globalizzazione

di Nico Max Weber

Il primo Paese che uscirà dalla trappola dell’Euro dimostrerà che è solo una zavorra che costringe a sacrificare pensioni, diritti dei lavoratori ed economie nazionali al pagamento di interessi ai Paesi creditori del Nord Europa, Germania in primis. L’unico loro obiettivo. Fuori dall’Euro quindi per ritornare a vivere. L’economista Paul Krugman pone un interessante quesito “Cosa succederà se l’uscita della Grecia dall’Euro le consentirà di far ripartire la sua economia?”. Ci sarà un “Liberi tutti!”?
di Paul Krugman, 25 maggio 2015

Prendo spunto da questa breve dichiarazione di Krugman, Nobel per l’economia nel 2008, fatta qualche tempo fa per tentare di spiegare con termini adatti a tutti, la grande differenza dei Sistemi Economici dei paesi ante-euro e la conseguente ripercussione di questa differenza sull’adesione alla moneta Unica o Euro.

SISTEMA ECONOMICO, cos’è?

Parlare del Sistema Economico Europeo non è facile se prima non si sono studiati i vari sistemi economici dei paesi aderenti la moneta unica, non è facile per due motivi, il primo riguarda le primitive vocazioni produttive dei singoli stati, differenti tra loro per struttura del territorio e per il clima, in secondo luogo invece e non meno importante, per il grado di propensione delle masse, all’organizzazione del lavoro e la conseguente organizzazione sociale.
Quindi prima di parlare dell’Euro, occorre parlare del Sistema Economico che sarà dunque composto da diverse tipologie di analisi in base all’attività prese in considerazione, ecco allora che potremmo dividere le varie attività di ogni stato in Finanziarie e non Finanziarie, nella prima sono comprese, monete, depositi, azioni ed altri titoli ecc., mentre la seconda, che possiamo suddividere in quattro categorie, possiamo trovare :

        – Attività materiali che comprendono, terreni, case, macchinari, mezzi di trasporto
        – Attività immateriali, opere artistiche, brevetti, software
        – Scorte di materie prime, che comprendono prodotti finiti, e prodotti in fase di lavorazione
        – Oggetti di valore, quali pietre preziose, metalli preziosi, opere d’arte,

pertanto la misurazione di queste quattro attività, in un data certa, rappresenta la Ricchezza del sistema economico, detta comunemente STOCK DI RICCHEZZA.

La diversa presenza di operatori privati e non, la variazione percentuale di uno rispetto all’altro, le diverse regole applicate, le diverse modalità di applicazione delle regole stesse, costituiscono la diversità di vari sistemi economici. Nella storia ve ne sono stati tantissimi, ma a noi interessa l’ultimo, quello più importante, il sistema economico dell’Era Contemporanea.

Tale sistema si potrebbe far iniziare con la Rivoluzione Industriale, cioè la trasformazione di un economia agricola, artigianale, in quella industriale, nel quale fosse preponderante il ruolo svolto dalle macchine e da un sistema di produzione in serie come la catena di montaggio.
Vari cambiamenti in seno a questa trasformazione economica diedero vita a diverse tipologie di sistema economico, come ad esempio:

  • L’economia di Mercato: è basata sull’interazione dei privati, con un ruolo limitato dello Stato
  • L’economia Pianificata: in essa la gestione delle dinamiche del sistema compete allo Stato,
  • L’economia Mista: accanto all’interazione dei privati, lo Stato interviene direttamente nel sistema economico.

In Europa, nel periodo tra il 1850 ed il 1914, si assistette ad una serie di cambiamenti importanti, che mutarono la vita del continente.

Le innovazioni non furono della stessa portata in tutti i paesi: più significative in alcuni, meno evidenti in altri; tuttavia gli Europei ebbero l’impressione di essere giunti ad una svolta.

La rivoluzione industriale comporta una profonda ed irreversibile trasformazione che parte dal sistema economico fino a coinvolgere il sistema produttivo nel suo insieme e l’intero sistema sociale.

Nasce cosi il capitalista industriale, imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mira ad incrementare il profitto della propria attività e conseguentemente si viene a formare la classe operaia che riceve, in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica, un salario.
.
La seconda rivoluzione industriale, messa in opera in tempi diversi a seconda dei paesi, prese avvio attorno alla metà del secolo XIX, si sviluppò con l’introduzione dell’acciaio, l’utilizzo dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

