Pierangelo Bertoli.

 

di Bruno DELL’ORTO

Sono passati quasi 43 anni da quando, in un’epoca diversa per impegno delle masse operaie e studentesche ed una grande mobilitazione nei pensieri e nelle azioni di una grandissima base sociale, il pezzo fu scritto.

Le grande battaglie di quel periodo portarono con enormi sacrifici a conquiste epocali per le classi meno abbienti in termini di tutela e sicurezza, anche per merito di una forte rappresentanza sindacale.

I problemi che si presentavano erano simili a quelli di oggi, ma in un certo senso era tutto più facile per la coesione delle masse e le tensioni ideologiche che le pervadevano, compattandole.

L’antagonista, poi, era facilmente individuabile in una borghesia industriale che era restia a redistribuire risorse e concedere diritti che finivano per ridurre i propri profitti.
Profitti che venivano comunque ottenuti principalmente producendo ricchezza reale.

Dopo lo smantellamento delle tutele e l’erosione dei salari da parte di un neoliberismo sfrenato e feroce, oggi è tutto più difficile, a cominciare dalla individuazione del nemico e fin nel dettaglio delle cause reali.

Purtroppo i problemi rimangono gli stessi ancorché acutizzati per misura ed estensione delle fasce colpite, e quella pialla che passò sulle ideologie dagli anni ’80 in poi, livellandole con un devastante qualunquismo, ha tolto coesione e spinta alle sempre più numerose vittime.

Ed ascoltare le parole per poi sollevare lo sguardo mettendo a fuoco la realtà che ora ci attornia mi provoca una fitta al cuore:
vecchie logiche applicate ma con rinnovata efficienza e ferocia, vecchi problemi che si concretizzano in un conto presentato da pochi privilegiati a sempre maggiori “più”…