LA LOTTA CONTRO LA TAP È LOTTA CONTRO AL SISTEMA

LA LOTTA CONTRO LA TAP È LOTTA CONTRO AL SISTEMA

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di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

La lotta contro TAP (Trans Adriatic Pipeline) è una lotta antiliberista, anticapitalista, antimperialista.

Recentemente la BEI, Banca Europea per gli Investimenti, che in un primo step lo aveva bloccato, come si poteva prevedere ha deciso il finanziamento della costruzione del gasdotto TAP.

Un progetto voluto fortemente dalle lobby finanziarie e politiche liberiste che, naturalmente, pensano ai loro interessi e a quelli dei loro amici. Come il dittatore azero e il nuovo sultano turco.
Personaggi che si arricchiscono smisuratamente senza occuparsi di migliorare la vita ai propri popoli che invece vengono repressi e massacrati se chiedono un trattamento dignitoso.

Gli stessi ambienti politico-finanziari liberisti europei legati alla BEI, sono quelli che allineandosi al volere di Washington impongono sanzioni al Venezuela, paese che utilizza i proventi della vendita petrolifera per finanziare uno dei migliori welfare del mondo, dove la povertà negli ultimi 17 anni è diminuita in modo molto significativo.

Ma evidentemente ai banchieri, ai faccendieri, ai politici di queste ormai finte democrazie nulla interessa dei popoli e dell’ambiente.
Infatti, da una parte si finge di finanziare la riduzione dell’inquinamento ma in realtà si finanzia la costruzione di un gasdotto dannoso, pericoloso e inutile.

Esattamente come si finanziano dittatori e si sanzionano paesi virtuosi perchè non allineati al dogma liberista e imperialista e quindi non solo non interessanti per la massimizzazione del profitto, ma pure esempi pericolosi per altri paesi.

Lottare contro la TAP non è dunque solo lottare per difendere l’ambiente.
Anzi, è lotta per l’autodeterminazione dei popoli ed è quindi necessario proprio per questa ragione, portare questa lotta in tutto il Paese.

Portarla e inserirla nella lotta contro i trattati europei, pilastri di questa politica neoliberista che, va ricordato, non consentono l’applicazione della nostra Costituzione, anzi, proprio la rinnegano.

La lotta contro la TAP, non è occuparsi di un problema locale.
No alla TAP vuole dire No al liberismo, No all’imperialismo, No ai trattati europei.
Vuol dire sì all’ambiente, sì alla solidarietà tra i popoli, vuol dire sì alla Costituzione italiana.
TAP, STRATEGIA DI PROFITTO E DI DOMINIO

TAP, STRATEGIA DI PROFITTO E DI DOMINIO

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di Massimiliano DE ANGELIS – Coordinatore Movimento Essere Sinistra MovES

 

TAP è l’acronimo che simboleggia ben più di quello che rappresenta per il territorio salentino. TAP è una strategia adottata dal neoliberismo per raggiungere il proprio fine: il profitto ad ogni costo e con ogni mezzo a propria disposizione e il dominio.

Oltraggia e annichilisce tutto ciò che può rappresentare un impedimento al sistema che esso impone. Prova con ogni mezzo ad annientare ogni forma di resistenza ad esso calpestando la dignità, il diritto alla vita e i diritti fondamentali per i quali si lotta affinchè vengano rispettati.

Troppe TAP sono originate dal neoliberismo, un sistema di potere che è strutturato e organizzato, forte degli intrecci che ha creato con i poteri politici, economici e di comunicazione diventando esso stesso un insieme di tali forze.
Travalica tutto.

Senza rendercene pienamente conto viviamo una epoca che ricorda da molto vicino il “Nuovo Medioevo”: da una parte una Monarchia (neoliberismo e le oligarchie bancarie), vassalli (UE e i suoi trattati), valvassori (i governi) e valvassini (i servitori del neoliberismo) e dall’altra i servi della gleba (i popoli), gli schiavi (chiunque può essere sfruttato in ogni modo) e i ribelli.

