CONFORMISMO TROPICALE: DANDY AFRICANI COME TAMARRI DI PERIFERIA

CONFORMISMO TROPICALE: DANDY AFRICANI COME TAMARRI DI PERIFERIA

Sapeurs

di Potnia THERON

Che strana “scienza” l’antropologia…

Eppure sto imparando tante cose. Vengo a sapere dell’esistenza dei sapeurs africani, giovani dandy di grandi metropoli come Brazzaville e Kinshasa.

Si tratta di giovani modaioli che sono disposti a qualunque sacrificio pur di vestire alla moda con abiti firmati.

Interessante poi la distinzione tra quelli di Brazzaville, eleganti e sobri, e quelli di Kinshasa, eccentrici e stravaganti

La differenza dipende dal diverso contesto storico: l’ideologia di Mobutu nello Zaire imponeva un abbigliamento specifico, consistente in una sobria divisa. Ecco che la stravaganza degli abbinamenti eccentrici si spiega come reazione. Giungono a indebitarsi per ottenere le griffes italiane e francesi e indossano persino le giacche al contrario perché le firme possano meglio essere viste.

Tutto ciò è interpretato come una forma di iniziazione, in cui l’abito assumerebbe il potere araldico di trasformare il corpo in qualcosa di diverso, di ricrearlo. Gli abiti e gli accessori diverrebbero sacri oggetti di un culto iniziatico capace di antropogenesi, di fabbricare uomini nuovi.

Mi sorge però un dubbio: perché non si ammanta ugualmente di un’aura quasi religiosa e nobilitante l’esperienza dei burini, dei coatti di borgata? Perché si parla spesso dei giovani di periferia, dei tamarri dediti alle firme, in termini di impoverimento e di perdita della cultura?

Dandy africani

Perché non sono anch’essi sollevati dalla triste miseria umana di un’emulazione penosa e eteroimposta?

Perché non si denuncia il dandysmo africano come aberrazione del capitalismo, tale e quale a quella del truzzo con le gonnelle alla Abarth? Tutto mi sa ancora una volta di fardello dell’uomo bianco! Tutto mi sa così tanto di giustificazionismo, di un rimorso dell’occidente che ha inventato le scienze e che, finché resta rimorso, è sempre inadeguato, è sempre troppo poco di fronte alla mostruosità di una non cultura come la nostra.

Del resto i nostri telegiornali lo ripetono ogni giorno: di che cosa mai si parla in Europa, ai vertici, ai tavoli, ai summit se non sempre e soltanto di soldi? Che tristezza!

Che si lascino finalmente questi tristi tropici, ma ahimè è troppo tardi…. I tropici bruciano ora al Gratosoglio, ad Affori, alla Magliana…

IL FUTURO CHE NON C’E’

IL FUTURO CHE NON C’E’

di Fiorenzo MEIOLI

Oggi crediamo di vivere nel miglior mondo possibile, di godere di una libertà infinita e non ci rendiamo conto che è soltanto ristretta alla sfera privata: possiamo si vestirci come vogliamo, vagliare liberamente le offerte del palinsesto televisivo, comprare l’ultimo modello iPhone, possiamo esercitare il diritto di voto, scegliere tra le offerte del mercato e tanto tanto altro ancora.

Però non riusciamo più a modificare la realtà, non abbiamo più il potere di decidere e siamo succubi dell’unica ideologia rimasta nel tempo della fine delle ideologie.

Un tempo le crisi erano la condizione per il progresso, oggi, al contrario, tracciano interrogativi e generano un ritorno ad un lontano passato.

Tutto ciò che oggi chiamano progresso è soltanto un ritorno all’Ottocento.

LIBERISMO E ORDOLIBERISMO, DETTI IN BREVE

LIBERISMO E ORDOLIBERISMO, DETTI IN BREVE

Criminali bancari

di Massimo RIBAUDO

Una professoressa di Lettere mi ha chiesto su Facebook di sintetizzare in breve il significato delle dottrine neoliberiste e di quelle ordoliberiste.

Lo so che non si dovrebbe fare, lo so che un commento su Facebook non può in alcun modo sostituire volumi e volumi di studi e analisi approfondite sugli argomenti accademici più complessi. Ma ormai quei volumi li leggono sempre di meno e non vengono neppure affrontati nei corsi universitari.

