di Turi COMITO

L’essere metà razzista e metà barbetta caprina, Matteo Salvini, dice che “i ministri turchi non sono benvenuti in Italia”.

È lo stesso essere che fino a qualche giorno fa invocava il fondamentale e costituzionalmente garantito diritto di parola per sé medesimo quando molti napoletani a lui dicevano le stesse identiche parole ” non sei benvenuto a Napoli”.

In queste poche parole, notiamo in Salvini l’essenza di due delle peggiori piaghe politiche dell’umanità.

Il nazionalismo e il fascismo (che non sono sinonimi ma circolano sempre appaiati).

Il fascismo è questo: invocare i liberali diritti per sé e negarli agli altri a seconda delle convenienze.
E’ la falsa tolleranza, completamente diversa dall’intolleranza verso gli intolleranti, perché mentre la prima è ipocrisia la seconda è legittima difesa.

E il nazionalismo è questo: invocare la presunta eterna identità del “popolo” quale valore universale di tutti i “popoli” salvo poi, all’occasione, accusare un “popolo” di essere peggiore del proprio (per esempio affermando che “la Turchia non è Europa né mai lo sarà”) e, a seguire, a seconda delle circostanze, dire anche che è inferiore o parassita ecc.

Non importa quanto siano fasulle, infondate nonché variabili nel tempo e nello spazio le idee di “nazione” e “popolo” (nell’accezione che fascio-nazionalisti gli danno comunemente) quello che conta, per loro, è affermare il primato della propria inventata “identità” che si definisce per differenza con altri gruppi sociali più che per caratteristiche intrinseche del gruppo (“popolo”) cui si afferma di appartenere.

È così ieri il “popolo padano”, laborioso e moderno, si definiva per differenza col “popolo meridionale” parassita e retrogrado e oggi il “popolo” europeo, cristiano e liberale, si differenzia dal “popolo turco” musulmano e autoritario.

Così come l’altro ieri il “popolo italiano” ariano e fascista si differenziava dalla “razza” ebraica demoplutomassonica e col naso adunco.

La cosa che dovrebbe dare da pensare a molti “nazionalisti” di nuovo conio è che, nella fattispecie turca, ci si trova davanti a un collega nazionalista di chiara fama.

Erdogan, molto più dei suoi predecessori, è uno che sull’autoritarismo e sul nazionalismo ha costruito le sue fortune politiche. Alla stessa identica maniera di tanti suoi pari francesi o olandesi o ungheresi o italiani. E’ uno di loro, per capirci. Salvo che è musulmano e, al momento, i musulmani sono il “popolo nemico” di turno.

Stando così le cose non ci vuole molto ad arrivare alla conclusione che se oggi “non sono benvenuti i ministri turchi” domani, se le circostanze lo richiedono, non saranno benvenuti quelli francesi o quelli tedeschi, o quelli americani. Di ragioni per odiare francesi (“si credono superiori”) o tedeschi (“si credono superiori”) o americani (“si credono superiori”) ce ne sono e se ne trovano sempre.

Perché l’idea sottesa al nazionalismo – altrimenti detto da qualche pensatore male informato, “patriottismo” – è quella del primato della propria “nazione” su ogni altra.

E, come noto, “il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”.

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