Renzi, Pisapia, D'Alema

di Francesco MAZZUCCOTELLI

Qualsiasi discorso sul “centrosinistra”, il “nuovo” centrosinistra, il centrosinistra “diverso”, il centrosinistra “allargato” rimane vacuo, retorico, inutile se non si chiariscono i due termini:

A. Cosa si intende per sinistra.

B. Cosa si intende per centro.

Sul primo termine qualche ragionamento si è provato a farlo. Il secondo mi pare rimanga una vaga entità metafisica. Di che stiamo parlando oggi? Dei cattolici, dei liberali, o delle cene del Rotary?

Se per centrosinistra si intende “il dialogo tra la sinistra e il mondo cattolico”, non vedo il bisogno di un nuovo soggetto politico.

La (presunta) unità politica dei cattolici italiani dentro un partito confessionale è finita da venticinque anni, e il mondo cattolico è plurale e variegato.

Ci sarebbe piuttosto bisogno di far finire la guerra tra guelfi e ghibellini che sfianca questo paese da ottocento anni e avviare un dialogo tra atei e credenti all’interno della cornice di uno stato sanamente laico.

Per tutto questo serve una vigorosa dialettica intellettuale, sociale e civile. È una dialettica che ritengo necessaria, ma che trascende i limiti partitici.

Se per centrosinistra si intende un’alleanza tra la sinistra e i liberisti, vedo ancor meno il bisogno di un nuovo soggetto politico.

Non si può essere d’accordo con le politiche economiche degli ultimi venticinque anni e allo stesso tempo contrari.

Non si può neanche dire una cosa e poi realizzare il suo contrario. È inevitabile che la gente si incazzi e ti mandi a pescare. Non importa quanto latinorum e quanti paroloni utilizzerai per infarcire i tuoi discorsi e impressionare i gonzi.

Se per centrosinistra, infine, si intende qualcosa di chic, spendibile in una cena elegante con la contessa o con l’avvocato, ecco: niente paura. Non ci sono i Khmer rossi all’orizzonte.

Ci sono parecchie persone che desiderano un paese solidale, moderno, efficiente, senza le arroganze renziane e le inconcludenti caciare pentastellate.