distributore automatico

Lo svilimento di un’energia rinnovabile.

 

di Luigi BRANCATO

 

Il continuo progresso della robotica e la sua grande influenza sulla vita di ogni giorno non può passare inosservato.

Ci interfacciamo costantemente con macchine e macchinari in maniera spontanea e quasi automatica. Come se lo avessimo fatto da sempre.

Pochi mesi fa, in Grecia ho assistito ad una scena che mi è parsa surreale.

Ero in fila in banca ed una signora che doveva fare un versamento, avrà avuto una settantina d’anni, viene invitata dal commesso ad inserire i soldi in una cassa automatica. Ho visto il terrore dipinto negli occhi della donna quando ha visto sparire le banconote in quell’aggeggio infernale. Col bastone ‘esortava’ il marito a controllare dove fossero finiti i suoi soldi, disperandosi a voce alta.

E mi son trovato a pensare che questa fiducia incondizionata che abbiamo nei robot, e nell’informatica che è un tratto acquisito durante le ultime generazioni, si sta trasformando in un caratteristica innata di quelle a venire.

Non cerco di fare del terrorismo antiprogressista o conservatore: è chiaro a tutti che la robotica e l’intelligenza artificiale apportano benefici in termini di efficienza in ambito manifatturiero, nei trasporti, in medicina, l’educazione e l’agricoltura e praticamente in ogni altro campo. Persino Marx vedeva nell’automatizzazione e nell’avvento delle macchine una possibilità di riscatto dei lavoratori: più tempo libero, più tempo per la riflessione sociale e possibile superamento dell’alienazione e del capitalismo (quantomeno quello industriale, che come lui stesso profetizzò era destinato ad evolvere nel capitalismo finanziario…).

Eppure chi tra noi ha avuto modo di leggere una lettera scritta a mano, a chilometri di distanza, è cosciente delle molteplici sfaccettature che questo fenomeno può assumere anche a livello umano.

La depersonalizzazione del lavoro ha enormi conseguenze sociali.

Riduce l’interazione umana. Rende ogni azione meccanica ed efficiente. Finalizzata al solo scopo di acquisire un servizio.

Le chiacchierate dal panettiere in Belgio non esistono. Qui il pane si compra ai distributori. 

Insomma, c’è un valore che va via via perdendosi poiché, non essendo monetizzabile, è irrilevante per la logica capitalista: il valore dell’interazione umana.

Un fenomeno complementare o quantomeno parallelo a quello descritto sopra, è quello del ‘self’. 
Cosa c’è di più intrigante del dire ‘lo faccio da solo’?

Solletica il nostro ego! Ci fa sentire capaci, e anche soddisfatti quando facciamo benzina da soli, o al supermercato passiamo da soli i nostri prodotti allo scanner. Eppure se ci fermiamo a pensare un attimo, quando facciamo benzina da soli, stiamo offrendo forza lavoro non retribuita a chi ci vende un prodotto.

Il principio è semplice: divido il carico di lavoro su un gran numero di individui, addirittura i miei stessi clienti, fino a che diventa trascurabile.

E così facendo risparmio su un paio di impiegati ed aumento i profitti.

Una situazione che vede vincitore solo chi vende, e che riduce la richiesta di forza lavoro. Al supermercato, al ristorante, al bancomat, crediamo di far la nostra parte, ed invece contribuiamo indirettamente al crimine della svalutazione del lavoro.

E non solo. Nel sociale le conseguenze sono le stesse di cui sopra.

Si diventa tutti efficienti, e al contempo ci si rinchiude in piccoli universi indipendenti destinati a sfiorarsi, o intrecciarsi, sempre più di rado. E questo ci ‘inscatola’ e ci porta a pensare ed agire per scompartimenti.

Ci fa perdere l’abilità di fare collegamenti mentali, di pensare in maniera creativa ed indipendente e quindi, alla lunga, ci rende sudditi.