TRE TEMI PER UN’ALTRA POLITICA

TRE TEMI PER UN’ALTRA POLITICA

di Stefano RODOTA’

E quali i temi con i quali cimentarsi per l’auspicato ritorno ad una seria elaborazione culturale, per mettere a punto programmi politici non raffazzonati?

Comincio con l’indicarne tre: i diritti fondamentali; i servizi pubblici; i limiti alla libertà d’iniziativa economica privata.

Non li scelgo a caso.

Dietro ciascuno di questi temi si trovano soggetti reali, iniziative concrete.

Molti comuni e gruppi si adoperano ogni giorno perché trovino effettivo riconoscimento i diritti degli immigrati, delle coppie di fatto, di quanti vogliono liberamente decidere sulla fine della loro vita.

La questione dei servizi è simboleggiata dal servizio idrico, dall’acqua come bene comune: l’Italia è l’epicentro di un largo movimento, che ha visto ventisette milioni di elettori votare contro la privatizzazione dell’acqua, che produce analisi sempre più accurate, che ha visto convenire a Napoli e Roma rappresentanti da molti Paesi, che è all’origine di una rete di comuni europei e di iniziative popolari rivolte alla Commissione di Bruxelles.

Altrettanto intensa è la discussione intorno ai limiti del mercato, accesissima intorno ai temi del lavoro e che vede l’inquietante tentativo di cancellare l’articolo 41 della Costituzione che congiunge il decreto berlusconiano di luglio e il decreto “Cresci Italia”, ponendo il problema se sia ancora possibile in economia una politica “costituzionale”.

Questa è l’altra politica.

E ciascuno di questi temi pone la questione di quale idea di società debba oggi sostenere l’azione politica.

COLPO DI STATO A RYAD

COLPO DI STATO A RYAD

Trump, Mohammad bin Salman Al Sa'ud,

di Alberto Negri

Un interessante articolo di Alberto Negri che spiega chiaramente come dietro la designazione del nuovo Principe Ereditario saudita vi è lo scontro tra Arabia Saudita e Iran per l’egemonia nel Golfo Persico ed in generale nel mondo arabo.

Descritto come dinamico ma impulsivo, il nuovo erede al trono saudita punta a ribaltare i rapporti di forza con l’Iran. Gli iraniani, che hanno accusato Riad per gli attentati rivendicati dall’Isis, hanno affermato che la successione è una sorta di «golpe mascherato».

Il giovane principe ritiene, come ha dichiarato in un’intervista a Al Arabiya, che «la guerra debba essere portata in Iran prima che arrivi in Arabia Saudita». Non ci sono dubbi sull’ostilità tra i duellanti del Golfo.

In questo conflitto gli Stati Uniti non sono certo arbitri imparziali ma attori principali, che si devono confrontare con gli sproporzionati obiettivi di un alleato americano dal 1945 ma anche con la Russia di Putin.

Hanno in pugno pace e guerra.

L’incontro di Mohammed bin Salman il 14 marzo a Washington con Donald Trump è stato fondamentale per definire i nuovi bersagli dopo la cocente delusione subita da Riad durante il mandato di Obama che aveva voluto l’accordo sul nucleare con l’Iran: isolamento del Qatar, amico di Teheran e dei Fratelli Musulmani, e apertura del fronte siriano contro la repubblica islamica, definita dai sauditi un pericolo «uguale» a quello dell’Isis.

Una tesi scellerata e contro ogni evidenza abbracciata da Trump e favorita da Israele, che vede nel regime sciita degli ayatollah un nemico «esistenziale».

Se prevalesse la linea saudita ci sarebbe un salto di qualità rispetto al passato. Gli Stati Uniti, da quando nel 1979 ci fu la rottura con Teheran, non hanno mai rinunciato a destabilizzare l’Iran ma nel quadro di una politica del «doppio contenimento» sia del fronte sciita che di quello sunnita, con l’obiettivo che nessuna delle due parti dovesse prevalere sull’altra.

Il dibattito su cosa fare con l’Iran adesso si è aperto all’interno della stessa amministrazione americana perché non può sfuggire che la presenza della Russia in Siria ha mutato la situazione a favore di Assad e dell’Iran, alleati cui Mosca per ora non intende rinunciare senza contropartite strategiche.

