EX AGENTE CIA SPIEGA IL GOVERNO OMBRA U.S.A.

EX AGENTE CIA SPIEGA IL GOVERNO OMBRA U.S.A.

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Nel video qui allegato, pubblicato da Pandora, troverete una dettagliatissima spiegazione dell’esistenza di un governo ombra negli Stati Uniti.
La CIA è solo una piccola parte di quello che delinea il video. Un frammento di una struttura gigantesca.
Molti diranno che sono tutte cose che si sanno, fatto salvo poi non credere a ciò che non è visibile agli occhi della massa che Kevin Shipp invece, racconta e contestualizza anche in relazione alle rivelazioni di Snowden.
Lo scenario che si rivela è alquanto agghiacciante ma spiega molto bene e con massima precisione, tutto quanto avviene nel mondo di tragico e oscuro che spesso i più non comprendono.

ASSOLUTAMENTE DA VEDERE E CONSERVARE

 

 

DAL SITO DI PANDORA TV:

EX AGENTE DELLA CIA SPIEGA MINUZIOSAMENTE IL GOVERNO OMBRA USA

Kevin Shipp è stato un ufficiale della CIA, è stato decorato, ma si è rifiutato di accettare gli atti di criminalità e la relativa copertura da parte del Governo. In un importante evento di sensibilizzazione pubblica, organizzato il 28 luglio 2017 in California da Dane Wigington, ha fatto un intervento scioccante e illuminante sui numerosi e mostruosi crimini governativi che avvengono ormai in modo sistematico. E ha spiegato anche la persecuzione di chiunque voglia dire la verità su questa dilagante tirannia.

Lo stato di cose che tutti noi conosciamo è stato costruito attraverso la falsificazione e con le oscure agende imposte dalla struttura di potere globale. Il coraggio, che Kevin Shipp ha mostrato nell’esporre la criminalità e la tirannia annidata nel governo USA, serve come fulgido esempio a tutti noi.

Abbiamo disperatamente bisogno di altri individui nelle agenzie governative e nell’esercito, che portino avanti l’esempio di Kevin.
Tutti noi abbiamo un ruolo essenziale nella battaglia per il risveglio e la consapevolezza delle masse, e per dare agli eroi come Kevin il sostegno necessario per andare avanti.
Se abbiamo qualche possibilità di fermare questo gruppo criminale che controlla il nostro Paese e gran parte del mondo, dobbiamo tutti far sentire le nostre voci, dobbiamo tutti aderire alla lotta per il bene di tutti.

Traduzione dall’inglese a cura di Alberto Scatto

 

 

PIANO D’AZIONE SULLA MOBILITÀ MILITARE, FOLLIA EUROPEA

PIANO D’AZIONE SULLA MOBILITÀ MILITARE, FOLLIA EUROPEA

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del COORDINAMENTO NAZIONALE del MOVIMENTO ESSERE SINISTRA – MovES

 

Nel solito silenzio generale dei media mainstream, il 28 marzo la UE ha presentato il Piano d’azione sulla mobilità militare in Europa: semplicemente una FOLLIA, non si può definire altrimenti.

 
Cosa significa e cosa si vuole ottenere?
Semplice. Un maggiore asservimento alla NATO da parte della UE, una più rapida, snella e maggiore mobilità di MEZZI PESANTI e di FORZE MILITARI senza che questi siano rallentati da regolamenti nazionali e procedure doganali, per fronteggiare un possibile attacco russo.
 
VOGLIONO CREARE UN’AREA SCHENGEN MILITARE che comporterà anche interventi alle infrastrutture così che carri armati e quant’altro, abbiano libera circolazione per tutta Europa.
 
Ovviamente le spese per tali interventi saranno a carico nostro, tutte realizzate con soldi pubblici che i paesi membri della UE metteranno a disposizione.
 
