BOLOGNA E LE STRAGI ITALIANE: STRATEGIA DELLA TENSIONE, UNA TECNICA DI GOVERNO PER I MOMENTI DI CRISI

BOLOGNA E LE STRAGI ITALIANE: STRATEGIA DELLA TENSIONE, UNA TECNICA DI GOVERNO PER I MOMENTI DI CRISI

di Fabio DAMEN

La crisi economica dietro le ragioni della Strategia della tensione, che potrebbe quindi tornare d’attualità seppur con modalità differenti

La ‘strategia della tensione’ parte nel 1969 con la strage di piazza Fontana a Milano per proseguire con una serie impressionante di episodi e si conclude con la strage di Bologna dell’agosto 1980 e la ‘strage di Natale’ del 1984 (Rapido 904).

Alla base di questa strategia ci sono stati i servizi segreti – il Sid fino al 1977 e il Sismi e Sisde dopo la riforma – le forze politiche di governo, la P2 e alti ufficiali dell’esercito, mentre la manovalanza, quella che operativamente ha messo in atto tutte le stragi, è stata ‘assunta’ tra i militanti fascisti di Ordine nero e Ordine nuovo.
Lo scopo era quello di creare le condizioni psicologiche e politiche perché fosse giustificabile una politica repressiva – all’epoca qualcuno ventilò la possibilità di emettere leggi eccezionali – e, in via subordinata, di fare quadrato attorno alle istituzioni democratiche che sembravano essere messe in discussione da quei terribili avvenimenti.

Anche per reazione al terrorismo di Stato, nacque il terrorismo brigatista, che politicamente aveva le proprie radici nel tradizionale antifascismo di origine stalinista e che – soprattutto – nulla ha mai avuto a che fare con la lotta di classe. Governo e servizi segreti, negli anni Settanta, una volta individuate le Br, le gestirono dall’interno, in modo da alimentare l’idea del ‘mostro’ politico da combattere, come fosse l’unica emergenza da prendere in considerazione. In questo quadro va inserito il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.

In realtà la vera emergenza era rappresentata dalla crisi economica che, a partire dalla fine degli anni Sessanta/inizio anni Settanta, iniziava a manifestarsi con pesanti ripercussioni sul mondo del lavoro. È stato il periodo delle prime ristrutturazioni industriali – finalizzate all’aumento dei ritmi di produzione – dell’uso massiccio della cassa integrazione e, poi, dei primi grandi licenziamenti di massa. La risposta operaia, pur non intensa, si andava manifestando nei settori trainanti dell’economia italiana. La paura degli industriali era che queste lotte potessero sfuggire di mano ai sindacati e assumere un livello politico tale da scompaginare il quadro di potere.
La coincidenza cronologica tra l’inizio della crisi, le paventate lotte operaie e la strategia della tensione, non è certamente casuale. Quest’ultima prende le mosse appena le prime avvisaglie della crisi e delle lotte operaie si presentano sullo scenario politico italiano.

In più va sottolineato come l’Italia si trovasse all’epoca ancora al centro della guerra fredda, con tutto il suo carico di valenze strategiche internazionali, per cui la salvaguardia dell’apparato politico in carica al momento era una priorità che andava assolutamente perseguita, anche a colpi di stragi e di presunti colpi di Stato.

Fare quadrato attorno alle istituzioni ‘democratiche’, salvare la ‘democrazia’ e il governo che le rappresentava dalle spinte eversive era la struttura dorsale della strategia della tensione, per contenere le lotte operai che l’incipiente crisi poteva gettare sulle piazze e per garantire l’allineamento del governo italiano all’alleato americano in chiave anti-Pci e anti-Unione Sovietica, anche se il partito di Berlinguer e gli zar del Cremlino non avevano nulla a che vedere con il comunismo e la rivoluzione di classe.

Da anni ormai si celebra la strage di piazza Fontana con una cerimonia rituale che ha completamente rimosso e nascosto le vere ragioni che ne sono state alla base. La borghesia di ieri ha fatto il lavoro sporco, quella di oggi lo celebra ben sapendo che, in caso di necessità, farebbe altrettanto, se la situazione lo imponesse. In questo modo, le vittime vengono rese di fatto complici di una pacificazione che scagiona i colpevoli e le loro ragioni nella memoria collettiva degli italiani.

