NICARAGUA: SISTEMA SOCIALISTA SEMPRE!

NICARAGUA: SISTEMA SOCIALISTA SEMPRE!

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di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

Nicaragua: chi ha conosciuto la rivoluzione sandinista e socialista non torna indietro!

Dopo aver stravinto le ultime elezioni presidenziali il FSLN, Frente Sandinista de Liberacion Nacional, del Presidente ed ex guerrigliero sandinista Daniel Ortega ha stravinto anche le elezioni municipali che si sono svolte in tutto il paese il 5 novembre dello scorso anno.

Il partito erede della rivoluzione sandinista ha infatti ottenuto il 74% delle preferenze in tutto il paese e nella capitale, Managua, ha ottenuto addirittura un plebiscito con l’87% dei voti.

Daniel Ortega fu coordinatore della giunta di ricostruzione dopo la vittoria sandinista nel 1979 e divenne presidente del paese nel 1985.
Perse le elezioni nel 1990 dopo cinque anni di governo difficile con l’embargo degli USA e la guerriglia dei Contras armati e diretti dalla CIA.

Tornò presidente nel 2006 e lo è tuttora avendo vinto le elezioni del 2011 e del 2016.

Naturalmente gli USA non vogliono riconoscere i risultati e anche poco tempo fa, per ritorsione, il governo di Trump ha deciso l’espulsione di 2500 immigrati dal Nicaragua.

Se facciamo un paragone sul Nicaragua rispetto ad un paese come il nostro, non si potrà non rilevare che da noi si vota sempre meno e con meno convinzione come hanno dimostrato anche le elezioni politiche del 4 marzo, perchè non esistono proposte di alternativa chiara al sistema.

Non possiamo non notare, invece, che dove vi è un sistema come quello sandinista che, come è noto si rifà al Marxismo e alle rivoluzioni cubana e venezuelana, i risultati si vedono anche dal punto di vista elettorale.

Solo a noi italiani continua a far paura, un sistema di governo che applichi davvero la giustizia sociale, che dia lavoro a tutti, che attui un’equa ridistribuzione, che garantisca la salute, che stronchi la violenza contro le donne e le liberi, che si curi dell’ambiente, che preservi e valorizzi la scuola.

Sindrome di Stoccolma o masochismo puro?

Eppure i fatti, anche quelli del Nicaragua, dimostrano che chi vive in un sistema socialista non torna indietro!
EMERGENZA CASA, TRA INGIUSTIZIA E ABUSO

EMERGENZA CASA, TRA INGIUSTIZIA E ABUSO

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di Massimiliano DE ANGELIS – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

Il diritto all’abitare, all’avere una casa è un bisogno primario e quindi un diritto dell’essere umano che gli deve consentire di vivere dignitosamente.
Diritto che è sancito e tutelato dalla nostra Costituzione.

I vari governi che si sono succeduti negli anni nel nostro paese se ne sono fatti beffe. Da un lato, non è più esistita rappresentanza politica che avesse capacità rivendicativa sulla questione della casa, al punto che gli italiani stessi si sono rassegnati allo status quo generato dal vuoto politico e, dall’altro lato, se si valuta quanto avviene nel locale, i politici sui territori ne hanno fatto voto di scambio.

Il tema dell’emergenza abitativa ha raggiunto ormai – soprattutto nelle grandi città – e lo vediamo dai periodici fatti di cronaca, livelli di guardia dei quali non è più possibile nprescindere.

La grave crisi economica che attanaglia centinaia di migliaia di famiglie che non riescono più a pagare affitti o mutui, per aver perso l’occupazione o per essere finite nella totale precarietà, rende non più rinviabile il reperire soluzioni per l’emergenza alloggi.

La totale assenza di una politica pubblica sulla casa, in questi ultimi decenni ha contribuito a rendere ancora più grave quella che era già un’emergenza e ha inasprito e scatenato ulteriormente, la “guerra tra poveri“ o bisognosi.
Questa guerra da un lato viene cavalcata propagandisticamente da forze politiche della destra neofascista e dall’altro dai poteri istituzionali perché da essa traggono vantaggio (voti) mettendo in atto la propria politica del dividi et impera in modo tale che il cittadino sia indebolito e quindi ancor più ricattabile

Il patrimonio abitativo pubblico, di per sè già insufficiente, è stato lasciato all’incuria e all’abbandono degli enti gestori per un mero calcolo di profitto, effetto della gestione del pubblico al pari di quello privato, avendo come alleato/referente il sistema bancario.