ALTRO CHE DISARMO, ALTRO CHE INVESTIMENTI SULLA PACE!
In Italia non ci sono i soldi pubblici per ricostruire Amatrice e l’Aquila e per mettere in sicurezza le scuole, si taglia la sanità ma per potenziare le spese militari ed essere più asserviti alla NATO e agli USA, i soldi ci sono eccome!
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Nessun Piano di azione della mobilità militare, basta con gli armamenti!
Questa è una delle tante ragioni per cui vogliamo l’Italia FUORI DALLA NATO!

 
 
 
Nel 2015, il generale Ben Hodges comandante delle forze terrestri Usa in Europa (U.S. Army Europe), ha richiesto l’istituzione di «un’Area Schengen militare» così che le forze Usa, per fronteggiare «l’aggressione russa», possano muoversi con la massima rapidità da un paese europeo all’altro, senza essere rallentate da regolamenti nazionali e procedure doganali.
Tale richiesta è stata fatta propria dalla Nato: il Consiglio Nord Atlantico, riunitosi l’8 novembre 2017 a livello di ministri della Difesa, ha chiesto ufficialmente all’Unione europea di «applicare legislazioni nazionali che facilitino il passaggio di forze militari attraverso le frontiere» e, allo stesso tempo, di «migliorare le infrastrutture civili così che siano adattate alle esigenze militari».
Il 15 febbraio 2018, il Consiglio Nord Atlantico a livello di ministri della Difesa ha annunciato la costituzione di un nuovo Comando logistico Nato per «migliorare il movimento in Europa di truppe ed equipaggiamenti essenziali alla difesa».
 
Poco più di un mese dopo, l’Unione europea ha presentato il Piano d’azione sulla mobilità militare, che risponde esattamente ai requisiti stabiliti dal Pentagono e dalla Nato. Esso prevede di «semplificare le formalità doganali per le operazioni militari e il trasporto di merci pericolose di tipo militare».
 
Si prepara così «l’Area Schengen militare», con la differenza che a circolare liberamente non sono persone ma carrarmati. Movimentare carrarmati e altri mezzi militari su strada e per ferrovia non è però lo stessa cosa che farvi circolare normali autoveicoli e treni.
 
Si devono perciò rimuovere «le esistenti barriere alla mobilità militare», modificando «le infrastrutture non adatte al peso o alle dimensioni dei mezzi militari, in particolare ponti e ferrovie con insufficiente capacità di carico». Ad esempio, se un ponte non è in grado di reggere il peso di una colonna di carrarmati, dovrà essere rafforzato o ricostruito.
La Commissione europea «individuerà le parti della rete trans-europea dei trasporti adatte al trasporto militare, stabilendo le necessarie modifiche». Esse dovranno essere effettuate lungo decine di migliaia di chilometri della rete stradale e ferroviaria. Ciò richiederà una enorme spesa a carico dei paesi membri, con un «possibile contributo finanziario Ue per tali opere».”
GORIZIA, LA DECIMA MAS E LE ELEZIONI

GORIZIA, LA DECIMA MAS E LE ELEZIONI

Proponiamo e caldeggiamo la lettura di questo articolo di Internazionale dove l’analisi del reportage che leggerete su Gorizia, non solo tratteggia un quadro preciso su una realtà locale, ma proprio consente di comprendere quali meccanismi usi la politica per strumentalizzare la presenza degli immigrati sui territori italiani, per ottenere più voti.

Il tutto condito con una bella dose di revisionismo storico e di normalizzazione di movimenti neolfascisti.
Che a Gorizia si sia celebrata la X MAS e sia stato consentito ai reduci e ai loro seguaci di entrare in consiglio comunale, grazie ad un consigliere noto per essere colui il quale risponde alle chiamate facendo il saluto romano, dice comunque che il sistema si sta servendo di questi fenomeni ma altresì risulta evidente che il neofascismo ne trae ampi benefici.

L’articolo sarà copiato solo parzialmente in quanto Internazionale non consente la riproduzione integrale del testo.

