Jiadisti

di Nia GUAITA

il conflitto in Mali (ottavo Paese più grande in Africa e terzo produttore di oro) e il Jihadismo che si rafforza nel Sahel.

Quella del Mali, è un’altra guerra della quale nessuno parla. 

Si è sviluppata a seguito del colpo di Stato del 2012, conseguenza diretta dell’intervento militare internazionale in Libia dell’anno precedente. 

Nel gennaio 2013, una forza multinazionale (Operazione Serval) è intervenuta, su mandato ONU, con l’obiettivo di ristabilire la sovranità del Mali sui territori sahariani settentrionali, controllati dai Jihadisti. 

Il 20 febbraio 2015, a seguito di un cessate il fuoco, la guerra è ufficialmente finita. 
Perché dico ufficialmente: perché, in realtà, la presenza di Jihadisti si è ulteriormente rafforzata e dal 2015 vi è la persistente presenza di soldati francesi nell’ambito dell’operazione Barkhane (nonché dei peacekeepers delle Nazioni Unite MINUSMA) e solo ieri (30 aprile 2017, ndr), il Mali ha prolungato lo stato d’emergenza nel Paese. 

I conflitti vanno al di là delle frontiere del Mali e non solo per gli attacchi dell’anno scorso rivendicati da Al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) a Ouagadougou (Burkina Faso) e Grand-Bassam (Costa d’Avorio). 

Sia che siano considerati terroristi o riconosciuti come interlocutori legali (e anche qui troviamo la definizione “ribelli moderati”!), i gruppi armati del Mali si spostano da un Paese all’altro e la natura porosa delle frontiere dei vari Stati nel Sahel, permette loro di riposare, reclutare, costruire alleanze, raccogliere armi e finanziamenti. 

A marzo 2017, la formazione di una nuova alleanza “Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin” (JNIM), ovvero: “Gruppo dei sostenitori dell’Islam e dei musulmani”, ha consolidato la posizione di Al Qaeda come forza Jihadista prevalente nella regione. 
Anche per questo Paese, la pace è purtroppo lontana.

Nel video: militari francesi in azione nel Mali.

 

 

Per saperne di più: il conflitto in Mali (ottavo Paese più grande in Africa e terzo produttore di oro) e il Jihadismo che si rafforza nel Sahel. Quella del Mali, è un’altra guerra della quale nessuno parla. Si è sviluppata a seguito del colpo di Stato del 2012, conseguenza diretta dell'intervento militare internazionale in Libia dell'anno precedente. Nel gennaio 2013, una forza multinazionale (Operazione Serval) è intervenuta, su mandato ONU, con l'obiettivo di ristabilire la sovranità del Mali sui territori sahariani settentrionali, controllati dai Jihadisti. Il 20 febbraio 2015, a seguito di un cessate il fuoco, la guerra è ufficialmente finita. Perché dico ufficialmente: perché, in realtà, la presenza di Jihadisti si è ulteriormente rafforzata e dal 2015 vi è la persistente presenza di soldati francesi nell'ambito dell'operazione Barkhane (nonché dei peacekeepers delle Nazioni Unite MINUSMA) e solo ieri, il Mali ha prolungato lo stato d'emergenza nel Paese. I conflitti vanno al di là delle frontiere del Mali e non solo per gli attacchi dell'anno scorso rivendicati da Al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) a Ouagadougou (Burkina Faso) e Grand-Bassam (Costa d'Avorio). Sia che siano considerati terroristi o riconosciuti come interlocutori legali (e anche qui troviamo la definizione "ribelli moderati" !), i gruppi armati del Mali si spostano da un Paese all'altro e la natura porosa delle frontiere dei vari Stati nel Sahel, permette loro di riposare, reclutare, costruire alleanze, raccogliere armi e finanziamenti. A marzo 2017, la formazione di una nuova alleanza “Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin” (JNIM), ovvero: “Gruppo dei sostenitori dell'Islam e dei musulmani”, ha consolidato la posizione di Al Qaeda come forza Jihadista prevalente nella regione. Anche per questo Paese,la pace è purtroppo lontana. Nel video: militari francesi in azione nel Mali.

Pubblicato da Nia Guaita su Domenica 30 aprile 2017