socialismo

di Fiorenzo MEIOLI

Oggi la “sinistra” della “terza via”, quella che guarda sempre al centro, muove dall’assunto che non vi è democrazia senza capitalismo.

Considera i cardini del neoliberismo addirittura capisaldi costitutivi della democrazia stessa.

La sinistra era nata, invece, dalla consapevolezza del rapporto difficile tra capitalismo e democrazia, era nata nella certezza che il conflitto tra diritti e profitto resta ineliminabile.

Da qui la resa al mercato, alle multinazionali, alle privatizzazioni, alle lobby finanziarie, alla rinuncia ad una società più giusta, alla lotta contro le scandalose diseguaglianze.

Per contrastare questa deriva, a mio parere, è necessario a sinistra riscoprire il conflitto, anche aspro, fra alternative politiche chiaramente distinguibili, mettere in campo un’agenda alternativa al neoliberismo e alle politiche di austerità.

A me piacciono i Corbyn, i Sanders, i Mélenchon perché hanno in comune una cosa: non rinunciano alla parola Socialismo, non rinunciano alla difesa del mondo del lavoro, alla difesa dei più deboli e poveri, non rinunciano a proporre investimenti in educazione, sanità e welfare, e sulla possibilità di una ripresa dell’intervento pubblico in settori strategici.

Si possono ottenere buoni risultati elettorali parlando soprattutto della vita delle persone comuni, di lavoro dignitoso, difendendo in modo convinto i servizi pubblici, dalla sanità all’assistenza sociale, dall’istruzione a tanto altro ancora.

Scrive Wendy Brown: “Difendere la democrazia liberale in termini liberali non vuol dire soltanto rinunciare ad una visione di sinistra.
Vuol dire anche, con questo sacrificio, screditare la sinistra riducendola a un’obiezione permanente al regime in vigore, e nulla più: un partito della lamentela piuttosto che un partito dotato di una visione politica, sociale ed economica alternativa.“.