Caos al pronto soccorso.

di Giovanni NUSCIS

La vita è tutto, e la tutela della salute non può che essere il massimo obiettivo, per ogni persona e per una società organizzata.

Il bilancio della regione Sardegna destina 3.5 miliardi l’anno al sistema sanitario.

Ma un sabato notte di luglio come ieri, a Sassari, ci sono solo due medici a presidiare un servizio vitale come il pronto soccorso.

Con una fila di ore per gli accidentati e per i loro congiunti, tra urla e sofferenze.

Siamo nelle mani di Dio, direbbe qualcuno.

No, dico io, siamo nelle mani di una dirigenza che fa scelte decisive per la salute di ognuno di noi; alla quale, non per pedanteria ma per stato di necessità, andrebbe una buona volta chiesto il conto.

Come? Spulciando bilanci e delibere, verificando e punendo eventuali sprechi; imponendo di investire sulle strutture pubbliche, dove si assume o si dovrebbe assumere con concorsi pubblici.

Nazionalizzando, magari, le imprese farmaceutiche, e quelle che producono materiali e attrezzature mediche.

Neutralizzando in questo modo le lobby vampire di denaro pubblico, il potere e l’avidità dei tanti Poggiolini…