Altrettanto il mercato immobiliare, legato alla gestione manageriale del pubblico, ha imposto prezzi esorbitanti gravando per decenni le famiglie più disagiate al pensiero incombente di onorare i propri impegni, legandole a doppio filo al sistema debitorio, rendendole quindi ricattabili.

Eppure in Italia sono accatastati quasi 200 milioni di vani vuoti (3,3 a testa), che si potrebbero destinare a chi non ha più un alloggio per morosità incolpevole. Quantomeno si potrebbero prendere provvedimenti urgenti e mirati, affinchè chi tiene una casa sfitta abbia interesse, invece, a locarla. Senza contare tutto il non “registrato” imputabile ai soliti furbetti che non hanno la benchè minima intenzione di pagare le dovute tasse relative.

La spregiudicata (se non addirittura mancata) gestione del settore immobiliare pubblico ha prodotto danni gravissimi prima di tutto agli aventi diritto alla casa popolare che sono da anni nelle relative liste di attesa, per l’immobilismo colpevole delle amministrazioni le quali, nel loro clientelare doppiogiochismo, attuato sulle spalle della povera gente, fanno anche da spalla al sistema bancario.

Non solo. Anche chi una casa ce l’ha ma paga mutui o spese straordinarie infernali, oppure si vede abbandonato nella manutenzione sia ordinaria sia straordinaria o si vede recapitare assurde richieste di migliaia di euro di arretrati spesso non documentabili. Insomma, la situazione è a dir poco tragica.

Non parliamo, poi, della malagestione della cosa pubblica: basti pensare agli emolumenti dei dirigenti degli enti e lo vediamo da come in 20 anni si è passati a cambi di denominazione da Gescal a I.A.C.P all’attuale ALER/ATER, attualmente sull’orlo del fallimento, per capire che TUTTO è andato in direzione opposta al far bene per ciò che è pubblico al fine di favorire sempre e solo il privato.

Tutto questo demolire il pubblico, fa parte del mandato neoliberista che esige di eliminare la cosa pubblica per ottenere massimo profitto.

Ma si dovrebbe anche spendere qualche parola sul degrado.
Ormai da anni i nostri quartieri popolari somigliano sempre più a dei ghetti dove anche le varie amministrazioni locali si son guardate bene dall’applicare la benchè minima politica di arredo e recupero, nonchè decoro urbano, che è progressivamente sempre più assente, con tutte le conseguenze dal caso in termini di malavita e malaffare.

La malagestione invece, parte da lontano anche se fa MOLTO comodo a questo sistema di potere, proprio a cominciare dal mancato controllo sugli assegnatari.
Vivo in un quartiere popolare di un comune in cintura a Roma dal 1979 e ho visto e vedo di tutto nelle azioni dei tanti furbetti – tutti italiani – che hanno vissuto e vivono dove risiedo e che spesso hanno avuto l’assegnazione percorrendo canali “preferenziali” ma quando una casa viene assegnata ad un emigrante regolare, succede il finimondo.

Dal 1979, nel mio contesto abitativo non c’è mai stato un controllo da parte degli enti preposti o degli stessi gestori, impegnati a spartirsi ed accaparrare denaro lasciando l’eventuale problema sulle spalle di chi meriterebbe invece trasparenza e buona gestione.

Ho assistito nei primi anni ad occupazioni abusive dove intere famiglie occupavano 2 o più appartamenti (in un caso ben 9) che poi o destinavano al figlio prossimo al matrimonio oppure semplicemente se le rivendevano.

Ho visto pure assegnatari che facevano risultare famiglie numerose malgrado vi fossero al loro interno, componenti che avevano già casa di proprietà o in affitto.
Famiglie che, come spesso accade in tutta la penisola e grazie al chiudere un occhio delle Istituzioni, facevano risultare redditi risicati quando invece bastava censirne il tenore di vita o monitorarne l’attività professionale per venire a conoscenza dei loro reali bisogni.

Eppure, nell’era della tecnologia, basterebbbe incrociare i dati.
Vuoi comprarti una Mercedes o una BMW? Padrone di farlo, ma la casa popolare non puoi chiederla. Semplice.
Ma non c’è la volontà politica, per farlo.

