La gabbia della violenza psicologica

di Ivana FABRIS

Non passa giorno che nel nostro paese non si venga a sapere di violenze e abusi contro le donne.

Nel nostro immaginario, l’idea del corpo di una donna che viene picchiato selvaggiamente, che viene stuprato, che viene trafitto ripetutamente da una lama o quella di un corpo dato alle fiamme che brucia, fa orrore.

Logico, normale, umano soprattutto.

È una violenta fotografia istantanea che violenta, quella che ci si forma nella mente appena ne veniamo a conoscenza.

È un abuso che abusa non solo di quel corpo violato ma anche dei pensieri e dei sentimenti di chi riceve la notizia. La nostra mente per qualche istante pare precipitare in un gorgo.

La violenza ci viene sbattuta in faccia crea immagini mentali immediate che non lasciano vie di fuga.

E rimaniamo sconvolti. Azione-reazione. Subitanea, repentina.

Ma è altro che invece ci investe di continuo e che ignoriamo, ma che proprio per questo bisognerebbe provare ad immaginare.

Qualcosa come una tortura lenta, inesorabile, quotidiana, sistemica e sistematica: l’abuso psicologico.

È il lavoro dell’ANNIENTAMENTO di una personalità, quindi la cancellazione totale dell’ESSERE UMANO in tutta la sua dimensione.

È quello che avviene QUOTIDIANAMENTE non solo all’interno di un rapporto di coppia o di una realtà famigliare, ma in tutta la società.

È il sistema che impone il patriarcato e non riguarda solo le donne, ma TUTTI, indistintamente TUTTI.

Il patriarcato vive e prospera nelle pieghe di ogni ambito e contesto sociale: dal linguaggio sempre più aggressivo e privo di comunicazione empatica, alla concezione di ciò che sono i figli e quindi la loro formazione e lo sviluppo psichico e umano delle donne e degli uomini che comporranno la società di domani, alla scuola, al mondo del lavoro dove ormai vige solo la regola della sopraffazione.

Eppure crediamo che la violenza contro le donne sia qualcosa di individuale, isolato e legato al genere.

Invece no, non lo è.

Il dominio che attua il patriarcato, si esplica verticalmente a livello sociale e si riverbera in ogni espressione, esternazione e azione che si compie.

L’assenza di solidarietà, l’incapacità di empatia, l’esprimere qualunque tipo di supremazia, appartengono alla cultura del dominio patriarcale.

In ogni ambito ci si esprima, la violenza e la repressione o la costrizione ad un modello socio-famigliare, sono continui e reiterati.

Pensiamo tutti che la violenza contro le donne non riguardi tutta la società ma è il più grande inganno che questo sistema abbia creato.

Una società che vede le donne soggiogate da un simile dominio, genera TUTTA una società schiava dei suoi violenti e abusanti ricatti e dettami.

Dalla mancata indipendenza economica, alle cure parentali senza alcun riconoscimento economico e sociale, all’abuso dell’immagine del corpo, al ricatto verso cui sono esposte di continuo le donne quando si parla di figli e di famiglia, al ruolo sociale e professionale mai sancito per diritto ma solo per il genere di appartenenza, la violenza è continuativa e anche se il prezzo più alto lo pagano le donne, produce conseguenze che ricadono su ogni singolo, donna o uomo che sia.

Non ce ne rendiamo nemmeno conto, non ci accorgiamo di quanta violenza una donna debba sopportare quotidianamente.

Crediamo che le botte, i roghi e le coltellate siano solo quelli materiali.

In realtà ci sono roghi che vengono accesi silenziosamente, ci sono coltellate e botte che sono nascosti allo sguardo e distanti dall’essere individuati anche quando tutti li hanno sotto agli occhi.

C’è una violenza sottile che viene quotidianamente perpetrata ai danni delle donne senza clamori, senza riti purificatori e quasi ancestrali e istintuali da mostrare al mondo come esaltazione della propria potenza.

