi varati recentemente dal governo Gentiloni). Molto importante è la denuncia studentesca della scandalosa realtà dell’alternanza scuola lavoro, matrice di speculazione e sfruttamento.

La volontà di lotta che viene dalle giovani generazioni rappresenta una grande speranza. Adesso bisogna lavorare intensamente per lo sviluppo di un movimento di lotta che veda insieme studenti, lavoratori e cittadini per cambiare profondamente la scuola.
Domenica 15 ottobre, alle ore 10, il PCI organizza a Roma un’Assemblea Nazionale aperta sulla Scuola per individuare le scelte necessarie nei prossimi mesi.”

 

fonte: www.ilpartitocomunistaitaliano.it

PENSIONI: MA LA CLASSE LAVORATRICE CI VA IN PARADISO?

PENSIONI: MA LA CLASSE LAVORATRICE CI VA IN PARADISO?

 

di Massimiliano DE ANGELIS – Coordinatore Nazionale del MovES

La classe lavoratrice in Paradiso? Solo se esce viva dall’inferno che le ha preparato e servito il governo.

Dice il sito del Ministero del lavoro che “la previdenza complementare (FONDINPS, ndr) è disciplinata dal D. Lgs. nr 25 del 5 dicembre 2005 e rappresenta un sistema pensionistico il cui scopo è quello di integrare la previdenza di base obbligatoria” (i cosiddetti contributi obbligatori a carico del datore di lavoro, ndr).

E ancora: “Essa ha come obiettivo quello di concorrere ad assicurare al lavoratore un livello adeguato di tutela pensionistica, insieme alle prestazioni garantite dal sistema” di base in età pensionistica.

Altro non sarebbe che la pensione integrativa in mancanza di forme pensionistiche di riferimento per una ormai larga fascia di lavoratori e risulta quindi “costituita dai contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro alla forma pensionistica complementare e dai rendimenti ottenuti, al netto dei costi, negli investimenti nei mercati finanziari dei contributi stessi.”

Come leggiamo sempre dal sito, tra i destinatari dei fondi pensione ci sono i lavoratori dipendenti privati e pubblici e i soci e i lavoratori dipendenti delle cooperative di produzione e lavoro.

Sempre da ciò che si legge, tra le varie tipologie dei fondi ci sono i fondi pensione negoziali, i quali sono istituiti dai rappresentanti dei lavoratori e dai datori di lavoro in ambito della contrattazione nazionale di settore o aziendali e l’adesione è libera e volontaria.

Il lavoratore dipendente, entro sei mesi dall’assunzione sulla scorta dei presupposti di cui parlavamo più sopra, si vede destinare la propria quota di TFR, dal proprio datore di lavoro, alla forma pensionistica complementare istituita appositamente presso l’INPS (appunto FONDINPS). Questo è quanto regolamentato in materia.

In sede di liquidazione anticipata per il lavoratore devono essere rispettati dei requisiti, sia che si decida di riscattare le proprie quote al 50% sia che nella totalità della somma.

Ed è qui che si svela l’arcano che io personalmente ho scoperto nel vuoto legislativo relativamente a ciò: ossia che per poter riscattare la propria quota è necessario che l’ultima azienda per la quale si ha lavorato abbia compilato, necessariamente, un modulo di liquidazione coi propri dati aziendali in base a dei requisiti richiesti al lavoratore.

Perciò il problema nasce quando la propria azienda di riferimento è ”sparita” o nel caso delle aziende che sono “scatole cinesi” dove con una serie di architettture mirate ad evadere e sfruttare al massimo il lavoratore nei suoi diritti, proprio grazie al lassismo degli organismi tenuti a vigilare, controllare, come succede spesso per tante società in Italia: se non vi è la società quindi che compili tale documento, di conseguenza non vi è alcuna possibilità per l’ex lavoratore di ritirare la propria somma.

Se poi sia che si rimanga disoccupati o che si trovi un lavoro in “nero” o retribuito coi voucher o altre forme di precariato, la situazione non cambia e l’avente diritto vede pian piano sparire il proprio denaro proprio per via dei costi di gestione sostenuti dal FONDINPS.