 

 

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Gorizia, febbraio 2018. Un tendone di 240 metri allestito dall’arcidiocesi della città con sessanta posti letto, chiuderà il 28 febbraio. (Fabrizio Giraldi e Manuela Schirra per Internazionale)

 

 

da INTERNAZIONALE

La campagna elettorale nel nordest anticipa il futuro dell’Italia

“Quando pareva vinta Roma antica, sorse l’invitta decima legione, vinse sul campo il barbaro nemico, Roma riebbe pace con onore”. Le parole della marcetta della decima flottiglia Mas – un corpo militare della Repubblica sociale italiana (Rsi) – sono scandite da una trentina di reduci e simpatizzanti: sono tutti avanti con l’età e sono venuti nel municipio di Gorizia per celebrare il 73° anniversario della battaglia di Tarnova della Selva contro l’esercito jugoslavo. È la prima volta che gli è concesso entrare nella sala della giunta comunale.

È il 20 gennaio, un sabato mattina: è freddo, ma c’è il sole. Un gruppo di militanti di CasaPound in picchetto sotto al municipio è venuto a sostenere quelli della Decima Mas, mentre un centinaio di antifascisti che protestano contro l’evento sono tenuti a distanza dalle forze dell’ordine. “Onore a chi non ha tradito”, c’è scritto in fasciofont sullo striscione tenuto da alcuni ragazzi di CasaPound.

I cappelli grigioverdi da combattenti calzati sulla testa e in mano i vessilli dell’Rsi: una bandiera con al centro un’aquila che artiglia un fascio, all’apice un fiocco azzurro, il colore della Decima Mas. I reduci del battaglione fascista che collaborò con la Germania nazista sono accolti nel municipio di Gorizia dal consigliere di Forza Italia Fabio Gentile, famoso perché risponde all’appello del consiglio comunale alla maniera fascista: alzando il braccio destro.

L’epica neofascista
Il sindaco Rodolfo Ziberna, di Forza Italia, non assiste alla celebrazione, al suo posto c’è il vicesindaco Stefano Ceretta, della Lega, che intona l’inno della Decima Mas. “Gorizia è italiana perché la Decima l’ha difesa. I nostri caduti si sono sacrificati per la sua difesa”, dice Fiamma Marini, presidente dell’Associazione dei combattenti, durante la commemorazione.

Nell’epica della Repubblica sociale italiana, la battaglia di Tarnova ha un posto speciale: i fascisti sostengono che il battaglione della Decima Mas nel 1945 abbia difeso “l’italianità” di Gorizia dall’invasione dell’esercito jugoslavo, ma la ricostruzione è contestata da molti storici, perché all’epoca la città era occupata dai nazisti, che combattevano al fianco del battaglione fascista.

Il vicesindaco Ceretta ha risposto alle critiche sollevate sulla sua partecipazione alla commemorazione (che hanno portato anche a un’interrogazione parlamentare) dicendo che “i morti sono tutti uguali”. Per la storica Anna Di Gianantonio, presidente dell’Anpi di Gorizia, il fatto che le istituzioni locali abbiano commemorato con i reduci la battaglia di Tarnova è un affronto alla città che è stata medaglia d’oro della resistenza.

I reduci arrivarono al punto di inventarsi di sana pianta una battaglia

A Gorizia, soprattutto in provincia, il fascismo coincise con una violenta “italianizzazione”, che passò anche dalla persecuzione di migliaia di cittadini di origine slovena. Lorenzo Filipaz ha provato a sfatare il mito della battaglia di Tarnova e sul tema pubblicherà nel 2018 il libro Prigionieri del ricordo.

Su Giap, Filipaz ha scritto: “Per documentare il loro alquanto dubbio apporto alla difesa dell’italianità al confine orientale i reduci arrivarono al punto di inventarsi di sana pianta una battaglia epica contro gli ‘slavocomunisti’ – la presunta battaglia di Tarnova – non riconosciuta da nessun altro, mentre le proteste contro i comandi tedeschi per le scarse forniture di armi si tramutarono in prove incontestabili di opposizione al nazismo”.

