Murales piazza Syntagma

Ho letto il tuo articolo, caro Luigi Brancato.

Siamo compagni nel MovES, e ti sono vicino, ti ringrazio e ti abbraccio anche se la tua narrazione mi hai reso un po’ più triste.

Forse la Grecia di me non sa che farsene, non so se il mio sia un amore completamente corrisposto, ma sento che a quel paese devo talmente tanto come occidentale, da provare una gratitudine profonda e totale.

Nutro un sentimento di tale identità con quei luoghi, popolazioni, atmosfere, da avvertire una sensazione di netta appartenenza, al punto di quasi poco avvertirmi nel ruolo di turista in occasione dei miei numerosissimi viaggi per diporto in quel paese meraviglioso; la sensazione è piuttosto quella di tornare a casa.

Ciò che mi angoscia ora è l’inevitabile conferma dal tuo scritto di quanto da me constatato sia fondato.

E se nelle isole ancora l’economia sembra reggere tra mille difficoltà, ancora sostenuta dal turismo, la situazione ad Atene è fortemente precipitata negli ultimi anni con una progressione esponenziale.

Non riesco ad immaginare il numero di nuovi mendicanti, di persone che dormono per strada, di intere famiglie scivolate in una repentina, totale indigenza che potrebbe essersi aggiunto al computo negli ultimi mesi.

Penso che rivesta grande importanza anzitutto controinformare, uscire dal coro come tu egregiamente hai iniziato a fare, fornendo notizie di prima mano, che diffondono aspetti di profonde mutazioni sociali, di usi, costumi e rapporti, che arrivano fino a snaturare il sentire e l’agire di un intero popolo.

Partire dai vissuti quotidiani, da cosa questa stretta comporta, per fare comprendere ai più come si ruba non solo il livello di qualità della vita, ma l’identità stessa di una nazione intera.

Mi è intollerabile il solo pensiero di tutto questo e credo che, poco o molto che sia ciò che è in nostro potere, dovremmo sentire una spinta prepotente a muoverci.

Bruno DELL'ORTO