Questo vuoto fa in modo che il lavoratore in oggetto venga abusato ben due volte: sia dall’azienda per la quale ha lavorato che sparisce grazie al mancato controllo capillare degli organi preposti e, alla fine del percorso, non venga riconosciuto neanche dall’Ente Previdenziale che, mancante di documentazione che non ha controllato alla fonte nella sua esistenza, e non eroga il dovuto proprio perchè non contemplato.

Possono essere poche centinaia di euro o molte migliaia per coloro con oltre dieci anni di lavoro (dalla data di entrata in vigore della legge in materia) ma non cambia nella sostanza: molti lavoratori potrebbero avere questa brutta sorpresa col trascorrere degli anni lavorativi fino a perdere decine di migliaia di euro se non si mette mano a tale situazione.

C’è da domandarsi se il legislatore sia stato così “sprovveduto” o se quanto avviene sia stato intenzionale da parte del governo al fine di appianare i buchi e gli sprechi dell’INPS o per pagare i superstipendi o le superpensioni agli amministratori dello Stato.

A me personalmente un dubbio sulla seconda ipotesi viene, dato che negli ultimi anni è stato messo in atto un pesante attacco ai diritti dei lavoratori che sono comodi da usare come pronta cassa per il governo, un bancomat che non delude mai.

Lecito quindi pensare, viste le attuali condizioni cui il mercato del lavoro obbliga, che un terremoto avverrà da qui ai prossimi anni con buona pace della classe lavoratrice. Eterna, però, dopo aver vissuto all’inferno.

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO, PROTOCOLLO D’INTESA MIUR-FCA

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO, PROTOCOLLO D’INTESA MIUR-FCA

 

 

Pubblichiamo un’importante dichiarazione di Luca Cangemi, Responsabile Nazionale Scuola del P.C.I. sull’accordo fatto dal Ministero dell’Istruzione insieme a FCA per sancire ulteriormente quella che è chiamata alternanza scuola-lavoro, ovvero una delle più gravi, insidiose e pericolose forme di schiavitù nei confronti dei giovani e di ulteriore ripiegamento della Scuola Pubblica al sistema privato.

Aggiungiamo anche quanto dichiarato sempre da Luca Cangemi unitamente a Matteo Bellomi (Segretario Regionale P.C.I.) a LaSpezia – Cronaca4 sul gravissimo incidente occorso ad un diciassettenne spezzino,  impegnato in un progetto legato all’alternanza scuola-lavoro, pochi giorni fa a La Spezia.

Il Coordinamento Nazionale del MovES

 

«L’incidente di cui è stato vittima lo studente dell’istituto professionale “Capellini-Sauro” di La Spezia, impegnato in un progetto di alternanza scuola/lavoro in un’azienda di riparazione di motori nautici è gravissimo e rivelatore.

Siamo di fronte al fatto inaccettabile che un ragazzo che frequenta una scuola statale si ritrovi gravemente ferito per essere stato, dalla stessa scuola, coinvolto in un’attività del tutto impropria. Chiediamo che sull’episodio sia fatta piena e immediata chiarezza ed il Ministero dell’Istruzione risponda seriamente evitando, com’è solito fare, inutili frasi di circostanza.

L’alternanza scuola lavoro introdotta dalla “buona scuola” renziana si rivela, ogni giorno di più, come un elemento incompatibile con una scuola democratica, qualificata e seria. La Confindustria l’ha imposta come addestramento acritico all’ingresso ad un mondo del lavoro senza diritti e senza tutele, colpendo al cuore il ruolo essenziale dell’istruzione pubblica che è quello di offrire gli strumenti del sapere (anche tecnico) e di sviluppare la consapevolezza di processi. Il PCI ribadisce il proprio impegno nella denuncia costante delle violazioni di diritti connesse ai progetti di alternanza scuola/lavoro e nella lotta per cancellare questa vergogna dalla legislazione italiana.»

 

COMUNICATO POLITICO di Luca CANGEMI (Responsabile Nazionale Scuola del P.C.I.)

(fonte: Orizzonte Scuola)

“Il MIUR, ministero dell’istruzione, ha stipulato un protocollo d’intesa con la FCA (Fiat Chrysler Automobiles) per attuare progetti di alternanza scuola/lavoro, gestiti nell’impostazione e nella realizzazione dal management della casa automobilistica. Un altro passo nell’asservimento della scuola statale del nostro paese alla filosofia e agli interessi delle multinazionali “- ha dichiarato Luca Cangemi, responsabile nazionale scuola del PCI.

