Tra Cassazione e Inquisizione, occhio alla dittatura del pensiero unico.

 

di Antonio CAPUANO

È notizia di ieri, leggo “la Cassazione con un apposita sentenza spiega che i migranti devono conformarsi ai valori occidentali.“.

Aspetta, rileggo perché forse ho letto male, no…si parla proprio​ di “conformazione ai valori occidentali”, resto allibito anche perché parecchia gente addetta ai lavori, si affretta a dire che non vede il problema.

Sarà la mia malsana passione per il Diritto e per quel concetto meraviglioso che rappresenta l’autodeterminazione dell’individuo, eppure vedo clamorose inesattezze sia formali che sostanziali.

In primo luogo, in diritto la forma è inderogabilmente sostanza e quindi ci sono tre criteri a cui è impossibile venire meno: Interpretazione letterale, Univocità, Ragionevolezza e mi pare evidente come questa sentenza li disattenda:

Se da giudice infatti, dovessi letteralmente e univocamente rivendicare l’osservanza dei cd. “valori occidentali”, a quali valori dovrei rifarmi e a quali no, data l’eterogeneità di culture e popoli oggetto della definizione?

Secondo quale metro di giudizio o scala di priorità dovrei metterli in ordine? Insomma, va da sé come già formalmente, la cosa non stia in piedi.

Quello che inquieta davvero però è la parte sostanziale ed etica, rifletteteci un secondo.

Per prima cosa uno Stato non è una “proprietà privata” in cui se vuoi entrare fai quello che dico io o resti fuori, uno Stato deve essere un luogo aperto, multietnico e multiculturale in cui ci si limiti a garantire sicurezza e civile convivenza tra i cittadini, senza però mai limitarne o peggio annullarne, tratti distintivi e possibilità ad autodeterminare in conformità alla legge il proprio pensare e agire.

Qualcuno poi ha provato a dire che la sentenza si rifà alla “Costituzione”, a quelle Costituzione vi riferite, bontà vostra? Allo Statuto Albertino, al limite…

La nostra meravigliosa Costituzione parla infatti di precetti fondamentali atti a preservare certamente l’identità, ma altrettanto a rispettare e conoscere il diverso, tutelandone autodeterminazione e libertà di espressione nonché d’azione, culto ecc.

Evidentemente, così come accaduto a dicembre in occasione del Referendum, continuate a perpetrate la cattiva abitudine di parlare impropriamente di ciò che non conoscete,

Quando la pezza è peggiore del buco, come si suol dire…

Del resto la linea sottile, tra un democratico Stato di Diritto e la tirannia del “pensiero unico”, sta proprio nel grado di intervento statale, negli strumenti che esso legittima e attraverso cui si concretizza.

Credete che si esageri?

Purtroppo no, questa è solo l’ennesima espressione di quel continuo e ossessionante bisogno di omologazione figlio del Neoliberismo, il quale non intende l’essere “tutti uguali” come forma di accettazione del diverso e fonte di confronto e arricchimento, ma che bensì punta letteralmente a farci diventare tutti uguali annullando i tratti caratterizzati e imponendoci finanche una scala assoluta di valori da fare nostra a prescindere.

Le dittature, ricordatelo sempre, nascono nei palazzi e non per le strade e quindi vanno recepite e combattute per tempo, senza farsi ingannare dalla narrazione.

Anche perché la mattina in cui per assurdo dovessimo svegliarci con i carrarmati per strada e i militari alla porta, sarebbe ormai troppo tardi per intervenire.

Dato che ciò rappresenterebbe la fine, non certo l’inizio…