C’è una violenza in cui poter proiettare, trasfigurare e appagare la propria sadica voglia di sopraffazione, la propria vendetta contro la libertà di una donna e, di fatto, contro le libertà di tutti.

Ogni repressione della libertà di UN solo individuo, è la repressione di TUTTE le libertà.

È la violenza psicologica il VERO FLAGELLO, la vera arma di distruzione contro milioni di donne e milioni di donne che non sono libere generano società di schiavi.

Ma è una violenza di cui nessuno parla mai abbastanza e non a caso.

Nell’era in cui si uccide una democrazia senza armi, altresì si distruggono le donne NON con l’esternazione plateale della violenza che incontrerebbe la messa al bando di tutti, così come vediamo accadere, ma in modo subdolo, in modo strisciante, senza mai farlo apparire e addirittura isolando anche di più chi ne è vittima.

Infatti c’è altro di ancor più distruttivo in questa dinamica.

Quando una donna parla di violenza psicologica, non solo troppe volte non viene creduta ma, peggio, si assiste ad una sorta di ulteriore violenza anche da parte di altre donne che rifiutano a priori la violenza cui è esposta l’altra per non accettare di esserne vittime loro stesse.

Basterebbe declinare al maschile questo concetto e non si faticherebbe a riconoscere la violenza dell’intero sistema contro ciascuno di noi che trova la sua massima espressione proprio attraverso la violenza psicologica contro le donne.

Ma se in un simile sistema un uomo è in difficoltà, una donna diventa addirittura invisibile.

La famiglia o gli amici stessi faticano a credere a quanto la donna racconta perchè tutta la società partecipa più o meno consapevolmente al dettato patriarcale e non sa riconoscere la gravità e la pericolosità di gesti e parole.

È proprio nelle famiglie che si consumano i peggiori drammi in un silenzio ovattato permeato dal conformismo e dalla falsa morale che ancora vige, famiglie che tramandano il patriarcato ai figli proprio attraverso il modello che praticano e il tutto finisce col diventare società.

Infatti, in famiglia come nel lavoro, quasi sempre il dominio ha un volto benevole e bonario, mantiene un profilo accattivante con tutto ciò che gravita attorno alla relazione di qualunque natura essa sia.

Il risultato finale, per una donna, è il totale isolamento, è introiettare la sensazione di assoluta impotenza e di profondo disvalore.
Tutte le donne subiscono abusi psicologici, chi più chi meno, sin dalla più tenera età da parte di un sistema di dominio che sfrutta il bisogno di affermazione e riconoscimento in quanto persone e il bisogno di amore di ogni essere umano.

Non esiste abuso peggiore di questo, per assurdo nemmeno la violenza fisica lo è.

Un dominio attuato abusando della richiesta d’amore, è il più devastante e il più vile che esista in quanto dominio che crea una sudditanza totale perchè arriva all’annichilimento assoluto della sfera emotiva della persona, è un dominio che agisce deteriorando la percezione di se stessi, delle proprie sicurezze, la propria autostima e quindi minando la propria capacità di ribellione.

Come si possa costruire una società rispettosa di tutti e di tutte le diversità, una società che diventa nucleo protettivo verso i disagi e la sofferenza di chiunque, con un simile modello, non è dato sapersi.

Il fatto, poi, che non esista sufficiente consapevolezza in ciascuno di noi, impedisce anche di ricostruirsi, di proteggersi ma soprattutto di ribellarsi.

Non dovremmo dimenticare neanche un solo giorno della nostra esistenza che la cancellazione di te come individuo fa parte di un sistema di potere che, poco o tanto, annienta le donne ma che, proprio per questo, di fatto non risparmia gli uomini.

Dovremmo riflettere attentamente su ciò che genera la violenza contro le donne e cominciare davvero a pensare che ogni donna abusata, coercita, ricattata psicologicamente significa abuso e negazione della libertà di TUTTI.