“Da lungo tempo abbiamo espresso i motivi generali della nostra opposizione all’alternanza scuola/lavoro prevista dalla riforma renziana, motivi che escono confermati e rafforzati dalle umilianti esperienze che hanno vissuto in questi ultimi due anni tanti docenti e tanti studenti.
Vogliamo però segnale un motivo specifico che ci sembra particolarmente offensivo per la scuola pubblica: la fase iniziale dei progetti prevede testualmente “la presentazione del mondo FCA (storia, valori, figure chiave) ”.

La scuola pubblica del paese è ridotta a cassa di risonanza di un imbarazzante egocentrismo aziendalista.
Come raccontano gli esperti di FCA la storia della FIAT, ad esempio i suoi intimi rapporti con il fascismo e la collaborazione con gli occupanti nazisti?
Quali sono i valori di cui si fanno portatori i manager di FCA nelle nostre scuole? Probabilmente quelli che interpretano ogni giorno come l’azzeramento dei diritti sindacali e della dignità dei lavoratori.
E quali figure saranno indicate all’ammirazione di studenti sedicenni (il mondo FCA è previsto nelle terze classi)? Probabilmente l’ex concittadino Marchionne che cambia nazionalità per evitare di pagare adeguate imposte su guadagni miliardari.

Questo protocollo chiarisce definitivamente il violento aspetto ideologico dell’alternanza scuola/lavoro, non a caso lungamente richiesta dalla Confindustria e dalla fondazione Agnelli. Il sistema delle imprese persegue con l’asservimento della scuola pubblica non solo corposi interessi materiali ma anche un’acritica legittimazione. La ministra Fedeli (come la ministra Giannini) esegue.

Contro questo scempio, nel mondo della scuola e nella società italiana, devono crescere la denuncia e la mobilitazione “- ha concluso Luca Cangemi.
LA SCUOLA DELLE FONDAZIONI

LA SCUOLA DELLE FONDAZIONI

 

Proponiamo un post apparso su Comune-info.net che riprende interamente un capitolo del libro del Prof. Matteo Saudino e della Professoressa Chiara Foà, “Il Prof. Fannullone” che vi consigliamo caldamente di leggere.

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È accaduto qualche mese fa in un liceo di Torino, potrebbe ripetersi ovunque, sempre più spesso. Un giorno un insegnante di filosofia ha trovato la sua classe vuota, i ragazzi erano in un altro incontro: che tipo di lezione si è svolta, con chi e cosa è emerso meritano molte, molte attenzioni. Si tratta di difendersi dall’assalto dalla “scuola azienda” e dai “presidi manager”, che hanno smesso di essere slogan astratti. Un libro sostiene in modo brillante questo percorso di resistenza

 

Chiara Foà e Matteo Saudino sono gli autori di Il prof fannullone – Appunti di una coppia di insegnanti ribelli nell’esercizio del mestiere più antico del mondo (o quasi).

Con ironia, sarcasmo e amarezza, due professori, compagni di vita, affrontano il tanto radicato quanto infondato mito del “professor fannullone”, raccontando la loro ventennale esperienza nel mondo della scuola. Un vero viaggio psichedelico tra classi pollaio e prove Invalsi, tra diplomifici e presidi manager, tra edifici pericolanti e riforme deliranti, tra burnout galoppante e finta inclusione.

Il paragrafo “La scuola delle fondazioni” mostra uno dei volti della scuola azienda, che molti insegnanti, studenti, genitori si ostinano a mettere in discussione.

Gli autori sono disponibili a presentare il libro in giro per l’Italia, per discutere di scuola pubblica come bene comune da difendere (per contatti [email protected].com e [email protected]). Il libro cartaceo è acquistabile on line in questa pagina.

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di Matteo Saudino

La scuola delle fondazioni

Ovvero “macchisenefrega” di Guglielmo da Occam

Quel mercoledì mattina di un ottobre torinese soleggiato e senza nebbia – perché la Torino della nebbia è ormai un lontano ricordo degli anni ottanta come la scala mobile salariale o le spalline sotto le giacche e i capelli cotonati – avevo programmato per la mia IV C del liceo scientifico, una lezione rigorosamente frontale (finché non sarà illegale io continuerò a farne, almeno una ogni tanto) sull’invincibile Dottor Sottile. No, no, non fraintendetemi, non avevo deciso di trattare in classe la figura politica di Giuliano Amato, socialista craxiano, sopravvissuto a Tangentopoli e al declino e alla morte in terra marocchina del Bettino nazionale, che ha ricoperto per ben due volte la carica di primo ministro di governi tecnici “lacrime e sangue” per i lavoratori e che chissà per quale strano motivo, probabilmente il deserto culturale della classe politica italiana della cosiddetta seconda repubblica, era stato rinominato Dottor Sottile.