Lassismo, disfattismo, clientelismo hanno FAVORITO l’attecchire del sistema neoliberista, così come il mancato controllo da parte degli Enti gestori, è stato il terreno di coltura in cui il neoliberismo ha radicato.

Indubbio che ci sia gente che “ci marcia” poichè non ha mai pagato gli affitti già di per sè molto bassi, ma se lo Stato e ciò che lo rappresenta, PER PRIMI rubano, sottraggono o “fanno i furbi”, cosa vogliamo aspettarci da una certa fascia di italiani?

Penso, per esempio, all’individualismo che ha generato questo sistema di potere.
L’insicurezza porta a proteggersi, e va bene, ma qui il malcostume viene da decenni di ruberie ai danni dello Stato il quale però, non ha mai brillato certo in correttezza, rigore etico o morale che sia e trasparenza.
Se molti si allacciano alle utenze comuni o pubbliche è perchè lo Stato ha lasciato, per anni, un intero quartiere di 160 famiglie al buio, nella zona dove risiedo, giusto per fare un esempio tra i tanti.
Inoltre, quando la gente reclama, scrive e protesta, le autorità locali rispondono che non possono farci niente. Nel terzo millennio non puoi farci niente???

Che aspettarsi, dunque, da quella sottocultura di cui una parte di italiani è infarcito dinnanzi a queste situazioni?
Ma non solo da quella sottocultura, perchè nessuno vivrebbe in una casa senza allacciamenti elettrici, del gas e quant’altro.
Se lo Stato non eroga un servizio, al cittadino tocca arrangiarsi.
Si chiama sopravvivenza.

Oggi, in più, si sta scatenando un’ulteriore guerra tra poveri, tra chi ha sempre pagato e chi no.
L’Ente gestore richiede affitti arretrati e non documentabili a volte che sono dal 10 al 30% in più a seconda degli anni insoluti.

E qui che nasce la guerra: chi ha sempre pagato vede tali furbetti avvalersi di una facilitazione inaccettabile solo perché questo stato di cose si protrae da quasi 40 anni. Difficile non sentire come un’ingiustizia un simile procedimento, specie sapendo che è stato per approfittarsene e non per gravi condizioni di bisogno relativo al non perdere la casa.
Anche in questo l’Ente gestore ha delle gravi colpe.

Insomma, la situazione è tragica.
Tra chi finisce in strada per morosità dovuta alla perdita del lavoro con uno sfratto che è l’atto più violento e orrendo che esista, tra l’incuria e la voluta negligenza dell’Ente gestore, tra la voluta mancanza di politiche adeguate per le regole che impone il pareggio di bilancio, la questione casa è davvero una delle più sconcertanti e drammatiche.

Ci sarebbe da rifare tutto. Tabula rasa e ricominciare daccapo.
Invece tutti i governi, finora, han solo pensato a mettere pezze che alla fine si sono rivelate peggiori del buco.

Infatti nemmeno le nuove disposizioni sull’ISEE, necessario ad ogni censimento biennale possono bastare a mettere ordine al caos perchè è uno di quei casi in cui si può applicare la regola del “fatta la legge, trovato l’inganno”.

In Italia a rimetterci è sempre chi è onesto.
O perchè ci sono i furbi, o perchè tra furbi ci si intende, o soprattutto perchè gli sfratti esecutivi sono sempre di più, sta di fatto che a pagare sono sempre gli stessi.
È così che muore lo Stato, laddove Stato significa cosa pubblica, welfare, servizi al cittadino.

E chi ha soldi, pochi o tanti, ce la fa.
Gli altri devono solo perdere la casa e morire. In strada.
LA LOTTA CONTRO LA TAP È LOTTA CONTRO AL SISTEMA

LA LOTTA CONTRO LA TAP È LOTTA CONTRO AL SISTEMA

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di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

La lotta contro TAP (Trans Adriatic Pipeline) è una lotta antiliberista, anticapitalista, antimperialista.

Recentemente la BEI, Banca Europea per gli Investimenti, che in un primo step lo aveva bloccato, come si poteva prevedere ha deciso il finanziamento della costruzione del gasdotto TAP.

Un progetto voluto fortemente dalle lobby finanziarie e politiche liberiste che, naturalmente, pensano ai loro interessi e a quelli dei loro amici. Come il dittatore azero e il nuovo sultano turco.
Personaggi che si arricchiscono smisuratamente senza occuparsi di migliorare la vita ai propri popoli che invece vengono repressi e massacrati se chiedono un trattamento dignitoso.