 

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MA QUANTI “BEI” SOLDINI ARRIVANO A TAP

MA QUANTI “BEI” SOLDINI ARRIVANO A TAP

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del COMITATO NO TAP

 

Unmiliardoecinquecentomilioni di euro… solo a pronunciarlo verrebbe il capogiro. Ma quando quella stessa cifra è intrisa del fetido lezzo delle stanze chiuse di lobby speculative, misto al triste odore del sangue di popolazioni represse per gli interessi di pochi, allora il capogiro diviene inguaribile.

Studi scientifici dimostrano che l’odore del sangue è uguale a quello dei soldi. Il ferro, contenuto nelle monete ma anche nell’emoglobina, ha lo stesso tipo di reazione sulla nostra pelle, e genera lo stesso malodore.

Lo sanno bene i membri della commissione della BEI, che ieri ha finanziato Tap.
Sanno benissimo che l’odore di quei soldi si nutre del sangue di Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese che lo scorso 16 Ottobre è stata uccisa perché indagava sul giro di tangenti europee che riconducevano direttamente all’Azerbaijan e alla dinastia Alijev.

Sanno benissimo che quei soldi sono macchiati con il sangue delle carceri, dove la giornalista Kadhija Ismailova, insieme a centinaia di suoi colleghi, è stata rinchiusa per anni soltanto perché dissentiva contro il totalitarismo del governo azero, avamposto di dittatura che reprime ogni diritto umano. Sanno benissimo che quei soldi andranno a nascondere l’odore del sangue delle vittime di Afrin, dove i morti per mano del nuovo sultanato turco non si contano più.

La BEI e i governi europei aprono le porte ai nuovi regimi, quello azero di Alijev e quello turco di Erdogan, senza battere ciglia, stendendo tappeti rossi (dello stesso colore del sangue, giusto per farli sentire a casa) al loro passaggio.

La democrazia, quella per la quale si combatte da 2000 anni, diventa un intralcio quando l’odore dei soldi crea dipendenza. E allora, nel reciproco scambio tra despoti, mentre l’Europa regala soldi ai regimi, questi insegnano all’Europa come reprimere: divieto di dissentire, manganelli sempre pronti, polizia alle dipendenze dei governi contro le popolazioni. Uno scambio equo, quando c’è in ballo l’interesse lobbistico e un finanziamento macchiato di sangue.

In un mondo dove anche il Papa stringe le mani sporche di sangue e piene di soldi, l’ultimo baluardo di libertà resta la presa di coscienza delle popolazioni. In un sistema speculativo senza precedenti, un organismo come la BEI finanzierà sempre opere imposte e inutili, piuttosto che investire sulla cultura e sullo sviluppo: fare il contrario sarebbe un errore per tutto il sistema, perché così alimenterebbero quella coscienza critica che invece sono disposti a reprimere in ogni modo.
Unmiliardoecinquecentomilioni di euro, una somma immersa nel sangue.
MOSTRO DAI PIEDI D’ARGILLA, LA TAP

MOSTRO DAI PIEDI D’ARGILLA, LA TAP

 

del COMITATO NO TAP – 24 gennaio 2018

 

Se ancora ce ne fosse bisogno, oggi c’è stata la conferma: TAP HA PAURA!
Quello che è successo oggi ha dell’incredibile: nonostante parrebbe che gli operai di Tap avessero tutte le autorizzazioni necessarie a svolgere le prospezioni geofisiche sulla spiaggia di San Basilio, alla vista di alcuni cittadini che passeggiavano, sono scappati a gambe levate, lasciando tutta l’attrezzatura in loco.