Il mio Dottor Sottile era, il ben più lontano nel tempo, Guglielmo da Occam, il raffinato pensatore inglese, il geniale filosofo tardo medievale che ha avuto l’onore di scrivere i titoli di coda della Scolastica, l’inventore del celeberrimo e liberatorio rasoio anti-metafisico, il quale si era conquistato tale sopranome sul campo, in quanto imbattibile nelle disputatio della sua epoca. La lezione era prevista per le 9. Dopo il primo caffè della giornata, mi recai, con sottobraccio il tablet in modalità registro datomi in prestito dalla scuola, previa stipula di un contratto che prevedeva penali in caso di furto, perdita e danneggiamento, in classe e… sorpresa! Non trovai nessuno: banchi vuoti, sedie vuote, Lim spenta (tanto era guasta da un mese) e un silenzio assoluto.

Conoscendo la mia scarsa propensione a leggere tutte le circolari (trattasi anche di una forma più conscia che inconscia di autodifesa psichica, poiché in alcuni istituti, in cui ho avuto il piacere di insegnare, la presidenza ha sfondato il tetto delle 230 circolari annue, le quali potevano arrivare a ogni ora del giorno, notte compresa), ho pensato che la classe fosse in uscita didattica, magari al museo del Risorgimento, o a una conferenza sulle energie rinnovabili. Che ingenuità! Che pensieri vecchi e banali.

La classe non era impegnata in attività derubricabili alla voce “perdita di tempo”, rispetto alle mission della scuola 2.0. La mia quarta stava partecipando a un incontro organizzato dalla fondazione di una celebre e potente banca torinese per promuovere un piano di risparmio e di accesso al credito facilitato, finalizzato a sostenere gli studi.

Basito, disorientato e infastidito chiedo alla mitica bidella in pantofole del primo piano, con un tono a metà tra la signora Rottelmeyer di Heidi e l’istruttore di Full Metal Jacket, come mai la IV C non fosse in classe, ma in auditorium. La risposta fu semplice ed esaustiva: “Professore, non lo sa che tutte le quarte avevano l’incontro con quelli delle banche?”. “Tutte? Ma chi ha deciso?”, risposi sbigottito e ancor più alterato”. “Prof”, continuò la bidella (a me piace ancora chiamarla bidella!), “la circolare della Preside parlava chiaro”. Ecco, lo sapevo, è sempre una fottutissima questione di circolari, che ormai appaiono on line inaspettate come Freddy Krueger in Nightmare. D’altronde la vita social è sempre una questione di circolari, sms, mail, messaggi WhatsApp o Messenger letti male, ignorati, rimossi o spediti alle persone sbagliate.

A questo punto non mi restava che cercare di capire cosa fare. Di fronte a me si aprivano quattro strade:

– far finta di niente, andare al bar a prendere l’ennesimo caffè, sedermi seraficamente in auditorium, indossare gli occhiali da persona colta e intelligente, correggere le verifiche della V B su Hegel ripetendomi nella testa che non sempre il reale è razionale, oppure sedermi in auditorium in ultima fila e leggere, neanche troppo di nascosto, qualche news e post su Facebook;

– entrare in auditorium come il mitico Bud Spencer in “Lo chiamavano Bulldozer”, inveire come Giordano Bruno quando viene arso vivo in piazza Campo dei fiori dalla Santissima Chiesa Cattolica Romana;

– entrare in auditorium e reagire come un padre che di fronte alla propria figlia si appresta a uscire con un ragazzo che la vuole condurre a un concerto di Gigi d’Alessio e portarla via con la forza, quasi bruta;

– entrare in auditorium, con una lanterna in pieno giorno, come il folle di Nietzsche, e annunciare la morte di Dio e contemporaneamente l’avvenuto tramonto dell’Occidente.