Gli stessi ambienti politico-finanziari liberisti europei legati alla BEI, sono quelli che allineandosi al volere di Washington impongono sanzioni al Venezuela, paese che utilizza i proventi della vendita petrolifera per finanziare uno dei migliori welfare del mondo, dove la povertà negli ultimi 17 anni è diminuita in modo molto significativo.

Ma evidentemente ai banchieri, ai faccendieri, ai politici di queste ormai finte democrazie nulla interessa dei popoli e dell’ambiente.
Infatti, da una parte si finge di finanziare la riduzione dell’inquinamento ma in realtà si finanzia la costruzione di un gasdotto dannoso, pericoloso e inutile.

Esattamente come si finanziano dittatori e si sanzionano paesi virtuosi perchè non allineati al dogma liberista e imperialista e quindi non solo non interessanti per la massimizzazione del profitto, ma pure esempi pericolosi per altri paesi.

Lottare contro la TAP non è dunque solo lottare per difendere l’ambiente.
Anzi, è lotta per l’autodeterminazione dei popoli ed è quindi necessario proprio per questa ragione, portare questa lotta in tutto il Paese.

Portarla e inserirla nella lotta contro i trattati europei, pilastri di questa politica neoliberista che, va ricordato, non consentono l’applicazione della nostra Costituzione, anzi, proprio la rinnegano.

La lotta contro la TAP, non è occuparsi di un problema locale.
No alla TAP vuole dire No al liberismo, No all’imperialismo, No ai trattati europei.
Vuol dire sì all’ambiente, sì alla solidarietà tra i popoli, vuol dire sì alla Costituzione italiana.
LA MACCHINA DELLA PROPAGANDA IN SIRIA

LA MACCHINA DELLA PROPAGANDA IN SIRIA

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Teniamo molto a pubblicare un testo apparso sulla pagina Facebook di Nia Guaita – riguardante la propaganda sulla Siria – in quanto voce autorevole, sempre ben documentata e assolutamente lucida nell’analisi della politica internazionale.
Non perchè dice quello che anche noi pensiamo, bensì perchè le sue fonti sono sempre molto attendibili e molto precise.
Inoltre, la voce di Nia Guaita è assolutamente fuori dal coro dei media asserviti al sistema, è una voce non allineata e assolutamente libera di dire la verità di cui è a conoscenza proprio attraverso le sue fonti.

Il Coordinamento Nazionale del MovES

 

di Nia GUAITA

 

La macchina della propaganda occidentale è impressionante.

Le persone sono così ampiamente e pervasivamente sottoposte al lavaggio del cervello da parte dei mass media che trovano più facile credere – ancora – che Assad e Putin abbiano deliberatamente ucciso civili con attacchi chimici.

Come al solito, un attacco che avviene in una regione occupata da organizzazioni terroristiche conosciute e, come al solito, proprio quando quei terroristi stanno subendo una definitiva sconfitta.
Come al solito, l’attacco è ripreso in un luogo pieno di bambini e telecamere.
Come al solito, tutti i protagonisti sono ovunque, a cominciare dai White Helmets.
Come al solito, i dettagli sono approssimativi e non confermati, ma la comunicazione che viene promulgata è chiara.

Eliot Higgins del Consiglio Atlantico, ha dichiarato: “Se 30+ morissero nell’attacco a Douma, allora sarebbe il più mortale attacco chimico in Siria dopo quello di Khan Sheikhoun poco più di un anno fa” (sul quale ad oggi e per stessa ammissione del Pentagono non ci sono prove a carico di Assad).

E ancora: “Alla Casa Bianca c’è un accordo che un attacco chimico di massa sarebbe motivo di azione“.
Quindi, per essere chiari, ci viene chiesto di credere che Assad abbia lanciato un “attacco chimico di massa”, proprio quando Trump stava meditando un ritiro dalla Siria.

Ci viene chiesto di credere che Assad abbia spontaneamente iniziato ad agire contro il proprio interesse, uccidendo bambini proprio quando è così vicino alla vittoria a Douma.

Come ho scritto qualche giorno fa, nelle ultime settimane ci sono state segnalazioni dal governo russo in merito alla preparazione di un attacco chimico da parte dei miliziani, ma la macchina della propaganda si è messa in moto e la maggior parte delle persone si ferma ai titoloni dei vari media.