Non sono scappati perché “avevano paura dei noTap”, come qualcuno vorrebbe far credere, e a dimostrazione di ciò è il fatto che sono tornati tranquillamente a prendere la strumentazione. Non sono scappati perché sprovvisti di scorta, in quanto diverse pattuglie della Digos sorvegliavano attentamente le operazioni. Allora perché?

 

Forse perché gli operai lavoravano in borghese, senza nessun dispositivo di sicurezza e senza seguire le basilari norme di sicurezza sul lavoro? O forse perché c’era qualcosa di strano, visto che a un certo punto anche le forze dell’ordine hanno intrapreso tra di loro un dialogo acceso, al limite del litigio? O forse perché sono andati ben oltre le attività consentite, devastando ancora una volta un piccolo angolo di paradiso come la pineta di San Basilio?

 

Quasi a giustificare un operato poco chiaro, oggi esce l’ennesimo, esilarante, spudorato (non abbiamo più termini per definirli) comunicato di Tap, che dichiara che “…Le indagini […] sono state interrotte […] nella tarda mattinata di oggi per motivi di opportunità e in accordo con le Forze dell’Ordine.”
Opportunità per chi? Per chi faceva una passeggiata, o per chi aveva paura di qualcosa?

Ma nel suo sproloquio Tap continua dicendo “Le indagini geoelettriche […] sono volte a misurare i differenti valori di resistività del sottosuolo attraverso il semplice posizionamento di un set di elettrodi. Le attività sono state autorizzate il 2 gennaio scorso dalla Capitaneria di Porto competente; una analoga indagine era stata condotta nella stessa zona nello scorso mese di dicembre.”

Considerato che le analisi geoelettriche servono a misurare le variazioni di resistività del sottosuolo e a valutare la presenza di variazioni sensibili (tipo grotte, resti archeologici o falde acquifere), come mai Tap svolge queste attività solo ora? Nella costruzione di un microtunnel, dovrebbero essere attività PREVENTIVE all’approvazione di una VIA, non dovrebbero essere attività da svolgere quando il cantiere è già stato avviato!

 

Ma continuando nelle domande: nel Settembre 2016 il Ministero dichiarò ottemperata la prescrizione A3, che recita “In riferimento al progetto costruttivo relativo all’approdo ubicato tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri, a) dovranno essere eseguiti ed approvati dalle autorità competenti, tutti i necessari rilievi ed approfondimenti geologico-geotecnici e idrogeologici atti a confermare la sostenibilità tecnica ed ambientale di realizzazione del microtunnel e delle opere connesse […]”.

Dunque, su quali basi è stata approvata la A3?
Se oggi Tap ha la necessità di effettuare nuove prospezioni, vuol dire che quanto dichiarato nella relazione di ottemperanza A3 non sarebbe sufficiente?
Date le nuove indagini che sta svolgendo, avrebbe bisogno di una nuova convalida di ottemperanza?

Prevenendo ogni ulteriore comunicato paradossale da parte di Tap, e non credendo al loro dichiararsi “buoni e sensibili verso il territorio”, consapevoli dell’ inutilità dell’ opera, la certezza è che non lo stanno facendo per eccessivo zelo, ma forse perché qualche conto non torna.
Hanno dimostrato sufficienza in ogni lavorazione e in ogni indagine svolta, e lo dimostrano tuttora.

Solo che oggi, alla superficialità, si unisce un’evidente paura per un progetto che vacilla e che non ha più alcun appiglio al quale aggrapparsi.