Tenere in piedi in ogni caso il sistema economico capitalista, questo è l’interesse della classe dirigente del Paese. Difendere il proprio dominio in ogni modo, con qualsiasi strumento. Il potere economico, servendosi dei rappresentanti politici, sta scaricando sui salariati i costi della crisi globale ma nonostante tutto oggi bastano i servili – o inutili – sindacati a tenere buoni i lavoratori.

Oggi l’élite economica si accontenta dell’ordinario lavoro svolto dai governi democratici di vario colore – che comunque quando si tratta di manganellare certamente non si tirano indietro – i quali in questi anni hanno saputo ben soddisfare tutte le richieste del padronato: leggi antisciopero, contratti precari, riforma delle pensioni, tagli allo stato sociale, le inguardabili leggi contro gli immigrati… (1)

La guerra fredda è lontana, ma la crisi è ben presente e, qualora si riempissero le piazze di disoccupati, cassaintegrati, immigrati, disperati che non hanno di che sfamare la famiglia, il potere saprebbe ancora una volta ripetersi, con personaggi e modalità esecutive diverse, ma di egual contenuto repressivo e magari racimolando ancora una volta manodopera tra il neofascismo…

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(1) Decreti sicurezza: lo Stato si prepara al conflitto sociale, Giovanna Cracco, Paginauno n. 13/2009