 

(Tanto per capirsi…leggete ancora qui sotto e guardate il brevissimo video linkato, ndr)

Tanta emozione tra i civili della città di Douma liberati dall’esercito siriano.
Persone che si riuniscono alle loro famiglie, dopo essere state per anni ostaggio dei miliziani jihadisti.
Guardate la loro reazione e fatevi qualche domanda…

 

BEAUTY, NIGERIANA, CONDANNATA DALLA DISUMANITÀ

BEAUTY, NIGERIANA, CONDANNATA DALLA DISUMANITÀ

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di Franco CAMERINI – MovES

 

Questa è la storia di una barbarie.
Una delle tante.
Sono nigeriani, lei si chiamava Beauty. Suo marito Destiny.
Il loro bimbo che lotta per sopravvivere, Israel.

Strange fruit“, canzone dedicata ai neri d’America impiccati agli alberi dal Ku Klux Klan, è liberamente riadattabile alla improbabile situazione dei nigeriani praticamente dispersi a quasi 2000 metri sulle Alpi di confine.
Tra loro ci sono un uomo e una donna, una famiglia in cerca di futuro.

Lui clandestino, lei regolarizzata.
Incinta, quasi al termine della gravidanza.
Malata di linfoma, terminale.
La stessa Gendarmeria che ha sconfinato in territorio italiano con un blitz nei giorni scorsi, non la fa proseguire malgrado stia già molto male.

Beauty non si ferma, non lascia soli i suoi affetti.
Sceglie di stare col marito, sceglie la sua famiglia, sceglie lo stare insieme malgrado la clandestinità di lui, malgrado i rischi.
Malgrado la morte incombente.
E muore.
Salva però il suo bambino, ma solo grazie ad un altro cuore come il suo che la soccorre e la porta in ospedale dove viene arrestato.

Reato di povertà, ancora, sempre.
Reato di umanità. Continuamente.

Tra tutte le cose atroci che il mondo occidentale commette quotidianamente, ispirato da un pensiero unico globalizzato che mira esclusivamente all’interesse finanziario c’è la razzia perpetrata ai danni di Paesi lontani dal macabro progresso culturale occidentale, di ogni piccola ricchezza del territorio.

Ricchezze ambite e ottenute a qualunque costo: con prepotenza, con la violenza, mistificate da democratizzazione, sottomettendo queste popolazioni a dittature compiacenti con potenze occidentali armate ed assassine, è senz’altro la chiave per capire il fenomeno dell’immigrazione su larga scala dell’ultimo periodo storico.

Andiamo e calpestiamo culture millenarie, prevarichiamo e derubiamo quei popoli di ogni ricchezza, in nome della nostra democrazia, del nostro modello consumistico spacciato dalla narrazione del sistema, come esistenziale.

Le nuove colonie dell’occidente, colpite da guerre per la spartizione dei patrimoni, ridotte a fame e terrore, non possono che arrendersi o ribellarsi.

La resa comporta inevitabile fuga dalla fame e dalla morte, nella speranza di trovare una nuova opportunità di vita.
La ribellione comporta inasprimento della repressione: i cosidetti terroristi, manovalanza incazzata che risponde orrendamente alle atrocità subite.

Sono un altro business, sapientemente sfruttato sempre dall’occidente, poichè ben addestrati ed armati (dall’occidente) diventano nemici ottimali (per l’occidente) e danno un senso di esistere all’industria delle armi (dell’occidente), oltre a seminare un terrore controllato dai mandanti, tra le popolazioni (occidentali) che permette di limitare le libertà di ognuno, di controllare le persone, di sottometterle come grandi greggi di pecore inconsapevoli.

Ma torniamo alla prima ipotesi, ARRENDERSI.
Anche qui, gli efferati strateghi occidentali, dovevano studiare un business, perchè come dicevamo all’inizio, il pensiero unico, è il PROFITTO.

Nasce l’industra dell’immigrato, mano d’opera a costo quasi zero, maggiori profitti. E schiavizzazione conseguente dei lavoratori occidentali, che debbono adeguarsi alla concorrenza dei nuovi schiavi.

Ma tra questi arresi, qualcuno lotta, qualcuno lotta contro un male e per l’amore. Beauty cerca di portare se stessa ed il proprio male incurabile al di là di un confine, perchè qui ha perso la speranza, ma forse al di là di quelle montagne, potrà riaccenderla.

