infrastrutture

di Giovanni NUSCIS

Prima domanda: è meglio che le infrastrutture (ad esempio, gli 8454 km di strade che ci sono in Sardegna) e i servizi (ad esempio quello sanitario) siano assicurati a costo mille da imprese private, attraverso lavoratori precari e sfruttati, oppure da enti pubblici a costo 100, attraverso lavoratori con contratto a tempo indeterminato?

Seconda domanda: è meglio che tra la deliberazione e il completamento di un’opera pubblica (ad esempio, la creazione di un centro intermodale) passino anni – facendo schiantare di lavoro (oltre che di pressioni esterne per l’aggiudicazione dei lavori) gli uffici amministrativi di regioni e comuni, appresso a lunghe e complesse procedure – oppure che passi appena il tempo necessario ad elaborare il progetto e ad eseguire l’opera?

Terza domanda: le tasse e le imposte pagate dai cittadini devono servire a garantire la tutela dei diritti della generalità dei cittadini o ad arricchire pochi privilegiati?

Il sistema degli appalti e la privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi pubblici (ad es. l’assistenza informatica negli uffici pubblici) segnano la differenza tra l’orientamento politico di sinistra e quello della destra o del centrosinistra prodiano, d’alemiano e renziano.

Possiamo perdonare tutto, ma non la melma liberista che tali governi hanno prodotto e in cui sta ora affondando il Paese, e dove rischieranno di impantanarsi i futuri governi (si spera di sinistra), impedendogli o condizionandone fortemente ogni azione di cambiamento. Come un campo minato, bisognerà perciò provvedere d’urgenza ad una bonifica ordinamentale, se non si vorrà cadere prima ancora di cominciare.