Lo storico e sociologo tedesco Wolfgang Schivelbusch osservò come la rivoluzione dei mezzi di trasporto diede origine alla modifica, non solo geografica e fisica delle zone ove essa si inizialmente si verificò, ma anche la “geografia mentale” degli uomini, il loro modo di percepire lo spazio e il tempo.
Iniziò quindi quel fenomeno, che avrebbe portato per effetto della contrazione dello spazio e del tempo, come conseguenza dei nuovi e più veloci mezzi di trasporto e comunicazione, alla globalizzazione dei mercati, delle tecnologie e dei linguaggi, in definitiva all’accelerazione della storia dell’uomo chiamato moderno
.
Il risultato di tutto questo sta ad indicare come all’idea di un’Europa Unita, parteciparono Stati con diversa vocazione Industriale, Agricola o Manifatturiera, con diversi livelli di sviluppo, con diverso sviluppo della rete stradale e non ultimo il diverso approccio culturale/sociale.
Infatti, non a caso la Germania, pur uscendo da una crisi profonda causata dalla guerra, riuscì in pochi anni con l’aiuto delle proprie ricchezze naturali, ad essere una delle prime potenze economiche Europee.

Il naturale sviluppo dell’idea di una Comunità Economica Europea era dato dalla creazione di una moneta unica, quando si arrivò quindi alla proposizione di una moneta unica (non ancora lo SME), si scelse il primitivo “serpente monetario europeo” eravamo nel 1973, lo stesso fu subito sciolto per l’uscita di Francia e Italia da questo accordo, in quanto le oscillazioni della loro moneta era superiore a quella stabilita.

Si riprovò nel 1979 con la creazione dello SME con la valuta chiamata ECU o unità di conto europeo, ma anche questo sistema alla cui base erano insiti errori di calcolo non durò molto, infatti nel settembre del 1992, dopo che l’Italia decise una svalutazione del 3,5%, che sommato alla rivalutazione delle altre monete del 3,5%, svalutò in totale del 7% la Lira, mentre il governo Amato decise nell’immediato un prelievo forzoso del 6 per mille su tutti i depositi bancari dei privati, la Lira non riusci a restare nello SME, ne usci insieme alla sterlina inglese, quel crollo finanziario del 1992 si ritenne e si ritiene ancor oggi, fosse opera delle speculazioni sulla nostra moneta, del famoso finanziere/massone George Soros.

Comunque, visti gli errori precedenti, si ritornò a perseguire sempre il sogno della moneta unica, cosi arriviamo al 1999, l’anno dello SME2 ,in cui l’ECU venne sostituito con l’attuale EURO.

La Partecipazione al Meccanismo era volontaria e le bande di fluttuazione restarono le stesse che nel primo meccanismo di tassi di cambio, cioè ±15% (tranne per la Corona danese che mantenne la sua banda originaria di ±2,25%), con la possibilità di collocazioni individuali più ristrette nei riguardi dell’Euro, alla sua istituzione erano compresi anche i due membri, Danimarca e Grecia.

Arrivati a giorni nostri, possiamo sicuramente dire che, non tutti i paesi adottano lo stesso sistema economico, ogni paese componente, ha un diverso debito pubblico, le politiche finanziarie sono diverse da paese a paese, pertanto si sta ripetendo quello che abbiamo già detto, un sistema monetario che non può stare in piedi, sia per il differente passato economico, sia per la diversa economia finanziaria adottata da ognuno sin dal XX secolo.

Vista la mia convinzione del costante ripetersi della storia e visti i due precedenti fallimenti, occorre avere l’accortezza di prevederne il terzo, quindi quali soluzioni adottare fra le due fattibili e meno onerose per tutti, scegliendo tra:

la Germania e qualche altro paese escono dalla moneta unica rivalutando la loro del 25%, oppure escono gli Stati più deboli svalutando la loro moneta del 25%, creando in questo modo un sistema monetario a diverse velocità.

Non c’è soluzione alternativa, non si può creare sviluppo con la politica dell’austerità, che a sua volta non permette di ripianare il debito pubblico cosi come deciso nel Fiscal Compact, cosi come non si può continuare ad alimentare il M.E.S.

Questo lo sa benissimo il nostro Presidente della Repubblica, lo sanno benissimo i vari Presidenti del Consiglio  che si sono succeduti nel tempo (che hanno continuato a promettere una crescita sapendo che non ci sarebbe mai stata) lo sa benissimo la Troika (F.M.I., B.C.E, Commissione Europea) che auspicava e auspica ancora un prelievo forzoso come a Cipro, lo sa benissimo la Merkel che ha paura del fatto che potrà essere la Germania ad uscire dalla moneta unica e non l’Italia) infine lo sanno tutti coloro che riescono ad esprimere tramite la ragione e il pensiero critico, una giusta opinione in merito.

Quindi invito tutti quelli che pazientemente sono riusciti a leggere questo piccolo resoconto, a tenersi sempre informati sugli ultimi avvenimenti in tema economico-finanziario, perché essere informati è un passo avanti verso quella consapevolezza di poter cambiare le cose.

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