Un mostro dai piedi d’argilla crolla sul suo peso… e se poggia su una duna di sabbia, il vento di San Basilio spazzerà via ogni residuo di quel mostro che inizia ad avere tanta, tanta, tanta paura…

 

 

 

 

(foto di proprietà del Comitato NO TAP)

SOLVAY CHIMICA RADDOPPIA I VELENI

SOLVAY CHIMICA RADDOPPIA I VELENI

 

da una MEDICINA DEMOCRATICA –
Nota Inviata in Regione Toscana e in Comune di Rosignano Marittimo

 

Solvay intende raddoppiare il trattamento dei rifiuti tossici, nel silenzio generale
Ricordiamo innanzitutto che l’impianto Solval che Solvay intende raddoppiare è quello più vicino alle abitazioni dei “palazzoni”, lato mare rispetto all’Aurelia.
Su quel bicarbonato, Solvay guadagna due volte: quando lo vende “vergine” ai vari inceneritori e quando lo riprende inquinato dagli stessi.

Solvay Chimica Italia Spa ha presentato un progetto di raddoppio da 21.000 a 50.000 tonnellate l’anno di trattamento dei prodotti sodici derivanti dal trattamento dei fumi degli inceneritori, delle centrali elettriche a carbone, degli impianti siderurgici e di altre attività ad elevato impatto. Parliamo di rifiuti con elevate contaminazioni di metalli pesanti e microinquinanti organici (tra cui possibili diossine e furani), nel caso dei residui delle centrali a carbone e degli inceneritori con il rischio di singole partite con radioattività.

I rifiuti uscenti dall’impianto dopo il trattamento sono di due tipi: 1- bicarbonato depurato che alimenta la sodiera per la produzione di altro bicarbonato di sodio, 2- e un concentrato di inquinanti tossici.

Il progetto è stato presentato il 21 novembre, di conseguenza il termine per presentare osservazioni (45 gg) era il 5 gennaio, giusto il periodo natalizio, durante il quale Solvay ci ha deliziato con la proiezione di stelline di Natale su una delle torri Hamon lungo l’Aurelia, una novità assoluta, che cambia radicalmente il rapporto con la popolazione della zona ….

A parte le battute, anche se oltre il tempo imposto per le osservazioni in merito alla procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, risulta evidente, per elementari ragioni di precauzione (e di buon senso) che il progetto va sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale e ad una rigorosa procedura di modifica sostanziale della autorizzazione integrata ambientale per le seguenti ragioni.

1- Pesante incremento dei rifiuti pericolosi prodotti da avviare a smaltimento (in particolare i residui di filtrazione) In quale discarica vanno a finire i metalli pesanti estratti dal bicarbonato usato nei filtri, ritirati da “una ditta esterna”? Qual è, visti i recenti sviluppi attenzionati dalla Magistratura, questa ditta ? con quali garanzie e trattamenti, nel trasporto e prima della messa a dimora?

2- Pesante incremento dei reagenti necessari per raggiungere la capacità richiesta, raddoppio dei grossi camion in arrivo (pieni) e partenza (vuoti).

3- Maggiori probabilità di anomalie nel funzionamento con i relativi rischi di rilasci di sostanze pericolose o pulverulente.

4- Alle miscelazioni già in atto si aggiungerebbe la miscelazione di un nuovo rifiuto (Sali sodici liquidi) pertanto ogni valutazione su tale attività va rivista anche rispetto a quanto (a nostro avviso impropriamente) già autorizzato.

5- Oltre all’incremento quantitativo viene anche proposta l’estensione (per 23.000 t/a) ad un nuovo rifiuto, in aggiunta a quelli già autorizzati.

6- Le attività di miscelazione possono “falsare” la opportunità e l’efficacia di trattamenti su rifiuti di diversa pericolosità, vi è il rischio che la diluizione sia il reale “trattamento” considerato anche che il nuovo rifiuto in entrata ha il medesimo codice dell’attuale rifiuto prodotto dal trattamento in essere avviato alla sodiera.

Le ragioni per porre attenzione al progetto ci sono, ci aspettiamo una seria considerazione da parte degli enti preposti alla tutela ambientale e della salute collettiva a partire dalla scelta di imporre una valutazione di impatto ambientale alla richiesta di Solvay Chimica Italia Spa. Oltre a chiarire altri aspetti “di contorno”.

 

 

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