di Barbara MORLEO

Presso la Prefettura di Bologna, in rappresentanza del mio sindacato SGB (Sindacato Generale di Base), ho partecipato al mio primo tentativo di conciliazione con l’Amministrazione del Comune di Bologna, a seguito dello stato di agitazione proclamato in vista dello sciopero del personale delle scuole materne comunali e dei nidi comunali.

Ovviamente la conciliazione è fallita.

L’amministrazione cercherà di far passare che la mancanza di accordo con i sindacati e le lavoratrici sia relativa al progetto “Luglio” ma questo è solo la punta di un iceberg.

Il malcontento delle lavoratrici è andato aumentando negli anni fino ad ad assumere proporzioni non più accettabili dopo il contratto di assunzione che è stato stipulato lo scorso anno con l’ente locale.

Questo contratto, che è andato a sostituire il vecchio contratto scuola, si è rivelato presto, per le tante precarie che aspettavano da anni la stabilizzazione, il collaudo di una forma di sfruttamento a tempo indeterminato.

È aumentato il numero di ore frontali settimanali da fare con i bambini ed è facilmente comprensibile quanto sia difficile garantire anche la semplice vigilanza dopo 5 o 6 ore frontali con 25/26 bambini di questa fascia d’età.

Le giornate di 7 ore lavorative si sono dimostrate presto usuranti.

In un solo anno il numero delle malattie è aumentato in maniera rilevante.

Col nuovo contratto è aumentato sensibilmente anche il monte-ore annuale, da utilizzare in modo non frontale. E la cosa peggiore è che parte di questo monte-ore, viene fatto utilizzare illegittimamente alle maestre per coprire le assenze delle colleghe e quindi nuovamente in modo frontale con i bambini.

A questo si aggiunge il taglio dei collaboratori, che fa ricadere sulle maestre, diverse mansioni che sarebbero competenza dei collaboratori.

In questa cornice si inserisce la richiesta da parte dell’amministrazione di prolungare il servizio fino a luglio.

È chiaro che l’unico interesse dell’amministrazione è il risparmio e non la qualità del servizio che si fa ad offrire. Speriamo che di questo si avvedano anche le famiglie.

A fronte della denuncia di demansionamento, sostenuta dalle maestre, l’amministrazione risponde che si tratta di prosecuzione dell’attività didattica.

Ma è semplice capire che, essendo aperte la metà delle scuole, molte maestre saranno spostate in scuole differenti dalla normale sede di lavoro e dovranno occuparsi di bambini che non conoscono in alcun modo…oltretutto in sezioni che raggiungono e superano anche i 30 gradi (essendo le sezioni sprovviste di condizionatori).

L’amministrazione ci dovrebbe spiegare come si può fare attività didattica in queste condizioni.

È chiaro a tutti che la scuola non può proseguire oltre il mese di Giugno e che a Luglio i bambini hanno bisogno di attività all’aria aperta da svolgere nel modo più ludico possibile e preferibilmente ove sia possibile anche rinfrescarsi, quindi preferibilmente in piscina.

E per tutto ciò ci sono le Polisportive che hanno il loro personale perfettamente formato per far fronte a queste differenti esigenze e necessità.

A fronte di tutte le problematiche fin qui elencate ce n’è un’altra per noi ancora più grave, ovvero la decisione assunta dal Comune di Bologna di sostenere economicamente le famiglie che iscrivono i propri figli ai nidi privati e quindi di incentivare questa scelta, anziché sostenere e implementare le sezioni dei nidi e delle materne comunali, da sempre patrimonio e vanto pedagogico non solo italiani ma europei.

Queste sono le ragioni per cui la conciliazione è fallita e indiremo lo sciopero.