Alla fine scelgo una quinta via, inizialmente non prevista: mi siedo in fondo alla sala e, con rinnovata curiosità filosofica, inizio a osservare e ad ascoltare, come se fossi una sorta di tertius super partes. Di fronte a me si staglia la vincente figura di un trentenne, vestito finto casual con capi rigorosamente firmati, barba hipster che avrei voluto immediatamente rasare per rispetto alla mia barba tardo ottocentesca, il quale usa una neo lingua post orwelliana, fatta di parole vuote ma appariscenti e di stucchevoli slogan fondati sull’ideologia del successo e del merito come, ad esempio, “investi sul tuo futuro”, “metti in gioco i tuoi talenti”, “affronta la vita in modo dinamico”.

Dopo appena dieci minuti, un senso di nausea sartriana mista all’ira di Achille mi assale. Vorrei intervenire per smascherare le menzogne del moderno imbonitore al servizio delle banche. Vorrei gridare che non ho scelto di fare il professore nomade di filosofia per accompagnare gli studenti alla corte di fondazioni bancarie che invitano ad aprire un conto corrente legato allo studio! Sto per intervenire, sto per togliere le catene che mi sono auto-imposto quando, a squarciare il velo di Maya di tale fenomenica ipocrisia, giunge puntuale, come il controllore del bus quell’unica volta che non hai fatto il biglietto, la domanda di un allievo, all’apparenza dormiente. “Ma a cosa ci serve tutto ciò se in Italia non c’è lavoro? Se la disoccupazione giovanile è al 35 per cento? E se quando per miracolo riesci a lavorare sei precario e sottopagato. Mio fratello lavora per una cooperativa nelle biblioteche di Torino e si becca quattro euro e cinquanta l’ora”.

Di colpo un silenzio pesante come un macigno scende sull’auditorium. Il giovane saltimbanco delle banche, balbettando, tenta di sostenere che, quando si è in un periodo di crisi e vi è poco lavoro, è ancora più importante investire in formazione e nell’acquisizione di competenze, dunque la loro proposta di conto corrente agevolato e di prestito per studenti è un’occasione da non perdere, una porta da aprire sul futuro. Ma è tutto invano. L’incantesimo di plastica è ormai stato rotto dalla domanda dello scaltro e incauto studente. Al silenzio tombale segue il rumore di una platea a quel punto distratta, stanca e disillusa. Il campanello dell’intervallo scatena un fuggi fuggi generale, peggio di Caporetto, lasciando, vicino al pc e alle slide mestamente proiettate sullo schermo, il giovane laureato in economia in compagnia di un paio di studenti dall’aspetto “nerdoso”, i quali, più per un innato senso del dovere che per reale interesse, prendono le brouchures della fondazione bancaria, così come avrebbero preso i volantini di Tecnocasa o dell’Auchan.

Lentamente decido di avvicinarmi. “Buongiorno professore”, mi dice, con una sicumera minata dalla faticosa e infruttuosa prestazione con gli studenti, il giovane cantore delle opportunità del mercato del lavoro. “Buongiorno”, replico con moderata gentilezza. “Posso chiederle una cosa?” “Certamente mi dica, sono a sua disposizione”. “Ma lei, crede veramente in quello che dice e propone agli studenti?”. Il ragazzo della Fondazione subito mi guarda stupito e poi mi dice: “Non capisco, cosa vuole insinuare, perché mi chiede ciò?”. E io: “Sicuro di non aver capito?”. “Mi dispiace, ma non capisco proprio!”, mi risponde stizzito. Mi guardo intorno. Vedo il tecnico pronto a spegnere il proiettore, la bidella intenta a raccogliere un paio di cartacce lasciate a terra dagli studenti e non mi par vero di poter pronunciare la frase che Kirk Douglas pronuncia al termine di Orizzonti di Gloria al Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate francesi, il quale crede che il giovane colonnello abbia cercato di salvare la vita dei suoi soldati condannati a morte per codardia solo per mostrarsi coraggioso e intraprendente agli occhi dei generali e far così carriera militare. “Dispiace a me per lei, che non capisce”.

Metto lo zaino in spalle, raccolgo gli appunti su Guglielmo da Ockam, le verifiche di Hegel, e mi dirigo in terza C, nella speranza di poter leggere con gli studenti l’Apologia di Socrate, ma con l’incubo di trovarmi un promotore di Apple o Samsung che sta proponendo ai ragazzi uno stage in azienda.

