Cecilia Strada

di Cecilia STRADA

Dal suo profilo Facebook Cecilia Strada ha scritto:

Non si sa ancora chi, come e perché abbia fatto una strage di bambini a Manchester.

L’unica verità sono le vittime; bambini, ragazzini, mamme, famiglie.

Le vittime sono sempre l’unica verità della guerra e ne ho visti e annusati troppi di feriti così, negli ospedali di guerra negli ultimi trent’anni, per non avere la nausea solo al pensiero di quello che è successo a Manchester.

Però mi dà la nausea anche la speculazione politica, la strumentalizzazione, il complottismo, il “non ne so niente ma devo subito dire la mia”.

Mi dà la nausea quasi tutto, davanti ai bambini morti ammazzati. Davanti all’unica verità della guerra non c’è da chiacchierare o perder tempo, né farlo perdere agli altri.

C’è da ragionare in fretta, con calma, lucidità e in modo serio, sul come uscirne.

È la stessa cosa che abbiamo detto fino a ieri, ogni volta aggiungendo “è sempre più urgente”.

È un discorso che va, cito solo qualcosa in ordine sparso, dalle politiche di guerra agli affari di chi ci guadagna, dall’uso dell’intelligence e della polizia alle comunità in cui gli esseri umani, saggi o balordi, nascono e crescono, dalla terribile quanto efficace comunicazione dei cattivi al vuoto circostante, dall’ignoranza e il populismo all'”islamizzazione della radicalità” ai drop out in generale; tutti vogliamo vivere più sicuri, noi e i nostri figli, ma crediamo veramente che si possa affrontare e risolvere il problema in uno slogan?

O che basti trovare un qualcuno a portata di mano da additare o insultare per trovarsi in un mondo più sicuro?

E che cos’è la sicurezza?

Sei al sicuro lo stesso se nessuno spara, ma sei senza casa o lavoro, senza ospedale o pensione?

Le comunità unite sono la prima difesa della comunità stessa dai balordi e malintenzionati in genere: non è pericoloso spaccare e dividere le comunità, a maggior ragione quando le si divide sotto etichette superficiali e le si aizza una contro l’altra?

Dall’Afghanistan all’Iraq, passando per gli altri Paesi in cui Emergency ha lavorato e i casi che si possono studiare sui libri, questa cosa qui non l’ho mai vista finire bene.

Anzi, è proprio uno degli acceleranti della violenza: lo mostra la storia degli ultimi anni, se solo ci fermiamo un momento a riguardarla.

Davanti a queste vittime, quindi, che farò io?

Con più dolore addosso, ma quello che facevo prima: mi rimetto al lavoro per fare la mia parte, per contribuire ogni giorno ad aiutare decine di vittime di esplosioni, pallottole, mine, nei centri chirurgici per vittime di guerra di Emergency dove uno su tre ha sempre meno di quattordici anni.

E mi rimetterò al lavoro per dire di nuovo, possibilmente meglio, che da questa logica si deve solo uscire.

Mi spiace essere così banale e dire sempre le stesse cose: anch’io non vedo l’ora di poter smettere.

Ecco, quando dei bambini vengono ammazzati, io mi sento così.

Ho la nausea e poi mi rimetto a lavorare per riuscire a poter smettere.