Holding Qatar

di Francesco MAZZUCOTELLI

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain hanno interrotto le relazioni diplomatiche col Qatar e bloccato le frontiere di terra.

Non è chiaro se lo spazio aereo verrà chiuso, ma il paese è di fatto sotto assedio.

Se non è una dichiarazione di guerra, poco ci manca.

La ragione addotta da parte saudita è che il Qatar sosterrebbe il terrorismo jihadista transnazionale.

Come molte voci hanno sottolineato, pare di vedere il classico bue che dà del cornuto all’asino.

La situazione è tuttavia troppo preoccupante per poter essere volta solo sotto il registro sarcastico.

Il Qatar è governato da una famiglia regnante (gli Āl Thānī) wahhabita tanto quanto la famiglia regnante in Arabia Saudita (gli Āl Sa‘ūd).

Il conflitto non è dunque precipuamente “religioso” (sunniti contro sciiti, cosidetti fondamentalisti contro cosiddetti “moderati”), bensì politico.

Il Qatar, pur essendosi posto sotto l’ombrello difensivo americano, ha cercato di mantenere una politica estera a trecentosessanta gradi, tenendo aperti i canali di comunicazione con tutti gli attori regionali.

In particolare:

1. Ha sostenuto i colloqui di pace tra Hamas e Fatah per favorire l’accordo per la creazione di un governo di unità nazionale palestinese dopo quasi dieci anni di dissidi. Allo stesso tempo, il Qatar ha facilitato alcuni colloqui informali tra Hamas e Israele nel 2015, e ha intrattenuto relazioni commerciali con Israele tra il 1996 e il 2000.

2. Ha sempre sostenuto convintamente i Fratelli musulmani, che sono radicali islamici, ma “modernizzatori” (in un’accezione tutta loro, nel senso di superamento delle élites tribali e postcoloniali) e soprattutto repubblicani, e per questo invisi alla monarchia saudita, basata su un compromesso tra famiglia regnante, ʿulamā’ wahhabiti e clan tribali.

3. Ha da più di dieci anni asserito che la stabilità regionale può derivare solo da un equilibrio di potenza tra l’Arabia Saudita e i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, da una parte, e l’Iran, dall’altra, e che solo una normalizzazione dei rapporti arabo-iraniani potrà stabilizzare il Medio Oriente.

Tutti questi tre punti sono visti come il fumo negli occhi da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, che già in passato (ad esempio nel 2014) avevano alzato la voce col piccolo e troppo spregiudicato Qatar.

La domanda è: perché un rialzo della tensione proprio adesso?

È difficile non collegare quello che sta accadendo in questi giorni, e persino gli attentati di oggi in Iran, con la recente visita del presidente americano Donald Trump.

Da questo punto di vista, quella foto coi tre capi di stato e la sfera di vetro, troppo rapidamente consegnata anch’essa al registro del sarcasmo, acquisisce oggi una connotazione assai tetra.

Due parole, infine, per le idiozie e le cretinate all’italiana.

La prima è rivolta a chi pensa che in fondo sono questioni lontane che non ci riguardano. Suggerisco di guardare il grafico, e di non fermarsi solo al FC Barcelona o allo skyline di Milano che tanto entusiasma la sinistra arancione, ma di considerare il ruolo dei fondi sovrani nell’economia mondiale ed europea.

La seconda è rivolta a chi, più o meno segretamente, gongola se “gli islamici si ammazzano tra di loro”.

È una posizione riprovevole dal punto di vista etico e sciocca dal punto di vista cinico.

Non c’è alcunché di buono da attendersi dai venti di tempesta che sembrano addensarsi.