 

 

 

IL MILIARDARIO GEORGE SOROS: HO FINANZIATO IO IL COLPO DI STATO IN UCRAINA

IL MILIARDARIO GEORGE SOROS: HO FINANZIATO IO IL COLPO DI STATO IN UCRAINA

 

 

L’articolo è del giugno 2016, ma lo riproponiamo perchè ancora TROPPI sono convinti che il colpo di stato in Ucraina sia imputabile a Putin.
Qui si possono leggere frammenti di una verità che coinvolge anche la UE in questo bagno di sangue che ancora a non vede la fine.

Coordinamento Nazionale del MovES

 

 

Era il maggio del 2014, tre mesi dopo il colpo di stato di Kiev, e il miliardario americano George Soros ha rivelato a Fareed Zakaria della CNN di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che ha contribuito al golpe contro il presidente Viktor Ianukovitch e all’insediamento di una  giunta sostenuta dagli Stati Uniti.

“Ho creato una fondazione in Ucraina prima che il paese diventasse  indipendente dalla Russia. Questa fondazione ha continuato a operare e ha avuto un ruolo importante negli eventi recenti”, ha spiegato Soros.

E’ noto, malgrado non se ne parli, che George Soros ha lavorato in stretta collaborazione con l’USAID, la National Endowment for Democracy (Fondazione nazionale per la democrazia, che fa il lavoro che una volta veniva fatto dalla CIA), l’International Republican Institute, il National Democratic Institute for International Affairs e la Freedom House allo scopo di far scoppiare una serie di rivoluzioni nell’Europa dell’est e nell’Asia centrale, dopo il crollo programmato dell’Unione sovietica.

Molti partecipanti alle manifestazioni di Piazza Maidan a Kiev erano membri delle ONG fondate da Soros o addestrati da queste stesse ONG in seminari e conferenze sponsorizzate dall’International Renaissance Foundation (IRF) di Soros e dai suoi numerosi istituti e fondazioni Open Society.

L’IRF, fondata e finanziata da Soros, si vanta di aver ricevuto più  donazioni di tutte le altre organizzazioni per attuare la trasformazione “democratica” dell’Ucraina.

Nell’aprile del 2014 era stato annunciato che Andriy Parubiy e altri leader implicati nel colpo di Stato lavoravano con la CIA e l’FBI per  sconfiggere e uccidere i separatisti che si opponevano alla giunta di Kiev. Dopo il golpe, Parubiy è divenuto capo del Consiglio di sicurezza e di difesa nazionale dell’Ucraina.

Da quando il miliardario Petro Poroshenko è il nuovo presidente del paese, i tentativi di schiacciare l’opposizione nell’est si sono intensificati. Del resto, Poroshenko è quasi la scelta perfetta per i mondialisti e l’Unione  europea. Faceva parte del Consiglio della Banca nazionale ucraina e ha collaborato con il Fondo monetario internazionale.

“Il posizionamento delle forze aeree e terrestri della Nato vicino alla frontiera russa nell’Europa dell’est e il viaggio di Barack Obama, destinato a rinforzare l’influenza americana in Asia, hanno un solo obiettivo – scriveva il giornalista Wayne Madsen all’inizio di luglio – Le forze visibili e invisibili che dettano la politica a Washington, Londra, Parigi, Berlino e altre capitali servili, hanno deciso di  schiacciare i BRICS, l’emergente blocco finanziario che raggruppa Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.”

Le ultime scelte di politica internazionale del “libero” occidente servono a destabilizzare questi cinque paesi. Le parole di Soros del 2014 sono un’ammissione onesta di un destabilizzatore di professione, che non lasciano adito a possibili altre interpretazioni.

Non ci dite che ancora credere alla retorica della “democrazia” e che portare la Nato ai confini con la Russia sia per la nostra sicurezza?

 

Fonte: l’AntiDiplomatico

SCUOLA FINLANDESE, SE SI VUOLE, SI PUÒ

SCUOLA FINLANDESE, SE SI VUOLE, SI PUÒ

 

Per chi se lo fosse perso, il filmato realizzato da Michael Moore sulla scuola finlandese.
Un video che fa capire quanto semplice sia se solo c’è la volontà politica di realizzare una Scuola Pubblica di qualità.