Quindi, bisogna rischiare la sintesi e l’incompletezza, pur di dare qualche indicazione su temi che riguardano la nostra vita, la scuola, le pensioni, la sanità. Si, perché se ci sono tagli alle pensioni, alla scuola e alla sanità è perché viviamo in un’Europa ordoliberista.

Il liberalismo è la teoria politica ed economica che sancisce che il MERCATO sia un meccanismo perfetto in grado di autoregolarsi e, quindi prescrive di adottare leggi dello stato che garantiscano alle aziende private il completo dominio su qualsiasi diritto sociale (e l’eliminazione di ogni diritto sindacale), di generare il massimo profitto dallo sfruttamento del lavoro umano e dell’ambiente naturale.

Detto così sembra terrificante. Lo è.

Ma non lo vediamo perché il mercato ci offre il contentino della libertà di parola che è totalmente inutile se i diritti politici vengono annullati da leggi elettorali maggioritarie non rappresentative e da media completamente asserviti al modello.

In più proprio tale modello economico, sociale e politico si fonda sul continuo porre in stato di shock le popolazioni attraverso notizie relative al terrorismo, a omicidi privati, epidemie inventate, e alla paura di invasioni di immigrati.

Quindi, distoglie l’attenzione dalle sue norme, dalla sua propensione alla più feroce e statica ineguaglianza, alla competizione del singolo contro il singolo e al darwinismo sociale per farla convergere sulle patologie sociali e individuali che lo stesso modello crea: criminalità, corruzione, guerra tra i poveri.

L’ordoliberismo è molto più subdolo perché prevede che a gestire il modello sia lo Stato (e non le corporation private in collusione con le istituzioni pubbliche), insieme alle banche e assicurazioni private, per soffocare nella schiavitù del debito la popolazione.

La maggiore paura della popolazione deve essere quella di perdere casa, o il lavoro e di non riuscire a pagare i debiti, i quali, visti i bassi salari, e i forti tagli alla spesa pubblica, è costretta a contrarre.

I Trattati europei sono tutti derivanti dall’ideologia ordoliberista.

Il neoliberalismo ha origini dalla cosiddetta “scuola di Chicago” e dalle teorie di Friedrich August von Hayek, ed è un’evoluzione del modello capitalistico americano, l’ordoliberalismo è il modello della cosiddetta economia sociale di mercato (austro-franco-tedesco), evoluzione del capitalismo renano, che mantiene un po’ di welfare solo per la classe media obbediente al sistema.

In questo modo la stessa proteggerà stato e banche e colpirà ancora di più le classi impoverite (che hanno la COLPA di esserlo perchè non pagano i debiti) pur di non cadere in povertà essa stessa.

Prima o poi anche l’ordoliberalismo si trasformerà in neoliberalismo perchè le banche si divoreranno tra loro come sta succedendo.

La radice filosofica del neoliberalismo è lo gnosticismo (che deriva dal puritanesimo) che afferma che gli esseri umani sono IMPERFETTI e solo una classe superiore di esseri perfetti (in quanto giusti e parsimoniosi e ricchi per grazia di Dio) possa ricondurli alla perfezione originaria dell’inizio dei tempi.

Vi sembrano teorie folli? Lo sembrano anche a me. Ma stanno dominando l’Occidente e faranno di tutto per dominare il mondo.

p.s. C’è un articolo, del blog Il Pedante, che spiega molto bene il modello ordoliberista come seguito in Italia: E’ il SOCIALISMO DEI RICCHI.

ELEZIONI AMMINISTRATIVE. TRA LE DUE DESTRE, VINCE L’ORIGINALE.

ELEZIONI AMMINISTRATIVE. TRA LE DUE DESTRE, VINCE L’ORIGINALE.

Siolvio Berlusconi-Matteo Salvini

di Antonio CAPUANO

Dove si è presentata la sinistra vera, questa ha vinto benissimo, penso ad esempio a Lecce.

Dove si è presentata la vera politica fatta con coraggio, trasparenza, competenza, questa ha ri-vinto alla grande, anche staccandosi dall’urlato becerume a 5 Stelle. Penso a Pizzarotti.

I dati politici sono essenzialmente due:

La Sinistra non ha perso, è scomparsa, dato che per perdere avresti dovuto quantomeno partecipare.

Se invece in corsa ci sono due destre, è ovvio che l’elettore a quella brutta copia chiamata PD, preferisca l’originale e intramontabile Silvio che, come Andreotti, rientra nel turbinio dell’eterno ritorno Nietzschiano, in salsa politica.

