Guerra-droni

 

di Bruno DELL’ORTO

La guerra è uno strumento arcaico, spietato ed al contempo puerile, eticamente insostenibile e, nei fatti, del tutto inutile.

Al cospetto di tutte le atrocità che essa contempla, pare impossibile, quindi, poter introdurre dei distinguo che consentano di stabilire delle scale di valori all’interno del fenomeno.

Analizzando meglio, però, si può facilmente comprendere quanto sia differente affrontare un nemico armato sul territorio rispetto a bombardare dall’alto, senza poter separare la popolazione civile da chi potrebbe essere nella condizioni non solo di difendersi, ma anche di offendere.

Il fatto che oramai la maggior parte degli stermini di persone inermi (questa definizione mi pare più onesta e vicina alla realtà dei fatti rispetto a quella più asettica e generale di “guerra”) avvenga da lontano, agendo su strumentazioni molto simili a quelle di videogiochi da ragazzini – e da ragazzini compiuti – regala la possibilità di astrarsi dalla realtà, di non realizzare appieno quello che si sta compiendo, evitando di vedere direttamente e da vicino tutto lo strazio che quell’azione comporta.

Ecco, allora io credo che questo sia il tipo di stragismo più efferato, compiuto per calcolo e con fredda, crudele determinazione, tramite modalità perfettamente pulite, senza rischi né insozzamenti di mani.

Tutto ciò, a parer mio, qualifica inesorabilmente questo tipo di guerra come la peggiore per modalità applicata tra tutte quelle possibili, seppure essa stessa risulti assimilata, per definizione, ad un contesto, dal punto di vista concettuale, totalmente ripudiabile.