Risiedo in una zona che vive quotidianamente e continuamente la sua TAP, dove il territorio ha subito in quaranta anni profonde trasformazioni e che ricalca la storia del nostro Paese.

Da una società agricola ad una industriale e immobiliare selvagge senza il rispetto per il proprio territorio.

Eco-X, disastro ENI, discariche abusive e a cielo aperto, inquinamenti industriali fino a non voler farci mancare la costruzione di un gigantesco termovalorizzatore bio gas.

 

  

 

 

 

 

 

 

Il profitto ad ogni costo e lo chiamano progresso.

Ci dicono in tanti che è per migliorare le nostre condizioni di vita, che se ne traiamo le nostre comoditá e agi di vita è grazie a questo sistema.

In pratica ci indorano una pillola che è letale.

Ma come a Melendugno – dove si è creata una coscienza comune ribelle al sistema neoliberista e organizzata nel noTAP e dove ha trovato le sue avanguardie, dove si rischia la propria serenitá per difenderla (solo dei criminali per il sistema) – anche nel mio territorio, come in altri, ci sono focolai di resistenza che devono essere alimentati, dove si prende vita pian piano la coscienza per questa nuova resistenza e ci si organizza in altrettante avanguardie.

Perchè, proprio contro quel dominio, Melendugno e No TAP siamo tutti noi.
MA QUANTI “BEI” SOLDINI ARRIVANO A TAP

MA QUANTI “BEI” SOLDINI ARRIVANO A TAP

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del COMITATO NO TAP

 

Unmiliardoecinquecentomilioni di euro… solo a pronunciarlo verrebbe il capogiro. Ma quando quella stessa cifra è intrisa del fetido lezzo delle stanze chiuse di lobby speculative, misto al triste odore del sangue di popolazioni represse per gli interessi di pochi, allora il capogiro diviene inguaribile.

Studi scientifici dimostrano che l’odore del sangue è uguale a quello dei soldi. Il ferro, contenuto nelle monete ma anche nell’emoglobina, ha lo stesso tipo di reazione sulla nostra pelle, e genera lo stesso malodore.

Lo sanno bene i membri della commissione della BEI, che ieri ha finanziato Tap.
Sanno benissimo che l’odore di quei soldi si nutre del sangue di Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese che lo scorso 16 Ottobre è stata uccisa perché indagava sul giro di tangenti europee che riconducevano direttamente all’Azerbaijan e alla dinastia Alijev.

Sanno benissimo che quei soldi sono macchiati con il sangue delle carceri, dove la giornalista Kadhija Ismailova, insieme a centinaia di suoi colleghi, è stata rinchiusa per anni soltanto perché dissentiva contro il totalitarismo del governo azero, avamposto di dittatura che reprime ogni diritto umano. Sanno benissimo che quei soldi andranno a nascondere l’odore del sangue delle vittime di Afrin, dove i morti per mano del nuovo sultanato turco non si contano più.

La BEI e i governi europei aprono le porte ai nuovi regimi, quello azero di Alijev e quello turco di Erdogan, senza battere ciglia, stendendo tappeti rossi (dello stesso colore del sangue, giusto per farli sentire a casa) al loro passaggio.

La democrazia, quella per la quale si combatte da 2000 anni, diventa un intralcio quando l’odore dei soldi crea dipendenza. E allora, nel reciproco scambio tra despoti, mentre l’Europa regala soldi ai regimi, questi insegnano all’Europa come reprimere: divieto di dissentire, manganelli sempre pronti, polizia alle dipendenze dei governi contro le popolazioni. Uno scambio equo, quando c’è in ballo l’interesse lobbistico e un finanziamento macchiato di sangue.

