Quadal dipinto

di Bruno DELL’ORTO

Ci sono una serie di atteggiamenti che vanno ascritti tra quelli provocati da quelle pervasive logiche oscurantiste che per 2000 anni hanno agito sul nostro DNA di popolo.

Nell’Europa del Nord, certo lontano da essere equiparata ad un paradiso, presso la quale allignano però culture più pragmatiche della nostra, non ci si sognerebbe mai di cassare immagini di corpi nudi senza intervenire invece nei confronti di chi diffonde indisturbato violenza, xenofobia e razzismo.

Dovessimo poi monitorare in modo sistematico ogni esternazione riconducibile all’apologia di fascismo, ci sarebbe da interrogarsi in modo molto ma molto serio sulla possibilità, ma più sulla volontà, temo, di applicare alcune specifiche leggi dello Stato.

Facebook, evidentemente, si muove in questo humus, perfettamente sintonico a logiche di mercato che non possono prescindere dal consenso e quindi dal comune sentire.

Per questo, a sensazione, si lascia diffondere attraverso il mezzo, molto più di ciò che porta a ferocemente dividere rispetto a tutto quello che potrebbe invece unire, tendendo a creare un sereno accordo.

Dove si dovrebbe altresì intervenire reprimendo e sanzionando come da leggi, al contrario, si usa gran tolleranza, applicando un colpevole lassismo verso forme inaccettabili di vera teorica violenza rivolta soprattutto verso le minoranze, per definizione fuori dagli schemi e meno allineate al pensiero unico.

Ed alla fine quindi, se questa analisi risultasse condivisa, diverrebbe impossibile meravigliarsi riguardo ad alcune attività censorie adottate da nominali interpreti e tutori del comune senso del pudore, ma che nei fatti si rivelano soprattutto dei grandi detrattori di “pistolini” di ogni misura e foggia.