fonte: Paginauno n. 17, aprile – maggio 2010

STRAGE DI BOLOGNA: LA VICENDA POLITICO-GIUDIZIARIA

STRAGE DI BOLOGNA: LA VICENDA POLITICO-GIUDIZIARIA

Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980
    • IL 2 AGOSTO 1980 ALLA STAZIONE DI BOLOGNA ESPLODE UNA BOMBA CHE CAUSA 85 MORTI 200 FERITI
      L’avvio delle indagini trovò un incredibile iniziale ostacolo nel tentativo, protrattosi per 24 ore, di mettere in dubbio la natura dolosa dello scoppio, infatti vennero ipotizzate cause fortuite quali lo scoppio di una caldaia.
      Si tentò, da un lato di evitare reazioni della piazza e dall’altra, come era successo per la strage di Piazza Fontana, di ritardare il rinvenimento di tracce utili.
      L’intervento della Procura della Repubblica di Bologna fu tempestivo e l’approccio serio: gli investigatori misero subito a fuoco le protezione di cui il frastagliato mondo del terrorismo eversivo di destra aveva goduto e continuava a godere a Roma malgrado la città fosse stata sottoposta negli ultimi due anni ad una escalation di violenze e di attentati (di particolare significato l’attentato al C.S.M. e l’uccisione del Giudice Amato).
      Già alla fine di agosto comincia ad essere abbozzata una ipotesi accusatoria indirizzata anche verso ideatori e depistatori, ma il passaggio dell’inchiesta dalla Procura all’Ufficio Istruzione segna una sorta di inversione di tendenza: l’indagine comincia ad essere spezzettata. Viene inviata a Roma per competenza l’indagine sull’associazione eversiva. Si fanno più pesanti i depistaggi.
      Eppure la strage era stata preannunciata anche un mese prima (colloquio tra Rinani e Presilio), negli ambienti dei servizi se ne troveranno addirittura tracce scritte (rapporto Spiazzi) – colloquio tra Amos Spiazzi e Ciccio Mangiameli – omicidio Mangiameli. Il giudice Amato,nelle audizioni del 25 marzo e 13 giugno 1980, davanti al CSM, aveva segnalato la pericolosità dinamitarda dei gruppi eversivi di destra (audizioni del 25 marzo e 13 giugno 1980)
    • Depistaggi : al momento dei primi arresti avvenne un incontro tra Licio Gelli (Gran Maestro della loggia massonica P2) e Elio Cioppa (Alto dirigente del S.I.S.M.I.) ‘State sbagliando tutto, la pista è quella internazionale’:
      In quel momento iniziano contrasti feroci all’interno del tribunale, in parte fomentati da pubblicazioni di stampa, che avvalorano tesi e avvenimenti fantasiosi tendenti a screditare i giudici che avevano svolto la prima parte dell’indagine, avvalorando poi un disegno massonico internazionale con l’obiettivo di portare i giudici su piste internazionali estremamente inverosimili e fantasiose. ‘IL GRANDE LABIRINTO’ giornalista PAMPARANA.
      Tutto ciò causa grande sconcerto nell’opinione pubblica e nei familiari delle vittime.
    • L’1 Giugno 1981 si costituisce
      L'”ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980″ con lo scopo statutario di : “OTTENERE CON TUTTE LE INIZIATIVE POSSIBILI LA GIUSTIZIA DOVUTA“.
      Al momento della costituzione vi sono 44 persone, poi si associano in 300.
      Ogni 4 mesi l’Associazione va in tribunale ad incontrare i giudici, subito dopo convoca una conferenza stampa per far conoscere lo stato delle cose e la sua opinione.
      Momenti di grande tensione che i familiari hanno sempre vissuto con grande dignità non lasciandosi portare in giro da falsi consiglieri.
      Una delle cause, per cui i processi nelle altre stragi si sono chiusi con un nulla di fatto, è da ascriversi ai depistaggi che hanno avuto successo e ai collegi di difesa che si sono divisi affermando, molte volte, convinzioni di singoli avvocati. I depistaggi arrivarono a volte a provocare perfino la divisione all’interno dei collegi di difesa delle parti civili.
      L’Associazione assume posizioni molto dure nei confronti di chiunque appaia sottovalutare la gravità della mancata risposta giudiziaria all’ansia dell’accertamento della verità.
    • All’inizio del 1984 inizia la raccolta di firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare per : ‘L’ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO NEI DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO‘. Consegnata all’On. Francesco Cossiga, allora Presidente del Senato, il 25 LUGLIO 1984, corredata da circa 100.000 firme, la legge deve ancora essere discussa dal nostro Parlamento. ( oggi 28.2.1997)
    • Il 19 Gennaio 1987 inizia il processo, i giudici svolgono un
      meticoloso lavoro di analisi degli antefatti teorici partendo dal Convegno dell’Istituto Pollio, la sentenza viene emessa l’11 Luglio 1988
      I condannati per depistaggio sono tutte persone iscritte a logge massoniche e Licio Gelli è, come si è detto, il Gran Maestro della loggia massonica P2. Il Generale Pietro Musumeci e il Colonnello Giuseppe Belmonte sono alti ufficiali del S.I.S.M.I. servizio segreto militare