In un mondo dove anche il Papa stringe le mani sporche di sangue e piene di soldi, l’ultimo baluardo di libertà resta la presa di coscienza delle popolazioni. In un sistema speculativo senza precedenti, un organismo come la BEI finanzierà sempre opere imposte e inutili, piuttosto che investire sulla cultura e sullo sviluppo: fare il contrario sarebbe un errore per tutto il sistema, perché così alimenterebbero quella coscienza critica che invece sono disposti a reprimere in ogni modo.
Unmiliardoecinquecentomilioni di euro, una somma immersa nel sangue.
MELENDUGNO, TERRITORIO DI UNA BATTAGLIA DI TUTTI NOI

MELENDUGNO, TERRITORIO DI UNA BATTAGLIA DI TUTTI NOI

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di Massimiliano De Angelis – Coordinatore Nazionale MovES

TAP, una questione che riguarda tutti noi e il nostro territorio, da Nord a Sud.
Lo asseriamo oggi più che mai con forza, nella consapevolezza di ciò che abbiamo visto coi nostri occhi e di ciò che abbiamo toccato con mano visitando Melendugno.

TAP, il maledetto gasdotto che parte dall’Azerbaijan, percorre sventrando il territorio dei paesi che attraversa e arriva sulle coste salentine incuneandosi con rovinosa invadenza nell’entroterra melendugnese distruggendo le sue risorse naturali e le proprie peculiarità e ricchezze per rifornire l’Europa di gas naturale.

Una opera che ci viene a costare miliardi di euro in termini economici che niente sono al confronto dei danni procurati alla qualità della vita dei melendugnesi e dei salentini, delle peculiarità del territorio che ne fanno una ambita località turistica, delle loro risorse agricole olearie dove vengono espiantati e distrutti un numero ingente di ulivi, dove ai residenti viene impedito anche con violenza, di vivere dei loro raccolti.

Un territorio che viene privato delle proprie ricchezze, dove anche le attività ittiche stanno sparendo del tutto in conseguenza alla messa in opera del gasdotto.

È un sopruso dei diritti all’abitare, al continuare a vivere in serenità nel loro territorio di quelle genti.
In nome e per conto del neoliberismo e dove tutto deve rimanere circoscritto in segreto attorno a Melendugno e dove si deve solo far sapere – un clichè già visto in altri ambiti del genere – che chi non vuole questo stato di cose deve essere etichettato come esagitato, terrorista, cattivo elemento.

Dove nell’opinione pubblica deve radicarsi la convinzione che opere del genere servono per la nostra indipendenza energetica,  sterilizzando e impedendo ad arte, la costruzione di una coscienza comune del ricorrere a risorse energetiche naturali, benchè ancora sia vigente il luogo comune dell’Italia “paese del sole”.

Paghiamo noi cittadini e pagheremo ancora e non si tratta solo di risorse e di salute: vengono negati con violenza il nostro diritto all’abitare, al vivere, alla nostra salute in nome e per conto degli interessi del Neoliberismo.

I mezzi adottati che ne giustificano il fine, quello di una oligarchia che sta riuscendo ad superare in negativo persino il concetto che avevamo del capitalismo.

A Melendugno e a San Foca si travalica persino il concetto della proprietà privata, alla stessa stregua di quei popoli e genti che sono stati privati delle loro terre per poi essere deportati altrove nel mondo.

Infatti siamo ben oltre il concetto del capitalismo che conoscevamo e dei suoi guasti; quanto avviene con la TAP è ben peggiore e ancora non ne siamo completamente coscenti.

Questo è il neoliberismo e i melendugnesi ne sono vittime ma non rassegnate perchè Melendugno e il suo territorio sono anche nostri, perchè melendugnesi lo siamo tutti e perchè la “loro” TAP, di fatto, è anche la nostra.
TAP, EMBLEMA DI QUESTA LEGISLATURA

TAP, EMBLEMA DI QUESTA LEGISLATURA

 

 

di Antonio CAPUANO – Coordinatore Nazionale del MovES

 

La TAP è un disastro “sotterraneo” ma anche l’emblema di questa legislatura.

Continuano le proteste per l’ormai purtroppo celebre Gasdotto che si prepara a devastare la Puglia sul piano idrogeologico, boschivo e più in generale ambientale, con duemila ulivi sacrificati sull’altare del prezioso Gas albanese e degli accordi con cui l’Italia ha acquisito lo stesso al fine di limitare il proprio vincolante e stringente rapporto con la Russia in tal senso.

