Donne oppresse in Turchia
 

di Nia GUAITA

Si fa sempre più strada l’allarme nei confronti di una nuova campagna, che vede le donne vittime in Turchia.

Il centro svedese Stockholm Freedom (SCF), in una recente relazione del 27 aprile, conferma che il governo turco ha “sistematicamente e deliberatamente attaccato le donne, come parte di una campagna di paura e di intimidazione dopo il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio” e documenta i sempre più numerosi casi di donne imprigionate.

“La motivazione (per questa campagna), sembra essere quella di voler incrementare il fattore di intimidazione e paura nella società”, ed ha aggiunto che le donne di ogni categoria ed età sono diventate l’obiettivo di questa particolare campagna.

In diversi casi che la SCF ha identificato, le donne sono state arrestate in ospedale immediatamente dopo aver partorito.
Molte donne sono state arrestatate mentre stavano visitando il marito imprigionato, lasciando i figli senza entrambi i genitori.

Sempre la SDF, scrive nel rapporto di donne impazzite per le torture subite e tuttora detenute.

In molti casi, il governo ha imprigionato le mogli di uomini d’affari accusati di sostenere l’opposizione a Erdogan.

Negli ultimi anni, si sta assistendo ad un aumento esponenziale della violenza contro le donne, in tante forme che, come nello Stato islamico, ha portato agli stupri etnici nei confronti delle donne Jazidi, quali strumenti di genocidio.

Conflitti legati a differenze di etnie, religione, cultura, per opprimere la popolazione civile perché colpire le donne, vuole dire fratturare l’ordine familiare e sociale.