ministro Valeria Fedeli

di Potnia THERON

Contro le fake news la ministra propone corsi di cultura digitale…

Come se ciò che abbisognasse fosse una maggiore contezza dello strumento, del supporto e non invece del contenuto, del nocciolo.

Eloquente la superficialità del suo ragionamento.

Immagino non alludesse alla pura forma di Nietzsche, a quella musica che domina ab origine e assorda il verso.
Si riferiva alla forma, nella sua più gretta accezione di involucro.

Come se per discernere il vero dal falso non fosse invece necessaria la cultura tout court, l’agilità di un pensiero avvezzo a flettersi, a involarsi sulle diatesi.

E invece che fa la ministra, civilizzatrice erculea dell’ausonia gente?

Propone una valorizzazione della cultura? Una promozione della ricerca, una sponsorizzazione del pensiero critico?

Una campagna per incrementare l’appeal delle arti liberali con cui l’Occidente ha sempre tentato di illuminare il suo vago errare nei misteri del mondo?

Manco per idea: téchne ci propone, veste inconsistente, meccanica, chip e processori, calcoli binari e connessioni, in una progressiva e irreversibile disgregazione delle sinapsi del paese.

E sono ancora competenze banausiche che completano la polimatìa generica dei tuttologi, e sono ancora ancelle di un vuoto mortale.

Il ministro pensa di prescindere dalla filologia, intesa nel suo spettro più ampio e assai meno pedante.

Pensa di prescindere dall’analisi per proporci una codicologia da strapazzo, soltanto la scienza di codici che ci parlano un idioma indecifrato?

Ahimè che abbia inteso talvolta, guardandosi allo specchio, in un rito antico di catottromanzia, che la forma coincide con il contenuto?

Che essi si intrecciano indissolubili e si causano a vicenda, nascendo comunque da un pensiero creativo e non determinato da un diagramma di flusso?

E con questo andremo tutti quanti a studiare informatica.

Grazie Valeria…