Delle proteste e della loro natura conosciamo tutti gli sviluppi anche recenti tra manifestazioni, scontri e aree di controllo militarizzate come nelle peggiori zone di guerra.

Già questo basta e avanza per descrivere la drammaticità dell’evento e invitare tutti a sostenere tali proteste con la massima partecipazione ed entusiasmo (come noi stessi del MovES abbiamo fatto recandoci personalmente in quel di Melendugno per manifestare supporto, vicinanza e appoggio politico a tutti coloro che si battono eroicamente sul fronte), ma rappresentando le forze dell’ordine, semplicemente “il braccio armato” del potere esecutivo, il vero dato che spaventa non è quello inerente l’ordine pubblico bensì quello politico.

La genesi della TAP è infatti da ricercarsi nel substrato istituzionale e del resto un’opera sotterranea non poteva non essere che il gesto simbolo della legislatura meno trasparente nella storia della seconda repubblica,

Come nasce la TAP, infatti? Scopriamolo insieme.

La TAP su scala nazionale aveva trovato ostacoli sociali e politici notevoli (lo stesso Emiliano, presidente PD della Regione Puglia, aveva aspramente bocciato il progetto), ma successivamente anche su sollecitazione della società detentrice dell’appalto appunto la Svizzera TAP, la UE ha dichiarato l’opera di “pubblica utilità”, inizialmente garantito degli appositi fondi che avevano fatto sentire al sicuro la multinazionale svizzera perchè questi avrebbero ovviamente oliato gli ingranaggi della cosa pubblica nostrana sbloccando definitivamente il progetto e avviando i lavori.

In realtà, buona parte dei fondi poi non sono stati erogati poichè è emerso che non si è rispettata la normativa Seveso e il vincolo ambientale ma intanto è lo Stato che foraggia, con soldi nostri, questa inutile opera.

Sperando che le proteste portino ai risultati difficili ma auspicati di sospensione e susseguente revisione del progetto in essere, una domanda si erge con urgenza.

E’ mai possibile che per l’illuminata Europa sia più importante consentire un irrisoria riduzione di dipendenza energetica dalla Russia, tra l’altro non per un discorso di autosufficienza, ma semplicemente per crearne di ulteriore appannaggio degli azeri e della multinazionale che ha dato il via a questa operazione?

Non sarebbe meglio garantire gli stessi fondi incentivando l’Italia a preservare la propria fauna e l’ambiente (sulla cui pubblica utilità mi sentirei di garantire) e investire magari in fonti di energia alternativa, pulita, rinnovabile e autoprodotta?

Direte voi, ma non possiamo farlo da soli? Certo che potremmo, ma per il governo perché detenere la sovranità quando sei ijn un sistema tale per cui il profitto va garantito alle multinazionali?
Per il governo, resta pertanto sempre più conveniente delegare qualcuno a pensare e decidere in vece sua e consentirgli di decretare il destino di territori che nemmeno conosce.

Magari anziché abbattere due mila Ulivi senza alcuna coscienza e lungimiranza, dovremmo fare esattamente il processo inverso, piantando quanto prima e con costanza qualche seme in più, partendo ad esempio dal seme della ragione:

Quella ragione grazie alla quale appare finanche lapalissiano come il gas sia utile nell’era delle rinnovabili.

Ma in compenso ossigeno, aria pulita, ecosistema solido e un ambiente sano e preservato, siano invece assolutamente prioritari e indispensabili per il nostro presente e soprattutto per il nostro futuro e magari anche per garantirne uno alle future generazioni.
MOSTRO DAI PIEDI D’ARGILLA, LA TAP

MOSTRO DAI PIEDI D’ARGILLA, LA TAP

 

del COMITATO NO TAP – 24 gennaio 2018

 

Se ancora ce ne fosse bisogno, oggi c’è stata la conferma: TAP HA PAURA!
Quello che è successo oggi ha dell’incredibile: nonostante parrebbe che gli operai di Tap avessero tutte le autorizzazioni necessarie a svolgere le prospezioni geofisiche sulla spiaggia di San Basilio, alla vista di alcuni cittadini che passeggiavano, sono scappati a gambe levate, lasciando tutta l’attrezzatura in loco.