      Nell’estate del 1989 l’avvocato di parte civile Roberto Montorsi incontra Licio Gelli e passa dalla parte degli imputati tradendo la fiducia che gli era stata accordata.
    • Subito si scatena una campagna che cerca di squalificare tutto il lavoro dei magistrati, dell’Associazione e del Collegio di Parte Civile.
      Vi fu una campagna di stampa martellante che per tutta l’estate fino all’apertura del processo d’appello ( ottobre 1989), prendendo le difese dell’avvocato, considerava l’inchiesta frutto di un teorema, e di un intrigo del partito comunista.
      L’Associazione fu accusata di fare un’attività di spionaggio cercando di far passare come illecita la sua attività di informatizzazione degli atti del processo.
      Questa fu la preparazione del processo d’Appello, il clima di tutto il procedimento risentì di quella situazione.
    • Il processo d’Appello iniziò nell’ottobre 1989 la sentenza fu emessa il 18 Luglio 1990. TUTTI ASSOLTI DALL’ACCUSA DI STRAGE.
      Da segnalare: il Procuratore Generale aveva chiesto l’appesantimento delle pene.
      La sentenza fu definita dall’Associazione una Provocazione.
      Immediata presa di posizione dell’M.S.I. che chiese la cancellazione dalla lapide presso la stazione di Bologna della scritta ‘Strage Fascista’
      Il Presidente del Consiglio Andreotti si disse d’accordo ed il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiese ufficialmente scusa all’M.S.I..
    • Il 2 Agosto 1990 il Senato approva una legge che porta lo stesso titolo di quella presentata dall’Unione ‘Abolizione del segreto di stato nei delitti di Strage e terrorismo’, ma nulla ha a che fare con quella, anzi peggiora quella esistente.
    • Il 12 Febbraio 1992 le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione emette la sentenza.
      IL PROCESSO D’APPELLO VA RIFATTO !
      La Corte ha sentenziato che la sentenza d’Appello è:
      – ILLOGICA
      – PRIVA DI COERENZA
      – NON HA VALUTATO IN TERMINI CORRETTI PROVE E INDIZI
      – NON HA TENUTO CONTO DEI FATTI CHE PRECEDETTERO E SEGUIRONO L’EVENTO
      – IMMOTIVATA O SCARSAMENTE MOTIVATA
      – IN ALCUNE PARTI I GIUDICI HANNO SOSTENUTO TESI INVEROSIMILI CHE NEPPURE LA DIFESA AVEVA SOSTENUTO.
    • Il 12 giugno 1994 appare un’intervista della Mambro e Fioravanti sul Corriere della Sera; l’argomento era : ‘NOI ALL’ERGASTOLO LORO AL GOVERNO‘ si prendevano in considerazione le esperienze passate di alcuni esponenti di Alleanza Nazionale( Gasparri, Storace, Bontempo, Fini), rilevando il passato comune, la militanza comune, l’offerta di cariche elevate all’interno dell’M.S.I. in favore della Mambro.
      Circa un mese dopo viene fondato a Roma nella Sede dell’ARCI il comitato in difesa della Mambro e Fioravanti ‘E se fossero innocenti‘. Questo comitato a cui aderiscono intellettuali di tutte le estrazioni propone tesi che nulla hanno a che fare con la realtà processuale. Il materiale che in tribunale aveva fatto figure penose perché non supportato da nulla viene ora riproposto all’opinione pubblica per confonderla.
      Risposta immediata da parte dell’Associazione, viene stampato un libretto intitolato ‘Contributo alla Verità’ in cui vengono riportate le tesi del comitato confutate sulla base degli atti processuali e non con valutazioni sentimentali o ipotetiche.
      La campagna di disinformazione di questo comitato dilaga su tutti i giornali, le televisioni di stato gli concedono ampi spazi, le televisioni FININVEST dedicano almeno 3 trasmissioni di 2 ore altre televisioni ne ospitano costantemente alcuni esponenti di spicco.
      Cercano di far accreditare nell’opinione pubblica la tesi dei due capri espiatori.
    • Il 2 agosto 1995 il Senato approva di nuovo una legge che ha lo stesso titolo di quella proposta dai familiari delle vittime : ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO NEI DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO, ma il contenuto prevede ancora la possibilità di porre il segreto di stato per quei reati.
    • Fine 1994: Viene nominato presidente della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi” il senatore Giovanni Pellegrino.
    • Nel 1996 il senatore Pellegrino viene rieletto alla commissione e l’Associazione dirama un comunicato.
    • Il 18 giugno 1996 la Corte d’Appello di Firenze assolve Picciafuoco; il Procuratore Generale ricorre in Cassazione.
      La Cassazione assolve in via definitiva Picciafuoco
  • 2000: Esce il volume Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino, “Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro”, Einaudi, 2000. (considerazioni di Gianni Flamini)

