Il cortometraggio EGO, di Bruno Bozzetto, del 1969, è un condensato di concetti validissimi ancor oggi.

Segno purtroppo negativo di come la cultura e la politica non abbiano mai inciso perché l’essere umano evolvesse realmente.

Anche nell’uomo più mite albergano istinti primordiali, aggressività e ferocia e specialmente se è alienato nel e dal sistema, nulla può impedire che questi riemergano prepotentemente.

Un esempio lampante è la violenza contro le donne che non smette di aumentare perché potenziata al massimo da una cultura come quella patriarcale che nel corso dei millenni non ha fatto unicamente che modificarsi in base al contesto storico per dominare una forza di reale cambiamento quale può essere il femminile di tutto il mondo.

Un altro esempio è quanto avviene nei confronti di profughi e migranti che sono oggetto non solo di una forma terrificante di schiavitù da parte di un pugno di uomini, ma proprio dell’isolamento e dell’emarginazione e del rifiuto, da parte di una massa di persone che li pensano come minaccia illudendosi di essere al sicuro.

Il sistema non fa che giocare con le vite di milioni di persone, non fa che distruggere migliaia e migliaia di vite di disperati da un lato e manipolare e usare le paure di centinaia di migliaia d’altre, solo a proprio vantaggio, potenziando al massimo la possibilità che quegli istinti più nefasti riemergano violentemente in una larga massa di persone.

In mano a questa gente animata solo da una precisa volontà di dominio o meramente utilitaristica, diventiamo solo strumenti di offesa, diventiamo armi che loro impugnano contro altri come noi, solo per puri scopi miranti al profitto.

Riconquistare la proprio dimensione, riacquisire lucidità, è il solo obbligo che abbiamo se davvero vogliamo che dell’esistenza civile e solidale di tutti non resti che un lontanissimo e nebuloso ricordo.

Ivana Fabris