Questo non è contemplato, nemmeno il fatto che una guida alpina, raccogliendo queste persone in difficoltà a 2000 metri, decida di salvare la loro speranza, per la vita era troppo tardi, decida di aiutare questi esseri umani coraggiosi a raggiungere il loro sogno, seppure sarà un sogno amaro.
Quello che non è contemplato, nel nostro mondo del pensiero unico, è fuorilegge. Per il gesto umano c’è la galera.

Meditiamo sulla barbarie che il nostro modello umano ed etico presenta, meditiamo perchè quella coppia disperata potremmo essere noi, perchè quella guida alpina dovremmo essere TUTTI NOI.

Questo mondo, così non va bene, non va bene che migliaia di persone debbano affrontare la morte per fuggire alla morte, e raggiungere un posto che li condannerà a morte.

Come Beauty, come gli oltre 33.000 che giacciono in fondo al Mediterraneo.
IL SINDACATO SIAMO NOI LAVORATORI

IL SINDACATO SIAMO NOI LAVORATORI

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di Massimiliano DE ANGELIS – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

In questi giorni, in cui la strage di lavoratori è stata agghiacciante a causa delle riforme del governo PD al soldo del neoliberismo europeo, la riflessione sul sindacato si impone con forza.

Proprio la rappresentanza sindacale che non c’è più, proprio la difesa dei lavoratori e la lotta del sindacato che non ci sono più, proprio la stessa coscienza di classe che non c’è più, hanno consentito al padronato ogni abuso fino al punto che si generassero quelle morti.

Il sindacato sono i lavoratori o, per lo meno, questo dovrebbe essere visto che sono essi stessi a dare vita al sindacato in tutte le sue espressioni fino ad eleggere il proprio delegato sindacale.

Un concetto che imparai alla fine degli anni 80 quando frequentavo la scuola sindacale di Ariccia e lo stesso  concetto lo sentivo ripetere da mio padre negli anni, sin da quando ero bambino, da lui semplice operaio.

Dovrebbe essere così, ma qualcosa non ha quadrato soprattutto a partire dal 1989 quando si decise di chiudere quella scuola per motivi finanziari: troppo costosa a fronte di un sempre minore tesseramento e dalla fine della funzione di “cinghia di trasmissione“ che aveva col PCI da un lato e per la sempre minore fiducia dei lavoratori nelle organizzazioni sindacali per motivi “morali” dall’altro.

Come diceva Berlinguer, è l’uomo a fare il partito e ciò avrebbe dovuto essere anche per il sindacato, ma tant’è.

Una decina dopo, ne capii i motivi “morali” ancora meglio. Partono dalla “moralità” stessa di molti lavoratori, ma soprattutto dalla coscienza di classe che è ciò che è venuto a mancare ed ha fatto una enorme differenza.

Quello che ho visto e ho vissuto mi ha fatto comprendere i veri motivi per i quali la funzione dei sindacati è venuta meno, fino ad arrivare all’oggi dove essi sono ridotti a meri uffici di mediazione senza averne più ne le caratteristiche originarie e la funzione di tutela dei diritti dei lavoratori se non in sporadici casi.

Anche la rappresentanza al tavolo delle trattative è stata fortemente indebolita negli anni dai vari governi che si sono succeduti fino ad arrivare all’abrogazione dell’art.18 e alle dichiarazioni di leader politici, giova ricordare  quella di qualche mese fa proprio di Di Maio. Auspicava l’estinzione completa del sindacato riportando la memoria all’epoca fascista quando essi erano illegali e il solo ammesso non era altro che una propaggine del PNF.
Mancava solo una simile dichiarazione e presto vedremo quali intenzioni avranno; ci mancherebbe che prossimamente il governo ne riproponga la fotocopia a colori, visto il diverso millennio.

Ritorno alla “moralità“ di molti lavoratori, dicevo…Per esperienza vissuta nel mondo del lavoro, in questo caso ben 15 anni di mio servizio nel settore logistico di una grande società, in una grande piattaforma nella quale erano impiegati circa 200 lavoratori dei quali 120 di cooperative ad essa facenti capo, ho visto e udito di tutto.
Proprio della serie “ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate” se ci riferiamo alla “moralità”.
Tutti i soggetti coinvolti, gli operai e il padronato in un ambiente a dir poco dantesco considerato che la quasi totalità degli operai stessi era fascista e che essi esprimevano delegati di loro fede come rappresentanti sindacali all’interno della CGIL.