Vicenda Ciavardini:

    • Il 13 dicembre 2004 la Corte d’Appello del Tribunale di Bologna condanna il terrorista Luigi Ciavardini per l’esecuzione della strage

 

 

fonte: http://www.stragi.it/vicenda

2 AGOSTO 1980, QUANDO IL CUORE DI TUTTI SI SPEZZÒ A BOLOGNA

2 AGOSTO 1980, QUANDO IL CUORE DI TUTTI SI SPEZZÒ A BOLOGNA

di Ivana FABRIS

QUEL GIORNO, TUTTI NOI CHE C’ERAVAMO vivemmo uno dei passaggi più angosciosi della nostra esistenza.
Annichiliti, sconvolti e travolti da un dolore vivo e lacerante, guardavamo le immagini che scorrevano in tutti i telegiornali e non avevamo più parole.

Chi non ha vissuto quegli anni, difficilmente oggi riesce ad immaginare come cambi la percezione dell’esistenza, come ci si senta quando sei consapevole che vai in manifestazione e puoi saltare in aria, che puoi prendere un treno – per tanti attentati che c’erano stati – senza mai arrivare a destinazione.
Non vivevamo con l’ossessione ma coscienti lo eravamo eccome.

ERANO ANNI IN CUI SAPEVAMO DI ESSERE ESPOSTI A QUESTI RISCHI. E SAPEVAMO IL PERCHÈ.
Più la sinistra aumentava il suo consenso, più la nostra democrazia era in pericolo e più noi tutti, impegnati politicamente, sapevamo a cosa si sarebbe potuti andare incontro.
Il potere aveva paura che la sinistra potesse arrivare a governare.
E, perchè ciò NON accadesse, i morti non si contavano più, per quanti ne avevamo già avuti.

Fino a quel 2 agosto, giorno in cui tutti quei poteri si unirono e commisero una delle più feroci barbarie.
Il terrorismo nasce, cresce e viene alimentato dal potere.

IL TERRORISMO NASCE NELLE PIEGHE DI UNA DEMOCRAZIA DEBOLE e che attraverso il terrorismo rischia di essere indebolita sempre più, quando proprio non cede del tutto.

IN QUEL PERIODO, MARIO AMATO, un magistrato che indagava sullo stragismo neofascista in maniera globale, cioè in tutte le sue implicazioni e sui coinvolgimenti di vari settori, avvertì più volte il CSM del rischio di gravi atti eversivi ma NON FU ASCOLTATO.

Non solo. Fu isolato dalle istituzioni fino al giorno del suo assassinio, circa UN MESE PRIMA della strage di Bologna

Nelle sue indagini, Mario Amato era riuscito a stabilire TUTTE le INTERCONNESSIONI tra terrorismo e istituzioni, servizi segreti, mafia, criminalità, massoneria, economia e finanza.

Come si può ben vedere, il potere è sempre lo stesso e agisce sempre nello stesso modo: fa pagare solo agli innocenti il prezzo più feroce della sua più oscura sete.
Morti innocenti che restano ogni volta senza giustizia.
Cambiano i mezzi, ma il fine è sempre quello e chiunque è sacrificabile.

OGGI NON È DIVERSO. TUTTO È COME ALLORA, SOLO PIU’ SUBDOLO E RAFFINATO: non scorre il sangue per le strade ma L’EVERSIONE È LA STESSA.

L’attentato alla democrazia è CONTINUO: attraverso il sistema finanziario che gestisce direttamente i governi alienando le nostre democrazie e rendendole solo mera rappresentazione a beneficio delle masse totalmente ignare del pericolo, perchè DISINFORMATE e MANIPOLATE da un sistema mediatico asservito e a libro paga del sistema.

Il 2 agosto 1980, il paese ha risposto ed ha continuato a farlo ad ogni attacco.
L’eversione ci affrontava frontalmente e noi reagivamo.

Oggi ci aggredisce in maniera morbida, all’apparenza, ma feroce nei contenuti e in ciò che può determinare per la nostra democrazia, senza spargere una sola goccia di sangue.

È successo anche pochi mesi fa e abbiamo risposto ancora una volta.
Il 4 dicembre 2016 abbiamo evitato un grave pericolo, una riforma che avrebbe rappresentato un vero e proprio colpo di Stato, massima espressione del terrorismo eversivo.

Ma non basta.
Adesso serve tenere alta la guardia e vigilare perchè ovunque i segni del ritorno del neofascismo, ancora una volta con il silenzio-assenso dello Stato, sono visibili e tangibili.

Ma soprattutto SERVE DIFENDERE la nostra Costituzione, massima espressione della NOSTRA DEMOCRAZIA, e DOBBIAMO VOLERE e CHIEDERE che venga applicata una volta per tutte proprio LIBERANDOLA da chi le ha stretto le mani intorno alla gola.
Nel solo modo possibile: con l’applicazione dell’art. 50 che ci liberi PER SEMPRE non solo dai trattati europei ma anche dal pericolo di un nuovo fascismo.

Facciamolo anche in nome di quegli 85 martiri e degli oltre 200 feriti le cui vite sono state spezzate proprio perchè la democrazia doveva morire insieme a tutti loro.