Il capo del Pentagono James Mattis, pure noto per le sue posizioni ostili a Teheran, frena su un conflitto con l’Iran, pericoloso proprio per la presenza militare americana in Siria e Iraq, che invece è visto con favore da altri esponenti del consiglio di Sicurezza Nazionale: il piano minimo è bloccare il corridoio iraniano di rifornimento che passa dall’Iraq al Sud della Siria e finisce ai terminali Hezbollah in Libano.

Il conflitto con l’Iran è un capitolo esplosivo di una sorta di guerra mondiale a pezzi cominciata nel momento in cui si pensò che nel 2011 Assad potesse essere abbattuto usando i jihadisti da parte di un fronte sunnita formato da Turchia e monarchie del Golfo con il via libera degli Usa.

I sauditi con il Qatar hanno appoggiato in Siria le milizie affiliate ad Al Qaida ma gli stessi turchi oggi non vogliono un’altra guerra con l’Iran alle porte di casa.

Con la sua ideologia religiosa retrograda e l’oscurantismo wahabita, Riad ha alimentato l’estremismo sunnita: una politica avventurista che in Occidente e negli Usa viene tollerata perché i sauditi pagano tutti.

Non è un caso che i servizi tedeschi del Bnd abbiamo definito la nuova leadership saudita «un vero pericolo».

In questo contesto ci sono precedenti storici e dati attuali, come le basi Usa nel Golfo e la coalizione curdo-araba a Raqqa appoggiata dagli americani, che Mohammed bin Salman vorrebbe sfruttare a suo favore con una scommessa ad alto rischio: battere Teheran e vincere la guerra in Siria e in Yemen in cui lui stesso, con rara imperizia, si è impantanato, con l’intervento decisivo degli Stati Uniti: in un mese gli americani hanno bombardato quattro volte i soldati siriani e abbattuto un caccia di Damasco, azioni precedute dal lancio spettacolare ma senza conseguenze di 59 Cruise su una base aerea siriana.
Arabia Saudita e Iran si contendono la supremazia nella regione da decenni in uno scontro indiretto ma esploso in guerre per procura da parte saudita, a partire dal 1980 quando Saddam attaccò la repubblica islamica sfruttando finanziamenti per 50-60 miliardi di dollari delle monarchie del Golfo. E oggi in Iraq e in Siria la guerra continua, così come in Yemen, dove Teheran sostiene i ribelli sciiti Houthi.

La realtà è che i sauditi sono alle corde e il conflitto con gli sciiti si è trasferito dentro lo stesso fronte sunnita.

L’autorità di questa monarchia assoluta deriva dal Corano e dalla custodia della Mecca ma appare sempre meno solida: un’eventuale guerra all’Iran non la salverà più di quanto non possano fare delle vere riforme, posto che questo sia un regime riformabile.

fonte: https://zeroconsensus.wordpress.com/2017/06/22/colpo-di-stato-a-ryad/

BANCA INTESA E IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE

BANCA INTESA E IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE

Proposta che non si può rifiutare

di Giuseppe MASALA

E dunque la proposta di Banca Intesa – “di quelle che non si possono rifiutare”, direbbe Don Vito Corleone – per salvare Popolare di Vicenza e Veneto Banca è arrivata, ufficialmente oggi, sul tavolo del governo.

Proveranno a spiegarci che si tratta di un salvataggio sulla falsariga di quello fatto in Spagna da Santander nei confronti del moribondo Banco Popular.

Falso, le cose sono diverse.

Santander si è sì impegnato a salvare Popular pagando un euro ma si è presa tutta la banca, comprensi gli asset tossici ed è costretta a lanciare un aumento di capitale da 7 miliardi, mentre Banca Intesa è disposta a pagare un euro per prendersi solo la parte buona (rete commerciale, titoli di stato, crediti in bonis, ecc.) delle due venete e lasciando ad una bad bank l’onere di prendersi gli asset tossici (crediti inesigibili, partecipazioni azionarie di dubbio o nullo valore, ecc.). Bad Bank che verrà finanziata – inutile dirlo – con miliardi pubblici e con i soldi degli obbligazionisti subordinati che non rivedranno nulla dei loro risparmi.

