solidarietà

Non c’è nulla che possiamo comprare che riesca a renderci più felici del far dilagare migliaia e migliaia di gesti come quello ritratto in questa foto.

 

di COORDINAMENTO NAZIONALE MovES

Negli ultimi 15 anni ci hanno inculcato che essere solidali, che provare empatia e dispiacere per la sofferenza degli altri fosse da sfigati.

Hanno promosso una società che esercita l’iper-razionalità e l’ipercontrollo, che nega l’emotività e l’affettività e i risultati sono che o ci si confronta con persone incapaci di dispiacersi e che sanno solo teorizzare sulle sofferenze degli altri ma senza sentirlo e quindi senza mai mettersi nelle pelle altrui o che usano solo la reattività e l’emotività in maniera dilatata, quel meccanismo cioè che il mainstream definisce “la pancia” in senso dispregiativo.

Ed è tutto nella norma, queste sono solo logiche conseguenze: o produciamo tecnocrati dissociati dall’essere umani o per reazione chi ha un approccio estremamente emotivo di base, finisce con l’estremizzarlo.

Il tutto non è avvenuto a caso e le ragioni dovrebbero essere evidenti, ormai.

Se si crea una frattura tra il razionale e l’emotivo, esasperando ed estremizzando il primo, è chiaro che il sistema potrà controllare meglio le reazioni di tutti e potrà gestirle.

Mentre se si forma una parte di società che estremizza il sentire, le si fa perdere di credibilità perché appunto, si dice che ragiona con “la pancia”.

E le fratture si propagano a cascata: tra noi e il nostro interiore, tra le diverse classi e fasce sociali, tra l’ingiustizia e ciò che in termini di diritto all’esistenza è dovuto, tra solidarietà e indifferenza, tra chi sta malissimo e chi sta un po’ meno peggio ma pensa di essere superiore solo perché più privilegiato nel non essere investito pesantemente dalla crisi.

Dobbiamo pensarci a questi aspetti.
Dobbiamo lavorare per ricostruire una società intera anche in questo senso.

Una società che sappia ridare all’essere umano una dimensione equilibrata e che non porti in sé focolai patologici, dato che la sociopatia e lo scollamento da se stessi e quindi anche dagli altri, sono sempre più diffusi come rilevano gli addetti ai lavori.

Ritroviamo noi stessi perchè non c’è nulla di più appagante del dare agli altri.

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