Ricchezza

E senza nemmeno una exit tax…

 

di Antonio CAPUANO

Si chiama Flat Tax, ed è l’ultima geniale trovata del governo Gentiloni, ossia una maxi tassa da 100 mila euro, rivolta agli investitori stranieri e che li solleva da ogni altro tipo di spesa di natura fiscale riscontrabile in terra italica.

Attirare i capitali stranieri“, è questa la motivazione d’ordinanza, a metà tra la politica e la politica economica, ma da qualunque prospettiva la si guardi, a mio modesto parere i conti non tornano.

Come può infatti un Paese con la pressione fiscale tra le più alte in Europa e con uno dei più alti tassi di evasione fiscale al mondo, credere davvero che uno strumento come un flat tax per capitali stranieri porterà benefici economici o consenso politico?

Partiamo dal piano prettamente economico.

Signori, una tassa del genere è praticamente un suicidio in funzione dell’ economia interna perché se l’azienda X mi deve 10 milioni di euro e io con una tassa “forfettaria” mi accontento di riscuotere 100 mila euro, da un lato riduco oggettivamente l’evasione e attiro investitori stranieri, ma dal altro svilisco mortalmente gettito fiscale, mercato interno e concorrenza.

Non serve certamente essere economisti per capire che una politica economica del genere, che poi altro non è che quella dei paradisi fiscali (vecchia come il mondo), può andare bene se sei uno sperduto isolotto del Pacifico ma non certamente nel caso di un Paese enorme e popolato come il nostro, che solo negli anni ’90 (mica secoli fa) rappresentava la quinta potenza economica mondiale e oggi invece potrebbe ulteriormente perdere autonomia e dignità, favorendo la propria costante metamorfosi istituzionale in paradiso per ricchi(neoliberismo puro, roba che a confronto il Capitalista medio è un partigiano…). Senza dimenticare poi che, a livello costituzionale, il nostro sistema fiscale dovrebbe SEMPRE essere ispirato a criteri di progressività. Mentre la flat tax è regressiva.

E non tralasciamo il piano politico.

Fatta salva la pace di Confindustria e della classe italica agiata, Antonio il dipendente pubblico che vede metà del suo stipendio mensile evaporare in tasse, il pensionato che non arriva a fine mese e Giovanni il commerciante che dopo un mese deve chiudere il negozio a causa delle cartelle di Equitalia, chi li tutela e con quali agevolazioni? Ma soprattutto con che faccia gli si può chiedere il voto dopo aver calpestato loro e aiutato chi è già ricco di suo?

Perché un conto è essere di destra, un altro è essere elitari e perdere ogni contatto​ con tutti coloro che sono fuori dal cerchio magico. Capisco che dopo anni senza voto, forse ci abbiate perso un po’ la mano ma in democrazia alle elezioni, che ci crediate o meno, votano tutti indipendentemente dal reddito.

Insomma, questa Italia quindi, invece di cercare di smettere di essere un inferno per i poveri, punta a divenire sempre più un paradiso (fiscale e non solo) per ricchi.

Chiudo con una provocazione che richiamavo fin dal sottotitolo.

Riflettevo sul fatto che siccome da noi l’eutanasia è ancora illegale e quindi anche morire costa caro, non ci garantiscono nemmeno una “Exit-Tax” con cui reagire e liberarci, cosa che con uno scenario del genere mi sembrerebbe quantomeno il minimo sindacale.

Oltre al danno, la beffa.

Ben “Gentiloni”…

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