Costruire nave

di Gualtiero VIA

Molte persone in queste settimane stanno guardando con grande fiducia al ruolo e alla proposta rappresentate da Anna Falcone nel tentare di unire le forze a sinistra del PD.

Se ne sta discutendo – di questo ma anche di molto altro – anche nel Movimento Essere Sinistra (MovES), alle cui posizioni mi sento particolarmente vicino.

In più di un caso ho visto come le qualità personali e la competenza di Anna Falcone siano avvalorate come garanzia dell’affidabilità del suo tentativo.

Dirò, su questi argomenti, alcune cose di cui mi sono in questi anni convinto.

Lo so che ad avanzare riserve su un progetto di unità della sinistra è facilissimo essere etichettati come “duri e puri a cui non interessa vincere”. Chi mi conosce saprà se sono così etichettabile. Quelli a cui non interessa ragionare possono fermarsi qui.

Tutti/e le/gli altri/e spero vorranno continuare a leggere.

Una premessa: a me della “unità dalla sinistra” in sé e per sé non importa più nulla. NULLA.

Mi può interessare se essa è (o diventa) un mezzo efficace per le battaglie cruciali, urgenti, necessarie che incombono.

Queste battaglie secondo me sono: creazione di posti di lavoro (veri), uscita dal fiscal compact e dall’euro e comunque dall’austerità, giustizia sociale, rilancio del pubblico, ambiente, pace (vera). Mi fermo (tralascio ricerca e istruzione e altre cose), spero che ci capiamo.

Su tutto e tutti, rispondere a quella che chiamo crisi educativa e morale.

Allora, dicevo che non trovo decisivo l’argomento che il proponente di un progetto (idea, appello, ecc.) è molto credibile, stimabile professionalmente, ecc.

Mi darete ragione, spero, se ricordo che la competenza in un campo specifico, da specialista, da sola non garantisce nulla. Lo dice l’esperienza.

Dirò una cosa che forse a qualcuno potrà suonare bestemmia, ma la politica è una tecnica e uno specialismo, molto specifici l’una e l’altro. Aggiungo subito: NON E’ SOLO QUELLO. Però quello è, intanto.

Uno dei pregi assoluti, a mio personale parere, del MovEs, che io ho scoperto da poco, è che mantiene (o rimette in auge) la elementare, normale razionalità politica, come metro di valutazione di cose, situazioni e proposte.

I motivi per cui imprese varie e diverse, degli ultimi decenni, non potevano che naufragare, erano ovvi e banali.

Girotondi, referendum dai quesiti ipertecnici e in realtà, effettivamente, toccanti cose marginali, unità finte volute da piccoli gruppi di leader in realtà esausti, vagheggiate “unità” o volontaristici collegamenti fra lotte territoriali, ciascuna, specifica e particolare, magistrati prestati alla politica con improvvisazione e superficialità assolute… Mi fermo per carità di patria.

Una tenda, un riparo improvvisato, si arrangia come si può e dove si può, e si fa prima a farlo che a parlarne.

E passata la notte lo si disfa, o abbandona.

Non così, però, una casa. Non così una scialuppa, se ci si deve affrontare il mare aperto.

Che sia più casa o scialuppa quello che dobbiamo costruire dobbiamo capirlo insieme, ed è cruciale, ma quale che sia la risposta, dev’essere un qualcosa in cui crediamo davvero, tutti/e, e che potremo non solo sentire nostro, ma in cui potremo sentirci in piena coscienza di invitare tanti, tanti, tanti altri/e, chiunque si renda disponibile.

Per questo le scorciatoie non esistono.

Una casa sta in piedi e offre riparo o no.

Una scialuppa tiene il mare ed è ben governabile o no.

In questo, i materiali e il progetto sono decisivi. E’ così.

La realtà funziona così. La vita funziona così. Quando dico che la politica è “una tecnica” è questo che intendo.

Una cosa può funzionare quando i suoi materiali e il progetto con cui è realizzata danno affidabilità, non quando una persona onesta, ma non strettamente qualificata (come leader politico, dico), per buona volontà e ottimismo ce la consiglia.

Dobbiamo essere molto esigenti, intanto con noi stessi, perché poi verremo richiesti di affidabilità da chi non conosciamo, da chi è diverso da noi, da chi è distante da noi (se ciò non avvenisse vorrebbe dire che non riusciamo ad uscire da recinti limitati, penso io).

L’ho fatta troppo lunga, scusatemi.

Queste cose dobbiamo dirci e chiarirci, credo, con grande onestà.

Amicus Plato, sed magis amica veritas.