Il cammino della speranza

 

di Ivana FABRIS

Non avremmo mai pensato di ritrovarci ancora emigranti.

Non più con la valigia di cartone, certo, ma da italiani, sicuri del futuro dei nostri figli, li abbiamo invece visti partire un’altra volta per i viaggi della speranza.

E oggi, esattamente come 50 anni fa, il divario tra nord e sud è impressionante e sconfortante.

Lo confermano i dati di Eurostat – l’organismo che si occupa di elaborare i dati statistici dalla UE – diffusi il 27 aprile, pochissimi giorni fa, quindi.

L’Italia del sud paga il prezzo più alto della disoccupazione giovanile ma in particolar modo la Calabria. A seguire Sicilia e Sardegna.

Quello che si evidenzia, inoltre, è che queste posizioni sono più o meno le stesse di Spagna e Grecia (in alcune regioni).

Chi invece si difende alla grande, sono Germania e Inghilterra, non a caso 9 su 10 delle regioni con il tasso più basso di disoccupazione tra i giovani, si trovano in quei paesi.

La condizione di disoccupazione e quindi di emigrazione, di conseguenza non è la stessa in tutto il Paese e lo stesso avviene in Europa: il divario cresce esponenzialmente, il che sta a significare che il nord si arricchisce sfruttando il sud tanto in Italia quanto nei paesi UE.

È un dato oggettivo e incontrovertibile.

È pertanto evidente che la volontà disgregatrice e colonialista esista: il sud Europa è colpito pesantemente dal nord Europa attraverso politiche nefaste di mero sfruttamento, perciò non si può non rilevare che la NOSTRA migliore intelligenza, vada a lavorare e a produrre ricchezza per quei paesi.

Traete voi le conclusioni su cosa sia la UE con le sue politiche.

Per quanto riguarda l’Italia, la condizione al nord è, come dire, più ‘aristocratica’ e mantiene un certo aplomb grazie alle ricchezze che ancora residuano mentre, di sicuro, il sud non utilizza più la valigia di cartone ma rimane lo stesso, carico della disperazione di un tempo e, nell’ottica di una visione generale su ciò che sta accadendo in Europa in termini di sfruttamento, a diventare di cartone è stata la speranza e non solo per i giovani del sud Italia.

Questo, in ogni caso dimostra quanto il sud sia stato lasciato a se stesso e quanto sia stato deprivato, nel corso di quasi 70 anni, di quello sviluppo e di quegli investimenti che avrebbero potuto renderlo una grande risorsa per tutto il Paese ed è altrettanto evidente che oggi il prezzo pagato dal sud sia altissimo proprio perchè ad un saccheggio se n’è sommato un altro.

Il che fa ben comprendere pure chiaramente i meccanismi del sistema che fa pagare sempre e solo ai più poveri, che impoverisce ancora di più, chi ha poco o nulla.

La condizione che vivono i nostri ragazzi arriva come uno schiaffo in piena faccia.

Ci catapulta in una dimensione che abbiamo conosciuto solo attraverso il racconto dei nostri padri, dei nostri nonni e di un elenco interminabile di parenti.

In quegli anni la massa di persone che abbandonava le proprie case e le proprie famiglie, portava con sé quella stessa valigia e quella stessa identica desolante disperazione di oggi, insieme ad un barlume di speranza, lasciandosi alle spalle un intero mondo di cultura e legami affettivi, radici strappate con la forza dal loro terreno più intimo e profondo.

Nel corso di questi 6-7 decenni, il nord Italia quindi è cresciuto economicamente proprio sfruttando la manodopera che proveniva dal sud e solo grazie a questo ha potuto continuare ad illudersi di poter bastare a se stesso.

Anzi, qualcuno lo pensa ancora e teorizza improbabili e inconsistenti secessioni.

Oggi la UE fa al Paese intero quello che il nostro nord ha fatto al sud: usa l’Italia come serbatoio di risorse da sfruttare e se non è colonialismo questo, difficile immaginare cos’altro possa esserlo.

Anche per questo il meridione d’Italia è sfruttato due volte.

Dunque noi italiani abbiamo un nord che pensa di potersi sganciare dal resto del Paese, con una secessione come quella veneta, tanto che ad ottobre pare ci sarà un referendum allo scopo. Dopo aver comodamente sfruttato lo Stato, oggi che non serve più, lo vuole abbandonare prima che la barca affondi.
Esattamente come una parte della governance europea che si definisce democratica e patrimonio dei popoli, vuole dividere l’Europa del nord da quella del sud dopo averne sfruttato al massimo le risorse.

Indubbio che la crisi economica in Italia abbia contribuito a questo stato di cose che si sono acuite in maniera preponderante, ma più ancora è stata l’assenza di una proposta di sinistra che riuscisse ad isolare la visione miope di cosa renda forte e stabile economicamente un Paese, tipica del leghismo nostrano.