Ad ogni mia protesta verso l’OOSS, mi veniva risposto che i lavoratori avevano espresso democraticamente quel o quei soggetti! La logica della difesa delle rendite di posizione anche nel sindacato: una questione di numero di tessere da giocarsi da parte del segretario provinciale di categoria per avere peso nella sua candidatura alle elezioni comunali di Roma quando fu eletto Marino come sindaco.

La cosa più assurda che potessi vedere e sentire non era tanto tanto il fatto che molti di questi lavoratori erano raccomandati o che molti di essi per arrotondare si portassero via ciò che potevano più o meno di nascosto. O il farmi il saluto fascista perché consapevoli della mia fede politica, ma pure la presenza di un busto di Mussolini o di una immagine del loro duce in qualche loro ufficio. Oppure far carriera per motivi amicali e parentelari e di fede, dato che erano stati scelti per date finalità, ossia quelle di tenere tutto sotto controllo e non importava che non ne fossero all’altezza.

No, la cosa più assurda era vedersi un bel giorno tutti convocati dal datore di lavoro con a fianco il segretario provinciale di categoria e sentirsi dire che tutti noi dovevamo fare la tessera sindacale alla FILT-CGIL perché altrimenti avremmo perso tutti il posto di lavoro. Allucinante.

Da li a poco cominciarono i problemi: aumento del 50% dei ritmi produttivi passando dai 900 colli per 8 ore di lavoro ai 1350, diminuzione dello stipendio e divieto di applicare i CCNL di categoria. Buste paga con voci tra gli emolumenti illegali come “trasferta Italia“ esenti dal reddito e quindi dai contributi legali, CUD irregolari e cambio denominazione delle cooperative periodico senza nè versamento dei contributi nè erogazione del TFR.

Dopo il mio protestare presso datore di lavoro e FILT-CGIL fui isolato e messo nelle condizioni di non poter più lavorare e quindi anche “nuocere”. Arrivarono a chiamarci uno ad uno per farci un’esplicita richiesta relativa ad un documento del sindacato che dovevamo firmare e consegnare immediatamente dove si chiedeva di accettare un nuovo cambio di società con ancor più tragiche condizioni di remunerazione e un ulteriore aumento della produttività di un altro 10% a fronte di un regalo di 300 euro lordi e la certezza di essere assunti nella nuova società. Ma venivano comunque esclusi da questa proposta, gli ultra quarantenni.

Logico pensare che fosse stato fatto per me e per quelli come me. A fronte di un simile abuso, praticamente tutti gli altri lavoratori si astennero dall’essere solidali mediante la protesta, con quei pochi che venivano esclusi e al mio fargli presente che in altre epoche recenti questo non sarebbe mai successo e che gli operai solidarizzavano tra loro, mi fu risposto dai piu “ognuno si fa i cazzi propri“.

Comunque fuori io e quelli come me, senza la tutela del sindacato che, anzi, nemmeno ci riceveva o ci prendeva per sfinimento a forza di rimandare gli appuntamenti. Comprati per 300 euro lordi che poi furono tolti subito e tutti zitti: il risultato di “ognuno si fa i cazzi propri” ma hanno mantenuto il loro posto di lavoro usurante da schiavi e io senza lavoro, indubbiamente, ma finalmente libero.

Nessuno ha capito che il sindacato lo fanno i lavoratori, anche con le loro tessere. E quelle pesano sempre più del dovuto, ormai.
In una crisi così profonda in cui il sindacato perde credibilità e quindi iscritti, tragicamente invece di ricominciare dalla difesa dei lavoratori, sono le tessere a fare tutta la differenza.

Questo agire per il numero delle tessere l’ho ritrovato anche nella CGIL SUNIA di Pomezia dove il responsabile e la sua segretaria che conosco personalmente sono fascisti, il primo persino inneggiante ogni tanto al duce sul suo profilo Facebook.

Il sindacato lo fanno i lavoratori ed è un valore assoluto e lo è il fatto che i lavoratori hanno disperato bisogno di esso, ma non così, mai più così.
Questo odierno, da parte del sindacato è un continuo tradimento del senso più alto e nobile del sindacato stesso.
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