Una proposta che sa tanto di cappio al collo e che fa leva sulla paura dei politici di dover dichiarare in maniera conclamata la bancarotta incenerendo anche i risparmi in conto corrente sopra i 100 mila euro e le obbligazioni ordinarie (oltre alle subordinate).

Quindi molto meglio – per i politici non certo per lo Stato – provare questa strada. Poi per anni ci diranno che viviamo sopra le nostre possibilità, mentre in realtà stiamo pagando i disastri di Lorsignori.

Non basta, nella proposta capestro di Banca Intesa c’è una pretesa che non ha riscontro a mia memoria: la richiesta di “un quadro normativo” che garantisca la banca lombarda da qualsiasi pendenza legale, presente, futura, certa o ipotetica.

Una proposta oltraggiosa per la democrazia, per il Parlamento e per un Governo degno di questo nome.

Chiedere ufficialmente delle leggi à la carte al Parlamento è una cosa che non è minimamente compatibile con una democrazia manco solamente formale. A questo siamo arrivati.

fonte: https://zeroconsensus.wordpress.com/2017/06/22/banca-intesa-e-il-salvataggio-delle-banche-venete/

IL TEMPO PER FORGIARE NUOVE IDEE

IL TEMPO PER FORGIARE NUOVE IDEE

Forgiare idee e regole per il futuro richiede un tempo molto più lungo dello spazio di una vita,

anzi esige collaborazione non solo tra i vivi, ma anche tra i vivi, i morti e chi deve ancora nascere.

Salvatore SETTIS

APPELLO AL VOTO DI DOMENICA 25 GIUGNO 2017 A MONZA

APPELLO AL VOTO DI DOMENICA 25 GIUGNO 2017 A MONZA

Lealtà-azione

Da ANPI REGIONALE LOMBARDIA

Domenica 25 giugno i cittadini di Monza saranno chiamati al voto per eleggere il nuovo sindaco.

Come sempre la nostra indicazione è di scegliere un sindaco che sia rispettoso delle regole democratiche, dei principi e dei valori sanciti nella Costituzione repubblicana, di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario dell’approvazione.

Ma in questa occasione, pur nel mantenimento della propria autonomia nella delicata fase degli appuntamenti elettorali, l’ANPI Regionale vuole manifestare la sua preoccupazione per quanto potrebbe accadere il 25 giugno a Monza, la terza città più importante della Lombardia, per numero di abitanti.

Da diverso tempo si assiste a Monza alla continua presenza di forze e movimenti dichiaratamente neofascisti, protagonisti di gravissimi episodi profondamente offensivi nei confronti della memoria di chi ha combattuto contro il nazifascismo, per la libertà di tutti noi.

In questa situazione la coalizione di centro-destra si è avvalsa del sostegno dei neofascisti di Lealtà e azione.

Lo stesso candidato a sindaco del centro-destra ha tenuto la sua prima iniziativa di campagna elettorale proprio nella sede di Lealtà e azione.

La sua vittoria porterebbe a una pericolosa deriva, con aperture e sponsorizzazioni a gruppi fascisti, se non direttamente alla distribuzione di alcune deleghe amministrative.

Rivolgiamo un accorato appello ai cittadini monzesi chiamati alle urne domenica 25 giugno perchè con il loro voto sventino la minaccia incombente della possibile presenza nella nuova Amministrazione comunale di rappresentanti di gruppi e formazioni che diffondono intolleranza e razzismo, in aperta violazione dei principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale e delle leggi Scelba e Mancino.

IL CORAGGIO DI CAMBIARE

IL CORAGGIO DI CAMBIARE

Erasmo da Rotterdam

L’uomo non ama il cambiamento

perché cambiare significa
guardare in fondo alla propria anima con sincerità
mettendo in contesa se stessi e la propria vita.

Bisogna essere coraggiosi per farlo,
avere grandi ideali.

La maggior parte degli uomini
preferisce crogiolarsi nella mediocrità
e fare del tempo lo stagno della propria esistenza.

Erasmo da Rotterdam