Non rimane, quindi, che constatare che se fino a poco tempo fa come da secoli, in questo disgraziato Paese, non cambiava mai nulla, oggi siamo fortemente regrediti e ridotti ad essere solo terra di conquista come nella notte dei tempi e proprio da chi propaganda un mantra come quello europeista di protezione delle nostre risorse e dei nostri beni.

Dovremmo invece chiederci, ma proteggerli da chi? La domanda è legittima, perché di fatto è proprio chi propala questo falso protezionismo il nostro vero nemico.

L’Italia è unicamente produttrice di carne da macello, di intelligenze da esportare anziché tesaurizzare per crescere.

A conti fatti, è soltanto una colonia. Fino ad una ventina di anni fa, lo era solo di un Paese oltreoceano grazie ai governi che gli si sono asserviti fin dal dopoguerra.
Attualmente lo è anche di un organismo sovrannazionale come la UE e proprio grazie ad una sinistra che si è venduta al neoliberismo.

Impossibile, perciò, riuscire a crescere e progredire.

L’Italia non è più sovrana delle sue politiche quindi, fino a che rimarremo nei trattati, non potremo più crescere.

Potremo solo affondare se non facciamo presto qualcosa di concreto che ci permetta di tornare sovrani della nostra economia, così da poter stampare moneta per rilanciare proprio l’occupazione ma soprattutto quella giovanile.

Le oligarchie finanziarie ci stanno consegnando alla condizione di Paese involuto, malato e ripiegato su stesso perché in questa condizione le nostre risorse, tutte, e i beni dello Stato sono facilmente dominabili e sfruttabili.

Se non ci liberiamo in fretta non torneremo in tempi brevi a raggiungere quell’autonomia e quell’indipendenza economica e di pensiero.
Ne conseguirà un danno strutturale al nostro sistema economico davvero spaventoso che continueranno a pagare soprattutto le generazioni future.

Un Paese che toglie speranza sul futuro ai giovani, è un paese che commette un crimine gravissimo.
E’ un Paese che li tradisce e che ha scelto di suicidarsi definitivamente.

Svuotato non solo di forza-lavoro ma soprattutto di idee, di creatività, di genialità, di capacità e passione, è un Paese destinato a morire in una lentissima e drammatica quanto feroce agonia.

È un Paese che avrà tradito anche la lotta di Liberazione dei nostri padri e dei nostri nonni, perché rinunciando ad investire sui giovani, non sarà mai più libero.

Ciò che fa davvero rabbia, in tutto questo passaggio storico, è proprio la folle cecità di una pseudosinistra che non fa che confondere i pensieri delle persone e la loro visione sui problemi reali.

Lo sanno benissimo i dirigenti e i leader delle nuove formazioni di questa sedicente sinistra, che la UE non è riformabile, che per cambiarla dall’interno ci vorranno decenni, ma insistono col voler insinuare nel pensiero della loro base, che invece lo sia.

Falsi nemici e falsi obiettivi, sono proprio il metodo del sistema neoliberista per distrarci rispetto al vero nemico e per spingerci ad impegnare le nostre forze in progetti irrealizzabili.

Intanto, però, il tempo passa, i problemi peggiorano e a pagare sono sempre gli stessi, soprattutto i NOSTRI ragazzi in questo caso, che sono la più grande e straordinaria forza per cambiare e modernizzare realmente un Paese.

O crediamo davvero che a ricostruire l’Italia dal 1945 in poi, siano stati i cinquantenni e i sessantenni?

La nostra classe politica è una classe di ciechi, tutta intera e oggi amaramente la sinistra è anche più cieca e sorda di chi ci domina.

Perciò la sua base, conseguentemente all’aderire a partiti ancora verticisti e dirigisti, non è da meno ed è colpita da una cecità degna del romanzo di Saramago.

Un altro mondo invece è davvero possibile.

Dobbiamo cominciare a dirlo con forza, ed esigerlo con altrettanta determinazione.

Le proposte di politiche che investono sui giovani, se si ritrova la sovranità economica, sono assolutamente possibili.

Noi del MovES le abbiamo e sono proposte dirompenti, che mirano a costruire un altro mondo, un mondo di giustizia sociale per tutti, con uno Stato che crede nei suoi giovani e li valorizza al massimo, che consegna loro la possibilità di costruire davvero il domani.

Il solo fatto di concepire una nuova visione politica, significa già avviarlo quel processo di autentico cambiamento proprio attraverso una proposta programmatica seria e mirata verso l’occupazione giovanile.

L’Italia è un paese che perdendo la sua sovranità, è diventato un malato grave ormai stremato e pronto a lasciarsi andare al suo triste destino con profonda rassegnazione.

Noi ci opponiamo a questo processo di progressiva distruzione con tutte le nostre forze.

Non crediamo a chi pratica l’autorazzismo, a chi dice che per l’Italia non c’è speranza.

Non è affatto vero.
Abbiamo grandi capacità, abbiamo ricchezze che nemmeno più conosciamo.

Tutto può ancora cambiare e l’agonia che l’Italia sta vivendo, finirà solo il giorno in cui capiremo che è proprio dai giovani che dobbiamo ripartire.