Non sono scappati perché “avevano paura dei noTap”, come qualcuno vorrebbe far credere, e a dimostrazione di ciò è il fatto che sono tornati tranquillamente a prendere la strumentazione. Non sono scappati perché sprovvisti di scorta, in quanto diverse pattuglie della Digos sorvegliavano attentamente le operazioni. Allora perché?

 

Forse perché gli operai lavoravano in borghese, senza nessun dispositivo di sicurezza e senza seguire le basilari norme di sicurezza sul lavoro? O forse perché c’era qualcosa di strano, visto che a un certo punto anche le forze dell’ordine hanno intrapreso tra di loro un dialogo acceso, al limite del litigio? O forse perché sono andati ben oltre le attività consentite, devastando ancora una volta un piccolo angolo di paradiso come la pineta di San Basilio?

 

Quasi a giustificare un operato poco chiaro, oggi esce l’ennesimo, esilarante, spudorato (non abbiamo più termini per definirli) comunicato di Tap, che dichiara che “…Le indagini […] sono state interrotte […] nella tarda mattinata di oggi per motivi di opportunità e in accordo con le Forze dell’Ordine.”
Opportunità per chi? Per chi faceva una passeggiata, o per chi aveva paura di qualcosa?

Ma nel suo sproloquio Tap continua dicendo “Le indagini geoelettriche […] sono volte a misurare i differenti valori di resistività del sottosuolo attraverso il semplice posizionamento di un set di elettrodi. Le attività sono state autorizzate il 2 gennaio scorso dalla Capitaneria di Porto competente; una analoga indagine era stata condotta nella stessa zona nello scorso mese di dicembre.”

Considerato che le analisi geoelettriche servono a misurare le variazioni di resistività del sottosuolo e a valutare la presenza di variazioni sensibili (tipo grotte, resti archeologici o falde acquifere), come mai Tap svolge queste attività solo ora? Nella costruzione di un microtunnel, dovrebbero essere attività PREVENTIVE all’approvazione di una VIA, non dovrebbero essere attività da svolgere quando il cantiere è già stato avviato!

 

Ma continuando nelle domande: nel Settembre 2016 il Ministero dichiarò ottemperata la prescrizione A3, che recita “In riferimento al progetto costruttivo relativo all’approdo ubicato tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri, a) dovranno essere eseguiti ed approvati dalle autorità competenti, tutti i necessari rilievi ed approfondimenti geologico-geotecnici e idrogeologici atti a confermare la sostenibilità tecnica ed ambientale di realizzazione del microtunnel e delle opere connesse […]”.

Dunque, su quali basi è stata approvata la A3?
Se oggi Tap ha la necessità di effettuare nuove prospezioni, vuol dire che quanto dichiarato nella relazione di ottemperanza A3 non sarebbe sufficiente?
Date le nuove indagini che sta svolgendo, avrebbe bisogno di una nuova convalida di ottemperanza?

Prevenendo ogni ulteriore comunicato paradossale da parte di Tap, e non credendo al loro dichiararsi “buoni e sensibili verso il territorio”, consapevoli dell’ inutilità dell’ opera, la certezza è che non lo stanno facendo per eccessivo zelo, ma forse perché qualche conto non torna.
Hanno dimostrato sufficienza in ogni lavorazione e in ogni indagine svolta, e lo dimostrano tuttora.

Solo che oggi, alla superficialità, si unisce un’evidente paura per un progetto che vacilla e che non ha più alcun appiglio al quale aggrapparsi.

Un mostro dai piedi d’argilla crolla sul suo peso… e se poggia su una duna di sabbia, il vento di San Basilio spazzerà via ogni residuo di quel mostro che inizia ad avere tanta, tanta, tanta paura…

 

 

 

 

(foto di proprietà del Comitato NO TAP)

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