Stalker

In questi giorni sto leggendo un libro dove la protagonista è vittima di uno stalker impietoso e violento.

Al di là della trama a tratti prevedibile (nulla di aulico, è solo l’ultimo libro di Nicholas Sparks), ad un certo punto i comportamenti e la psicologia dello stalker che vengono descritti in alcuni passi mi hanno fatto suonare nella testa un campanello di riconoscimento.

Il parallelismo è giunto improvviso e inevitabile: la disoccupazione è come una stalker, impietosa, violenta e che non fa prigionieri, solo vittime.

Pensiamoci insieme:

La disoccupazione si innamora di te, e decide di non lasciarti mai più: nella sua mente malata, tu e lei siete destinati a restare insieme per sempre, fino a che morte non vi separi. Della disoccupazione, infatti, e in particolare dello stato mentale che essa porta e comporta, si finisce per non liberarsi mai. Anche nei periodi di “lavoricchi”, la disoccupazione è lo spettro, la compagna di vita che non ti abbandona neanche per un momento.

La disoccupazione ti isola: esattamente come uno stalker geloso (e come certi amanti/amori distruttivi), la disoccupazione ti isola, perché da solo sei più debole ed è più facile “nutrirsi di te”, delle tue paure, angosce, negatività, del tuo terrore, della tua impotenza e rassegnazione.

Da solo sei più controllabile, e ti viene meno voglia di rompere il circolo vizioso: se sai che devi farlo da solo, che nessuno ti aiuterà, finirai per non farlo mai, e convincerti di non averne le forze, le capacità, il coraggio.
La disoccupazione ti fa sentire impotente e inabile: la disoccupazione passa, ore, giorni, mesi, anni a sussurrarti all’orecchio che “non sei abbastanza, non vali niente”, nessuno ti vuole e ti vorrà mai, tranne lei. Alla lunga, la disoccupazione riesce a piegarti, a convincerti che davvero non vali nulla ed è per quello che ti trovi nella situazione in cui ti trovi. Anzi, è per quello che ti meriti la disoccupazione. E nessuno può aiutarti, una volta che ti ha preso/a di mira. Né le istituzioni, né la famiglia o gli amici… nessuno. Punto 2: sei solo, con la disoccupazione, ovviamente.
La disoccupazione ti affama: ecco, non arriva ad ammazzarti il cane e il gatto, ma ad affamarti, quello si. ogni giorno, tutti i giorni, psicologicamente e fisicamente, di affetti, speranze, sogni, possibilità, la disoccupazione ti affama e si nutre della tua fame, provando un piacere perverso nel vederti dibattere nella sua rete e soffrire.
La disoccupazione ti rovina la vita: in poche parole, è questo che fa. Nulla cresce, dopo la disoccupazione, se gliela lasciamo vinta. Nessuno esce dal tunnel se, dando retta alla disoccupazione, ci si sistema alla meglio e comincia ad arredarlo.
La disoccupazione quindi finisce per ammazzarti? Come quegli stalker che fanno fuori le loro vittime alla fine di una escalation di terrore e orrore? E non c’è soluzione?

In alcuni casi si, è la risposta alla prima domanda: di disoccupazione si può anche morire. E in alcuni casi no, la disoccupazione a volte è anche uno stalker paziente e terribilmente vizioso, capace di trascinare il proprio “gioco” per anni e anni e anni.

E non c’è soluzione? Alle volte credo di si, altre credo di no.

Il più delle volte penso che dipenda da ognuno di noi, ma che la chiave di volta per superare tutto, sia il classico “non mollare mai”.

Perché diciamolo, quali altre alternative abbiamo?

La disoccupazione è uno stalker dalla lunga memoria, e, come ho già detto, non si dimenticherà mai di noi.

fonte: https://giovanecarinaedisoccupata.wordpress.com/2016/03/24/la-disoccupazione-e-una-stalker-impietoso/