Il ballottaggio non ci dice che il popolo è pigro, semplicemente fallisce perché è un’innaturale e inefficiente metodologia politologica nata per limitare l’atomizzazione politica nonché l’astensionismo e che invece finisce puntualmente, Francia prima e Italia poi parlano chiarissimo, con l’incrementarli entrambi.

Perché a rigor di logica, se al primo turno ho votato per un candidato, l’ho fatto nella piena consapevolezza che esso mi rappresentasse (se per logiche clientelari o politiche, è un’altra storia…).

Quindi se al secondo turno non c’è chi mi rappresenta, io giustamente non voto (che è fatto consapevole e ovviamente ben diverso dall’astensione a priori).

Chiudo con questo mito del “voto utile” che mi fa davvero imbestialire: il “voto utile” è un inganno alla democrazia.

Nel senso che, a meno che uno dei candidati al ballottaggio non sia Hitler senza baffi, è molto più utile e coerente che un elettore non voti per qualcuno in cui non crede piuttosto che spingerlo a sforzarsi nel farsene piacere uno o a prestarsi a logiche clientelari, non credete?

Certo, è più facile dire che il popolo è inadeguato piuttosto che ammettere e provare a correggere i propri errori, ma non è certamente continuando a raccontarci le favole che salveremo questo Paese.

È tempo di rifondare il sistema politico e il modo in cui si fa Politica in Italia e ciò va fatto presto, bene e con competenza.

Perché il tempo stringe e questo Paese non può assolutamente essere lasciato morire così dopo decenni di interminabile agonia sociale e politica: agonia a cui solo la vera Politica e la vera Sinistra possono davvero mettere fine…

CI SIAMO DENTRO E NON POSSIAMO SAPERLO

CI SIAMO DENTRO E NON POSSIAMO SAPERLO

Guitti d'avanspettacollo

di Claudio VERDE

Oltre il disagio, l’indignazione, il fastidio, la noia e quella sorda e tenace resistenza interiore che comunque ci anima non possiamo andare, mentre privatamente, giorno per giorno, inseguiamo ogni occasione di bellezza, di piccola grande gioia che possa arricchirci la vita.

Ma non possiamo sapere.

Immaginiamo un libro, un saggio o un romanzo che parli di questi nostri anni fra trenta-quarant’anni…di cosa parlerà, di “Chi” parlerà…e come.

Ma davvero chi oggi occupa un ruolo di primo piano (almeno sembra occuparlo o così crede) ed esercita potere verrà considerato importante e determinante…politicamente, culturalmente degno di un’annotazione?

Io credo che la gran parte di loro verrà vista come personaggi di avanspettacolo e anche del livello più scadente.

Sì, per quanto tutto dipenda dal contesto generale (e fra quarant’anni non sappiamo il mondo come girerà), conoscendo gli attori, davvero credo che più di un imbarazzato, stupefatto, marginale commento, non avranno…

E se usciamo per un attimo dalla confusione del contingente e proviamo a guardarli con freddezza (quello straniamento simile a quando si azzera il volume del televisore) non ci accorgiamo forse che sono proprio delle caricature già adesso?

Compreremmo mai un’auto da uno di loro?

Eppure stanno lì perché li abbiamo messi noi.

Non è del tutto così, però sì, li abbiamo messi noi.

Forse quel saggio, o romanzo, dovrebbe approfondire proprio questo.

UNA SINISTRA CHE SIA RAPPRESENTANZA POPOLARE

UNA SINISTRA CHE SIA RAPPRESENTANZA POPOLARE

di Fiorenzo MEIOLI

Sono anni che a sinistra dovrebbe nascere un nuovo percorso.

Svariati anni che si annuncia, che si lavora per un cambio di rotta.

Basterebbe ricordarsi che la sinistra è nata due secoli fa per abolire il privilegio, per distribuire democraticamente potere e risorse.

Nel giro di alcuni decenni è stata trasformata, invece, in una forza restauratrice, nella testa d’ariete contro il lavoro, a sostegno delle lobbies finanziarie e imprenditoriali, una forza che ha avallato la sovranità del profitto e la deriva postdemocratica.

Quindi, servirebbe, a mio avviso, ricominciare a lavorare per una sinistra che viva nella società, nel mondo del lavoro, nei territori prima che nel palazzo e nei talk show, una sinistra che prima della governabilità pensi soprattutto alla rappresentanza.

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