Beppe Grillo

di Jean DE MILLE

Molti personaggi della politica rientrano a pieno titolo nella categoria degli indifendibili.

Gli appartenenti alla lista che vi propongo non fanno eccezione, alcuni di loro sono tra i responsabili maggiori della crisi economica e antropologica che ci avvolge, di quell’ondata neoliberista che ha travolto e cancellato un secolo di conquiste sociali dei lavoratori e delle classi subalterne.

Credo pertanto che chi si occupa di politica debba essere molto duro con loro, senza fargli sconti: ma lo debba essere portando argomentazioni logiche, senza ridurre tutto il proprio messaggio al turpiloquio, alla battuta sconcia, all’offesa personale, che altro non sono che strumenti coi quali impoverire ogni riflessione, ed introdurvi germi di intolleranza e di violenza.

Ma vogliamo scorrere questa squallida sequenza di insulti?

Berlusconi: «Psiconano»; «Un uomo di 74 anni (all’epoca, n.d.r.) senza prostata»; «È sotto azoto liquido da 10 anni»; «Testa asfaltata»; «Big Jim»

Bersani: «Gargamella»; «Zombie»; «Non è un fascista. È solo un fallito. Gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione»; «È un quasi morto»

Bindi: «Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti»

Binetti: «Gridava devianza, devianza, mentre indossava un cilicio osè sulla coscia e si flagellava con un frustino di corda»

Boldrini: «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?» (domanda posta sul blog, con risposte prevedibili dei fans)

Brunetta: «Brunettolo»

Fassino: «A furia di frequentare salme si diventa salma. Tanto più che lui ha già quella faccia lì»

Ferrara: «Container di m… liquida»

Formigoni: «Forminchioni»

Montalcini: «Vecchia putt…»

Monti: «Rigor Mortis»; «Banchiere del c… qualsiasi»; «Mendicante»

I napoletani: «Questa da un napoletano, parlare di onestà è meraviglioso. Tu sei modificata geneticamente»

Napolitano: «Salma»

Parlamentari: «Larve ben pagate»

Prodi: «Alzheimer»

Renzi: «Ebetino di Firenze»; «Il pollo che si crede un’aquila»; «Hanno bussato alla porta e non c’era nessuno. Era Matteo Renzi»

Saviano: «Fa godere Berlusconi come un riccio»

Senatori a vita: «Decisivi e non muoiono mai»

Veltroni: «Topo Gigio»; «Va in Africa e scopre i malati di Aids. Torna qui e dice: la soluzione è mettere a tutti il preservativo. E lo dice lui, uno che il preservativo ce l’ha in testa da dieci anni»

Vendola: «Supercazzolaro»; «At salut, busòn» (in dialetto bolognese); «Buco senza ciambella»

Veronesi: «Assassino», «Cancronesi»

In fondo è stato immediato individuare il protagonista di questo incessante turpiloquio: occorre veramente dire che si tratta di Beppe Grillo?

Più necessaria, invece, mi appare una riflessione sullo squadrismo linguistico dei 5 Stelle, sul feticismo dell’insulto ritualizzato, che dispensa istantaneamente dalla riflessione e trasforma gli individui in un branco, dotato di una sola parola ed una sola volontà, quella del capo.

Ed ancora, che dire della delegittimazione continua dell’avversario, e di quest’apoteosi dell’irrazionalismo più viscerale?

Non ci si limita ad attaccare le idee: più spesso si sceglie come obiettivo la totalità della persona, colpendola nella fisicità, facendone il bersaglio visibile di una scarica di rabbia e di frustrazione.

Una violenza verbale di questa portata è destinata a lasciare sedimenti di odio nelle coscienze, ad avvelenare discorsi e comportamenti.

Il fascismo culturale è già con noi.